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Due o Tre Cose che So di Loro
Mai, come in questi ultimi mesi, un settore normalmente assai polemico, come quello dellalta fedeltà, lo è stato tanto. A livelli a mio avviso esasperati e che sarebbe bene smorzare, perché certamente non fanno bene a questo
come lo vogliamo chiamare? Mercato? Ebbé si, perché in fondo lo è, ma senxa dimenticare che dietro questo mercato cè la nostra passione. Dunque diciamo più semplicemente che questo livello inusitato di polemica, fa male alla nostra passione.
Lo so, ci sono molti appassionati ( e, sembrerebbe, anche un nutrito numero di operatori del settore) che pensa che il mercato dellalta fedeltà sia come una scampagnata a Pasquetta, che, come si suol dire, meno si è, meglio si sta. E una posizione che dovrebbe essere considerata ovviamente suicida, ma così non è.
Aggiungiamo che gli argomenti di polemica sono infiniti: dalla supposta superiorità dei sistemi di altoparlanti ad alta efficienza o a bassa efficienza, alla storica diatriba tra valvole e transistor, dalla annosa polemica su analogico e digitale, a quella infinita tra stereofonia e sistemi alternativi, dai massimi sistemi della teoria e della progettazione audio, sino ai minimi termini delle risse sui particolari di queste o sulla qualità dei singoli dispositivi. E sin qui andrebbe, quasi, tutto bene. Sarebbe, a mio modestissimo parere, meglio che le discussioni fossero discussioni, anziché risse o assalti alla baionetta, ma ormai abbiamo imparato che il dibattito sulla riproduzione fedele del suono suscita passioni accese. Non possiamo che constatare che evidentemente, appunto, la nostra passione, mi si conceda la ripetizione, è appassionante.
Certo un minimo in più di civiltà, parlando di argomenti indubbiamente per noi importanti, non ci starebbe male: se una volta il dibattito era virulento, con lentrata in campo della "rete delle reti", di questa ha preso il meglio ma anche il peggio, e il peggio, non mi stancherò mai di ripeterlo, è rappresentato dallanonimato ( è una regola della rete? E una regola vecchia, si parla tanto di libertà, ma poi in Internet vige, paradossalmente, la più assoluta conservazione. La rete singrandisce a dismisura, assume unimportanza sempre più fondamentale, ma le regole rimangono quelle di un passato semi-clandestino. Le regole quando non si dimostrano più funzionali, o addirittura controproducenti, si cambiano) e da chi nascondendosi dietro lanonimato, si concede insulti, illazioni, calunnie, gratuite volgarità, ai danni di chi per un motivo o per un altro, gli sta sulle scatole.
Persino il nostro che è un Forum moderato e ben frequentato, è stato di recente campo aperto per discussioni, chiamiamole così, molto più adatte ad un postribolo del secolo passato, che non al futuribile luogo virtuale degli incontri e dei confronti. Così va il mondo, così va la rete. Ma sarebbe bene mantenere degli spazi di civiltà e serenità, almeno per quella che dovrebbe essere la nostra oasi di relax e di accrescimento culturale. Insomma mi sembrano stonati certi accenni di bruttezza in un argomento che dovrebbe trattare la "bellezza", perché ciò, insieme a tante altre fondamentali cose, è la musica, e gli strumenti per la sua riproduzione, si chiamano così proprio perché sono strumentali ad essa.
Ovviamente stiamo parlando dideali, giacché il mondo della musica per primo, con le sue mercificazioni, con le isterie delle sue primedonne, con la pochezza di gran parte dei suoi operatori, è il primo a dare scandalo.
Dico solo una cosa: attenzione, questo settore è stato moribondo, si sta pian pianino riprendendo dovendo battagliare contro una massa informe di avversari tecnologici infinitamente meno nobili, ma prepotentemente sostenuti commercialmente. Certi atteggiamenti rischiano fortemente di risultare repulsivi verso il nuovo pubblico che avrebbe magari intenzione di avvicinarsi a questo nostro singolare mondo, e che ne viene automaticamente allontanato. E questo è molto male, perché il giorno che non vi sarà più pubblico di ricambio, che non vi saranno più riviste a parlare, bene o male - non è fondamentale nellambito di questo ragionamento- di questo argomento, non vi sarà più lalta fedeltà. Sarà il trionfo della musica ascoltata al telefono o mediante chissà quale pillola effervescente da sciogliere nellacqua.
Ma veniamo al punto. Le polemiche più aspre, ben oltre quelle classiche sopra-citate, riguardano essenzialmente due argomenti: la stampa specializzata, i prezzi degli apparecchi e lonestà di chi li costruisce e li vende. Insomma, due misteri sostanzialmente insondabili.
Avendo lavorato per una parte consistente della mia vita nella stampa specializzata e in questo settore, sono tendenzialmente portato alla loro difesa, quando le argomentazioni mi sembrino proditorie o brutalmente generalizzanti.
