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NUMERO 18

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Arcam AVR 300 VS Rotel RSX-1056

Di Marco Caponera

 

Inizio scusandomi per il ritardo con cui esce questo articolo, ritardo dovuto alle fatiche del TAV 2005 che mi hanno impedito di terminare in tempo per la pubblicazione sul numero 17 di videohifi.com. Per farmi perdonare e seguendo la sollecitazione di molti nostri lettori, eccomi a presentare non una sola recensione ma un confronto sul campo in materia di sinto-amplificatori. Gli apparecchi oggetto di questa prova sono l'Arcam AVR300 e il Rotel RSX-1056.

Se guardiamo ai prezzi di listino ci accorgiamo che non siamo di fronte ad oggetti per tutte le tasche ma neanche a mostri sacri dal prezzo inarrivabile. Forse non tutti intenderebbero spendere una cifra simile per acquistare un sinto-ampli, temendone una rapida obsolescenza, ma negli ultimi tempi lo sviluppo degli standard audio è rallentato e anche i processori si sono quindi stabilizzati su livelli qualitativi ormai alti. Quindi spendere duemila euro non è azzardato ma al contrario, per quello che ho potuto osservare (e ascoltare) durante questa prova rappresenta il minimo indispensabile per entrare nel mondo hi-fi dell'audio/video. Molto spesso infatti mi viene chiesto se valga la pena spendere per avere qualche watt in più, connessioni di migliore qualità ecc. rispondo in questa sede che, a patto di scegliere con oculatezza, i soldi spesi per fare di un impianto MCL (multi-canale) un impianto dove ascoltare musica e vedere film ripagano con gli interessi qualunque appassionato.

I due apparecchi sono piuttosto simili tra loro se facciamo eccezione per l'aspetto esteriore. Entrambi infatti appaiono fedeli al look aziendale: predilezione per le linee forti e aggressive per Rotel e linee eleganti e colori neutri per l'Arcam.

 

Alcune differenze le troviamo anche nella filosofia costruttiva, l'Arcam ha la possibilità di gestire fino a 7 canali (più il subwoofer) con una potenza di uscita che su un carico di 8 ohm è di circa 100 watt, mentre il Rotel, benché in grado di gestire, a livello linea, fino a 7 canali (più subwoofer), dispone di un'uscita di potenza per 5 canali di 75 watt ciascuno. Ciò può essere dipeso dal fatto che alla Rotel hanno preferito economizzare, lasciando però la possibilità di aggiungere un finale stereofonico per estendere le potenzialità dell'apparecchio, che nella maggior parte dei casi, nelle dimore italiane, non obbliga all'utilizzo dei canali surround aggiuntivi. Tra i due telecomandi mi sono trovato a preferire quello del Rotel, con più comandi a vista e migliore capacità di comandare il sinto-ampli. In particolare quello dell'Arcam ha un consumo di batterie eccessivo che lo rende inutilizzabile già dopo poche ore di utilizzo. Entrambi i pannelli anteriori appaiono molto eleganti, facendo fare bella figura a ciascuno dei contendenti, il Rotel forse predilige un mobilio più moderno con l'Arcam si può spaziare anche sul classico o addirittura il “country”. I pannelli posteriori sono tra i più completi della categoria. Per ottenere di più in fatto di connessioni disponibili ci si deve indirizzare sui prodotti di punta, che sono per definizione il vertice massimo della tecnologia dell'intrattenimento domestico, ma sicuramente sovradimensionati per un uso “normale”. Coerente con la mia battaglia per la semplificazione dell'audio/video, segnalo che il parco connessioni video è completo su entrambe le macchine, ma che non mi sarei lamentato se avessi trovato tutti quegli spazi vuoti, poiché consiglio sempre a tutti di passare il segnale video direttamente da sorgente a Tv o VPR e mai attraverso l'amplificatore. Se proprio avete bisogno di molte connessioni video privilegiate display molto versatili in tal senso come sono ormai tutti i Plasma o gli LCD, ma anche i migliori videoproiettori in commercio.

I menù sono, per entrambi gli apparecchi, accessibili da OSD (on screen display), ma l'Arcam consente, con un po' di difficoltà, di accedervi anche dal proprio display. In entrambi i casi tutto è a portata di mano e facilmente configurabile. L'Arcam permette, senza l'uso di finali aggiuntivi, di sfruttare i due canali Surround Back per sonorizzare un secondo ambiente domestico.

