Beyerdynamic è uno dei marchi storici dellaudio mondiale.
Più di ottanta anni di storia, credo sia un record quasi assoluto, sempre guidata dalla stessa famiglia che lha fondata nel 1924 a Berlino, nel 1948 si sposta ad Heilbronn, una cittadina immersa nel verde della valle del Neckar, tra Stoccarda ed Heidelberg.
La Beyerdynamic nel 1937 è la prima azienda al mondo a produrre una cuffia dinamica, la DT48. Nel 1939 produce il modello M19, primo microfono dinamico per utilizzo in studio.
Di successo in successo si arriva ai giorni nostri, passando per i microfoni usati dai Beatles nel loro Tour tedesco del 66, per le cuffie quadrofoniche DT204 prodotte nel 73, le elettrostatiche ET1000 del 76. Nel 1987 la cuffia DT48 festeggia i primi cinquanta anni di produzione ininterrotta (i primi cinquanta perché è tuttora in catalogo).
Attualmente la produzione, che fa ricorso alle tecnologie più moderne (tradizionali e wireless), comprende cuffie, microfoni, mixer e accessori per conferenze e presentazioni, per impieghi musicali (palco e studio) e broadcast (sia audio che video) nonché, cosa che ci interessa più da vicino, diverse serie di cuffie per lhome entertainment e laudio domestico.
NOTA: La cuffia oggetto della nostra prova, la Beyerdynamic DT880, è prodotta da tantissimi anni ed è stata sottoposta a fine 2005 ad un restyling che non ha variato in alcun modo le performance. Nelleventualità dovessimo avere notizia di sensibili differenze ve ne daremo notizia nel forum dedicato alle cuffie o in un follow-up di questa prova.

Descrizione del prodotto e caratteristiche tecniche
La Beyerdynamic DT880 è una cuffia dinamica (nella quale cioè la trasduzione, cioè la trasformazione del segnale elettrico fornito dallamplificatore in suono avviene ad opera di una membrana mossa da un complesso bobina/magnete come nei tradizionali altoparlanti), semi-aperta (vengono definite in questo modo le cuffie che operano un parziale isolamento dallambiente circostante) e circumaurale (i padiglioni della cuffia coprono e circondano completamente lorecchio dellutilizzatore. Ricordo che vengono definite intraurali le cuffie (o più propriamente i trasduttori) che vengono indossate mediante inserimento nel canale auricolare, e sovraurali le cuffie che non circondano completamente i padiglioni auricolari dellascoltatore, ma vengono appoggiate sopra questi).
Dal punto di vista morfologico la cuffia è quanto di più classico ci possa essere.
I padiglioni di forma cilindrica sono in plastica nera di buona fattura. La faccia esterna del cilindro è in alluminio finemente forato recante il logo del produttore.
I cuscinetti sono piuttosto morbidi, ottimamente rifiniti e rivestiti in velluto liscio di colore grigio. Il diametro interno dei cuscinetti è di circa 60 millimetri.
Al padiglione sinistro giunge il cavo spiralato lungo circa tre metri, di ottima fattura (mai un intreccio ed è tutto dire) terminato con un minijack dorato sul quale può essere avvitato ladattatore minijack-jack standard dorato in dotazione.
Larco che congiunge i padiglioni, costituito da due lamine in acciaio larghe circa 8 mm e poste affiancate, è rivestito con una morbida imbottitura in similpelle nera, asportabile.
La cuffia è comoda da indossare. Probabilmente per il fatto di essere una cuffia semi-aperta e per il fatto di dover garantire un minimo isolamento dallesterno la pressione sulla testa e sullarea circostante lorecchio è di poco maggiore rispetto alla AKG K501.
La cuffia viene fornita in una elegante scatola di alluminio con una bella e morbida imbottitura in schiuma sintetica a celle aperte.
Sapientemente la Beyerdynamic include nella confezione una prolunga da tre metri (se posso esprimere una piccola riserva: avrei preferito, per mera continuità di colore che i jack femmina e maschio elle estremità fossero stati dorati anchessi). Questo accessorio è di grande comodità e ne ho apprezzata molto la presenza.
Le caratteristiche dichiarate dalla casa sono le seguenti:
SPL nominale: 96 dB
Risposta in frequenza: da 5 Hz a 35.000 Hz.
