
La sensazione che ho sempre provato, girando in varie occasioni per le vie di Vienna, è di totale immersione nel fiume della musica: si avverte la presenza dei grandi compositori di fama mondiale che sono nati o vi hanno vissuto (Mozart, Johann Strauss, Ludwig van Beethoven, Joseph Haydn, Johannes Brahms, Franz Schubert, Arnold Schönberg, Alban Berg ed altri ancora) e si sente di essere nella città che, non a caso, non può essere certamente un caso, ospita la più famosa orchestra di musica classica del mondo quei Wiener Philarmoniker che sono un riferimento e un modello assoluto per generazioni di musicisti.
AKG nasce in questo ambiente e interagendo con questo ambiente diventa uno dei marchi leader nella produzione di cuffie e microfoni.
Qualche dato in sintesi:
Akustische und Kino-Geraete Gesellschaft m.b.H., in breve AKG, è fondata nel 1947 (pochi altri marchi possono vantare una storia così lunga), e assume nel 1997 lattuale denominazione AKG Acoustics GmbH..
1.500 brevetti ed un reparto ricerca e sviluppo formato da 60 ingegneri.
La produzione, esportata per il 98%, comprende microfoni e cuffie, in tecnologia tradizionale e wireless da utilizzare nei settori più diversi dellaudio: sala di registrazione, concerti, sound reinforcement, impieghi commerciali, broadcast ed infine home entertainment (di cui lalta fedeltà è solo una piccola parte).
Cosa aspettarsi da una azienda che nasce e si sviluppa in uno dei luoghi simbolo della musica e che in fondo si definisce semplicemente un produttore di trasduttori?
Grande musica. Che altro?
Descrizione del prodotto e caratteristiche tecniche
La AKG K501 è una cuffia dinamica (nella quale cioè la trasduzione, cioè la trasformazione del segnale elettrico fornito dallamplificatore in suono avviene ad opera di una membrana mossa da un complesso bobina/magnete come nei tradizionali altoparlanti), aperta (vengono definite in questo modo le cuffie che, in poche parole, non isolano totalmente dallambiente circostante come, allestremo opposto, le cuffie chiuse e che permettono in sostanza di udire anche i suoni dellambiente circostante) e circumaurale (i padiglioni della cuffia coprono e circondano completamente lorecchio dellutilizzatore).
Nella gamma AKG la K501, fino ad un paio di mesi fa, prima dellintroduzione dei modelli K601 e K701, occupava il secondo posto immediatamente sotto alla K1000 che è il modello top della casa austriaca e che è un oggetto abbastanza atipico nel panorama della produzione mondiale di cuffie, avvicinandosi più, come spesso viene osservato, ad una coppia di "altoparlanti da orecchio" che non ad una cuffia vera e propria (tanto che i padiglioni sono orientabili e non toccano lorecchio) e che se si potesse creare una categoria apposita si potrebbe definire una cuffia "ultra-aperta".
Come tutta la produzione AKG è un oggetto di grande cura costruttiva: nessun particolare appare tirato via o rifinito in modo meno che impeccabile.
La cuffia rivela quindi una grande cura costruttiva e lessere prodotta da tantissimi anni contribuisce alla sensazione che si prova, tenendola semplicemente in mano, di essere di fronte ad un oggetto giunto da tempo alla sua forma definitiva.
I padiglioni in materiale plastico grigio medio, fittamente traforati per non creare un carico chiuso dietro le membrane dei trasduttori, hanno delle apprezzabili finiture in metallo dorato ed una targhetta, pure dorata, con lindicazione del modello. I cuscinetti sono comodi, ben imbottiti e rivestiti di una maglia in tessuto sintetico. La circonferenza dellarea interna in cui trovano alloggiamento le orecchie è di sei centimetri o poco più.
I padiglioni sono congiunti da due archetti di colore nero, al cui interno passa il filo che alimenta il trasduttore destro.
La cuffia poggia sulla testa per mezzo di una fascia in pelle che riporta impresso al centro lacronimo AKG e alle estremità il logo con i tre cardioidi e lindicazione del canale. La fascia in pelle determina con la sua regolazione la regolazione dellaltezza del padiglione rispetto allorecchio.
