TRA RESISTENZE E
TRASFORMATORI: L'ALTERNATIVA PASSIVA .
"7 Preamplificatori Passivi 7" a confronto.
di Francesco Bollorino
Obiettivo di questo articolo
è un approfondito viaggio nel mondo ancora poco conosciuto ai
più della preamplificazione passiva.
 Tale scarsa conoscenza discende non tanto dalla
scarsa disponibilità di apparecchi di tal fatta sul mercato ma
dalla difficoltà che frequentemente gli appassionati hanno a
trovarne presso i rivenditori che per ragioni a me misteriose
"vedono" poco questa tipologia di oggetti.
Eppure, molti integrati a valvole di grido sono
composti da una sezione finale a tubi e da una sezione pre
passiva.
L'augurio è che ciò che segue oltre
ad offrire un servizio a chi ci legge portando alla attenzione dei
lettori soluzioni "alternative" a quelle più usuali
nel campo della preamplificazione di qualità rappresenti uno
stimolo per gli operatori commerciali del settore perché
consentano agli appassionati di verificare di persona e con le
proprie orecchie i rilievi proposti in queste pagine.
In occasione
della prova del pre SONIC EUPHORIA PLC ho premesso tutta una
serie di considerazioni su questa particolare tipologia di oggetti
audio e ad esse rimando i lettori a mo' di premessa generale alle
rilevazioni di ascolto qui proposte.
Aggiungo qui alcune considerazioni ulteriori
riguardo alle due tipologie di apparecchi presi in esame : i pre
passivi ad attenuazione resistiva e i pre a trasformatori.
Dopo un iniziale successo coinciso con l'avvento
dei CD come fonte principale di ascolto i pre passivi hanno subito
una battuta d'arresto connessa fondamentalmente con problematiche di
interfacciamento a livello di impedenza, che dovrebbe essere la
più bassa possibile per non introdurre degrado del segnale in
uscita dal pre passivo, con le sorgenti collegate e con i conseguenti
problemi di qualità della resa finale alzando il volume nella
regione delle alte frequenze e con altrettanti problemi con
connessioni che impieghino lunghi cavi tra il pre ed i finali.
 Queste valutazioni si riferiscono
essenzialmente ai Pre con attenuazione a resistenze, infatti nel caso
di pre passivi che impieghino trasformatori per l'attenuazione la
situazione cambia: i trasformatori assicurano un completo isolamento
galvanico tra entrate ed uscite, ma soprattutto sono molto più
insensibili dei loro "fratellastri a resistenze" nei
confronti dei carichi capacitativi e conseguentemente con minori
problemi di utilizzo con lunghi cavi di connessione.
I pre a resistenze in pratica sono degli
attenuatori del segnale, nel caso invece dei pre a trasformatori o
per meglio dire ad autotrasformatori il segnale della sorgente viene
inviato ad un trasformatore a singolo avvolgimento, al variare del
volume varia la lunghezza dell'avvolgimento coinvolto nel percorso
del segnale, una differenza fondamentale tra le due tipologie risiede
nel fatto che i pre ad autostrasformatori possono generare un
"guadagno" nel voltaggio in uscita a differenza dei pre a
resistenze.
Ciò su cui vorrei soffermarmi ora prima di
passare ai contenuti veri e propri della prova è la
modalità che ho scelto per la realizzazione di questo
contributo: la prova in batteria di apparecchi di tecnologia similare
ancorché di prezzi ovviamente differenti.
E' un tema intrigante spesso dibattuto sul nostro
frequentatissimo Forum su cui credo valga la pena spendere qualche
parola.
Le prove in batteria hanno pregi e difetti: da un
lato comportano un grosso impegno (logistico, di tempo, di ascolto e
studio) per chi scrive a cui per ovvie ragioni di spazio
corrispondono spesso articoli in cui la traduzione scritta dei
rilievi fatti risulta più breve rispetto a prove singole,
che, "economicamente nel senso dello spazio da
riempire" convengono di più alle riviste e in genere,
sono "più amate" dai produttori, dall'altra
consentono quei confronti spesso "impossibili" ai lettori
che sono una delle ragioni per cui gli audiofili ci leggono a parer
mio ed in questo le riviste possono svolgere un utile ruolo di
servizio, pur nella soggettività e parzialità dei
giudizi alla fine espressi.
