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NUMERO 18


TRA RESISTENZE E TRASFORMATORI: L'ALTERNATIVA PASSIVA .

"7 Preamplificatori Passivi 7" a confronto.

di Francesco Bollorino

Obiettivo di questo articolo è un approfondito viaggio nel mondo ancora poco conosciuto ai più della preamplificazione passiva.

Tale scarsa conoscenza discende non tanto dalla scarsa disponibilità di apparecchi di tal fatta sul mercato ma dalla difficoltà che frequentemente gli appassionati hanno a trovarne presso i rivenditori che per ragioni a me misteriose "vedono" poco questa tipologia di oggetti.

Eppure, molti integrati a valvole di grido sono composti da una sezione finale a tubi e da una sezione pre passiva.

L'augurio è che ciò che segue oltre ad offrire un servizio a chi ci legge portando alla attenzione dei lettori soluzioni "alternative" a quelle più usuali nel campo della preamplificazione di qualità rappresenti uno stimolo per gli operatori commerciali del settore perché consentano agli appassionati di verificare di persona e con le proprie orecchie i rilievi proposti in queste pagine.

In occasione della prova del pre SONIC EUPHORIA PLC ho premesso tutta una serie di considerazioni su questa particolare tipologia di oggetti audio e ad esse rimando i lettori a mo' di premessa generale alle rilevazioni di ascolto qui proposte.

Aggiungo qui alcune considerazioni ulteriori riguardo alle due tipologie di apparecchi presi in esame : i pre passivi ad attenuazione resistiva e i pre a trasformatori.

Dopo un iniziale successo coinciso con l'avvento dei CD come fonte principale di ascolto i pre passivi hanno subito una battuta d'arresto connessa fondamentalmente con problematiche di interfacciamento a livello di impedenza, che dovrebbe essere la più bassa possibile per non introdurre degrado del segnale in uscita dal pre passivo, con le sorgenti collegate e con i conseguenti problemi di qualità della resa finale alzando il volume nella regione delle alte frequenze e con altrettanti problemi con connessioni che impieghino lunghi cavi tra il pre ed i finali.

Queste valutazioni si riferiscono essenzialmente ai Pre con attenuazione a resistenze, infatti nel caso di pre passivi che impieghino trasformatori per l'attenuazione la situazione cambia: i trasformatori assicurano un completo isolamento galvanico tra entrate ed uscite, ma soprattutto sono molto più insensibili dei loro "fratellastri a resistenze" nei confronti dei carichi capacitativi e conseguentemente con minori problemi di utilizzo con lunghi cavi di connessione.

I pre a resistenze in pratica sono degli attenuatori del segnale, nel caso invece dei pre a trasformatori o per meglio dire ad autotrasformatori il segnale della sorgente viene inviato ad un trasformatore a singolo avvolgimento, al variare del volume varia la lunghezza dell'avvolgimento coinvolto nel percorso del segnale, una differenza fondamentale tra le due tipologie risiede nel fatto che i pre ad autostrasformatori possono generare un "guadagno" nel voltaggio in uscita a differenza dei pre a resistenze.

Ciò su cui vorrei soffermarmi ora prima di passare ai contenuti veri e propri della prova è la modalità che ho scelto per la realizzazione di questo contributo: la prova in batteria di apparecchi di tecnologia similare ancorché di prezzi ovviamente differenti.

E' un tema intrigante spesso dibattuto sul nostro frequentatissimo Forum su cui credo valga la pena spendere qualche parola.

Le prove in batteria hanno pregi e difetti: da un lato comportano un grosso impegno (logistico, di tempo, di ascolto e studio) per chi scrive a cui per ovvie ragioni di spazio corrispondono spesso articoli in cui la traduzione scritta dei rilievi fatti risulta più breve rispetto a prove singole, che, "economicamente — nel senso dello spazio da riempire" convengono di più alle riviste e in genere, sono "più amate" dai produttori, dall'altra consentono quei confronti spesso "impossibili" ai lettori che sono una delle ragioni per cui gli audiofili ci leggono a parer mio ed in questo le riviste possono svolgere un utile ruolo di servizio, pur nella soggettività e parzialità dei giudizi alla fine espressi.

