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INDICE
NUMERO 17



PRIMA ASSOLUTA: Leben CS 300X di Giovanni Aste & Bebo Moroni

 

Introduzione

Devo essere sincero, fino ad oggi non ne sapevo niente; tant’è che quando Bebo m’ha detto "Dai Giovanni, passa a casa che ti prendi il Leben" non sapevo proprio cosa aspettarmi. In una caldissima sera di Luglio mi presento a casa del capo e lui mi consegna un paccotto non troppo grande ma un bel po’ pesante. Arrivo a casa e lo apro: "delizioso" è il primo aggettivo che mi viene in mente. Piccolo e compatto, con il frontale champagne e le fiancatine in legno, l’amplificatore integrato (finalmente capisco cos’è) Leben CS300X sembra uscito in quel momento da uno di quei bellissimi e misteriosi, per me che ero bambino ma già avevo nel sangue il virus del buon ascolto, negozi di hifi degli anni ’70.

Decido di capirci un pò di più e mi collego a internet. Un breve giro su Google e trovo il sito della casa madre (www.leben-hifi.com). Il Deus ex machina di tutto è mr. HYOUDO; oltre ad essere un musicista e un audiofilo di lunga carriera ha progettato per un bel po’ di tempo amplificatori in Luxman, niente male no?! Se a ciò aggiungiamo che il Nostro è anche un collezionista di tubi direi che il quadro completo è fatto. Siamo di fronte a un personaggio estremamente interessante, pare addirittura sia ritenuto uno dei sette migliori progettisti giapponesi di ampli a tubi!!!

La Leben tiene a precisare che il suo business principale è nella produzione di componenti elettrici quali trasformatori, switch etc e la produzione di ampli è quasi un hobby per mr. HYOUDO; da qui i pochi modelli (pochi ma buoni J ) in listino. Due integrati, un pre a due telai e due finali. L’oggetto, che molto gentilmente l’importatore DPTrade ci ha fornito in prova, è il modello "de luxe" dell’integrato base ( il CS300), le valvole utilizzate sono delle 5751 per lo stadio driver e due coppie di EL84 in push pull per gli stadi finali che erogano 12w per canale.

Costruzione

Come già detto nell’introduzione il CS300X è un oggetto veramente ben fatto. L’estetica è volutamente (penso) "old style" e ricorda molto le produzioni Giapponesi anni ’70. Con le sue dimensioni contenute, il frontale in color champagne, le fiancatine in legno e il leggero bagliore delle valvole accese che si intravede dalla griglia superiore il CS300 è veramente godibile.

Strutturalmente è molto solido senza arrivare a essere una corazzata, i componenti sono assemblati con molto ordine e la filatura è ridotta al minimo (stiamo comunque sempre parlando di un oggetto cablato in aria). Del CS300 ne esistono due versioni, quella "normale" e la "X" in nostro possesso (purtroppo temporaneo J ). Le differenze non sono poche, per un elenco integrale vi rimando al sito, che sennò vi tedio, vi illustro solo le principali che sono sicuramente l’adozione di valvole finali Mullard (scusate se è poco) al posto delle Sovtek usate sul modello base e della selezione JAN per le 5751 General Electric utilizzate nello stadio d’ingresso, completano il quadro l’utilizzo di resistenze e condensatori di miglior qualità, sempre rispetto al modello base.

Il frontale è abbastanza affollato di comandi e indicazioni, oltre quelli canonici infatti c’è un simpaticissimo "Bass Boost" per gli ascolti notturni che esalta la risposta in basso rispettivamente di 3 e 5dB (già sento le grida di orrore dei puristi; risparmiatevi, innanzitutto ve l’avevo detto che è un oggetto anni ’70, nel senso buono, e poi smettiamola di fare gli snob e godiamoci qualche comodità, anche se non "politically, o meglio sonically, correct") e una spia, proprio sopra il pulsante d’accensione, che si accende qualche decina di secondi dopo l’accensione reale dell’ampli e che indica l’avvenuto "warm up" delle valvole.