Personalmente ritengo "indispensabili"
le prove in batteria per gli accessori hifi, ove questo sia possibile
ovviamente, mi riferisco a per esempio a cavi, piedini, liquidi di
pulizia e prodotti similari, poiché tali prove in batteria
consentono per me al recensore di "capire di più" e
di passare tale maggiore "comprensione" a chi lo legge.
Con le elettroniche è diverso: le prove in
batteria non sono così indispensabili tranne forse in casi
come questo in cui appunto si propone una tipologia
"inusuale" di prodotti e la prova multipla offre a chi
legge un approfondimento maggiore su un tema poco noto.
Almeno questa è la speranza come risultato
finale del percorso che propongo qui.
Una annotazione sulla metodologia seguita per la
prova: ho preso contatto con tutti i produttori, o con i loro agenti
in Italia, di pre passivi di cui avessi nozione diretta o tramite
ricerca in rete, se alcuni marchi non compaiono in questa prova
ciò dipende da più fattori: o non ho ricevuto risposta
alle mie richieste effettuate via email, o il prodotto non è
più in produzione, o il produttore non è solito dare
in prestito apparecchi alle riviste per una prova, o non vi era
disponibilità di apparecchi in tempo per la chiusura del
numero, o per scelta il produttore o il suo agente hanno rifiutato la
prova in quanto appunto "in batteria" con altri prodotti
similari.
Le prove dei pre sono state effettuate nei miei
due impianti casalinghi utilizzando sempre come riferimento i due
SONIC EUPHORIA PLC che possiedo ed utilizzo in entrambe le catene
ovvero senza confronto con pre attivi per scelta, è importante
segnalare una differenza FONDAMENTALE in questo caso tra i due
impianti in quanto connessa ad una delle caratteristiche degli
oggetti in prova che è stato necessario investigare con cura:
la capacità di pilotaggio.
Siccome in uno dei due impianti il collegamento
tra pre e finali è molto lungo ( + di 4 metri di cavi YBA
Crystal) ho potuto valutare quello che da molti è considerato
uno dei talloni di Achille dei pre passivi e così darne
nozione ai lettori.
Le tipologie di pre passivi in prova sono le due
presenti sul mercato ovvero pre a resistenze (Audio Synthesis, Canary
e Marchand) e pre a trasformatori (MFA, Antique Sound Lab e
Radii).
Una nota infine sull'uso generale di questi
apparecchi: al pari se non più di altre elettroniche i pre
passivi necessitano per una valutazione obiettiva delle loro
potenzialità e delle loro performances sonore di un lungo
periodo di burn-in, in più vi è da dire che per i pre
passivi a resistenze tale periodo di rodaggio va effettuato PER TUTTI
gli step previsti dall'attenuatore in dotazione in quanto ogni
singolo "passo" rappresenta di fatto un "percorso di
segnale" a sé stante e come tale abbisognevole di uno
specifico periodo di burn-in. E' una nota importante per chi mi legge
in quanto fin dalla prova del Sonic Euphoria ho rilevato una
differenza veramente marcata tra le prestazioni dei pre passivi prima
e dopo il rodaggio, che diventa pertanto un prerequisito ineludibile
prima di una qualunque valutazione seria ed attenta di apparecchi di
tal fatta.
Per questa operazione ho
utilizzato, per ogni apparecchio, il CD apposito della Purist Audio
nella sua ultima versione improved, provato a suo tempo su VIDEOHIFI,
per un periodo di 50 ore ininterrotte di burn-in, il minimo per me
come tempo per ottenere una risposta attendibile da un pre
passivo.
PROVA DI
ASCOLTO
Credo siano
indispensabili alcune premesse generali.
La prima riguarda la
"compatibilità" dei pre passivi con le catene in
prova: dei tre pre a resistenze solo il Marchand è riuscito
(seppure con una "certa" fatica leggi reostato del
volume quasi al massimo) a pilotare gli OTL del mio sistema
principale a causa della lunghezza del cavo di collegamento con i
finali, non lo ritengo un "difetto" ma una caratteristica
da tenere in conto nel momento in cui si decidesse una prova o un
acquisto in questo comparto hi-end; i pre a autotrasformatori in
questa ottica si sono rivelati più "universali" non
mostrando alcun problema di pilotaggio, certo il "volume"
e' posizionato su livelli diversi nei due impianti ovvero più
"corto" è il collegamento più
"forte" il pre suona ma in ogni caso i rilievi di ascolto
per i pre a autostrasformatori sono stati fatti in due impianti
diversi mentre per i pre a resistenze le risultanze derivano solo dai
miei ascolti nel secondo impianto di casa mia ( Rotel 971 CDP,
Triangle CELIUS 202 biamplificate passivamente con 4 MF XA-50).