Credo, ormai, di saperne qualcosa di questo mercato e della sua stampa, e di poter essere sufficientemente disincantato da rendermi conto che se non sono tutte rose e fiori, non sono nemmeno tutte
beh, il contrario di rose e fiori. Ci sono delle piccole regole da tenere a mente se si ha il desiderio di rimanere coinvolti da questa passione:
- Quello dellalta fedeltà è un mercato, che agisce secondo le più elementari regole di mercato, in un contesto di mercato.
- dato il punto a) non esistono "missionari" del suono, bensì operatori che più o meno correttamente, cercano di capitalizzare il proprio lavoro. Secondo le regole vigenti del libero mercato. Io che non sono un liberista e ho sospetto del mercato, posso non amare tali regole, e tentare di cambiarle, ma se poi in qualsiasi maniera devo agire in questo contesto, in qualche maniera devo tentare di comprenderle e agire di conseguenza. Magari proprio per modificarle. Ma ergermi a saggio sulla montagna per moraleggiare, magari un po a mio piacimento e convenienza, a ben poco, anzi a nulla, servirebbe.
- Questo non è un mercato ricco, non lo è per le majors, figuriamoci per le piccole aziende. E un mercato dove operando correttamente si porta a casa lo stipendio, più o meno alto non è a me dato né saperlo né deciderlo, ma raramente si va oltre. Operando scorrettamente ci si può anche un po arricchire ed accumulare, a danno dei propri clienti, del proprio pubblico. Ma sono cose che in genere, nel tempo si pagano. In genere, perché cè una variabile c1) al punto c): una zona dombra di pubblico strillone e protestone che però alla fine, diciamocela francamente, ama farsi fregare, e strillando strillando, protestando protestando, sempre lì finisce. Anni fa ebbi un lungo contatto epistolare con un alto funzionario di una fondamentale istituzione legale dello Stato, che si lamentava delle buggerature prese da un tal negoziante. Poi nella lettera successiva mi raccontava che era tornato da quel negoziante e gli aveva riportato la merce, uscendone con un ulteriore milionata di lire in meno e un'altra fregatura, e così ad libitum. E un episodio tra i tanti, che ancora mi fa sorridere, perché a tutti gli effetti sembrava una di quelle barzellette senza fine, che tu ascolti per ore, e il cui dispositivo prevede la mancanza della battuta finale, essendo stato raggiunto il suo scopo con il tenere desta inutilmente la tua attenzione. Succede assai spesso.
- Non esistono santoni con le tavole della legge in tasca. Esistono buoni progettisti e buoni produttori convinti dei loro prodotti, ed esistono masnadieri che potrebbero venderti invece dellalta fedeltà le saponette profumate, ed avrebbero la stessa prosopopea e le medesime certezze scientifiche con cui accompagnarle. Diffidare sempre dei grandi moralisti e dei grandi teorizzatori. Vendono anche loro.
- Essere piccoli editori oggi ( e questo è un settore, io dico per fortuna, almeno finché videohifi non verrà acquistata dal gruppo lEspresso o dalla Rcs, di piccola editoria) è un rischio e una fatica. Le riviste, che vi piacciano o no, campano a fatica. Ma se non ci fossero state e non ci fossero tuttora le riviste, gran parte di voi (noi) starebbe a discutere sulla superiorità dellintegrato Monarch rispetto al sintoamplificatore Goodwing ( con tutto il rispetto per questi due antichi, e non so se ancora esistenti marchi orientali). Cè chi tale lavoro lo fa meglio e chi lo fa peggio, ma sono passati da lunga pezza i tempi in cui Stereoplay arrivava a vendere mezzo milione di copie e Suono viaggiava in media sulle centomila, e nessuno, da quel tempo, si arricchisce più con la stampa specializzata. Si tenta, anche qui, di tenere lazienda in piedi e di portare a casa lo stipendio. Cè chi si preoccupa meno della "questione morale" e chi di più, cè chi non ci mette alcuna passione e chi ce ne mette assai, ma quel che dobbiamo capire è la dimensione reale della cosa. Una volta compresa questa si va alledicola e si fa la propria scelta, ma è importante capire quali sono le dimensioni del fenomeno. Non che ciò renda meno detestabili certe cadute di stile e certi evidenti asservimenti alloligopolio del momento. Ma drammatizzare la situazione oltremodo non aiuta a risolverla, serve solo a fare qualunquisticamente di tutta lerba un fascio.
Certamente negli anni 70 e negli anni 80, quando gli operatori investivano sulle riviste perché credevano nel mercato pubblcitario e non sulla sudditanza di queste, per il concetto di "tiramma campà", quando nessuno o quasi tentava di addomesticare le prove, le cose andavano assai meglio. Ma io sono convinto, anzi certo, essendo peraltro il direttore editoriale di un paio di queste, che esistano (e non solo le mie) riviste che sanno ancora difendere, magari scontandole economicamente (ma nemmeno tanto, la coerenza è assai più vincente di quanto qualche imprenditorucolo senza scrupoli vorrebbe far credere) la propria indipendenza di giudizio. E una cosa che poi, alla lunga, paga, E questo dovrebbero intenderlo bene anche gli operatori del settore: avere tutte prove buone non serve a nessuno, meglio essere ben mazziati alloccorrenza, se poi quando la prova è buona è anche credibile e porta, automaticamente, vendite. Mica si possono avere in squadra solo campioni!