La confortevolezza complessiva è a mio parere superiore a quella, pur elevata, della Beyerdynamic DT880. Stringe pochissimo sulla testa, il peso è accettabilissimo ed è fresca, per quanto possibile. anche in ambienti e stagioni calde.
Il cavo di collegamento è liscio, collegato al padiglione sinistro, non intercambiabile, lungo allincirca tre metri e terminato con un minijack dorato sul quale può essere avvitato un adattatore minijack-jack standard (pure esso dorato, in dotazione).
Le caratteristiche dichiarate dalla casa sono le seguenti:
Sensibilità: 94 dB SPL/mw
Risposta in frequenza: da 16 Hz a 30.000 Hz.
Impedenza: 120 Ohms
Distorsione armonica totale: < 1%
Massima potenza in ingresso: 200 mW
Peso: 230 grammi
La cuffia usa nei diaframmi dei trasduttori la tecnologia brevettata dalla casa austriaca denominata "Varimotion System": in sostanza si tratta di una particolare morfologia del diaframma, in assoluto estremamente sottile ma più spesso nella parte centrale. Come ben spiegato nel sito del produttore, la zona centrale del diaframma agisce come un pistone mentre la corona esterna vibra in modo elastico. Il tutto, come si legge nelle note della casa austriaca, allo scopo di ottenere un basso potente e "punchy".
Note dascolto
Ho utilizzato la K501 in una catena di ascolto così formata:
Sorgente: Marantz CD16
Amplificazione 1: Rudistor NX-02
Amplificazione 2: Musical Fidelity X-Can V3
Cavi di segnale: Rudistor e cavo autocostruito
Cuffia di riferimento: Beyerdynamic DT880 Pro
Premetto che il Marantz CD16 è un lettore molto musicale, caratterizzato da un suono tendente (in modo molto leggero) al calore piuttosto che allestrema chiarezza e al dettaglio spinto. Suona, passatemi la contraddizione in termini, molto poco digitale. Pertanto chi dovesse avere una sorgente tendente in modo molto evidente alle tonalità chiare (se non proprio tendente alle tonalità fredde) dovrebbe tenere conto di quanto sopra.
Ordunque, bando alle ciance e vediamo come suona questa signora:
Una avvertenza preliminare: la K501 è un oggetto che va compreso nelle sue peculiarità.
Tanto per intendersi è il tipico oggetto in grado di perdere in un confronto a "commutazione rapida" ma di divenire pressoché insostituibile una volta compresi i suoi pregi e rapidamente digeriti i suoi pochi difetti. Fosse una donna, non sarebbe una adatta ad unavventura ma una con la quale condividere una vita insieme.
Il primo aspetto che colpisce di questa cuffia è la timbrica.
In questo la K501 è , se cosi si può dire, sulle prime piuttosto criptica, nel senso che non è immediatamente intuibile il carattere sonico delloggetto. In questo, ed in altro, sento di condividere in pieno le osservazioni di Andrea Martignano.
Veniamo innanzitutto al punto controverso (che vedremo dolente non è affatto e che è argomento di lunghe discussioni sui forum di tutto il mondo compreso il nostro) ovvero larcinoto roll off della K501 sulla gamma bassissima, per intenderci quella che comprende le note gravi del contrabbasso, del basso elettrico, del pianoforte e soprattutto dellorgano.
Nelle prime ore di ascolto, dunque, è evidente e chiaramente udibile una carenza di impatto delle note più gravi.
Carenza di impatto significa dire che la nota (o meglio gli strumenti che la emettono) è chiaramente avvertibile ma in secondo piano rispetto al resto, cosa ben diversa da un taglio come qualche fesso si ostina a voler asserire (riuscendo, il fesso, a dimostrare solamente che della K501 non ha visto nemmeno la scatola, figuriamoci averla messa in testa).
Inoltre (e qui faccio di nuovo ammenda, ma la mia sofferenza serva almeno a chi mi legge) se, avvertito il fenomeno, viene intrapresa una serie di test basati su commutazioni tra cuffie e vari ampli come inizialmente ho fatto io nel tentativo di capire in tre battute l"universo cuffie" e il microcosmo K501, la cosa raggiungerà toni drammatici.