La seconda riguarda in generale il suono di questi
apparecchi: ognuno di essi ha precise caratteristiche, non hanno
nulla di "passivo" ma come ogni oggetto hifi apportano
"qualcosa" alla catena in cui sono inseriti e quindi al
pari dei loro fratelli "attivi" necessitano di una scelta
attenta prima di un acquisto e possono O MENO essere sinergici con il
resto della catena e rispondere ai nostri specifici gusti
musicali.
Antique Sound Lab T1 - DT
Il pre a trasformatori arriva da Hong Kong.
L'Antique Sound Lab produce essenzialmente amplificatori a tubi
dall'ottimo rapporto qualità prezzo e agisce sia in prima
persona con questo marchio distribuito in Italia da HIFI Carucci di Battipaglia sia per conto terzi
secondo un costume diffuso in quei lidi.
 Esteticamente ci troviamo di fronte ad un prodotto di
buona fattura, di dimensioni abbastanza contenute (30cmX16cmX7cm) che
offre una discreta versatilità con 4 ingressi RCA
selezionabili da frontale, una barra di registrazione escludibile
tramite interruttore ( è l'unico del lotto ad offrire il
circuito tape monitor) e una singola uscita RCA. La circuitazione
è dual mono.
Il Pre ha un prezzo al pubblico di circa 900 EURO.
E' il preamplificatore del lotto a offrire il
suono più "valvolare": un'ottima gamma media, calda
e ricca di armoniche, che si affianca ad un leggero roll-off delle
alte frequenze e ad una gamma bassa frenata, giusta ma non in
particolare evidenza come impatto. Il suono è morbido, molto
naturale meno preciso e radiografante che ha nella voce e nella
riproduzione dei legni i suoi maggiori pregi.
La dinamica è buona ma inferiore agli altri
pre a trasformatori, la scena acustica è riprodotta con
accuratezza in altezza e larghezza mentre la profondità non
è da primato.
Non è un apparecchio "d'effetto",
va gustato piano piano come un buon bicchiere di vino rosso,
cogliendone gli aspetti più sottili e coinvolgenti che possono
riassumersi in una parola: naturalezza e musicalità.
Audio Synthesis Passion Ultimate
Si tratta di un pre a resistenze, le famose Vishay
Bulk-Foil passive attenuators, costruito in UK dal produttore del
noto DAC DAX e importato in Italia dalla Plasma Pan di Ancona.
 Esteticamente
si presenta come un oggetto di ottima fattura e finitura, scatola in
alluminio di piccole dimensioni più sviluppata un
profondità che in larghezza (30cmX10cmX6cm), dispone di 3
ingressi ed una uscita in standard RCA, oltre ad una uscita
"diretta" che bypassa l'attenuazione per il
registratore.
E' l'unico del lotto a necessitare di un
collegamento alla rete elettrica in quanto tutto il suo funzionamento
è effettuabile SOLO tramite il bel telecomando in dotazione e
le varie operazioni di attenuazione a 60 step, scelta della sorgente,
mute e stand-by sono visibili in un display che lumeggia verdolino da
una finestrella posta sul frontale dell'apparecchio.
Una nota d'utilizzo: è sicuramente
apprezzabile la presenza del telecomando, un po' meno il fatto che
tutto funzioni SOLO attraverso di esso: durante la prova infatti si
sono scaricate le pile e mi sono per questo trovato in
difficoltà: è un vezzo moderno comune a molte
apparecchiature che io non trovo totalmente funzionale senza una
replicazione dei comandi ANCHE sull'apparecchio.
L'Audio Synthesis Passion Ultimate viene venduto a
circa 1800 EURO.
Si tratta di un preamplificatore molto trasparente
ed aperto, ciò è in gran parte dovuto ad una leggera
prevalenza delle alte frequenze che può a tratti rendere la
resa della voce meno calda, meno ricca di armoniche e leggermente
metallica.
L'apparecchio offre una immagine sonora molto
solida, con un soundstage profondo, ricco di macro-micro informazioni
ambientali.
