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NUMERO 17



Leema Xen di Bebo Moroni

 

Fondata nel 1998 da due valenti ingegneri del suono come Lee Taylor e Mallory Nicholls, la britannica Leema nasce con l’intento di stabilire nuovi standard qualitativi per i monitor da studio per uso professionale, in particolare i mini-monitor che dopo le glorie dei BBC LS 3/5° e con magnitudo minore degli RCL "The Small" stavano conoscendo un periodo ormai assai lungo di stasi progettuale e creativa. Di più: l’obiettivo dichiarato di Taylor e Nicholls era quello di letteralmente reinventare l’oggetto minidiffusore, donandogli dignità e classe tali da farne da una parte un oggetto di precisione impiegabile per il controllo delle più impegnative registrazioni, e svincolandolo, dall’altra, dalla competizione con i diffusori "grandi", rendendolo strumento perfettamente utilizzabile in ambiente domestico, senza le tante difficoltà che rendono spesso poco pratici i mimi-monitor più impegnativi, a causa delle numerose restrizioni nel collocamento e nel posizionamento in ambiente, a partire dalla necessità di utilizzare piedistalli pesanti e/o costosi, di posizionarli ben distanziati dalle pareti etc., vanificando così il vantaggio essenziale costituito appunto dalle piccole dimensioni.

Il Leema Xen Black ( così si chiama nella sua più recente versione con frontalino nero), grazie alle caratteristiche d’inerzia del mobile, può essere benissimo addossato alla parete di fondo, e posato su uno scaffale, perdendo pochissimo in termini spaziali e di trasparenza, ed acquistando in compenso in ponderosità della gamma bassa.

Lo Xen è un vero mini-diffusore, è quello che in inglese si definisce "miniature loudspeaker" , ma è progettato e costruito come un vero, grande diffusore, e da vero diffusore a vera alta fedeltà si comporta.

Il cabinet è in acciaio, piuttosto sottile perché non v’è necessità di impiegare un "case" più spesso (15mm) abbondantemente riforzato e smorzato all’interno ( lo si sente dal peso, altro che diffusori in miniatura!), mentre il pannello frontale è, intelligentemente, realizzato in MDF da 25mm, in modo che gli altoparlanti abbiano a disposizione una superficie di montaggio molto rigida e inerte, ma che mantiene allo stesso tempo alcune caratteristiche elastiche del legno ( benché "sintetico") ed ha eccellenti caratteristiche di smorzamento acustico.

Il woofer lavora in un volume interno di appena 5 litri ed è accordato in doppio reflex, con le due uscite del tubo d’accordo, poste in alto, sul frontale, l’una parallela all’altra. L’insolita ampiezza dei due dotti del tubo ha lo scopo di eliminare qualsiasi compressione ai più alti livelli d’ascolto, e come vedremo, lo Xen è in grado di produrre volumi sonori decisamente notevoli.

Gli altoparlanti impiegati sono un mid basso da 100mm (con equipaggio magnetico decisamente impressionante rispetto alle dimensioni del componente) ed un tweeter a cupola morbida da 25mm, entrambi della danese Vifa.

Il crossover, assai raffinato e apparentemente sovradimensionato, è formato da induttanze con avvolgimenti in aria e da condensatori, io sapevo, Solen "audiophile grade", ma ora leggo ( sui condensatori stessi) "Clarity Cap", devo immaginare una versione "customizzata" dei Solen.

Sul pannello posteriore fanno bella mostra di sé, acciocché se ne possa fare buon uso, due coppie di bellissimi e ottimi connettori Scorpion dorati. Dunque il diffusore è predisposto al doppio cablaggio o alla biamplificazione passiva.

L’apparenza è decisamente tecnica ( spiccano sia le 16 viti che tengono il pannello frontale serrato al mobile, che, ancor più, le due grosse viti a testa tonda che fissano i fianchi, sia nel modello black che in quello "classico" il mobile è in un bel colore acciaio naturale satinato), e anche decisamente britannica in alcune soluzioni, quali la grossa serigrafia dorata sul frontale, e, nel caso si scelga tale versione, la doratura delle viti del pannello frontale, che fa tanto John Player Special, e che a me fa storcere un po’ il naso ( prendetevi, se volete il mio consiglio, la spartana ma elegante versione "all black", o la versione Xen "non black" con la finitura del pannello frontale in legno naturale). Non è prevista la griglia frontale.

Comunque l’oggettino è notevole e grintoso, e, anche in virtù delle ridottissime dimensioni, si inserisce con facilità in qualsiasi arredo.