Personalmente ritengo "indispensabili" le prove in batteria per gli accessori hifi, ove questo sia possibile ovviamente, mi riferisco a per esempio a cavi, piedini, liquidi di pulizia e prodotti similari, poiché tali prove in batteria consentono per me al recensore di "capire di più" e di passare tale maggiore "comprensione" a chi lo legge.

Con le elettroniche è diverso: le prove in batteria non sono così indispensabili tranne forse in casi come questo in cui appunto si propone una tipologia "inusuale" di prodotti e la prova multipla offre a chi legge un approfondimento maggiore su un tema poco noto.

Almeno questa è la speranza come risultato finale del percorso che propongo qui.

Una annotazione sulla metodologia seguita per la prova: ho preso contatto con tutti i produttori, o con i loro agenti in Italia, di pre passivi di cui avessi nozione diretta o tramite ricerca in rete, se alcuni marchi non compaiono in questa prova ciò dipende da più fattori: o non ho ricevuto risposta alle mie richieste effettuate via email, o il prodotto non è più in produzione, o il produttore non è solito dare in prestito apparecchi alle riviste per una prova, o non vi era disponibilità di apparecchi in tempo per la chiusura del numero, o per scelta il produttore o il suo agente hanno rifiutato la prova in quanto appunto "in batteria" con altri prodotti similari.

Le prove dei pre sono state effettuate nei miei due impianti casalinghi utilizzando sempre come riferimento i due SONIC EUPHORIA PLC che possiedo ed utilizzo in entrambe le catene ovvero senza confronto con pre attivi per scelta, è importante segnalare una differenza FONDAMENTALE in questo caso tra i due impianti in quanto connessa ad una delle caratteristiche degli oggetti in prova che è stato necessario investigare con cura: la capacità di pilotaggio.

Siccome in uno dei due impianti il collegamento tra pre e finali è molto lungo ( + di 4 metri di cavi YBA Crystal) ho potuto valutare quello che da molti è considerato uno dei talloni di Achille dei pre passivi e così darne nozione ai lettori.

Le tipologie di pre passivi in prova sono le due presenti sul mercato ovvero pre a resistenze (Audio Synthesis, Canary e Marchand) e pre a trasformatori (MFA, Antique Sound Lab e Radii).

Una nota infine sull'uso generale di questi apparecchi: al pari se non più di altre elettroniche i pre passivi necessitano per una valutazione obiettiva delle loro potenzialità e delle loro performances sonore di un lungo periodo di burn-in, in più vi è da dire che per i pre passivi a resistenze tale periodo di rodaggio va effettuato PER TUTTI gli step previsti dall'attenuatore in dotazione in quanto ogni singolo "passo" rappresenta di fatto un "percorso di segnale" a sé stante e come tale abbisognevole di uno specifico periodo di burn-in. E' una nota importante per chi mi legge in quanto fin dalla prova del Sonic Euphoria ho rilevato una differenza veramente marcata tra le prestazioni dei pre passivi prima e dopo il rodaggio, che diventa pertanto un prerequisito ineludibile prima di una qualunque valutazione seria ed attenta di apparecchi di tal fatta.

Per questa operazione ho utilizzato, per ogni apparecchio, il CD apposito della Purist Audio nella sua ultima versione improved, provato a suo tempo su VIDEOHIFI, per un periodo di 50 ore ininterrotte di burn-in, il minimo per me come tempo per ottenere una risposta attendibile da un pre passivo.

PROVA DI ASCOLTO

Credo siano indispensabili alcune premesse generali.

La prima riguarda la "compatibilità" dei pre passivi con le catene in prova: dei tre pre a resistenze solo il Marchand è riuscito (seppure con una "certa" fatica — leggi reostato del volume quasi al massimo) a pilotare gli OTL del mio sistema principale a causa della lunghezza del cavo di collegamento con i finali, non lo ritengo un "difetto" ma una caratteristica da tenere in conto nel momento in cui si decidesse una prova o un acquisto in questo comparto hi-end; i pre a autotrasformatori in questa ottica si sono rivelati più "universali" non mostrando alcun problema di pilotaggio, certo il "volume" e' posizionato su livelli diversi nei due impianti ovvero più "corto" è il collegamento più "forte" il pre suona ma in ogni caso i rilievi di ascolto per i pre a autostrasformatori sono stati fatti in due impianti diversi mentre per i pre a resistenze le risultanze derivano solo dai miei ascolti nel secondo impianto di casa mia ( Rotel 971 CDP, Triangle CELIUS 202 biamplificate passivamente con 4 MF XA-50).