Impedenza: 250 Ohms
Distorsione armonica totale: < 0,2 %
Massima potenza in ingresso: 100 mW
Peso: 270 grammi
Pressione media sullorecchio: 2,8 N
Note dascolto
Ho utilizzato la Beyerdynamic DT880 in una catena di ascolto così formata:
Sorgente: Marantz CD16
Amplificazione 1: Rudistor NX-02
Amplificazione 2: Musical Fidelity X-Can V3
Cavi di segnale: Rudistor e cavo autocostruito
Cuffia di riferimento: AKG K501
La prima impressione è quella che conta?
A volte si. E sembra essere il caso della Beyer. Il primo test, in assenza momentanea di amplificatori per cuffie dedicati è stato effettuato utilizzando luscita cuffia del convertitore D/A Behringer Ultramatch Pro 2496.
Già in questa condizione minimale dal punto di vista qualitativo, la DT880 ha manifestato la sua, per così dire, personalità, ulteriormente confermata dallabbinamento con le elettroniche dedicate.
I primi aggettivi che mi vengono in mente per descriverla sono eclettismo e musicalità.
La DT 880 è in grado di digerire e riproporre tutto quello che entra dal jack, senza particolari idiosincrasie rivelando le qualità (buone o cattive) di quello che sta a monte, sapendo essere dolce o aggressiva quando serve.
E sempre a proprio agio con rock, pop jazz e classica (ben più del riferimento con la musica sinfonica e con i grandi ensemble orchestrali in generale, anche leggeri o jazz).
Dal punto di vista della linearità della risposta in frequenza è decisamente diversa dalla AKG K501 che ho usato come riferimento.
Leffetto che ho descritto riferendo riguardo alla K501, ovvero un apparente arretramento degli strumenti che occupano la zona bassa dello spettro udibile qui è del tutto assente. Se ne avvantaggiano in termini di godibilità della riproduzione i generi ad alto contenuto energetico (il funky ed il blues sono irresistibili, mi sono ritrovato a battere il piede come non facevo da tempo). I giri di basso elettrico più complicati sono restituiti con estremo dettaglio. Il suono del timpano (mi ha impressionato riascoltare una incisione di "Una notte sul monte Calvo" di Modest Mussorgsky) di impatto semplicemente travolgente.
Ho trovato molto buona la gamma media (forse non a livello del riferimento usato, cosa che ritengo in ogni modo ardua). La riproduzione della voce umana in particolare è piacevolissima e realistica.
Lestremo alto non mè mai sembrato particolarmente in evidenza ma sempre allineato rispetto alle altre frequenze della gamma udibile questo a confermare una mia impressione: la DT 880 non è uno di quegli oggetti (e mè capitato di osservarlo in diversi diffusori) che inducono una falsa sensazione di dettaglio enfatizzando una gamma piuttosto che unaltra.
Semplicemente cè tutto, al posto giusto, al livello giusto.
Il dettaglio che si scopre nellincisione è frutto in questo caso della superlativa coesione ed equilibrio tra le gamme, che non danno la sensazione, come può capitare, di essere, se così si può dire, distaccate tra loro.
La prospettiva sonora che offre la DT880 è in generale di ampiezza inferiore a quella della K501, cosa che non era difficile aspettarselo dato che in questo la cuffia austriaca è unautentica campionessa.
In generale, quindi, le prestazioni della DT880 sono, anche relativamente a questo parametro, molto buone. In alcune occasioni ho osservato la DT880 soffrire di una sorta di costrizione della prospettiva, cosa questa che senzaltro non ho potuto direttamente correlare alla catena utilizzata, ma più probabilmente ad alcune incisioni, ottenendo quindi una ulteriore conferma del carattere rivelatore di questa cuffia che rispetto al riferimento è meno incline a compensare con il proprio carattere i difetti di registrazione.
Combinando la coesione tra le gamme, lestremo basso vigoroso e la buona prospettiva che ricrea, la Beyer è una cuffia che rende godibilissima la riproduzione dei live, ad esempio "Living in the Past" dei Jethro Tull o "Made in Japan" dei Deep Purple (in questultimo caso con una piacevole sensazione di essere davanti al palco a saltare assieme ai fan giapponesi di Ian Gillan e soci).
Conclusione
Ne avevo sentito molto parlare e sempre piuttosto bene ed ero curioso di metterla alla prova.