Anche il pannello posteriore non è propriamente disadorno, ci sono i connettori d’ingresso, stranamente economici per un oggetto di questo prezzo, il selettore dell’impedenza d’uscita a 3 posizioni (4,6,8 ohm) e, questi veramente belli, i connettori d’uscita.

Insomma un oggetto d’altri tempi nel senso più buono del termine, di sostanza, che non cerca d’impressionarvi con soluzioni estetiche estreme (quanto, spesso, discutibili) ma che al contrario si impone con la sua discrezione, la sua armonia, la sua matericità.

 

Suono

Adesso dovrei parlarvi della profondità della scena, dei piani sonori, del macro e microcontrasto, e delle tante altre amenità in cui noi audiofili amiamo sguazzare…….

Ma non mi va. J

Non mi va perche’ sarebbe un po’ come sminuire, o meglio snaturare l’oggetto. Cerco di spiegarmi (per quel che le mie limitate capacità espressive mi permettono J ). Il CS300X è un oggetto dotato di forte personalità, fin dal primo impatto si capisce che è un prodotto che nasce da una filosofia ben precisa, che non cerca di ammaliare in qualche modo l’utente ma va dritto per la sua strada ben consapevole di dove vuole arrivare.

Be’, il suono del CS300X è come è lui stesso; è costruito con cura e suona con cura. Non vi impressiona con particolari effetti o aspetti volutamente enfatizzati, magari per nasconderne altri meno riusciti. No. Lui suona come deve suonare.

Basta? No eh?! Ok, allora tenterò di dirvi qualcosa di carattere più "audiofilo".

Fin dalle prime battute si capisce, come dicevo poc’anzi, che il CS300X è un oggetto dotato di un carattere deciso e ben delineato. Il suono che ne scaturisce è estremamente "curato", coeso, liquido, pulito. Dà l’impressione che ogni aspetto, timbrico, dinamico, spaziale sia gestito in modo da avere il miglior risultato possibile, tenendo ovviamente conto dei limiti dell’oggetto che, sebbene elevati in assoluto, sempre limiti sono.

Sembra banale ma non è assolutamente così, spesso, voi me lo insegnate, ci si trova di fronte ad oggetti ruffiani, di fronte ai quali si rimane con la bocca aperta…..ma per pochi minuti L .

Con il CS300 avviene esattamente il contrario, o meglio, la piacevolezza d’insieme di sente da subito, ma è con l’ascolto attento e prolungato che se scoprono le doti più nascoste.

Da tutto ciò scaturisce un suono di facile lettura, ricchissimo di dettaglio e sfumature, dipinto a tinte accese, vive, senza però che diventino sgargianti. L’immagine è ben proporzionata senza essere enorme, la timbrica, come detto, sostanzialmente neutra, leggermente tendente al chiaro, l’estensione in frequenza abbastanza estesa, specie verso l’alto, la dinamica ottima, specie in rapporto alla potenza non esuberante, insomma un quadro globalmente più che positivo. Difetti? Be’ qualcuno ce ne e’, non potrebbe essere altrimenti, agli oggetti senza difetti io non ci credo. Il punch ad esempio non è il suo forte, o almeno per averlo occorre alzare molto il volume; ciò, unito ad una risposta sul basso di tutto rispetto come impatto, ma non molto estesa in frequenza, rende il risultato, con alcuni generi musicali, non proprio esuberante. Più che mancanze pero’ queste sono, secondo me, scelte volute in un progetto ben definito che, evidentemente, si rivolge a un certo tipo di clientela che ama sonorità sostanzialmente equilibrate. Si può comunque ovviare, sempre che la vostra coscienza ve lo permetta J , con un uso moderato del "Bass boost" che, negli ascolti a volume basso o medio basso, aiuta parecchio. L’immagine infine, ben estesa in senso orizzontale non lo è ugualmente in profondità, ma anche questo mi sembra un "male minore".