La seconda riguarda in generale il suono di questi apparecchi: ognuno di essi ha precise caratteristiche, non hanno nulla di "passivo" ma come ogni oggetto hifi apportano "qualcosa" alla catena in cui sono inseriti e quindi al pari dei loro fratelli "attivi" necessitano di una scelta attenta prima di un acquisto e possono O MENO essere sinergici con il resto della catena e rispondere ai nostri specifici gusti musicali.

Antique Sound Lab T1 - DT

Il pre a trasformatori arriva da Hong Kong. L'Antique Sound Lab produce essenzialmente amplificatori a tubi dall'ottimo rapporto qualità prezzo e agisce sia in prima persona con questo marchio distribuito in Italia da HIFI Carucci di Battipaglia sia per conto terzi secondo un costume diffuso in quei lidi.

Esteticamente ci troviamo di fronte ad un prodotto di buona fattura, di dimensioni abbastanza contenute (30cmX16cmX7cm) che offre una discreta versatilità con 4 ingressi RCA selezionabili da frontale, una barra di registrazione escludibile tramite interruttore ( è l'unico del lotto ad offrire il circuito tape monitor) e una singola uscita RCA. La circuitazione è dual mono.

Il Pre ha un prezzo al pubblico di circa 900 EURO.

E' il preamplificatore del lotto a offrire il suono più "valvolare": un'ottima gamma media, calda e ricca di armoniche, che si affianca ad un leggero roll-off delle alte frequenze e ad una gamma bassa frenata, giusta ma non in particolare evidenza come impatto. Il suono è morbido, molto naturale meno preciso e radiografante che ha nella voce e nella riproduzione dei legni i suoi maggiori pregi.

La dinamica è buona ma inferiore agli altri pre a trasformatori, la scena acustica è riprodotta con accuratezza in altezza e larghezza mentre la profondità non è da primato.

Non è un apparecchio "d'effetto", va gustato piano piano come un buon bicchiere di vino rosso, cogliendone gli aspetti più sottili e coinvolgenti che possono riassumersi in una parola: naturalezza e musicalità.

 

Audio Synthesis Passion Ultimate

Si tratta di un pre a resistenze, le famose Vishay Bulk-Foil passive attenuators, costruito in UK dal produttore del noto DAC DAX e importato in Italia dalla Plasma Pan di Ancona.

Esteticamente si presenta come un oggetto di ottima fattura e finitura, scatola in alluminio di piccole dimensioni più sviluppata un profondità che in larghezza (30cmX10cmX6cm), dispone di 3 ingressi ed una uscita in standard RCA, oltre ad una uscita "diretta" che bypassa l'attenuazione per il registratore.

E' l'unico del lotto a necessitare di un collegamento alla rete elettrica in quanto tutto il suo funzionamento è effettuabile SOLO tramite il bel telecomando in dotazione e le varie operazioni di attenuazione a 60 step, scelta della sorgente, mute e stand-by sono visibili in un display che lumeggia verdolino da una finestrella posta sul frontale dell'apparecchio.

Una nota d'utilizzo: è sicuramente apprezzabile la presenza del telecomando, un po' meno il fatto che tutto funzioni SOLO attraverso di esso: durante la prova infatti si sono scaricate le pile e mi sono per questo trovato in difficoltà: è un vezzo moderno comune a molte apparecchiature che io non trovo totalmente funzionale senza una replicazione dei comandi ANCHE sull'apparecchio.

L'Audio Synthesis Passion Ultimate viene venduto a circa 1800 EURO.

Si tratta di un preamplificatore molto trasparente ed aperto, ciò è in gran parte dovuto ad una leggera prevalenza delle alte frequenze che può a tratti rendere la resa della voce meno calda, meno ricca di armoniche e leggermente metallica.

L'apparecchio offre una immagine sonora molto solida, con un soundstage profondo, ricco di macro-micro informazioni ambientali.

