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NUMERO 17



PASSATO, PRESENTE … FUTURO? Di Angelo Jasparro

 

E’ stato con grande piacere che ho accolto la notizia che mi sarebbe toccato in prova un preamplificatore phono; non uno qualunque, ma uno degli apparecchi più celebrati negli ultimi tempi, nel suo genere e nella propria classe di prezzo.Cominciamo a ricordare che il fiorire continuo di nuove macchine per la riproduzione dei vecchi Long Playing è una delle soddisfazioni che allargano il cuore dopo aver temuto, fino a qualche anno fa, di rimanere come dei naufraghi su un’isola deserta. Incombeva la paura di non trovare ricambi per i giradischi, nuove puntine (o testine), amplificazioni in grado di far suonare i dischi stessi. Ebbene, nell’ultimo quinquennio abbiamo assistito ad una costante ripresa dell’analogico, prima timida, poi sempre più travolgente. Non passa mese, ormai, senza che si vedano novità dedicate al vecchio disco di vinile, come se fosse lui a dover sostituire il Compact Disc. La guerra tra i nuovi formati ha portato ad una specie di stasi del mercato del digitale, con annunci di nuovi apparecchi piuttosto radi, mentre la rinascita del vinile pare inarrestabile. I cataloghi di quasi tutti i principali produttori di hi-fi comprendono qualcosa dedicato all’analogico, con buona pace degli increduli discografici. Il ritorno ad un metodo di riproduzione più "umano", senza interposizione di freddi raggi di luce e di circuiti integrati è un innegabile piacere, almeno per quelli che abbiamo conosciuto, anche se per un pelo, il 78 giri. Mia madre ne aveva qualcuno ed io li ho suonati più volte. Non parliamo poi del vecchio, caro mangiadischi, che mi ha tenuto compagnia per interi pomeriggi, prima con le celeberrime "Fiabe Sonore" ed in seguito coi 45 giri degli anni ‘60 di mia madre.Mi chiedo cosa scriverà un recensore del futuro tra 30 anni, se anche lui avrà modo di ricordare con nostalgia un lettore di CD o di mp3, provando chissà quale nuova tecnologia. Già, perché la tecnologia potrà pure cambiare, ma la musica esisterà sempre.Nel frattempo possiamo continuare a bearci facendo scorrere un piccolissimo diamante nei solchi dei dischi, con risultati molto spesso notevoli. Aesthetix Audio Corporation è un’Azienda californiana che opera da una decina d’anni sul mercato americano e che è stata fondata da Jim White, ex progettista Theta. Il cambio di rotta rispetto alla precedente Azienda è stato notevole, visto il passaggio da progetti esclusivamente a stato solido, a quello di preamplificazioni a valvole. Già, perché Aesthetix per ora si occupa solo di preamplificatori. Dopo l’exploit del modello Io, un pre-phono a due telai, costoso e di gran reputazione, White ha deciso di mettere sul mercato il Rhea, che riunisce anche l’alimentazione, questa volta a stato solido, in un solo telaio, ad un prezzo decisamente più abbordabile, per quanto questo termine possa sia piuttosto soggettivo. E’ proprio il Rhea che proveremo questa volta, con la curiosità che circonda sempre i marchi nuovi, almeno per il nostro mercato. Come si diceva prima, si tratta di un preamplificatore phono a valvole, di abbondanti dimensioni e peso. Ci siamo trovati tra le mani un apparecchio da circa 15 Kg. e dalle dimensioni notevoli, sviluppate soprattutto in profondità.

Il telaio è in spesso alluminio, col frontale color argento impreziosito da un display che indica le funzioni che vedremo in seguito. Il coperchio e le fiancate sono neri e creano una sorta di effetto cornice su tre lati. Trattandosi di un pre-phono, stupisce un po’ l’abbondanza di tasti sul frontale, di forma triangolare e con le loro funzioni interamente replicate sul telecomando fornito a corredo. Quest’ultimo non è proprio di fattura lussuosa, contrariamente al resto, ma per fortuna il suo uso non sarà frequente e potrà essere tranquillamente chiuso in un cassetto quando non necessario.