- Tornando al punto c) ed avendo accettato, volentieri o malvolentieri che questo è un mercato e che segue le regole del mercato, è inutile scandalizzarsi del fatto che il pubblico scelga il marchio XZY anziché quello ZXY. Ma, dice, il primo campa della sua fama, ha prestazioni inferiori al secondo e costa di più. Bene, guardiamoci negli occhi: chi è che quando compra un auto, dovendo fare i conti con i propri soldini, siano di più o siano di meno, la compra in virtù delle prestazioni pure? Pochi, pochissimi appassionati, tutti gli altri scelgono seguendo una serie più ampia di motivazioni: i consumi, laffidabilità e via dicendo, e non certo da ultimo, la rivendibilità. Forse dà scandalo ( uso un esempio ormai archetripale dellautomobilismo, peraltro rispettabilissimo) il successo della Golf? Certamente no, eppure se dovessimo parlare in termini di prestazioni pure, ci sono sul mercato tante concorrenti che a parità di prezzo sono decisamente più "performanti" come si suol dire oggi. La Golf rappresenta un complesso di valori che esulano in gran parte dalle prestazioni pure, e tra questi valori ci sono quelli succitati, e insieme un valore aggiunto (importante? Frivolo? Il giudizio fa parte di un'altra più articolata discussione): limmagine. Ma qualcuno può dire che gli acquirenti della Golf siano per questo dei fessi? Ovviamente no, anzi sarebbe un po fesso chi affermasse tale cosa. Dunque? Dunque "liberi tutti", noi di giudicare, se possibile pacatamente, ove non vi sia evidenza di truffa, gli altri di acquistare ciò che meglio soddisfa le proprie ambizioni. Dunque piantiamola di considerare cretino chi non è giunto alle nostre avanzatissime conclusioni.
- Ma insomma a te la situazione sta bene così? Certamente no, altrimenti non esisterebbe videohifi né il suo spazio di discussione, ma io non ho voglia di far inutili risse, ho voglia di fare buona e corretta informazione, perché sono convinto che solo così, scavando goccia a goccia nella pietra, si riuscirà ad avere un mercato più corretto e più competitivo. Certamente non con gli scannamenti ( di cui sono ahimé, involontario testimone diretto) tra poveri. Piccoli costruttori italiani, ad esempio, che si odiano con passione. Nel frattempo il Ministro del Commercio della Repubblica Popolare Cinese racconta lantica parabola dei due pesanti tori da combattimento, ormai un po vecchi e malandati, che continuano a sfidarsi e a rincorrersi sino allo sfinimento, mentre il giovane e muscoloso manzetto che sino a quel punto gli trotterellava appresso, gonfia i polmoni e li supera di slancio. Non credo ci sia bisogno di spiegare la parabola.
- E vero, e sono daccordissimo con gran parte dei nostri lettori: questo mondo è, da sempre, popolato oltreché (per fortuna!) di brave persone, di pirati, più o meno potenti, e di traffichini privi di scrupoli, di grandi dispensatori di verità scientifiche tutte loro. Quale mercato non lo è? Questo è un po più a rischio di altri, perché si vendono sogni e sensazioni, e si fa presto ad arrivare dall "esoterico" all "occulto", ovvero dal non esattamente spiegabile, alla cartomante televisiva. Per assonanza tecnologica( e io lho appena fatto) tendiamo sempre a fare il parallelo con il mercato automobilistico ( quando vogliamo essere raffinati ci dilettiamo di enologia), ma il nostro somiglia assai più al paludoso mercato dei cosmetici. In fondo si vendono e si provano "trattamenti di bellezza" per la musica riprodotta, e cè il caso, non raro, di ritrovarsi ad acquistare lacqua della fontanella in formato spray al costo del più nobile dei Cognac. Ma non sempre i pirati sono, anche per noi che siamo convinti di aver preso bene le misure di questo settore, riconoscibili. Da bravi Sir Cook, si mascherano dietro abiti buoni e belle maniere, o come tanti masnadieri che abbiamo ben conosciuto, dietro proclami rivoluzionari e atteggiamenti alternativi. Come in tutte le battaglie, se siamo disuniti, saranno i pirati e i masnadieri a vincere. Insomma, come ebbi già modo di scrivere più di qualche mese fa, o recuperiamo per questo nostro piccolo amato mondo, il concetto di "community" o continueremo a scannarci tra noi sul suono di quella o di quellaltra valvola, mentre i pirati sapprestano a farci la festa.
Ottime cose
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