Devo dire onestamente di averla torchiata a dovere ed ora che è giunto ("Da tempo!!!", o "Era ora!!!" diranno i più cattivi) il tempo di restituirla provo una specie di sindrome di distacco post parto.
E una cuffia di grande valore.
Suona sempre ed in tutte le occasioni.
Con questo non pensiate che sia insensibile agli interfacciamenti o che sia facile farle raggiungere livelli qualitativi elevati: se la cava già abbastanza bene con partner anche solo poco più che adeguati, ma è in grado di rendere da molto bene a benissimo solo se interfacciata con cura come ho avuto modo di fare.
E stata, come sanno bene i frequentatori del nostro forum, protagonista di accoppiamenti anche molto arditi e ne è sempre uscita a testa alta, come si conviene a chi ha carattere.
Tuttaltro che ruffiana e facilona o eufonica fa del rigore e della correttezza la sua arma.
La raccomando sicuramente a chi musicalmente è onnivoro, dato che come detto fino alla (vostra) noia è uno degli oggetti in assoluto più eclettici che mi sia capitato di provare e si fa apprezzare proprio per questa evidente imperturbabilità rispetto a quello che gira nel cassettino del lettore o nel piatto del giradischi.
Imperturbabilità e rigore teutonici, oserei dire.
Bentrovati a tutti.
Innanzitutto desidero ringraziare la redazione di VideoHiFi, il suo direttore, e in particolare Francesco Pampanoni, per avermi concesso di scrivere gli articoli che leggete su questo numero. La cosa mi onora non poco.
Ma veniamo subito al "sodo".
Cè una cosa che rende questo "gioco" che è lalta fedeltà particolarmente intrigante, ed è un fatto di cui ci si accorge poco dopo aver iniziato ad ascoltare e provare gli oggetti che più ci attirano: non è facile, soprattutto all'inizio della nostra avventura di appassionati della riproduzione sonora, comprendere i propri gusti e le personali inclinazioni; si intraprende quindi un cammino, impervio e divertente (ma spesso dispendioso), alla ricerca del "nostro" suono. Ricordiamoci che questo "gioco" non è fatto solo di elettronica e trasduttori, ma soprattutto di musica, arte ed emozioni. Il compito di ogni apparecchio di alta fedeltà è comunicarci queste cose nel miglior modo possibile.
Sono approdato alla cuffia oggetto di questa prova dopo varie vicissitudini, più o meno positive, comprendenti, fra le altre, le Grado SR-60, le Sennheiser HD565, HD650, e le AKG K501, avendo avuto anche nel frattempo la possibilità di ascoltare le Grado Rs-1 e le Stax Omega II in una configurazione da sogno, composta dalla sorgente Linn Sondek CD12 e da un'amplificazione Rudistor Egmont in versione custom. Tutt'ora fa parte del mio setup la Stax Lambda Signature (pilotata dall'amplificatore a stato solido Stax SRM-3), che reputo un riferimento per molti parametri.
Tutte queste "esperienze di ascolto", coadiuvate da una costante attività musicale "live", sia da una parte che dallaltra della barricata (che poi è il palco, e barricata non è), mi hanno pian piano indirizzato verso la comprensione di ciò di cui ho personalmente bisogno per vivere la riproduzione della Musica nel modo più realisticamente emozionante: in una parola, "equilibrio".
Ho ascoltato la DT880 utilizzando il mio Marantz CD7300 come sorgente e alternando le seguenti amplificazioni: un G&W TW-J1, un Rudistor RP33 e un Rudistor NX-01 come amplificazioni dedicate e le uscite cuffia dell'integrato e del lettore CD come verifica di compatibilità e di facilità di pilotaggio. Ritengo infatti che sia opportuno verificare le qualità esprimibili dalla cuffia anche quando pilotata da elettroniche non dedicate, in quanto non tutti ne utilizzeranno una. Beninteso, l'amplificazione dedicata è basilare per estrarre dalla nostra cuffia tutto ciò di cui essa è capace, ma il mercato è ancora restio, purtroppo, a trattare l'oggetto cuffia alla stregua dei diffusori, e non solo come mero accessorio.