La cosa, a mio modestissimo parere è tuttaltro che drammatica e facilmente ovviabile adottando una certa attenzione negli accoppiamenti con le elettroniche a monte, come poi vedremo in apposita sezione di questa maxi prova a quattro mani.
Concludendo riguardo a questa benedetta gamma bassa e considerando che ogni oggetto è frutto di compromessi e che probabilmente la ricerca del basso ultraprofondo avrebbe significato sacrificare la gamma media che è il grandissimo punto di forza della K501, mi sbilancio nel dire che è meglio sia andata così.
Se poi pensiamo che le nuove K601 e K701 siano, come si dice e come non abbiamo motivo per dubitarne, un sostanzioso passo in avanti rispetto alla "nostra" possiamo dormire, riguardo a questo aspetto, sonni tranquilli.
Sul resto poco da dire, o meglio ci sarebbe da intessere le lodi per pagine e pagine:
La K501 possiede una gamma media magnifica ed un estremo alto poco meno che magnifico, tanto che è secondo me un autentico riferimento.
Questa caratteristica la rende un oggetto affascinante e consigliabilissimo in grado di riprodurre il timbro degli strumenti in modo sempre perfettamente intelligibile.
Ho riscoperto alcune incisioni da me bollate come spente e fiacche (probabilmente a causa dei sistemi di altoparlanti con i quali avevo effettuato gli ascolti) essere degli autentici capolavori.
Altro parametro di eccellenza di questa cuffia è la grande ariosità della riproduzione.
E una caratteristica, per fare una similitudine, analoga a quando, con degli ottimi sistemi di diffusori, il suono si svincola dai diffusori stessi e si crea la migliore interazione con lambiente.
La musica fluisce libera. Questo aspetto unito allheadstage sicuramente ampio rende godibile gran parte delle incisioni in mio possesso.
Conclusione
Nel data sheet la K501 viene definita "Specifically recommended for audio purists and lovers of classical music".
Tutto vero. Anzi direi di più: anche lamante del jazz potrebbe ricevere grande soddisfazione da questa piccola principessa delle cuffie.
Non so se si riesca a indurre un oggetto fatto di tessuto, plastiche varie, metallo e materiali magnetici a suonare meglio certi generi piuttosto che altri (potessi farlo, stringerei la mano calorosamente a chi lha progettata e gli offrirei qualcosa nel primo bar raggiungibile) ma questi simpatici austriaci sembrano esserci riusciti: semplicemente questa cuffia fa quello che promette e riproduce la musica classica ed il jazz in modo semplicemente stupendo.
Con altri generi sembra, apparentemente, meno a proprio agio. Apparentemente perché una volta comprese a fondo le sue caratteristiche ed abbinata a partners giusti è un oggetto in grado di fornire grande soddisfazione con tutto quello che le capita a tiro, pur non essendo autenticamente onnivora come la Beyerdynamic DT880, e autentici momenti di godimento uditivo con i generi che le sono maggiormente congeniali.
Un classico. Da provare almeno una volta nella vita in una catena che le renda ampio merito.
Una delle caratteristiche più affascinanti dell'ascolto in cuffia è la perdita della cognizione sonora della propria posizione nello spazio, l'esclusione dell'esterno: le nostre orecchie e il nostro cervello rimangono da soli con la musica, senza interferenze. La sensazione di intimità e di contatto diretto con levento sonoro che se ne ricava è bellissima.
Questo porta però le nostre orecchie a lavorare separate, quando nel normale ascolto (dal vero, o con i diffusori) esse "collaborano" per ricostruire la posizione degli strumenti nello spazio.
La AKG introdusse molti anni fa una sorta di "strada alternativa" alla concezione della cuffia: la AKG K1000. Difficile stabilire con certezza se queste siano cuffie vere e proprie, o una sorta di altoparlanti "da orecchio". I driver della K1000 lavorano infatti distanti dai padiglioni auricolari e con angolatura variabile, in modo che un orecchio riceva anche il segnale dell'altoparlante per quello opposto.