Dei pre a resistenze in prova è
probabilmente quello che offre la dinamica migliore paragonabile al
riferimento, con una resa dei transienti e degli attacchi molto
realistica e coinvolgente.
La resa con l'orchestra appare corretta con la
giusta separazione dei piano sonori, senza alcun accenno di impasto
tra i suoni delle sezioni strumentali e con una resa dell'ambienza di
grande impatto.
Bassi ben frenati ma potenti senza mai essere
sovrabbondanti.
Si tratta di un pre molto preciso che ha nella
trasparenza e nella capacità di "risoluzione" i suoi
maggiori pregia fronte di una resa globale più
"fredda" rispetto al Sonic Euphoria.
Canary Audio CA-200
Come dichiarato sul frontale la Canary Audio
produce i suoi apparecchi "a mano" in California ed
è importata in Italia dalla ditta Best Audio & Video di Milano.
Il Pre passivo Canary si
presenta come un oggetto di dimensioni contenute (23cmX19cmX8cm)
molto ben rifinito, di un bel colore champagne, probabilmente il
migliore del lotto da questo punto di vista. La struttura è in
alluminio ed è molto pesante. Al suo interno un selettore e un
attenuatore a resistenze a 24 step della ELMA svizzera.
L'apparecchio dispone di 5 ingressi di linea e di
due uscite pre-out.
L'esemplare che ho ricevuto è probabilmente
il primo disponibile in Italia essendo una novità assoluta,
che si affianca in casa Canary ai più tradizionali pre a
valvole molto quotati oltre oceano.
Il CA-200 costa circa 1200 EURO
 Preamplificatore che mostra nella neutralità
il suo lato migliore, a fronte di questa caratteristica si nota una
generale diminuzione della dinamica e della velocità degli
attacchi non solo in confronto al riferimento a tutto il
"cluster" dei pre a trasformatori in prova.
Come nel Passion si apprezza una leggera, non
fastidiosa, esaltazione delle alte frequenze, inferiore all'inglese,
ma tale da introdurre una certa nasalità nella resa delle
medie in particolare della voce che anche in questo caso risulta
meno ricca di armoniche e più sottile.
Il soundstage appare ben proporzionato in altezza
e larghezza mentre la profondità della scena acustica non
è da primato.
La gamma bassa è resa ottimamente, ben
frenata e senza "code".
La riproduzione dei piccoli gruppi è molto
"pulita": si nota il giusto posizionamento nello spazio di
strumenti e interpreti vocali, perfettamente distinguibili su un
tappeto molto silenzioso.
Con l'orchestra i piani sonori sono riprodotti con
realismo e naturalezza e non si riscontra sovrapposizione tra le
macro-micro informazioni.
Riassumendo un pre molto neutro, sincero, che poco
aggiunge al suono ma forse gli sottrae un po' di "vita".
Marchand PR41 Passive Preamp
La Marchand Electronic Inc. è una
piccola ditta con sede a Rochester nello stato di New York. Produce
in proprio e come OEM sia in versione finita che in kit per
autocostruttori, amplificatori a mosfet e a valvole, crossover
passivi ed attivi (realizzabili su specifiche del cliente, anche a
tubi) e preamplificatori sia attivi che passivi.
Phil Marchand è un ingegnere, ha aperto la
sua ditta nel 1978 e dopo un periodo di lavoro part-time attualmente
la conduce a tempo pieno con la collaborazione di tre aiutanti.
La Marchand è soprattutto conosciuta negli
States per i suoi crossover ma come detto produce tutta una serie di
altre elettroniche a prezzi abbordabili.
Phil confessa di non avere un orecchio d'oro ma di
basarsi sulle rilevazioni dei suoi clienti per la messa a punto dei
suoi prodotti.
 In prova per
questo test in batteria il modello PR41 che Phil Marchand mi ha
inviato appositamente: si tratta di una anteprima assoluta per
l'Italia.
Si tratta di un
preamplificatore a resistenze totalmente realizzato "in
casa" ovvero, non utilizzando attenuatori di altre ditte come
fanno i produttori degli altri pre di questo tipo in prova, i
trasformatori invece sono tutti prodotti dalla ditta che realizza gli
apparecchi.
Il pre della Marchand presenta dimensioni
più grandi di quelle degli altri oggetti in prova essendo come
il Sonic Euphoria della larghezza rack standard ma a differenza di
quest'ultimo essendo molto più sottile (6cm di altezza).
