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NUMERO 18

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Natale a Roccacannuccia

Non me ne vogliano gli abitanti del delizioso paesino molisano, ma qui è tutta un’invasione di manifesti dell’ultimo atto di una saga che non rimpiangeremo: quella dei film natalizi della coppia De Sica (omissis)-Boldi grazie alla decisione, condivisibilissima, con cui l’attore milanese ha deciso d’interrompere un ricco (solo in termini brutalmente monetari) ultraventennale sodalizio. D’altra parte, dopo "Natale a Miami" sarebbe stato difficile trovare un nuovo spunto per le corbellerie italiote dei nostri.

Anche perché la stagione dei grandi viaggi, delle grandi spese edonistiche, delle vacanze esotiche per far rabbia al vicino ( dopo una forsennata gara con i loro migliori amici e più acerrimi rivali, una coppia di miei conoscenti decise d’investire un capitale, per farsi fottere da un’avventurosa agenzia, che in cambio di svariate decine di migliaia di Euro, li mandò letteralmente a piedi in Cina: durante il viaggio loro si mandarono letteralmente…ben più in là, sebbene in una locazione assai meno recondita, della Cina), volge al tramonto. Volge al tramonto come volgono al tramonto molte delle attitudini mutuate e mai abbandonate da tempi più sfrenati, nella speranza di un magico ritorno dei famosi soldi del Monòpoli. Speranza evidentemente mortificata dagli eventi.

C’è poco da vacanzare a Miami, qui non gira una lira, pardon, un Euro, l’impatto economico della recente legge finanziaria è stato triplicato rispetto alla stesura iniziare ( da 11mld di Eu a oltre 27) e, il famoso cittadino della strada, quello che in un certo periodo di follia aveva vestito Armani e giocato in borsa, si trova a fare i contacci con la vita di tutti i giorni, che purtroppo non è rose, fiori, profumi e belle fighe da calendario com’era stata incautamente prospettata.

Il distacco tra la vita reale e quella televisiva, "vita televisiva" che in un illusionistico gioco di specchi aveva finito per essere il paradigma di quella reale, è tale che l’illusionista ha dovuto metter da parte i suoi conigli nel cappello e le sue scatole delle spade (ormai il trucco non riusciva più, e i malcapitati prestati all’esperimento uscivano fuori dal magico parallelepipedo sanguinanti e doloranti) è prendere atto che, di nuovo come un tempo, è la televisione che deve prendere spunto dalla realtà, se vuole avere una chanche di non esser gettata giù dal quinto piano. Realtà, non reality, anche se persino questi ultimi, ormai, sono impostati sull’osservazione naturalistica degli sfigati, siano essi isolani, fazenderi o musicanti in balia di produttori discografici alla frutta ( e spesso protési verso l’ammazzacaffè).

Insomma la vie n’est pas rose, il lavoro è sempre più precario e precariamente pagato, un appartamento in periferia costa quanto un buon Van Gogh, e il diesel s’è davvero scatenato, costando ormai quanto la benzina e prossimo al prezzo delle zucchine.

Ma cos’è, vi direte? Questo scellerato del direttore senza bavaglio vuole deprimerci proprio in prossimità del Santo Natale? No, assolutamente no (e toglierei quel Santo aggettivante l’odierna festa pagana dei consumi ipocriti), anzi, sono qui per dimostrarvi (come Eduardo in Sik-Sik l’Artefice Magico) che… "E chi l’ha detto che sia un male ?". O ancor meglio, sempre citandomi addosso ( e anche questa è una citazione) che dal letame nascono i fior.

Accadono cose singolari nel lungo ma inesorabile tramonto dell’era dei consumi folli e scriteriati, quando ormai le compagnie telefoniche quei terminali UMTS le cui licenze tanti soldini fecero ( per fortuna) guadagnare allo Stato, li devono regalare. Eh si, perché persino il campione mondiale degli imbecilli comprende che oltre il telefono a supposta, che inserisci e si autoricarica ad ogni pasto, e vibrando provoca un benefico massaggio tantrico, fornendoti al medesimo tempo le coordinate di navigazione verso un avvocato di Vigevano che manco conosci - ma chissenefrega è questo il bello della tecnologia- e fotografa a 2.3 megapizel ogni volta che sbatti la palpebra sinistra ( la destra serve per impostare flash e funzioni accessorie), oltre, dicevo, non si può andare.