La parte posteriore dell’apparecchio è piuttosto affollata, dovendo ospitare 3 coppie di ingressi RCA dedicati a tre diversi giradischi (o bracci), due uscite RCA ed altre due bilanciate, oltre la necessaria connessione di massa. Nel centro troviamo invece la presa IEC d’alimentazione e l’interruttore di accensione

Torniamo ora al frontale, per descrivere le varie funzioni di quest’apparecchio. Il primo triangolino sulla sinistra, sotto la "A" stilizzata che rappresenta il marchio, è l’interruttore di stand-by, modalità da utilizzare a meno di dover spegnere il pre per lungo tempo, e che mantiene caldi tutti i circuiti interni salvo le valvole. Il consumo in questa modalità è di 20 W, che ci indicano chiaramente che i vari circuiti sono sotto tensione. In questa condizione, pochi minuti di accensione (una decina circa) sono sufficienti per ottenere il miglior suono, giusto per ottenere il riscaldamento delle valvole, che si accenderanno dopo la pressione sull’interruttore stesso. Il secondo tasto, alla sinistra del display, serve appunto per regolarne la luminosità o per spegnerlo se non si gradisce la luce blu dei suoi caratteri o dei led di funzione. A destra del display si trova il tasto per il "mute", che silenzia gli stadi d’uscita fino alla prossima pressione. In basso, sotto la finestra, i 3 tasti per la scelta dell’ingresso. Nell’angolo destro altri tre interruttori; il primo attiva lo smagnetizzatore elettronico della testina. Questa funzione è un po’ controversa. C’è un noto fabbricante di fonorivelatori che sconsiglia l’operazione, affermando che provoca una sorta di "assuefazione" del complesso magnetico della testina, obbligando poi ad una frequente ri-smagnetizzazione della stessa. Scan-Tech, il fabbricante della mia Lyra, consiglia invece di smagnetizzarla di frequente. Aestethix consiglia il trattamento una volta la settimana. Non chiedete a me da che parte stia la ragione, perché proprio non lo so. Nel dubbio non ho smagnetizzato un tubo.Il seguente tastino regola il guadagno, a scelta tra i valori di 38, 44, 50, 56, 62, 68 o 75 dB. Superfluo aggiungere che, con tali valori, potete utilizzare qualsiasi testina in commercio, per bassa che sia la sua uscita. L’ultimo tasto invece permette di scegliere il carico ideale. La scelta è tra questi valori: 75, 125, 250, 500, 1.000, 2.500, 5.000, 10.000, 47.000 Ohm. Difficilmente e solo in caso di testine particolari avrete bisogno di valori diversi. Tutte queste funzioni, salvo la regolazione del livello di luminosità di display e led, sono attivabili dal telecomando, il che mi fa pensare con un po’ di tristezza al mio pre, che mi obbliga a saldare delle resistenze per variarne l’impedenza d’ingresso.

Rimuoviamo ora il coperchio per vedere la realizzazione interna dell’apparecchio. Intanto c’è la particolarità del sistema di fissaggio del coperchio stesso, realizzato tramite alcune strisce di materiale simile al Velcro.
Basta un leggero strappo verso l’alto ed il Rhea è subito aperto e prono a mostrare lo splendido panorama delle sue 10 valvole: due 12AX7LP, due 12AX7WB ed una 6922 per canale, tutte Sovtek.A parte l’alimentazione, comune ai due canali, il resto è rigorosamente dual mono, con le schede dei due canali opportunamente separate. I componenti sono tutti rinomati, dai condensatori Wima in polipropilene alle resistenze Roederstein all’1% di tolleranza. La rete RIAA di equalizzazione è completamente passiva. I circuiti integrati che vediamo all’interno servono per le numerose funzioni accessorie e sono rigorosamente disattivati durante l’amplificazione del segnale, come lo stesso White evidenzia orgogliosamente nel suo sito internet.

Dopo aver scelto il guadagno più opportuno per la mia testina, che ho valutato in 56 dB e l’impedenza di carico di 47 KOhm come consigliato dalla Lyra, possiamo senz’altro procedere all’ascolto di questo versatile pre-phono, che ha suonato nel seguente impianto:Giradischi: Basis 2001, braccio Graham 2.2, testina Scan Tech Lyra HelikonCavo phono: Extreme Phono CrimsonPre Phono: Audio Research PH-3Cavo tra pre phono e Preamplificatore: MIT Shotgun S2 Lettore digitale multistandard TEAC DV-50 Cavo tra lettore digitale e preamplificatore: Transparent Super XLRPreamplificatore: Bryston BP 25Cavo tra pre e finali: MIT Terminator 3 Proline XLRFinali: Bryston 7B STDiffusori: Avalon Opus CeramiqueCavi di potenza: Transparent Super XLCavi di alimentazione: MIT Shotgun AC 1 ed altri autocostruitiTavolino: Atacama Equinox ProSupporti: Gingko Audio Mini-cloudsFiltro di rete: Black Noise 2500