Funzionalmente il pre offre ben 8 ingressi di
linea selezionabili e una solo uscita in standard RCA, non è
presente una uscita per registratore, sul frontale sono presenti due
attenuatori per i canali destro e sinistro comandati
separatamente.
L'apparecchio mostra una buona finitura appare
solido, pesante e ben realizzato, mi ha ricordato come aspetto, per
fare un paragone italico i vecchi Cabre.
Il PR41 costa 995 $ a cui vanno aggiunte le spese
di spedizione e sdoganamento in Italia.
Esiste anche una versione in Kit da assemblare
venduta a 695 $ e una versione totalmente bilanciata che costa 600 $
in più delle versioni, finita e in kit, con ingressi e uscite
RCA.
Per altro i prodotti Marchand hanno un importatore in Italia, la SAP
di Salerno che pratica prezzi piuttosto interessanti: il pre
oggetto di questa prova costa infatti 1.350 Euro, IVA e trasporto
inclusi.
La SAP vende i prodotti Marchand solo direttamente agli utenti finali
e non attarverso la sua rete di rivenditori, proprio per non creare
eccessive differenze di costo (come spesso accade), rispetto al
prezzo all'origine.
Del cluster a resistenze è probabilmente il
più trasparente e neutro, ma a differenza dei suoi
"cugini" la notata prevalenza o esaltazione delle alte
frequenze è, in questo preamplificatore americano, meno
evidente pur permanendo rispetto al riferimento una leggera minore
corposità nella resa della voce e delle medie frequenze, per
latro restituite con naturalezza e senza accenni di natalità
o metallicità.
Il soundstage è profondo, proporzionato in
tutti gli assi, con una collocazione spaziale degli strumenti e delle
voci; notevole il "silenzio" e l'aria attorno agli
interpreti in una scena per altro ricchissima di microinformazioni
ambientali, scultorea e ben definita.
Bassi ben frenati, forse leggermente in secondo
piano rispetto al resto della banda audio.
 La resa
dell'orchestra è esente da pecche con i complessi piani sonori
resi con molto realismo, negli attacchi si avverte rispetto al
riferimento una dinamica leggermente inferiore, così come i
pieni appaiono leggermente penalizzati dall'impatto
"gentile" delle basse frequenze, in una resa globale molto
corretta ancorché non "spettacolare".
Va segnalato, come accennato nell'introduzione,
che, unico nella sua tipologia circuitale, il PR41 è
"riuscito" a pilotare gli OTL del mio impianto principale
non in maniera "pari" ai pre ad autotrasformatori, ma comunque in
maniera nettamente migliore degli altri due pre a resistenze in
prova.
Tirando le somme è probabilmente il
componente più "hifi" del lotto in prova, paga la
sua trasparenza da primato in termini di dinamica, più che di
timbrica area nella quale si muove molto molto vicino al riferimento
con un'anima forse meno "sanguigna" ma altrettanto
fedele.
Music First Audio Passive Magnetic Pre
Amplifier
La Music First Audio è una giovane
ditta britannica che altro non è che una brand della Stevens & Billigton
Limited produttrice di trasformatori per impieghi hifi e Pro,
che ha deciso di produrre in proprio un pre passivo che utilizzi come
fanno altri produttori di cui è fornitrice i propri
trasformatori come attenuatori del segnale.
Il Pre ha ricevuto recensioni molto positive oltre
Manica e, avendone la possibilità, non mi sono fatto scappare
l'occasione di inserirlo in questa prova.
 L'apparecchio
ha dimensioni contenute (22cmX21cmX9cm) è costruito in
alluminio e si presenta come un oggetto ben rifinito.
Riguardo alla funzionalità d'uso si
distacca dagli altri offrendo 4 ingressi RCA ed una uscita in tale
standard, ma al tempo stesso affiancando, di serie, anche due entrare
e una uscita bilanciate XLR. Sul retro dell'apparecchio troviamo
anche due selettori, uno per scegliere o escludere la messa a terra
rispettivamente dei circuiti bilanciati o sbilanciati (da attivare a
parer mio sempre in base alle risultanze di ascolto), l'altro per
attivare o meno un guadagno ulteriore di 6 db ( anch'esso da attivare
pena un decadimento significativo delle performances sonore,
comparendo, senza il guadagno inserito, un inaccettabile
"buco" sulle medie frequenze che scopare invece agendo
sull'interruttore).