Dei pre a resistenze in prova è probabilmente quello che offre la dinamica migliore paragonabile al riferimento, con una resa dei transienti e degli attacchi molto realistica e coinvolgente.

La resa con l'orchestra appare corretta con la giusta separazione dei piano sonori, senza alcun accenno di impasto tra i suoni delle sezioni strumentali e con una resa dell'ambienza di grande impatto.

Bassi ben frenati ma potenti senza mai essere sovrabbondanti.

Si tratta di un pre molto preciso che ha nella trasparenza e nella capacità di "risoluzione" i suoi maggiori pregia fronte di una resa globale più "fredda" rispetto al Sonic Euphoria.

Canary Audio CA-200

Come dichiarato sul frontale la Canary Audio produce i suoi apparecchi "a mano" in California ed è importata in Italia dalla ditta Best Audio & Video di Milano.

Il Pre passivo Canary si presenta come un oggetto di dimensioni contenute (23cmX19cmX8cm) molto ben rifinito, di un bel colore champagne, probabilmente il migliore del lotto da questo punto di vista. La struttura è in alluminio ed è molto pesante. Al suo interno un selettore e un attenuatore a resistenze a 24 step della ELMA svizzera.

L'apparecchio dispone di 5 ingressi di linea e di due uscite pre-out.

L'esemplare che ho ricevuto è probabilmente il primo disponibile in Italia essendo una novità assoluta, che si affianca in casa Canary ai più tradizionali pre a valvole molto quotati oltre oceano.

Il CA-200 costa circa 1200 EURO

Preamplificatore che mostra nella neutralità il suo lato migliore, a fronte di questa caratteristica si nota una generale diminuzione della dinamica e della velocità degli attacchi non solo in confronto al riferimento a tutto il "cluster" dei pre a trasformatori in prova.

Come nel Passion si apprezza una leggera, non fastidiosa, esaltazione delle alte frequenze, inferiore all'inglese, ma tale da introdurre una certa nasalità nella resa delle medie in particolare della voce che anche in questo caso risulta meno ricca di armoniche e più sottile.

Il soundstage appare ben proporzionato in altezza e larghezza mentre la profondità della scena acustica non è da primato.

La gamma bassa è resa ottimamente, ben frenata e senza "code".

La riproduzione dei piccoli gruppi è molto "pulita": si nota il giusto posizionamento nello spazio di strumenti e interpreti vocali, perfettamente distinguibili su un tappeto molto silenzioso.

Con l'orchestra i piani sonori sono riprodotti con realismo e naturalezza e non si riscontra sovrapposizione tra le macro-micro informazioni.

Riassumendo un pre molto neutro, sincero, che poco aggiunge al suono ma forse gli sottrae un po' di "vita".

 

Marchand PR41 Passive Preamp

La Marchand Electronic Inc. è una piccola ditta con sede a Rochester nello stato di New York. Produce in proprio e come OEM sia in versione finita che in kit per autocostruttori, amplificatori a mosfet e a valvole, crossover passivi ed attivi (realizzabili su specifiche del cliente, anche a tubi) e preamplificatori sia attivi che passivi.

Phil Marchand è un ingegnere, ha aperto la sua ditta nel 1978 e dopo un periodo di lavoro part-time attualmente la conduce a tempo pieno con la collaborazione di tre aiutanti.

La Marchand è soprattutto conosciuta negli States per i suoi crossover ma come detto produce tutta una serie di altre elettroniche a prezzi abbordabili.

Phil confessa di non avere un orecchio d'oro ma di basarsi sulle rilevazioni dei suoi clienti per la messa a punto dei suoi prodotti.

In prova per questo test in batteria il modello PR41 che Phil Marchand mi ha inviato appositamente: si tratta di una anteprima assoluta per l'Italia.

Si tratta di un preamplificatore a resistenze totalmente realizzato "in casa" ovvero, non utilizzando attenuatori di altre ditte come fanno i produttori degli altri pre di questo tipo in prova, i trasformatori invece sono tutti prodotti dalla ditta che realizza gli apparecchi.