Per il collegamento tra il Rhea ed i preamplificatore ho utilizzato un cavo Transparent Super sbilanciato.Ho avuto la fortuna di entrare in possesso del Rhea subito prima delle ferie estive, con la piacevole conseguenza di poterlo tenere in prova per un mese intero (quando l’importatore non c’è il recensore … balla!). Potete quindi immaginare quanto mia sia sbizzarrito negli ascolti più disparati, senza alcuna pressione. Prima di scrivere queste righe ho lasciato trascorrere qualche giorno di ascolti acritici, nei quali mi sono beato del suono dei miei LP più strani, di tutti i generi musicali, incurante della validità o meno della registrazione. Io "lo stereo" ce l’ho per ascoltarci la musica, mica solo per lavorarci su. A braccio del giradischi sollevato, e col volume piuttosto alto, noterete un po’ del tipico soffio delle valvole, ma non fateci troppo caso; durante l’ascolto riuscirete appena a sentirlo solo con quei rari e particolarmente fortunati dischi dove sono completamente assenti sia il rumore del nastro master, che quello del vinile; una specie di terno al Lotto. Dovrete però avere un’accortezza, dovuta proprio al fatto che i vari circuiti integrati intervengono con un brevissimo ritardo nelle varie funzioni: mettete sempre il pre in "mute" prima di spegnerlo, altrimenti un forte transiente passerà ai vostri diffusori, con un effetto poco piacevole, soprattutto se il volume del vostro amplificatore non è stato abbassato. Anche l’attivazione del "mute" comporta una piccola scarica durante la commutazione ma questa volta leggera e certamente inoffensiva.
Voglio cominciare a parlarvi di un vecchio disco di Milva, così mettiamo subito in chiaro che quelli-che-se-un-disco-non-è-registrato-da-dio dovranno avere un po’ di pazienza, ce ne sarà anche per loro. Trattasi di "Milva e dintorni", che ci presenta una Milva d’annata (1982) in grande spolvero, mentre interpreta le canzoni della Premiata Ditta Battiato-Pio. Lasciata correre la splendida "Alexander Platz" in un’interpretazione da pelle d’oca e con la voce che si materializza tra i diffusori con notevole realismo, l’inizio del secondo brano, "L’Aeroplano" è fantastico; la cassa della batteria assesta tremendi pugni allo stomaco, con una pulizia tale da non confondersi mai con le note del basso elettrico. Un tappeto ritmico che, mi dispiace per gli amanti del digitale, un CD non vi darà neanche se per comprare il lettore chiedete un mutuo sulla casa del vostro vicino (la vostra tenetevela stretta, che per lo stereo non vale la pena). Alla faccia del suono morbido e del basso "molle" delle valvole! C’è forse, è vero, un accenno di rotondità sul medio-basso, ma del genere che fa solo piacere ascoltare e che non inficia minimamente la prestazione timbrica complessiva. Voglio consigliarvi, se gradite il genere, l’ultima uscita di Willie Nelson, un doppio LP da 180 grammi che vi fionderà immediatamente in quelle atmosfere country-pop tanto care all’ormai maturo cantautore texano. La registrazione, seppur abbondantemente mediata dall’elettronica, è di quelle che vi fanno godere appieno della musica. Ottima ed abbondante la dinamica che l’Aesthetix estrae dai solchi, mentre la voce di Nelson è di una naturalezza disarmante, una voce che mi fa benedire le valvole, malgrado tutto il resto dell’amplificazione sia a stato solido.
Chitarra elettrica, acustica e "steel guitar" si sovrappongono pur rimanendo sempre perfettamente intelligibili, con una cura rara nella riproduzione di ogni più piccolo particolare. "Louis under the stars", LP Verve ristampato da Classic Records su vinile da 200 gr, impressiona per la dinamica dei fiati della big band che accompagna Armstrong, mentre le valvole stemperano con sapienza qualche sibilante di troppo, presente nella registrazione, senza nessun pegno da pagare, né in termini di trasparenza, né di risoluzione. La scena è larghissima, e profonda il giusto, l’intonazione metallica e nel contempo calda della tipica voce di Louis mi stimola una riflessione su quanto siamo fortunati ad avere a disposizione simili registrazioni e simili apparecchi per ascoltarle. Provate a sentire "Stormy