Il pre non dispone di uscite per il registratore.
Il Music First Audio costa circa 2200 EURO +
spese di spedizione dall'Inghilterra.
L'elemento più caratteristico della sua
resa musicale è la leggera ma udibile esaltazione delle alte
frequenze, che contribuiscono in maniera significativa alla iniziale
sensazione di apertura e brillantezza che si avverte nell'utilizzo
dell'apparecchio.
Proprio in ragione di questa esaltazione delle
altissime le voci appaiono più "sottili" al pari dei
fiati, con una gamma media meno ricca di armoniche. Ottima la resa
delle ottave più profonde, ben frenate e senza alcuna
sbavatura, ma al tempo stesso presenti e con un ottimo damping.
La scena musicale è profonda e il
posizionamento spaziale di strumenti ed interpreti e reso con la
giusta prospettiva ed con rimarchevole solidità. Ottima la
dinamica, con attacchi e transienti restituiti con
autorità.
Nell'insieme appare un apparecchio che può
"colpire" al primo ascolto ma che alla lunga e nel
confronto mostra dei limiti che lo rendono inferiore al riferimento
che appare più equilibrato in tutti i parametri di ascolto e
per ciò stesso più universale, necessitando il Music
First Audio una attenta scelta degli elementi della catena audio in
cui viene inserito (per fare un esempio il pre inglese è
più adatto al mio impianto principale con le QUAD 988, che al
mio impianto secondario con le Triangle, più frizzanti ed
aperte sulle alte frequenze) ; per latro ha nel soundstage e nella
dinamica i suoi punti forti. Ottima la capacità di pilotaggio
anche con cavi molto lunghi.
Radii Audio GP-05 Passive Controller
La Radii Audio è un marchio hifi di
Hong Kong la sua particolarità risiede nel fatto che è
il "secondo marchio" dello stesso produttore cinese
degli Antique Sound Lab che infatti si assomigliano molto ai prodotti
Radii, ma non sono "uguali", un po' come accade negli
States per i marchi automobilistici Dodge e Chrysler.
I prodotti Radii sono importati da Mad for Music, e proprio da un'idea del titolare
della ditta Dimitri Toniolo è nato questo pre, prodotto dai
cinesi su specifiche indicate dal loro agente italiano.
 Anche se
impiega gli stessi trasformatori di suo "cugino" il pre
Radii si presenta con una veste diversa: è leggermente
più piccolo (19cmX16cmX9cm)e pure funzionalmente diverso,
offrendo 3 ingressi RCA e una doppia uscita pre-out. La scatola
è in alluminio, buona la finitura, sul frontale troviamo il
selettore per gli ingressi e due manopole a step (11) per
l'attenuazione dei due canali.
Il GP-05 viene venduto a circa 900 EURO.
La caratteristica sonora che balza immediatamente
all'orecchio è la resa del soundstage che appare più
spostato, leggermente, in avanti verso il punto di ascolto, con un
effetto "monitor".
Suono molto radiografante, analitico, brillante ma
non aggressivo: la voce è resa con naturalezza, rispetto al
riferimento appare leggermente meno ricca di armoniche, ma non
sottile come del caso del MFA, ovvero pur essendo un pre aperto sulle
alte frequenze il Radii non mostra una prevalenza tale da rendere la
voce troppo sottile, è certamente meno "calda" di
quella riprodotta dal Sonic Euphoria ma si tratta di differenze
minime ancorché avvertibili.
Soundstage molto profondo, più largo di
quello restituito dal Antique Sound Lab, ricco di microinformazioni
rese con grande naturalezza.
La dinamica appare nella media ovvero paragonabile
al suo fratello cinese ma inferiore al MFA e al riferimento e in ogni
caso migliore della dinamica offerta dai pre a resistenze.
Le basse frequenze appaiono in secondo piano , ben
frenate ma senza l'impatto che invece hanno le alte.
Ottima la capacità di pilotaggio con cavi lunghi.
L'analiticità dell'apparecchio si apprezza
anche nell'orchestra restituita in maniera molto analitica, senza
alcun impasto tra le masse orchestrali, e con un'ottima resa della
scena acustica virtuale.
E' singolare come la stessa ditta abbia prodotto
due preamplificatori così "diversi" nella misura in
cui gli aspetti quasi "valvolari" dell'uno fanno da
controaltare alla analiticità notevole dell'altro.