I televisori a pannello, ormai te li tirano dietro: giuro che l’altro giorno in una nota grande superficie ho visto un povero anziano pensionato, che era entrato per acquistare un fon a sua moglie, costretto ad acquistare un 42" di marca scognita a prezzo scontatissimo. Il poveretto si dimenava, cercava di spiegare che a lui la De Filippi iperrealista gli metteva il terrore e che il capoccione di Vespa raddoppiato di diametro provocava incubi al cagnolino Fuffi ( un giovanotto con blazer blù e scarpe con la fibbia, che era lì per comprare un laptop semplificato per il suo Rotweiler, lo ammonì severamente: così impara a portarsi in casa i barbùn e gl’immigrati clandestini!). Niente da fare, alla fine glie l’hanno imbragato dietro le spalle, e il poveretto è stato costretto a firmare uno di quei contratti "compri adesso e paghi comodamente cedendoci un’ipoteca sul loculo", uscendo dal negozio accompagnato da donne piangenti e energumeni fustiganti. Mel Gibson che era di passaggio, c’ha fatto subito un corto spiritual-splatter.

Non so se accade anche a voi, ma se sino a pochissimi anni fa, per acquistare un frullatore a rate dovevo presentare sei 740, una dichiarazione scritta del mio vecchio preside, e una raccomandazione di un giocatore professionista di Polo, da qualche mese sono letteralmente bombardato da carte di credito rateali che non ho mai chiesto, e che nemmeno posso ridare indietro, perché arrivano accompagnate non dal prospetto illustrativo bensì da minacciosissime Catene di S.Antonio.

Eh si, accadono cose singolari, come, ad esempio, il ritorno in pompa magna del nostro adorato audio stereo. Si, ebbene si, l’alta fedeltà ha ricominciato a "tirare" e manco poco. In questo è stata aiutata non marginalmente ( come peraltro tra lo scetticismo generale avevamo abbondantemente previsto) dall’ingiustamente bistrattato audio/video. Fermo, questo, al palo, a causa ( reazione di mercato anch’essa prevedibilissima) della superofferta di impianti "pret a ecouter/visioner" al costo di una pizza ai funghi ( e non sempre di qualità almeno paragonabile). Fisiologico. E fisiologico è anche questo rinnovato amore verso l’Alta Fedeltà con le maiuscole. Fisiologico, perché assecondante naturali moti dell’anima, da altrui costretti verso l’orrendo, ma costantemente in lotta ( vittoriosa proprio in periodi come questo di crisi dei consumi "fatui") col demonio del consumismo fine a sé stesso, nella ricerca di un appagamento che sia ben più profondo che non l’utilissimo set elettronico per la Fondue Bourgignon, che manca sempre dalle liste di nozze ma mai dai regali (pare ne sia stato venduto un solo esemplare, nell’88 e che, con senso tantrico della reincarnazione, continui ad esser riciclato ad ogni matrimonio celebrato).

E questo risultato, che ci esalta, a cui c’illudiamo di aver fattivamente partecipato, è frutto anche di apparentemente innaturali alleanze con il diavolo: il video, appunto, quell’MP3 che gli audiofili anziché guardare con orrore dovrebbero considerare come praticissimo sistema di approccio alla musica che, di prassi, porta a desiderare un approccio ancora più stretto e fedele. Non sono stati forse gli "scratchers" a decretare il grande ritorno degli LP? O pensate davvero che siamo stati noi pochi, incalliti e giurassici appassionati?

Tra tante pessime nuove, dunque, una buona nuova. Anzi, per rimanere in clima natalizio e senza alcuna intenzione di essere blasfemi "una buona novella" per gli appassionati, per questo mercato troppe volte dato per morente, per questa bella e nobile (con frequenti cadute nell’ignobile) passione.

L’audio, l’alta fedeltà di qualità, sono vivi più che mai. Alla facciaccia di chi aveva già, a mille e mille riprese, decretato la loro morte.

Buon Natale, un Grande Anno Nuovo

Bebo Moroni e la redazione tutta di videohifi.com


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