Il pre della Marchand presenta dimensioni più grandi di quelle degli altri oggetti in prova essendo come il Sonic Euphoria della larghezza rack standard ma a differenza di quest'ultimo essendo molto più sottile (6cm di altezza).

Funzionalmente il pre offre ben 8 ingressi di linea selezionabili e una solo uscita in standard RCA, non è presente una uscita per registratore, sul frontale sono presenti due attenuatori per i canali destro e sinistro comandati separatamente.

L'apparecchio mostra una buona finitura appare solido, pesante e ben realizzato, mi ha ricordato come aspetto, per fare un paragone italico i vecchi Cabre.

Il PR41 costa 995 $ a cui vanno aggiunte le spese di spedizione e sdoganamento in Italia.

Esiste anche una versione in Kit da assemblare venduta a 695 $ e una versione totalmente bilanciata che costa 600 $ in più delle versioni, finita e in kit, con ingressi e uscite RCA.
Per altro i prodotti Marchand hanno un importatore in Italia, la SAP di Salerno che pratica prezzi piuttosto interessanti: il pre oggetto di questa prova costa infatti 1.350 Euro, IVA e trasporto inclusi. La SAP vende i prodotti Marchand solo direttamente agli utenti finali e non attarverso la sua rete di rivenditori, proprio per non creare eccessive differenze di costo (come spesso accade), rispetto al prezzo all'origine.

Del cluster a resistenze è probabilmente il più trasparente e neutro, ma a differenza dei suoi "cugini" la notata prevalenza o esaltazione delle alte frequenze è, in questo preamplificatore americano, meno evidente pur permanendo rispetto al riferimento una leggera minore corposità nella resa della voce e delle medie frequenze, per latro restituite con naturalezza e senza accenni di natalità o metallicità.

Il soundstage è profondo, proporzionato in tutti gli assi, con una collocazione spaziale degli strumenti e delle voci; notevole il "silenzio" e l'aria attorno agli interpreti in una scena per altro ricchissima di microinformazioni ambientali, scultorea e ben definita.

Bassi ben frenati, forse leggermente in secondo piano rispetto al resto della banda audio.

La resa dell'orchestra è esente da pecche con i complessi piani sonori resi con molto realismo, negli attacchi si avverte rispetto al riferimento una dinamica leggermente inferiore, così come i pieni appaiono leggermente penalizzati dall'impatto "gentile" delle basse frequenze, in una resa globale molto corretta ancorché non "spettacolare".

Va segnalato, come accennato nell'introduzione, che, unico nella sua tipologia circuitale, il PR41 è "riuscito" a pilotare gli OTL del mio impianto principale non in maniera "pari" ai pre ad autotrasformatori, ma comunque in maniera nettamente migliore degli altri due pre a resistenze in prova.

Tirando le somme è probabilmente il componente più "hifi" del lotto in prova, paga la sua trasparenza da primato in termini di dinamica, più che di timbrica area nella quale si muove molto molto vicino al riferimento con un'anima forse meno "sanguigna" ma altrettanto fedele.

 

Music First Audio Passive Magnetic Pre Amplifier

La Music First Audio è una giovane ditta britannica che altro non è che una brand della Stevens & Billigton Limited produttrice di trasformatori per impieghi hifi e Pro, che ha deciso di produrre in proprio un pre passivo che utilizzi come fanno altri produttori di cui è fornitrice i propri trasformatori come attenuatori del segnale.

Il Pre ha ricevuto recensioni molto positive oltre Manica e, avendone la possibilità, non mi sono fatto scappare l'occasione di inserirlo in questa prova.

L'apparecchio ha dimensioni contenute (22cmX21cmX9cm) è costruito in alluminio e si presenta come un oggetto ben rifinito.

Riguardo alla funzionalità d'uso si distacca dagli altri offrendo 4 ingressi RCA ed una uscita in tale standard, ma al tempo stesso affiancando, di serie, anche due entrare e una uscita bilanciate XLR. Sul retro dell'apparecchio troviamo anche due selettori, uno per scegliere o escludere la messa a terra rispettivamente dei circuiti bilanciati o sbilanciati (da attivare a parer mio sempre in base alle risultanze di ascolto), l'altro per attivare o meno un guadagno ulteriore di 6 db ( anch'esso da attivare pena un decadimento significativo delle performances sonore, comparendo, senza il guadagno inserito, un inaccettabile "buco" sulle medie frequenze che scopare invece agendo sull'interruttore).