Conclusioni

Il Leben CS300X è un oggetto che "sa quel che vuole" J .

Suona come deve suonare infischiandosene delle mode che ora vogliono l’immagine enorme, ora il microdettaglio teso all’innaturale e domani chissà che altra diavoleria. E’ un oggetto concreto, ben realizzato e ben suonante. Il suo utente medio è, secondo me, una persona con anni di "carriera audiofila" sulle spalle, che sa quel che vuole e non si lascia impressionare dalle mode del momento.

Il prezzo è abbastanza sostenuto ma la costruzione e i componenti utilizzati sono di primissima qualità.

L'ascolto di Bebo Moroni

Premetto che ho letto la prova di Giovanni Aste solo dopo aver finito di scrivere questo commento. Beh, che dire? Mi fa piacere che ci sia tale concordanza, quasi assoluta di giudizio, non fa che confermarmi qualcosa che penso da molto tempo, e cioè che le apparecchiature davvero buone, come dire, emergono dalla massa spesso informe della super-proposta di questo mercato.

Io e Giovanni, è vero, abbiamo più cose su cui siamo d’accordo che cose che ci trovano in disaccordo, ma è pur vero che seguiamo filosofie sonore piuttosto distinte: Giovanni da sempre e con estrema coerenza, è un fautore dell’alta efficienza e degli altoparlanti largabanda ( i suoi mitici Lowther), io, in qualche maniera più agnostico, ascolto di tutto e i miei impianti di riferimento passano con disinvoltura da grande potenza/diffusori planari, a monotriodo single/ended con diffusori ad alta efficienza, e alle —per taluno ignobili-mescolanze tra le differenti impostazioni.

E qui finisce la premessa, che mi sembra abbondantemente sufficiente per spiegare le conclusioni di questo "doppio ascolto".

Delizia per L’Udito, la Vista, il Tatto.

Luxman è uno di quei marchi che da sempre sono nel mio cuore, simbolo di una produzione giapponese di livello sopraffino (nonostante alcune cadute di stile, almeno negli apparecchi destinati al mercato europeo, tra metà degli anni ’80 e metà degli anni ’90) e di un design industriale di straordinaria, forse unica, eleganza. Il fatto che il prestigioso autore di questo piccolo amplificatore integrato sia quel Mr Hyoudo autore di tanti progetti che sono nel mio cuore, è alla base della mia entusiastica accettazione della proposta di provare questo elemento base di una nuova linea, quella di casa Leben, appunto, che si prospetta estremamente interessante e pregna di bellissime promesse.

Esteticamente delizioso ( il color oro è un po’ acceso, ma questo fa tanto fascinosamente retrò), realizzato con cura maniacale, come solo le migliori realizzazioni nipponiche sono in grado di mostrare, il Leben CS 300X è altrettanto piacevole da usare ( semplice, istintivo, e insieme completo) che da ascoltare.

I suoi 15 watt dichiarati ( da manuale, il sito ne riporta 12) sono ottenuti con una configurazione insieme classica e progressiva: quattro EL 84 di potenza ( e quale EL 84 ha mai osato sfidare la seta e la ricchezza armonica delle Mullard?) con due 5751 GE per lo stadio driver. La finesse non è un’opinione, e la scelta delle valvole per questo integrato fa parte di un discorso di qualità complessiva assolutamente insolito oggidì.

D’altra parte una rapida occhiata all’interno fa subito intendere, anche al profano, che non si tratta del "solito" integrato a valvole, bensì di un oggetto per molti versi unico e prezioso. La qualità della componentistica, l’evidente bontà delle lavorazioni, la razionalità della disposizione, pur in costanza di uno spazio decisamente ristretto, sono tutti elementi che riportano alla migliore tradizione dell’hi-end, anche quando questo segmento di mercato non si chiamava ancora hi-end, ma semplicemente "thrue high-fidelity".