weather e poi mi raccontate. Che Musica, gente, che Musica!C’è un disco eccezionale della Pablo, dal titolo "Oscar Peterson & Dizzy Gillespie", dove suonano solo loro, senza alcuna sezione ritmica, in un’ottima registrazione del 1974. Il primo brano è il celeberrimo "Caravan". Questi due musicisti riescono a farvi battere il tempo usando solo piano e tromba; una cosa dell’altro mondo. La ritmica di Peterson è martellante e precisa e non fa rimpiangere la mancanza di basso e batteria. La prestazione del Rhea è anche qui inappuntabile: dinamica veloce e senza alcuna asperità nella riproduzione di due strumenti che non sono tipicamente dei più semplici. Sembra di vedere il collo di Gillespie gonfiarsi in quel modo atipico, mentre soffia nella sua strana tromba che punta verso il cielo, mentre Peterson assesta vere e proprie bordate al pianoforte e tiene il tempo battendo il piede per terra, con un pulsare ben percepibile all’ascolto.
Il verbo "pulsare" richiama alla mente il battito del cuore di "The dark side of the moon" dei Pink Floyd, che non ascolto da tempo. Provvedo quindi ad estrarre dalla libreria (ma sarebbe meglio definirla "discheria". "Discoteca" è una parola che preferisco lasciare ai ballerini) l’ultima ristampa, quella del trentennale. Anche in questo caso riscontro una lievissima "gobba" sul mediobasso ed un appena percepibile calo sulle frequenze più alte, ma siamo a livello di particolari al limite dell’insignificante, di quelli che ti fanno dubitare su quale sia la più corretta riproduzione. In compenso non ho mai sentito con tale chiarezza la sovrapposizione delle voci in "Breathe". Gli orologi di "Time" sono squillanti al punto giusto ed il basso che li segue mette in vibrazione tutta la stanza (i vicini sono in ferie, quindi uso l’espressione "vibrazione" a ragion veduta, ve l’assicuro). Dopo essermi goduto la splendida Fender di Gilmour attendo "The great gig in the sky", dove subito si nota l’ottima precisione del tappeto basso-grancassa, cosa piuttosto rara, quando si fa uso di valvole nell’amplificazione. Quasi superfluo parlare della voce di Clare Torry, suadente o cattiva a seconda di quando il brano lo richieda. Il confronto col mio riferimento è vincente, qui tutto suona più grande e con più aria tra gli strumenti. Ciò che più impressiona è come la scena si allarghi sensibilmente. Purtroppo lo scotto da pagare per tutto questo, è un prezzo quasi doppio. L’ascolto della "Suite Espanola" di Albèniz, interpretata dalla New Philharmonia Orchestra diretta da Fruhbeck De Burgos, registrazione London ristampata dalla giapponese Super Analogue Disc non fa che confermare quanto sopra. L’ orchestra si dispone quasi a 180°, come se ci trovassimo sul podio del Direttore, le percussioni sono collocate a vari metri di distanza e le nacchere hanno un suono decisamente "vero". I timpani, pur essendo collocati in fondo al palco, emergono con una forza che stupisce anche l’ascoltatore più distratto. In conclusione non posso che dir bene di quest’apparecchio, che regalerà ai suoi futuri proprietari tante ore di ottima musica, fornendo prestazioni molto valide, oltre alla soddisfazione di aver acquistato un oggetto dalla notevole qualità percepita, costruito a prova di vandalo e con una flessibilità ed operatività invidiabili. Il suo suono risente di una leggerissima, quanto piacevole, caratterizzazione data dalle valvole. Vorrei anche vedere che non fosse così! Per quale altro motivo si dovrebbe acquistare un’amplificazione a tubi, con tutto ciò che consegue, se non per goderne della timbrica? Una sola avvertenza: prevedete un alloggiamento con abbondante spazio sopra le griglie del Rhea, che necessita di ventilazione: scalda di brutto. Piccola considerazione sul prezzo: quando aprirete questa macchina vi renderete conto che non vi stanno certo derubando. Se poi le prestazioni ne giustifichino il prezzo, è cosa che lascio giudicare a voi quando l’ascolterete, possibilmente nel vostro impianto. Un caloroso (in tutti i sensi) benvenuto alla Aesthetix

INFO:

Importatore: Audio Reference

Prezzo: 4.600 Euro


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