Il pre non dispone di uscite per il registratore.

Il Music First Audio costa circa 2200 EURO + spese di spedizione dall'Inghilterra.

L'elemento più caratteristico della sua resa musicale è la leggera ma udibile esaltazione delle alte frequenze, che contribuiscono in maniera significativa alla iniziale sensazione di apertura e brillantezza che si avverte nell'utilizzo dell'apparecchio.

Proprio in ragione di questa esaltazione delle altissime le voci appaiono più "sottili" al pari dei fiati, con una gamma media meno ricca di armoniche. Ottima la resa delle ottave più profonde, ben frenate e senza alcuna sbavatura, ma al tempo stesso presenti e con un ottimo damping.

La scena musicale è profonda e il posizionamento spaziale di strumenti ed interpreti e reso con la giusta prospettiva ed con rimarchevole solidità. Ottima la dinamica, con attacchi e transienti restituiti con autorità.

Nell'insieme appare un apparecchio che può "colpire" al primo ascolto ma che alla lunga e nel confronto mostra dei limiti che lo rendono inferiore al riferimento che appare più equilibrato in tutti i parametri di ascolto e per ciò stesso più universale, necessitando il Music First Audio una attenta scelta degli elementi della catena audio in cui viene inserito (per fare un esempio il pre inglese è più adatto al mio impianto principale con le QUAD 988, che al mio impianto secondario con le Triangle, più frizzanti ed aperte sulle alte frequenze) ; per latro ha nel soundstage e nella dinamica i suoi punti forti. Ottima la capacità di pilotaggio anche con cavi molto lunghi.

 

Radii Audio GP-05 Passive Controller

La Radii Audio è un marchio hifi di Hong Kong la sua particolarità risiede nel fatto che è il "secondo marchio" dello stesso produttore cinese degli Antique Sound Lab che infatti si assomigliano molto ai prodotti Radii, ma non sono "uguali", un po' come accade negli States per i marchi automobilistici Dodge e Chrysler.

I prodotti Radii sono importati da Mad for Music, e proprio da un'idea del titolare della ditta Dimitri Toniolo è nato questo pre, prodotto dai cinesi su specifiche indicate dal loro agente italiano.

Anche se impiega gli stessi trasformatori di suo "cugino" il pre Radii si presenta con una veste diversa: è leggermente più piccolo (19cmX16cmX9cm)e pure funzionalmente diverso, offrendo 3 ingressi RCA e una doppia uscita pre-out. La scatola è in alluminio, buona la finitura, sul frontale troviamo il selettore per gli ingressi e due manopole a step (11) per l'attenuazione dei due canali.

Il GP-05 viene venduto a circa 900 EURO.

La caratteristica sonora che balza immediatamente all'orecchio è la resa del soundstage che appare più spostato, leggermente, in avanti verso il punto di ascolto, con un effetto "monitor".

Suono molto radiografante, analitico, brillante ma non aggressivo: la voce è resa con naturalezza, rispetto al riferimento appare leggermente meno ricca di armoniche, ma non sottile come del caso del MFA, ovvero pur essendo un pre aperto sulle alte frequenze il Radii non mostra una prevalenza tale da rendere la voce troppo sottile, è certamente meno "calda" di quella riprodotta dal Sonic Euphoria ma si tratta di differenze minime ancorché avvertibili.

Soundstage molto profondo, più largo di quello restituito dal Antique Sound Lab, ricco di microinformazioni rese con grande naturalezza.

La dinamica appare nella media ovvero paragonabile al suo fratello cinese ma inferiore al MFA e al riferimento e in ogni caso migliore della dinamica offerta dai pre a resistenze.

Le basse frequenze appaiono in secondo piano , ben frenate ma senza l'impatto che invece hanno le alte.

Ottima la capacità di pilotaggio con cavi lunghi.

L'analiticità dell'apparecchio si apprezza anche nell'orchestra restituita in maniera molto analitica, senza alcun impasto tra le masse orchestrali, e con un'ottima resa della scena acustica virtuale.