Anticipo già che le Beyer si sono comportate bene anche con l'uscita diretta del Cd7300, facendo pensare ad un primo impiantino in cuffia veramente minimale, economico e dai contenuti sonori eccellenti, migliorabile in futuro con un ampli dedicato. L'utilizzo dell'amplificazione dedicata ha rivelato però tutte le capacità della DT880, e le note di ascolto che seguiranno si riferiscono principalmente all'utilizzo della DT880 con i due amplificatori citati.
Ho ascoltato musica da tutti i generi, passando dallelettronica alla grande orchestra, dalla formazione cameristica al folk acustico, allo scopo di verificare tutte le qualità ed eventuali particolari manchevolezze della cuffia in esame.
Trovo la DT880 decisamente confortevole, per me e il mio cranio è di quelle cuffie che danno "piacere" ad indossarle (come la Sennheiser HD465 - quella vecchia, adesso ce n'è un altra con lo stesso nome - e la HD565). La cuffia non preme troppo sulle ossa intorno alle orecchie e lo fa nelle zone giuste (pressione ben distribuita), inoltre, i cuscinetti sono piacevolissimi al contatto e l'archetto è molto morbido.
Prima sensazione sonora che "salta alle orecchie": suono denso e "materico". Caldo e spesso, senza per questo essere squilibrato, anzi c'è molto equilibrio fra le gamme e giusta presenza di tutto il contenuto musicale, nonché un ammirevole dettaglio su tutto lo spettro. La DT880 ha degli equilibri veramente belli: presenta un suono virato su tonalità luminose, ma senza che si presentino mai accenni di asprezza, infatti il suono rimane sempre timbricamente caldo. Il medio, davvero bello, liquido e lucido allo stesso tempo, conferisce alla riproduzione un senso di realismo veramente confortante. La ricostruzione delle voci e degli strumenti naturali mi ricorda ciò che avevo sentito con la Grado RS-1 per sensazione di naturalezza (scusate se è poco...), con un po' meno di corpo ma con un'aggiunta di sana lucidità. Buona la dinamica: rispetto alle cuffie che puntano maggiormente su questo parametro (penso ad esempio alle Sony SA5000), si nota un carattere un poco più "smussato", ma le variazioni dell'intensità sonora, anche molto rapide, sono assecondate bene, soprattutto sul basso, dove le Beyer hanno portato alla luce particolari di arrangiamenti che prima facevo un po' difficoltà a notare.
Il dettaglio è infatti ottimo anche sul basso: pur non raggiungendo le prestazioni di separazione timbrica tra cassa e basso elettrico di un'elettrostatica, la riproduzione di questo range di frequenze è tra le migliori tra le cuffie dinamiche, con l'aggiunta di una grinta che le elettrostatiche solitamente non possono avere. Le percussioni in particolare risultano davvero notevoli per realismo di impatto, dalla cassa, ai tom, ai piatti, contemporaneamente definiti armonicamente, estesi, presenti ma mai aggressivi. Tutta la regione delle basse frequenze in generale è rotonda, controllata, morbida, ben presente, lineare e con una grande estensione. Uno di quei bassi in cuffia che ti fa un poco meditare sulla "fisicità apparente" dell'ascolto in testa rispetto a quella ottenibile da normali diffusori in normali ambienti domestici. Ottima estensione e controllo fino all'estremo udibile, con solo un leggerissimo roll-off sull'estremo basso, rispetto alla Stax Lambda, che però non può vantare la stessa grinta.
Una spiccata qualità della DT880 è secondo me la coesione tra le gamme sonore (la sensazione cioè che non ci siano bassi, medi e alti ma un continuo indivisibile lungo tutto lo spettro, la musica insomma!), segno di una timbrica che mantiene le sue belle caratteristiche al variare della frequenza, cosa non troppo comune anche per cuffie molto blasonate.