Anche aprendo gli apparecchi è difficile dare una preferenza poiché sebbene mediante scelte progettuali differenti i risultati sono per entrambi notevoli e rassicuranti. Forse il Rotel è più appariscente ma anche alla Arcam sanno esattamente come mettere insieme qualche manciata di componenti per realizzare apparecchi notevoli. Forse soltanto il dimensionamento dei componenti mostra la differenza di potenza di 25 watt per canale che divide i due antagonisti. Il Rotel appare strumento più “professionale” con il sistema di raffreddamento ad alette su cui sono montati i transistor finali, l'Arcam mantiene un piglio austero ed elegante anche senza involucro. Ciascuno scelga quale stile interno-esterno preferisce, non sorgeranno sorprese in entrambi i casi. Ultima nota sulle dotazioni dell'Arcam: il comodo selettore dell'impendenza d'uscita dell'apparecchio selezionabile tra 4 e 8 ohm, comodissimo per evitare che la sezione finale si “sieda” sul più bello. Se teniamo conto che la scarsa capacità di pilotaggio è il difetto più comune fra le amplificazioni audio/video di medio prezzo ci accorgiamo che alla Arcam hanno fatto le cose per bene. Inutile che vi parli della dotazione di decodifiche audio poiché entrambe le macchine dispongono di tutte quelle più comuni, discorso analogo per le connessioni video assolutamente complete fatta eccezione per quelle digitali (HDMI, DVI). Concludo il discorso di presentazione citando il fatto che sia Rotel che Arcam hanno dotato le proprie creature di un collegamento con il PC per l'aggiornamento del software.

Rotel

 

Arcam

Dischi e apparecchi.

Ho ascoltato a lungo entrambi i sinto-ampli, con una frequentazione maggiore per l'Arcam. L'impianto in cui ho inserito entrambi è composto da sorgente Pioneer DV-868AVi, diffusori: JBL e Chario, pre-amplificatore MCL di riferimento: Conrad Johnson MET1, abbinato ad una serie di finali monofonici Vincent. Cavi: Megaride Audio, HiDiamond e Van Den Hul. Tavolino Solid Steel e piedistalli Comet Art, progettati dal sottoscritto.

Il software (espressione orribile ma sintetica) per l'audio stereofonico su supporto CD: Paul Simon, Songs from the Capeman (capolavoro sottovalutato), John Scofield, Quiet (disco melodico e riflessivo); Fabrizio De Andrè, Anime Salve (imperdibile). Per i SACD multicanale e non: Pink Folyd, Dark side of the moon (capolavoro pensato in MCL); Peter Gabriel, Up (riarrangiato magistralmente per il MCL); Herbie Hancock, Head Hunter (fusione di stili e tipologie sonore). I DVD-Video musicali: Pink Floyd, Live at Pompei; i film, per le colonne sonore e gli effetti MCL: Fratello dove sei? (dei fratelli Coen, colori e musiche bellissimi), Blade (la trilogia completa, il sangue non è mai stato così dolce!), 2001 Odissea nello spazio e Apocalipse now (inutile elogiarli).

L'ascolto

Iniziamo dal vecchio CD riprodotto dall'uscita analogica del lettore, escludendo quindi l'intervento digitale del sinto-ampli. L'Arcam dispone di un tasto per lo spegnimento delle funzioni digitali e di quelle video che ha dato risultati migliori di quello Rotel. L'Arcam si presenta subito come un amplificatore dalla risposta in frequenza neutra, non è molto esteso nel registro inferiore, ma dispone di buon dettaglio e ottima dinamica, il micro-dettaglio fornisce molte informazioni sul contributo armonico degli strumenti, la macro-dinamica non è esplosiva ma nemmeno artificiosa. Il Rotel, al contrario, è più protagonista nella trama sonora, il registro medio è più leggero, con voci, chitarre e fiati meno corposi della norma, con un registro alto che tende al primo piano. La gamma bassa di contro è strepitosa, estesa, potente e controllata come raramente capita di trovare in oggetti progettati per l'HT. La scena è in entrambi i casi leggermente compressa sui diffusori e soltanto l'Arcam riesce a ricreare il giusto palcoscenico virtuale, il Rotel ha un maggiore fuoco sugli strumenti ma minore ampiezza. In generale preferisco per equilibrio, il dettaglio e la naturalezza l'Arcam e per l'estensione e la qualità generale della gamma bassa, il Rotel.

Entrando dalla connessione digitale, facendo lavorare i convertitori dell'amplificatore, ho riscontrato una perdita generale di dettaglio ed equilibrio, le voci nell'Arcam si fanno leggermente nasali, la scena “collassa” in entrambi e la gamma bassa, nel Rotel, seppur ancora buona perde un po' di controllo. Se avete una buona sorgente evitate di ascoltare i CD collegando gli apparecchi in digitale.

Passando alla riproduzione di materiale SACD, trovo miglioramenti in molti parametri su entrambe le macchine. Il Rotel diviene più equilibrato per quanto riguarda la risposta in frequenza, gli estremi di banda rimangono il punto di forza, ma la gamma media acquista naturalezza e dettaglio, conferendo a tutta la riproduzione un livello di piacevolezza maggiore. L'Arcam fa un passo avanti nell'estensione in gamma bassa, nella solidità e dinamica della stessa. La scena migliora enormemente divenendo di livello più che buono in entrambi, sempre con un leggero vantaggio per l'Arcam. Il suono generale del Rotel tende ancora un pochino all'artificioso, al sintetico, ma anche alzando molto il volume non si notano indurimenti di sorta, almeno fino a livelli sopportabili dal mio udito. L'Arcam ricorda di più un suono classicamente hi-fi, senza protagonismi, e senza affanni quando il volume aumenta, o la quantità di informazioni diviene elevata.