E' singolare come la stessa ditta abbia prodotto due preamplificatori così "diversi" nella misura in cui gli aspetti quasi "valvolari" dell'uno fanno da controaltare alla analiticità notevole dell'altro.

 

CONCLUSIONI

 

 

TABELLA RIASSUNTIVA

MODELLO

Voce

Orchestra

Gruppi

Bassi

Alti

Scena

Dinamica

Q/P

CANARY

-2

0

-1

0

-2

-1

-2

-1

RADII

-1

-1

-1

-1

-2

0

-2

0

MARCHAND

-1

0

0

-1

-1

0

-1

0

ANT.SOUND LAB

0

-1

-1

-1

-1

-1

-2

0

AUDIO SYNTHESIS

-2

0

0

-1

-2

0

0

-2

MUSIC FIRST

-3

0

0

0

-2

0

0

-2

(Legenda: i punteggi vanno da - 5 a + 5 passando per lo "0" che rappresenta la parità rispetto al riferimento ovvero il pre SONIC EUPHORIA PLC)

 

Nella tabella sopra riportata ho riassunto i dati emersi dalla prova comparativa dei Preamplificatori passivi oggetto della presente prova, i dati "numerici" da soli non credo siano sufficienti per una perfetta lettura delle conclusioni a cui sono giunto dopo questo lungo ma interessante percorso, per cui aggiungo alcune considerazioni che hanno lo scopo di tirare le conclusioni nel modo più chiaro possibile per quanti tra i nostri lettori fossero interessati ad approdare ad una prova nelle loro catene di ascolto di questa tipologia di elettroniche:

  1. Per ovvie ragioni di praticità ma anche per dare una uniformità di giudizio su dati "confrontabili" ho inserito i Preamplificatori nelle mie catene di ascolto senza curare in modo particolare i singoli interfacciamenti, mi riferisco nello specifico alla scelta dei cavi di interconnessione che pur essendo, quelli scelti tra i migliori in mio possesso specie sul versante neutralità (Stereovox High Definition Single-Ended e SCCB di Allen Wright), non necessariamente erano la "giusta" soluzione per tutti gli apparecchi in prova. In questo senso va detto quindi che, ferme restando le risultanze emerse a parer mio in ogni modo indicative, è certamente vero che un più accurato set-up dei singoli inserimenti avrebbe potuto e potrebbe "correggere" alcuni dei "difetti" riscontrati durante la prova.
  2. Ci troviamo infatti di fronte ad apparecchi, tutti molto sensibili alle minime variazioni dell'eviroment in cui sono inseriti, che possono quindi trarre grandi vantaggi da una accurata messa a punto e al tempo stesso in grado di evidenziare in maniera impietosa tutti i limiti di una catena audio mal assemblata. Per fare un esempio, a parer mio molto significativo, i Pre passivi si avantaggiano come poche elettroniche di un buon isolamento dalle vibrazioni e possono variare e di molto il loro suono a seconda del tipo di supporto disaccoppiante su cui vengono appoggiati, per cui una accurata scelta della soluzione migliore in materia di punte e supporti va fatta in termini mandatari e non come un semplice vezzo da tweakers inveterati, dal momento che un interfacciamento ottimale, in questo ambito, può apportare notevoli vantaggi specie nell'ambito della stabilità della scena acustica e della messa a fuoco dell'evento musicale.
  3. I pre passivi sono oggetti "terribilmente" attivi con caratteristiche sonore che li differenziano tra loro, al pari di ogni altra elettronica solo un'attento interfacciamento può consentire loro di rendere la meglio. Ho cercato nella mia prova di mettere in evidenza per ognuno le caratteristiche sonore peculiari, credo di poter affermare che nessuno degli apparecchi in prova "suona male" anche se all'interno della mia catena di ascolto e alla luce dei miei personali gusti in fatto di riproduzione audio delle differenze sono emerse e come tali le ho riportate in una logica di "suggerimento" che poi andrà verificata sul campo da chi mi legge con una prova personale.
  4. In questo senso spero che questo articolo stimoli da un lato gli audiofili ad accostarsi a questa tipologia di apparecchi che credo meritino di essere più conosciuti anche perché, in generale, offrono prestazioni sonore di grande interesse ad un costo spesso molto minore rispetto ai loro "cugini" attivi di pari lignaggio sonoro, dall'altro spero che i negozianti, elemento fondamentale nella catena che porta alla scoperta di un prodotto, si decidano, più di quanto fanno ora, a mettere a disposizione dei loro clienti questa tipologia di elettroniche che credo se più conosciuta potrebbe dare grosse soddisfazioni a chi compra come risultato e a chi vende in termini di fatturato.