La difficoltà di utilizzo e il costo della K1000 indussero la casa austriaca ad introdurre sul mercato la K500, oggetto più tradizionale, pensato tuttavia per regalare ad un pubblico più ampio (e meno abbiente) sensazioni di ascolto simili a quelle delle particolarissime K1000.
Le K501 sono la naturale evoluzione, adottando un altoparlante rinnovato, caratterizzato dall'avere uno spessore diversificato lungo il suo raggio, con l'intenzione di gestire al meglio sia le alte che le basse frequenze (anche l'altoparlante di una cuffia, pur piccolo, è un largabanda, e come tale ha la "necessità" di presentare caratteristiche che possono essere fra loro antitetiche).
E' una cuffia aperta circumaurale, davvero ben ingegnerizzata e ben costruita, in "giusta economia": il padiglione è in materiale plastico di buona qualità, i cuscinetti sono sufficientemente morbidi e rivestiti di tessuto elasticizzato, l'archetto autoregolante è in vera pelle. La cuffia è leggera, comodissima e una volta indossata si fa letteralmente dimenticare; davvero, la si può indossare ed ascoltare per svariate ore senza nessuna fatica.
Ho ascoltato la K501 utilizzando un Marantz CD7300 come sorgente, mentre come amplificazioni ho alternato un Rudistor Rp3 con un integrato Marantz (PM4200) e l'uscita del cd-player. Come sempre, ho ascoltato brani con tutte le possibili formazioni musicali, per saggiare se l'oggetto ha spiccate capacità camaleontiche e di adattamento o se, invece, presenta particolari preferenze e connotazioni sonore.
Ritengo che le K501 facciano parte di quest'ultima categoria di cuffie. Sono oggetti strani, estremamente affascinanti e al contempo rivelatori, ora mi spiego. Innanzitutto sono cuffie a cui ci si deve abituare un po', la loro "firma sonora" è particolare e inizialmente può sconcertare (in sostanza si percepisce una arretratezza delle basse frequenze), poi ci si accorge che c'è molto di più di ciò che sembra. Si tratta di un processo di burn-in che può durare qualche giorno, dove per burn-in io intendo 30% smuovere le membrane nuove e 70% abitudine del nostro equalizzatore interno al nuovo oggetto sonoro. E poi arriva la "rivelazione", se così vogliamo dire (tipo "Ho visto la luce!" dei Blues Brothers, presente?).
Innanzitutto, equilibrio sonoro della K501: è innegabile che sia incentrato dalle medie frequenze in su, con un basso un poco "retrocesso", ma la questione del basso non è riassumibile in così poche righe. Gradisce secondo me l'accoppiamento con elettroniche dal timbro caldo, meglio se non sottolineano troppo i contorni dei suoni. Da questo punto di vista l'accoppiamento col pur eccellente Rudistor Rp3 è stato a mio parere piuttosto problematico, cosa che mi ha fatto preferire l'uscita del lettore CD o meglio dell'ampli integrato all'Rp3 (solo in questo particolarissimo caso, e a causa della particolare impostazione della K501). Intendiamoci, la finezza di grana e la raffinatezza del suono dell'Rp3 non sono raggiungibili dal modesto ampli integrato e dal cd-player. Però il suono un poco cicciottello e sfumato del PM4200 è molto gradito alle K501: un valvolare "giusto" credo potrebbe fare cose ottime con la K501. La quale presenta peraltro una peculiare caratteristica della marca austriaca: una particolare fluidità e musicalità dei medi. Le frequenze medie sono al contempo calde, ben dettagliate, armoniose, timbricamente piene e dense, ad apparente dispetto della notevolissima ariosità generale. Gli alti sono estesi, presenti, talvolta possono rivelarsi leggermente taglienti con particolari registrazioni marcatamente digitali, ma non sono troppo "appuntiti" in generale, sono elargiti con gusto e musicalità, pur non negandosi un sano dettaglio audiofilo.