Surprise Surprise…

…Canta l’amata quanto odiata Norah Jones, ed è quel che è venuto da canticchiare a me non appena ho cominciato ad ascoltare l"ennesimo mini-diffusore della mia vita", realizzando in primo luogo che non potevo definirlo "ennesimo", semmai "unico" o "incredibile ma vero" e in secondo luogo che canticchiare "Surprise Surprise" sul I° Movimento della IV Sinfonia di Gustav Mahler era quanto di più cacofonico avessi mai potuto immaginare.

Prima notazione: spettacolare, nitidissimo, con un’immagine veramente straripante in termini sia d’ampiezza che di profondità ( fatto inusualissimo per un diffusore così piccino, avendo ormai da tempo, noi, stabilito una evidente correlazione tra profondità dell’immagine e immanenza della gamma bassa), brillante, lucido, e insieme fluido…Insomma un gran bel sentire davvero.

Seconda notazione: i limiti in gamma bassa ci sono e si sentono, il woofer scende con estrema coerenza e gradualità sino a 70/80 Hz, poi ineluttabilmente si ferma, ma ciò non corrisponde, come dovrebbe, ad una sensazione di scarsa pienezza. Anzi: il suono è molto solido e l’impatto è davvero coinvolgente. Sicuramente lo Xen non mima il basso che non ha con artificiosi gonfiaggi nella "zona del calore". Monitor di precisione nasce e monitor di precisione intende essere. A questo punto, scevro da minacciose istruzioni, lo avvicino alla parete di fondo. Ottengo indubbiamente un basso più nerboruto,ma con mia grande sorpresa mi accorgo, come accennato all’inizio, che perdo davvero pochissimo in termini di ricostruzione scenica e di trasparenza.

Terza notazione: l’efficienza ( non ho alcun dato a disposizione) è evidentemente bassina, ma chi è abituato ad avere a che fare con diffusori di queste dimensioni non po’ certamente stupirsi della cosa, la fisica non è un’opinione, ma a fronte di ciò, lo Xen si dimostra un diffusore estremamente facile da pilotare e in grado di maneggiare i watt che gli vengono forniti con sorprendente duttilità: tiene tanta, tanta potenza, ma per raggiungere livelli d’ascolto realistici gli bastano in realtà i watt che servono, a seconda dell’ambiente d’ascolto, e non ama mandare in crisi gli amplificatori: vanno dunque benissimo amplificatori anche di medio-bassa potente purché dotati di un minimo di riserva dinamica, come amplificatori ad alta potenza ma moderata riserva dinamica ( perciò se la cava benissimo con certi apparecchioni vintage che a me piacciono tanto ma che tendono ad entrare in crisi con una certa facilità su carichi minimamente ostici), così come con le apparecchiature valvolari di qualità. E a questo proposito devo dire che due accoppiate ideali, tra quelle con le quali l’ho ascoltato, sono rappresentate dal PrimaLuna Prologue Two ( che tanto favorevolmente abbiamo recensito sul n.15 della nostra rivista) e, ottenendo risultati meno "dinamici" ma assai musicali, con il piccolo, delizioso Leben CS300X che proviamo su questo stesso fascicolo. Ma per dirla tutta, le Xen se la sono cavata più che egregiamente (com’era ovvio) anche con il quartetto Klimo Merlino Gold Plus + Thor+ 2x kent Gold, e con differenti caratteristiche sonore, con l’integrato Musical Fidelity XA150 e con il McIntosh MA 7270 (e…e…con i miei vecchi adorati Marantz 3250 e 170, che per farli suonare ce ne vuole!). E’ solo una questione di equilibrio tonale: ferma restando la limpidezza, si può decidere di addolcire leggermente il suono delle Xen ( è il caso del Mac, dei Klimo, del PrimaLuna, dei vecchi Marantz) o di lasciarle "nature", cioè brillanti e grintose ( ma non affaticanti), rinunciando al tepore in cambio di una risoluzione a tratti sconvolgente ( ed è il caso, in forme evidentemente differenti, sia del Leben che del musical Fidelity). Suonano benissimo anche con un semplice Nad 3020. Vogliono timbrica sana e buona musicalità, il resto lo lasciano al vostro gusto personale.

Insomma un diffusore non solo di qualità sorprendete, ma persino gestibilissimo negli accoppiamenti. I cavi? Vale sostanzialmente il discorso fatto per gli ampli. Sostanzialmente se ne infischiano, purché conducano adeguatamente il segnale.

Sorpreso, si sorpreso, in un mondo, quello dell’alta fedeltà contemporanea, che sicuramente mi sorprende meno che un tempo, ma qualche volta ( altrimenti non sarei qui) ancora mi fa sussultare. Difficilmente, però, mi butta giù dalla poltrona come in questo caso e fa sì che io dia scandalo canticchiando Surprise Surprise sul I Movimento della IV Sinfonia di Gustavo Mahler!


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