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NUMERO 18


Finale Stereo NAGRA PSA di Bebo Moroni e Igor Zamberlan

Nagra. Nagra è un nome che, fino a qualche anno fa, evocava soltanto registrazioni e registratori leggendari. Il Nagra D è stato fra i primi registratori digitali in grado di essere utilizzati con il formato a 24 bit/96 kHz grazie a un trucco che permetteva di usare le sue quattro piste a 24 bit/48 kHz come due piste a doppia frequenza di campionamento. Era sicuramente costoso, ma era unico. Prima di lui c’erano la serie SN, registratori analogici portatili — abbastanza da essere usato per spionaggio… — la cui versione stereo hi-fi, l’SNST-R, riusciva a fare registrazioni di qualità estrema su quello che era, di fatto, un nastro da cassetta (da compact cassette, sì) messo in bobina; o il mitico IV-S, ancora al top della gamma dei registratori analogici della casa svizzera, un portatile da _ di pollice nato per le registrazioni "on location", ma adottato per le registrazioni musicali ad esempio dal nostro Giulio Cesare Ricci per le sue straordinarie caratteristiche musicali. Comune a tutti i prodotti è l’impressione di indistruttibilità, di affidabilità assoluta (il nome Nagra viene da una parola polacca — di origine polacca è il fondatore Kudelski — che si potrebbe tradurre come "continuerà a registrare"), di costruzione senza compromessi che li ha fatti passare nell’immaginario comune come gli orologi svizzeri (meccanici…) della registrazione. E la leggenda continua.

Poi, nel 1997, a sorpresa, Nagra è entrata nel mondo dell’alta fedeltà. L’ha fatto prima con un preamplificatore con stadio phono, il PL-P, che aveva la peculiarità di essere — come i registratori leggendari della casa — a batterie, pur essendo a valvole. Fu un successo, ovviamente: l’oggetto è tale che molti, potendo, se lo comprerebbero anche se fosse un soprammobile, se non suonasse. Il dettaglio non irrilevante è che suona dannatamente bene. Seguirono due finali, il VPA a valvole (un push-pull mono di 845 da 50 watt, a sviluppo verticale, senza controreazione globale e capace di pilotare carichi improbabili) e l’MPA a mosfet (uno stereo da 250 watt trasformabile in integrato, sempre a sviluppo verticale). In più, arriva la versione linea del PL-P, il PL-L, leggermente diverso e non alimentato (ma alimentabile) a batterie. Poi un DAC, il DAC (uhm…), ad alta risoluzione, con convertitori D/A Analog Devices, il meglio della tecnologia Anagram Technologies e ingressi analogici, in modo da poterlo usare anche come preamplificatore. E ora questa nuova serie di finali, un po’ più accessibili almeno nella versione stereo, ma sempre Nagra.

Fin dall’estetica. La forma piramidale non è una novità assoluta, molti di voi ricordano senz’altro quel ampli a tronco di piramide che tanti guai causò a Yamaha che "inavvertitamente" impiegò una circuitazione ad altissima efficienza sostanzialmente identica a quella del Carver M400… Altri costruttori hanno tentato questa forma ( fermandosi, invero al tronco di piramide) ma pochi l’hanno risolta con tanta eleganza e significatività.

La base, infatti, fa da dissipatore per la sezione amplificatrice e ospita la "sorpresa" di cui sotto. Come finali sono utilizzati dei mosfet della Exicon, selezionati e accoppiati, per una potenza, in questo modello stereo (PSA, Pyramid Stereo Amplifier) di 100 watt per canale in classe AB. La banda passante dell’amplificatore si estende fino a 70 kHz, con un rapporto segnale/rumore dichiarato di 104 dB. Fin qui non ci sarebbe nulla di particolare, a parte la strana forma. I tocchi Nagra stanno in due parti, il sistema di controllo e protezione e l’alimentazione.

Il sistema di controllo e protezione è "intelligente": controlla temperatura, presenza di continua in uscita, clipping. In caso di rischio per i diffusori o per l’amplificatore, il sistema ammutolisce le uscite e accende una luce rossa sul pannello posteriore. Il sistema è anche utilizzato per comandare l’autoaccensione e l’autospegnimento del finale. Se in ingresso c’è un segnale di almeno 100mV, l’amplificatore si accende. Dopo un quarto d’ora di silenzio, si spegne da solo. Fra l’altro, per le funzioni descritte, Nagra utilizza una scheda fatta con componenti non integrati; a quanto pare non c’è, qui, un microcontrollore monolitico, ma una serie di piccoli integrati e discreti, a costituire un progetto esclusivo.

L’alimentazione è, come capita ormai in più di qualche prodotto di fascia alta, anche nel campo delle amplificazioni, a commutazione (switching). Non è la prima volta che Nagra usa alimentazioni switching nei suoi apparecchi: anche i finali MPA e il PL-L usano sistemi a commutazione. Ovviamente un alimentatore switching "tipo PC" non è il massimo per la qualità sonora, anzi. Nagra usa un alimentatore PFC (Power Factor Corrected) come sono quelli che usa, ad esempio, Halcro, presentando verso la rete un carico di tipo non reattivo e che non immette distorsioni su di essa; il modulo PFC di Nagra contiene, secondo quanto dice la stessa Nagra, tecnologia esclusiva che permette di ripulire l’alimentazione in ingresso alle sezioni audio senza fare uso della quantità di condensatori che sarebbe necessaria con un’alimentazione tradizionale, ottenendo anche — cercando di interpretare quanto dice la documentazione — una resistenza interna dell’alimentazione molto bassa, a tutto vantaggio della velocità dell’erogazione della corrente verso gli stadi di amplificazione. La "sorpresa" di cui sopra (tornando alla funzionalità della forma a piramide) è che qui c’è anche un trasformatore tradizionale, un grosso toroidale, avvitato alla base dello chassis. Il trasformatore fa da ulteriore isolatore rispetto alla rete elettrica, sia per quanto riguarda il flusso che dalla rete stessa va agli stadi veri e propri di alimentazione, sia per quanto riguarda gli eventuali disturbi indotti verso la rete (la correzione del Power Factor viene, evidentemente, portata ai limiti). Inoltre, grazie — di nuovo — a un sistema intelligente, il PSA è in grado di riconoscere la tensione proveniente dalla rete e di agire di conseguenza, adattandosi ad essa senza bisogno di interventi su commutatori: è stato ottenuto un alimentatore universale pur facendo uso, come primo componente della linea, di un trasformatore tradizionale.

E ora lascio la parola a Bebo per l’ascolto.

(fine prima parte, segue)


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