Per quanto riguarda i suoni gravi siamo invece su un pianeta strano. Le basse ci sono, è innegabile, e sono anche apprezzabilmente estese (ma oggettivamente manca un po' della prima ottava): è l'impatto che lascia un poco sconcertati quanto affascinati. C'è, ma non è da cuffia. Ovvero è un basso che sembra venire da più lontano, non sporca mai, nemmeno a forzarlo, le frequenze superiori; suono molto bello ma con dei limiti. Molto buono con la classica in generale (a patto di non volere i pedali dell'organo molto vicini e presenti e accettando alcune mancanze sui finali della seconda e ottava di Mahler, o sulla terza di Saint-Saens), quando invece c'è da presentare un basso elettrico ben amplificato le cose si complicano, ed io personalmente preferirei un suono più pieno (insomma, sappiamo tutti come suona un basso elettrico dal vivo...) e presente, ma non si può avere tutto. E' innegabile che cuffie più complete (come le Beyerdynamic DT880 o le Sennheiser HD650, per citare quelle che ho sentito) sappiano offrire in basso prestazioni decisamente più appaganti, senza però offrire in modo altrettanto soddisfacente ciò che segue.
Qual'è infatti la rivelazione di cui ho parlato?
E' la sensazione del fluire dei suoni dell'aria in movimento, sconosciuta alle altre cuffie che ho ascoltato finora (eccetto forse la Stax OmegaII). Il suono è localizzato all'incirca come nelle altre cuffie, non si scappa, qualcuno parla di localizzazione frontale con queste cuffie, ma non è così, se non con particolari suoni o rumori "scappati" in modo quasi-binaurale nei microfoni. E' che il suono ha una fluidità ed una libertà di espressione che sarebbe logico nel suono dei diffusori (ma devono essere ottimi) o di strumenti reali, ma molto meno ovvio in una cuffia (infatti nessuna cuffia che finora ho provato, tranne l'inarrivabile Omega, ha rivelato questa caratteristica). Insomma sembra che il suono sia svincolato dagli altoparlanti e dalle capsule. Per una volta lo slogan pubblicitario (in questo caso "Concert Hall Headphones", "Totally Open") non è fine a sè stesso, ma è realistico e onesto. E' una cuffia apertissima nel senso di libertà del fluire del suono. E' la sorellina minore della K1000.
Il risultato è eccellente con strumenti acustici, musica classica/sinfonica in generale, meglio se con organici non eccessivi. Semplicemente commovente con il duo pianoforte/flauto di Galway in "Music for my friends" (RCA Red Seal), dove la nostra si diverte ad offrire una prospettiva spaziale, che pur localizzata nella testa, è insospettabilmente profonda e proporzionata. Flauto traverso semplicemente reale nella timbrica (lo suono e lo ascolto, su questo ci posso mettere la mano sul fuoco), pianoforte anche e dimensioni reciproche dei due strumenti eccezionalmente corrette, con la netta sensazione di percepire le dimensioni della stanza in cui è stata effettuata la registrazione con gli strumenti peraltro localizzati ad una certa distanza dal fronte di ascolto. Emozione pura (detto da uno a cui il suono vicino e intimo tipico delle Grado non dispiace affatto).
Da brivido anche con i Madredeus, tanto per capirci, e dove ci siano voci naturali in genere, un po' meno con gli U2 (tanto per fare un nome conosciuto) e altra musica dove un poco di peso in più non fa male. Non ci ascolterei i Chemical Brothers, insomma. In generale, reputo che per i generi musicali in cui c'è bisogno di maggior impatto probabilmente è preferibile orientarsi su una cuffia dalle diverse caratteristiche sonore.
Ma è comunque una cuffia eccezionale, forse non neutra, ma che fa di fluidità sonora e affascinante comunicatività le sue armi per coinvolgere lo spettatore nell'evento sonoro. Da abbinare sicuramente ad elettroniche calde e "materiche", penso ad esempio a qualche bel valvolare: infatti, se ben assecondata e se incontra i gusti dell'ascoltatore, può risultare preferibile anche a cuffie più blasonate e oggettivamente complete.
PS. sono da poco in commercio le nuove AKG K601 e K701, al contempo unevoluzione della K501 e un passo avanti generazionale. Sembra che mantengano gran parte del fascino delle precedenti, ma risolvendo i problemi di corpo e dinamica in bassa frequenza, anche se modificando un po' la prospettiva dell'immagine sonora (che nella K701, a quanto sembra, dovrebbe essere eccellente, anche se un po' più prossima). Da ascoltare.