Chiedetegli troppo, e dategli il giusto

Ebbene si, l’ho messo a dura prova il gioiellino, facendogli pilotare le Martin Logan Aerius i, ma non sono riuscito a metterlo in imbarazzo… Beh, ormai sappiamo tutti quali siano le difficoltà di pilotaggio di questo bel diffusore ibrido "compatto": non è tanto un problema di efficienza ( i suoi 89 dB in ambiente non sono poi malaccio, specie per un, in larga parte, elettrostatico), ma sappiamo anche che, dichiarazioni della casa o meno, ama, e non poco, gli ampli a stato solido "tosti", con alto fattore di smorzamento e buona riserva di potenza. Il piccolo Leben non si è scomposto né, tantomeno si è offeso, rispetto alle richieste delle ML, ha continuato a pilotarle con estrema grazia e con un controllo del basso a tratti stupefacente ( eppure il fattore di smorzamento non dovrebbe essere…Ma che ci vuoi capire?), certo alzando il volume i limiti sono ovviamente avvertibili, ma ad un livello molto più alto di quello che ci si potrebbe attendere. La timbrica, in questa difficile prova, appare di eccezionale nitore e linearità. Grado di neutralità "0"? No, grazie, ma le piccolissime eufoniche colorazioni in gamma alta non sono mai risultate minimamente forzate, né hanno dato mai l’impressione di stravolgere di un solo centesimo di grado la pulizia e la godibilità della riproduzione, anzi.

Ovviamente il piccolo Leben si trova assai più a suo agio con altro genere di diffusori. Con MOLTI generi di diffusori. Ha pilotato magnificamente, mostrando tutti gli splendidi colori della sua ricchissima gamma armonica, le ProAC Tablette (che efficientissime non sono), le Tannoy Cheviot ( con cui è andato letteralmente a nozze), le Dynaco A 25, le Grundig 650b, ma m’ha fatto veramente capire di che pregiatissima pasta fosse, quanto l’oro dell’anodizzazione del suo frontalino corrispondesse all’oro di cui è composto il suo cuore, offrendomi una prestazione semplicemente stupefacente con una coppia di vecchi monovia largabanda, giapponesi, di cui non vi dico il nome né il modello, perché costituiranno una singolare sorpresa, in una certa occasione: il concetto stesso della trasparenza, del nitore, della pulizia e di un’antica, non formale, non snobistica compostezza, che definirei piuttosto "disciplina", nel senso più bello e nobile che si può dare a questo abusato e male usato termine. Disciplina dello spirito che non significa, tutt’altro, avarizia emotiva. Eh già, perché il Leben per emozionare emoziona, non lo fa con mezzucci facili, non spara bordate ( ma la dinamica, con i giusti accoppiamenti è ragguardevole), ma a tratti è addirittura commovente.

L’immagine è amplissima, indipendentemente dal diffusore utilizzato, profonda e di una luminosità assoluta, che rende l’atmosfera quasi impalpabile. Una sostenibilissima, liberatrice "leggerezza" che ci riposa e insieme ci esalta, che ci fa respirare lentamente e godere appieno di ogni singolo momento del disco che abbiamo posato sul piatto ( un Thorens TD 124 con braccio Pritchard e testina Supex SD 1000) o inserito nel CD Player ( un multiformato Pioner DV 575 modificato Labtek "B", con stadio d’uscita a valvole). Gradisce molto i cavi del connazionale Be’ Yamamura, gli ART 3000. Dunque orientarsi su conduttori semplici e ben isolati, evitando a mio avviso i cavi "equalizzati", l’argento, e gli scatolotti d’attenuazione.

Il prezzo non è in assoluto bassissimo, ma sarebbe ingeneroso usare la solita formula " ma è abbondantemente giustificato". Basta ascoltarlo dieci minuti per capire che è ben più che giustificato, anzi, direi sorprendente.

Uno dei migliori amplificatori integrati degli ultimi dieci anni. Non dico altro.

Costruttore : Leben (www.leben-hifi.com)

Importatore : DPTrade

Sito web : www.dptrade.it

Email : info@dptrade.it

Costo : 3115 Euro


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