CONCLUSIONI
TABELLA RIASSUNTIVA
|
MODELLO |
Voce |
Orchestra |
Gruppi |
Bassi |
Alti |
Scena |
Dinamica |
Q/P |
|
CANARY |
-2 |
0 |
-1 |
0 |
-2 |
-1 |
-2 |
-1 |
|
RADII |
-1 |
-1 |
-1 |
-1 |
-2 |
0 |
-2 |
0 |
|
MARCHAND |
-1 |
0 |
0 |
-1 |
-1 |
0 |
-1 |
0 |
|
ANT.SOUND LAB |
0 |
-1 |
-1 |
-1 |
-1 |
-1 |
-2 |
0 |
|
AUDIO
SYNTHESIS |
-2 |
0 |
0 |
-1 |
-2 |
0 |
0 |
-2 |
|
MUSIC
FIRST |
-3 |
0 |
0 |
0 |
-2 |
0 |
0 |
-2 |
(Legenda: i punteggi vanno
da - 5 a + 5 passando per lo "0" che rappresenta la parità
rispetto al riferimento ovvero il pre SONIC EUPHORIA PLC)
Nella tabella sopra
riportata ho riassunto i dati emersi dalla prova comparativa dei
Preamplificatori passivi oggetto della presente prova, i dati
"numerici" da soli non credo siano sufficienti per una
perfetta lettura delle conclusioni a cui sono giunto dopo questo
lungo ma interessante percorso, per cui aggiungo alcune
considerazioni che hanno lo scopo di tirare le conclusioni nel modo
più chiaro possibile per quanti tra i nostri lettori fossero
interessati ad approdare ad una prova nelle loro catene di ascolto di
questa tipologia di elettroniche:
 - Per ovvie
ragioni di praticità ma anche per dare una uniformità
di giudizio su dati "confrontabili" ho inserito i
Preamplificatori nelle mie catene di ascolto senza curare in modo
particolare i singoli interfacciamenti, mi riferisco nello specifico
alla scelta dei cavi di interconnessione che pur essendo, quelli
scelti tra i migliori in mio possesso specie sul versante
neutralità (Stereovox High Definition Single-Ended e SCCB di
Allen Wright), non necessariamente erano la "giusta"
soluzione per tutti gli apparecchi in prova. In questo senso va detto
quindi che, ferme restando le risultanze emerse a parer mio in ogni
modo indicative, è certamente vero che un più accurato
set-up dei singoli inserimenti avrebbe potuto e potrebbe
"correggere" alcuni dei "difetti" riscontrati
durante la prova.
- Ci troviamo infatti di fronte ad apparecchi,
tutti molto sensibili alle minime variazioni dell'eviroment in cui
sono inseriti, che possono quindi trarre grandi vantaggi da una
accurata messa a punto e al tempo stesso in grado di evidenziare in
maniera impietosa tutti i limiti di una catena audio mal assemblata.
Per fare un esempio, a parer mio molto significativo, i Pre passivi
si avantaggiano come poche elettroniche di un buon isolamento dalle
vibrazioni e possono variare e di molto il loro suono a seconda del
tipo di supporto disaccoppiante su cui vengono appoggiati, per cui
una accurata scelta della soluzione migliore in materia di punte e
supporti va fatta in termini mandatari e non come un semplice vezzo
da tweakers inveterati, dal momento che un interfacciamento ottimale,
in questo ambito, può apportare notevoli vantaggi specie
nell'ambito della stabilità della scena acustica e della messa
a fuoco dell'evento musicale.
- I pre passivi sono oggetti
"terribilmente" attivi con caratteristiche sonore che li
differenziano tra loro, al pari di ogni altra elettronica solo
un'attento interfacciamento può consentire loro di rendere la
meglio. Ho cercato nella mia prova di mettere in evidenza per ognuno
le caratteristiche sonore peculiari, credo di poter affermare che
nessuno degli apparecchi in prova "suona male" anche se
all'interno della mia catena di ascolto e alla luce dei miei
personali gusti in fatto di riproduzione audio delle differenze sono
emerse e come tali le ho riportate in una logica di
"suggerimento" che poi andrà verificata sul campo da
chi mi legge con una prova personale.