Veniamo ai DVD-Video, con concerti e film musicali ho ravvisato una prestazione di rilievo in entrambi i modelli, le compressioni presenti sul supporto, si sa, deteriorano un pochino la riproduzione ma entrambi riescono a ricreare il giusto coinvolgimento nell'azione del film, sia esso un dramma raffinato o l'ultimissimo film d'azione, con una leggera predilezione per il primo da parte dell'Arcam e per il secondo da parte del Rotel. Quando il volume è sostenuto e l'azione su schermo intensa, entrambi tengono bene senza comprimere. L'Arcam propone una ricostruzione degli effetti meno vincolata ai diffusori, c'è aria fra l'uno e l'altro e non si viene distratti da suoni che arrivano direttamente dai canali surround. Il Rotel è meno raffinato da questo punto di vista, ma dispone di una gamma bassa che se coadiuvata dal subwoofer diviene devastante, da litigio condominiale per direttissima. La tendenza del Rotel è di mettere tutto al proprio posto, cercando anche di mascherare eventuali difetti nel trattamento dei segnali da parte dei tecnici audio del film. L'Arcam, al contrario, è impietoso ed evidenzia senza ombra di dubbio anche eventuali differenze timbriche dovute a diffusori di differente produzione e modello. In poche parole è l'elemento intorno al quale costruire l'impianto, mentre il Rotel è più democratico e permissivo. Ciò però ha un rovescio della medaglia nel maggiore dettaglio, e naturalezza dell'Arcam, il Rotel eccelle nei singoli parametri ma non nell'amalgama generale. Il Rotel soffre meno il volume, ma avendo meno erogazione di potenza si ferma prima, anche se in entrambi i casi il valore dichiarato sembra credibile.

Conclusioni

Se nell'ascolto solo audio sono stato molto severo nella valutazione è perché i soldi vanno spesi con cognizione di causa e quindi si deve valutare sì la prestazione relativa, ma anche i parametri assoluti. In questo caso debbo riconoscere che la qualità audio per l'HT è per entrambi tra le migliori abbia avuto modo di ascoltare in oggetti del genere. Molto spesso si sottovaluta la prestazione MCL di un apparecchio perché la si ritiene indipendente da quella stereofonica, ma non si riflette sufficientemente sul fatto che durante la riproduzione di un film l'amplificatore è sottoposto a un duro lavoro in tutte le sue componenti, cosa che ovviamente non capita nella stereofonia quando addirittura possiamo spegnerne alcune parti. Spesso e volentieri leggo che un apparecchio viene definito buono per l'HT ma non per l'audio stereofonico, cosa che giudico alquanto bizzarra perché se l'apparecchio non va in stereofonia - quando è a mezzo servizio - difficilmente potrà “migliorare” la prestazione in MCL. A meno che non vi sia un pregiudizio a monte, e cioè che si pensi che un apparecchio HT possa avere dei difetti quando si sta guardando un film perché tanto passeranno “inascoltati”. Io mi rifiuto di vedere le cose in questo modo, perché non soltanto si farebbe un torto a quelle aziende, poche in verità, che gli apparecchi li realizzano per farli suonare e non per arredare più o meno efficacemente un salone, ma soprattutto si farebbe un ragionamento che con l'hi-fi non ha alcun collegamento e che quindi noi di videohifi.com evitiamo di prendere in considerazione. I due oggetti in prova non saranno campioni d'arredo o di quantità di decodifiche e DSP per centimetro di superficie, ma suonano egregiamente qualunque supporto o formato vogliate far loro riprodurre… e non mi sembra poco.

Le valutazioni generali non fanno emergere un vincitore assoluto. Già m'immagino i volti dei critici assolutisti che vorrebbero sangue a più non posso e apparecchi stroncati ovunque. Mi dispiace la vostra soddisfazione dovrà essere rimandata, anche se… anche se, un preferito io ce l'ho, ed è l'Arcam. È l'Arcam perché mi sembra l'oggetto più equilibrato dei due, quello cioè che ha saputo offrire la prestazione migliore e più credibile nelle condizioni più diverse. Mi ricorda molto da vicino l'impostazione di un altro marchio che stimo da sempre per le sue produzioni MCL e cioè NAD. Il Rotel è, invece, l'apparecchio con più sostanza, con una sezione analogica, a parer mio, migliore di quella digitale e con la classica sezione finale di altissimo livello. In entrambi i casi comunque consiglio a chi sta decidendo di passare ad un impianto serio per il MCL di andare ad ascoltarli

Dati Rotel RSX-1056

Costruttore : Rotel

Importatore : Audiogamma

via pietro calvi, 16 20129 Milano
tel. 02-55181610


Costo : €1990

 

Dati Arcam AVR 300

Costruttore : Arcam

Importatore : MPI Electronic

via de amicis 10-12 20010 Cornaredo (MI)
tel 02-9361101

Costo : €2500

 

 


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