Per quanto riguarda la prospettiva sonora, il suono offerto dalla DT880 non è certo "retrocesso", tendenzialmente vi porta anzi in prima fila, più o meno in braccio al direttore d'orchestra, quando invece ad esempio una AKG K501 vi mette nella sala, anche piuttosto indietro. Quindi l'headstage della DT880 è davvero buono, ampio, con strumenti ben definiti, ma piuttosto prossimi. Non manca certo la scansione in profondità dei diversi piani, ma il punto di partenza del fronte sonoro è "vicino". Io trovo questa prospettiva molto bella, mi ricorda in un certo modo le Grado, che peraltro non possono competere con la DT880 in termini di larghezza e profondità. Il senso di intimità e coinvolgimento nell'evento sonoro è davvero notevole. Mancano però, rispetto a cuffie più "particolari", alcune cose in questo ambito: ad esempio non ci sono le vertigini della K501, ricordo un particolare passaggio della colonna sonora di Vangelis "1492 Conquest of Paradise", dove il suono dei sintetizzatori decresce per lasciare spazio al coro, e le K501 danno un senso di distanziarsi del suono e di "respiro" quasi impressionante, che con la DT880 non è così marcato, anche se presente. Ritengo però che la DT880 riesca ad offrire una migliore scansione e definizione dei diversi piani sonori in profondità, mentre ho sentito altre cuffie, ad esempio la Sennheiser HD650, riuscire ad aprire di più la scena in larghezza nei momenti di massima dinamica. La "sorella" DT990 offre un'immagine sonora apprezzabilmente più estesa nelle tre dimensioni, rinunciando però a una completa linearità di risposta. Non c'è comunque confusione nell'immagine della DT880, e l'amplificazione dedicata aiuta molto, in quanto sono altrimenti chiaramente avvertibili mancanze nella ricostruzione dell'immagine dovute all'elettronica. Devo comunque ammettere che questa prossimità degli strumenti non rende talvolta completa giustizia alle proporzioni di immagine di certe formazioni cameristiche.
Una caratteristica di "imperfezione" (ma è un termine improprio in questo caso) che ho riscontrato, è una lieve e piacevole eufonia in gamma acuta. Tutto nell'ambito della correttezza, ma il suono è un poco "ammiccante", nelle giuste dosi. E' necessario però porre attenzione alla scelta dell'amplificazione: elettroniche di prestazioni modeste sono subito smascherate dalla DT880, che risponde con una avvertibile acidificazione della gamma acuta (comunque senza risultare sgradevole) . D'altro canto, la musicalità e la correttezza che le sono proprie, vengono esaltate da elettroniche di pregio.
Per quanto riguarda le capacità di adattamento ai diversi contesti musicali, trovo che la DT880 abbia un comportamento ben diverso e più completo della AKG K501. La Beyer suona in modo entusiasmante un po' con tutto: ha la capacità di trasformarsi da un amabile minidiffusore quando chiamata a riprodurre piccole formazioni cameristiche ad una sorta di Klipschorn quando chiedete loro di portarvi al concerto dei Rush. Questo grazie alla completezza e all'equilibrio prestazionale tra i diversi parametri d'ascolto.
Per quanto riguarda l'adattamento all'amplificazione, ho riscontrato che la connaturale correttezza e la resa "calda" del timbro di voci e strumenti, ne rendono piacevole l'ascolto anche con elettroniche modeste; tuttavia, la definizione in gamma acuta di cui è potenzialmente capace la Beyer non va mortificata e la cuffia vi sarà molto grata se la accompagnerete con una degna amplificazione dedicata. Attenzione però ad elettroniche e interconnessioni poco raffinate in gamma acuta o che tendono ad alleggerire il messaggio sonoro.
In conclusione, anche se altre cuffie dinamiche che ho ascoltato presentano talvolta un livello di linearità in gamma acuta lievemente maggiore, o una migliore distinzione degli strumenti nello spazio in taluni momenti critici, oppure una maggiore dinamica, trovo che la DT880 abbia un eccellente equilibrio tra tutti i suoi pregi e le sue caratteristiche, non ve n'è una che sovrasta l'altra; a causa di questo, pur non essendo la Beyer una cuffia perfetta sotto tutti gli aspetti, è difficile trovare un reale difetto nel suo suono. Ne risulta una peculiare capacità di sottolineare ciò che fa musica, l'espressività dell'artista, l'emozione insita nei solchi, analogici o discretizzati che siano.
La BeyerDynamic DT880, ad ogni modo, combatte ad armi pari con i modelli più rinomati tra le cuffie dinamiche della sua fascia di prezzo e anche oltre, proponendosi con caratteristiche sonore peculiari, quali la correttezza armonica e timbrica, e la capacità di eccitare e coinvolgere emozionalmente (anche d'impatto) l'ascoltatore.
Personalmente ammetto che questa cuffia ha incontrato in modo eccellente il mio gusto personale, ponendosi come punto conclusivo (almeno per un po' di tempo) del percorso, intrapreso molti anni fa, con una piccola cuffia da walkman in testa...