- In questo senso spero che questo articolo
stimoli da un lato gli audiofili ad accostarsi a questa tipologia di
apparecchi che credo meritino di essere più conosciuti anche
perché, in generale, offrono prestazioni sonore di grande
interesse ad un costo spesso molto minore rispetto ai loro
"cugini" attivi di pari lignaggio sonoro, dall'altro spero
che i negozianti, elemento fondamentale nella catena che porta alla
scoperta di un prodotto, si decidano, più di quanto fanno ora,
a mettere a disposizione dei loro clienti questa tipologia di
elettroniche che credo se più conosciuta potrebbe dare grosse
soddisfazioni a chi compra come risultato e a chi vende in termini di
fatturato.
IL VERDETTO
Arrivati alla
conclusione di questo articolo non mi sottraggo, con tutti i limiti
noti che una tale compito mostra nel campo delle prove di apparecchi
audio, dall'esprimere il mio verdetto e le mie scelte tra tutti gli
apparecchi provati.
In soldoni: quale è il Pre Passivo migliore
tra quelli provati?
Pur ammettendo che nella realtà le
differenze sono, in vero, sottili e spesso più collegate al
gusto che a reali gravi pecche, pur sottolineando il fatto che se
avessi fatto delle prove "singole" probabilmente avrei
colto di meno le differenze, ma forse proprio per questo, giunto a
questo punto con le idee più chiare, credo di poter affermare
che tra i pre provati quello che mi sarei tenuto in casa è
l'americano MARCHAND PR41 Passive Preamp che pur con qualche limite
nella dinamicae nelal capacità di pilotaggio con cavi lunghi
(in questo però come detto comportandosi "meglio"
degli altri due pre circuitalmente simili in prova) ha mostrato un
suono di una purezza, di una neutralità di una qualità
complessiva superiore agli altri concorrenti, che pur meritando TUTTI
un ascolto attento, nel mio personalissimo giudizio non raggiungono,
globalmente, il risultato sonoro dell'elettronica made in Rochester,
NY ed è un peccato che tale prodotto non abbia al momento una
distribuzione in Italia.
 Mi
sarei tenuto in casa il Marchand se non possedessi già quello
che, anche dopo questa prova, continua ad essere, di gran lunga, il
mio Preamplificatore Passivo preferito: il SONIC EUPHORIA PLC a trasformatori che i miei
amici Jeff e Dan producono e commercializzano via internet dal loro negozio di San Diego, CA.
Credo anzi che questa prova comparativa in cui ho
utilizzato il SONIC EUPHORIA come pietra di paragone abbia aumentato,
proprio grazie al confronto, la mia convinzione di avere in casa un
vero campione non solo del rapporto qualità/prezzo ma
nell'ambito delle prestazioni sonore assolute: non vi è
parametro considerato in cui il SONIC EUPHORIA PLC non abbia o
eguagliato o superato tutti i pre che mi sono passati tra le mani per
questa lunga prova, senza mostrare alcun problema di interfacciamento
o limiti di connessione connessi alla lunghezza dei cavi.
La sua resa sonora è
"magica", nella misura in cui accanto ad un calore e
un corpo notevolissimi, il Sonic offre una definizione incredibile
senza, appunto, risultare freddo, una dinamica fuori del comune, una
scena acustica scolpita eppure viva come poche volte mi è
capitato di ascoltare e certamente non alle cifre in gioco per il suo
acquisto; come scrissi nella mia recensione, ormai un anno fa, ci
troviamo di fronte ad un'oggetto con un'anima che sinergizza in
maniera perfetta con gli altri componenti delle mie catene audio, che
è in grado di dare ai suoi possessori continue nuove
soddisfazioni essendo in grado di "imparare" a
convivere con gli altri apparecchi con cui lavora per trarre il
meglio dalle incisioni della nostra musica preferita.
Un oggetto di straordinaria musicalità che,
con un prezzo base di 1295 $ più spese di trasporto e
sdoganamento, credo non abbia rivali non solo nella sua categoria
circuitale e di costo ma , anche e soprattutto, possa tranquillamente
competere con elettroniche attive dal costo enormemente superiore e
sono felice che ora, finalmente, anche la stampa su carta
più prestigiosa abbia fatto la scoperta di questa
"piccola" meraviglia
.
Raccomandato senza se e senza ma.
PS: Una delle cose che amo di più nella
rete è l'interattività e la possibilità di
contatto immediato: sarò quindi lieto di ricevere i vostri
feedback al mio indirizzo di posta elettronica: francesco.bollorino@videohifi.com
o di discutere con voi sul Forum pubblico della nostra rivista
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