IL VERDETTO

Arrivati alla conclusione di questo articolo non mi sottraggo, con tutti i limiti noti che una tale compito mostra nel campo delle prove di apparecchi audio, dall'esprimere il mio verdetto e le mie scelte tra tutti gli apparecchi provati.

In soldoni: quale è il Pre Passivo migliore tra quelli provati?

Pur ammettendo che nella realtà le differenze sono, in vero, sottili e spesso più collegate al gusto che a reali gravi pecche, pur sottolineando il fatto che se avessi fatto delle prove "singole" probabilmente avrei colto di meno le differenze, ma forse proprio per questo, giunto a questo punto con le idee più chiare, credo di poter affermare che tra i pre provati quello che mi sarei tenuto in casa è l'americano MARCHAND PR41 Passive Preamp che pur con qualche limite nella dinamicae nelal capacità di pilotaggio con cavi lunghi (in questo però come detto comportandosi "meglio" degli altri due pre circuitalmente simili in prova) ha mostrato un suono di una purezza, di una neutralità di una qualità complessiva superiore agli altri concorrenti, che pur meritando TUTTI un ascolto attento, nel mio personalissimo giudizio non raggiungono, globalmente, il risultato sonoro dell'elettronica made in Rochester, NY ed è un peccato che tale prodotto non abbia al momento una distribuzione in Italia.

Mi sarei tenuto in casa il Marchand se non possedessi già quello che, anche dopo questa prova, continua ad essere, di gran lunga, il mio Preamplificatore Passivo preferito: il SONIC EUPHORIA PLC a trasformatori che i miei amici Jeff e Dan producono e commercializzano via internet dal loro negozio di San Diego, CA.

Credo anzi che questa prova comparativa in cui ho utilizzato il SONIC EUPHORIA come pietra di paragone abbia aumentato, proprio grazie al confronto, la mia convinzione di avere in casa un vero campione non solo del rapporto qualità/prezzo ma nell'ambito delle prestazioni sonore assolute: non vi è parametro considerato in cui il SONIC EUPHORIA PLC non abbia o eguagliato o superato tutti i pre che mi sono passati tra le mani per questa lunga prova, senza mostrare alcun problema di interfacciamento o limiti di connessione connessi alla lunghezza dei cavi.

La sua resa sonora è "magica", nella misura in cui accanto ad un calore e un corpo notevolissimi, il Sonic offre una definizione incredibile senza, appunto, risultare freddo, una dinamica fuori del comune, una scena acustica scolpita eppure viva come poche volte mi è capitato di ascoltare e certamente non alle cifre in gioco per il suo acquisto; come scrissi nella mia recensione, ormai un anno fa, ci troviamo di fronte ad un'oggetto con un'anima che sinergizza in maniera perfetta con gli altri componenti delle mie catene audio, che è in grado di dare ai suoi possessori continue nuove soddisfazioni essendo in grado di "imparare" a convivere con gli altri apparecchi con cui lavora per trarre il meglio dalle incisioni della nostra musica preferita.

Un oggetto di straordinaria musicalità che, con un prezzo base di 1295 $ più spese di trasporto e sdoganamento, credo non abbia rivali non solo nella sua categoria circuitale e di costo ma , anche e soprattutto, possa tranquillamente competere con elettroniche attive dal costo enormemente superiore e sono felice che ora, finalmente, anche la stampa su carta più prestigiosa abbia fatto la scoperta di questa "piccola" meraviglia….
Raccomandato senza se e senza ma.

PS: Una delle cose che amo di più nella rete è l'interattività e la possibilità di contatto immediato: sarò quindi lieto di ricevere i vostri feedback al mio indirizzo di posta elettronica: francesco.bollorino@videohifi.com
o di discutere con voi sul Forum pubblico della nostra rivista


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