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NUMERO 17



La salute del cadavere è discreta

Prima o poi qualcuno avrà il privilegio di aver annunciato, per una volta a ragione, la morte del SACD. La possibilità esiste: essendo la frequenza degli annunci di morte sui forum più o meno pari a quella del campionamento del DSD, arriverà il giorno in cui l’annuncio sarà seguito dai fatti: sparando nel mucchio, alla fine qualcosa si prende. Credo, però, che l’attesa sarà abbastanza lunga. Consiglio ai profeti di sventura di perseverare per i prossimi quindici o vent’anni, però. Non ho un’incrollabile fiducia nelle magnifiche sorti e progressive del formato, ma ho alcuni elementi e delle ipotesi di lavoro; ho deciso di utilizzare questa puntata della rubrica per parlarvene e cercare di ordinare e dare coerenza ad alcune idee che ho lasciato qua e là nel nostro forum.

Parliamo di marketing

Uno degli annunci di morte è stato sollecitato dalla notizia che Deutsche Grammophon ha rimosso dalla lista delle future uscite qualsiasi SACD. Il ragionamento della Cassandra di turno dev’essere stato, per una volta, un po’ meno rozzo e un po’ più concatenato del solito (di solito l’annuncio di morte segue il mancato reperimento di titoli in SACD in qualche centro commerciale). Cerco di ricostruirlo:Il SACD sta timidamente prendendo piede nel settore della musica classica (in alcune nazioni le vendite sono al 10%)Deutsche Grammophon è l’etichetta simbolo della musica classicaL’adesione di Universal allo standard SACD è stata motivo di grande fiducia al momento del suo annuncioIl disimpegno dell’etichetta simbolo della classica significa che il SACD perderà piede nell’unico settore dove pareva avere delle possibilità di affermazione totaleIl disimpegno dell’etichetta gialla prelude all’abbandono dello standard anche da parte del resto del gruppo UniversalErgo, il SACD è morto.Non male, rispetto a "nella catena Multitronics non ci sono SACD, quindi il SACD è morto". Tuttavia, altrettanto privo di fondamento.Peraltro, il disimpegno è un fatto, l’abbandono non è stato annunciato da nessuno.

La Deutsche Grammophon non è più l’etichetta simbolo della musica classica

È da un po’ che, a ben guardare, questa fama è del tutto immeritata. La Deutsche Grammophon, come la totalità delle etichette cosiddette "major", ha smesso di essere la forza trainante del mercato della musica classica, anche se a molti appassionati la notizia sembra non essere ancora pervenuta. L’unica forma di valore culturale di cui queste etichette si fanno portatrici è quella dello sfruttamento del loro enorme archivio; nel caso di DGG, la Collectors Edition e la serie Originals sono iniziative meritorie, che rendono disponibili, anche se, a volte, a prezzi non propriamente popolari, grandi interpretazioni di interpreti storici. Deutsche Grammophon ha anche la serie 20/21 che propone musica contemporanea, anche se trovo a volte contestabile la scelta del repertorio e trovo irritante il fatto che in 20/21 vengano, a volte, riproposte a prezzo pieno registrazioni che, precedentemente, erano disponibili in serie economica.Ma per quanto riguarda la politica A&R (Artists and Repertoire) sulle registrazioni nuove, fuori dalle collane, non c’è da stare allegri. Nessuno nega che sarà di estremo interesse sentire Pollini nei Notturni di Chopin, così come è stato interessante sentire le sue registrazioni schumanniane, ma c’è stata una decisa riduzione nelle uscite e nel parco di interpreti.Se si dà un’occhiata a chi incide attualmente per DGG o Archiv, si trova un elenco decisamente sparuto: Abbado, Boulez, Salonen e Thielemann fra i direttori d’orchestra — l’ultimo deve ancora dimostrare di essere un grande, l’unico cui viene concesso di incidere un repertorio minimamente avventuroso è il finlandese —, Pletnev, la sempre più rara Argerich, l’ormai altrettanto raro Pogorelich, la vedette Grimaud, gli orientali Lang Lang e Yundi Li, la Pires, Pollini e Zimerman fra i pianisti, Kremer, la Hahn e la Mutter fra i violinisti, Maisky e Jiang Wang fra i violoncellisti, il solo Emerson come quartetto. Si salva il parco pianisti e si salva la musica barocca dell’etichetta specialistica Archiv con Carmignola, Marcon, Musica Antiqua Koeln, McCreesh, Minkowski e il Concerto Koeln, ma la perdita di Gardiner e l’assenza di un clavicembalista di nome si fanno notare.Il repertorio interessante è perlopiù su Archiv; la sezione "gialla" registra continuamente gli stessi cavalli di battaglia, a volte con esiti dubbi (mi è oscura l’utilità della maggioranza dei dischi di Lang Lang e di Yundi Li, per esempio; a meno che non si tratti di sfondare sul mercato dell’estremo oriente continentale).

L’approccio di Deutsche Grammophon al SACD non è stato esaltante

…per usare un eufemismo.Gli Emil Berliner Studios, a cui Deutsche Grammophon ha affidato la cura tecnica delle proprie registrazioni, hanno da subito assunto un atteggiamento anti-DSD. Ciò non sarebbe un problema (esistono ottime registrazioni PCM almeno 24/96 trasferite su SACD); solo che DGG ha fatto uscire SACD provenienti da master, anche recenti, 24/48, spingendosi addirittura al rilascio in SACD di una registrazione 44.1/24 come il Messiah di McCreesh. Bel disco, niente da dire; ma, in stereo, non è che dia tanto di più del CD corrispondente. (NOTA 1)
Non a caso la migliore prova in SACD di DGG, dal punto di vista della registrazione, è la Seconda Sinfonia di Mahler diretta da Kaplan, una registrazione fatta da Teldex, un service fondato da ex dipendenti Teldec che lavora anche per Harmonia Mundi France e SonyBMG.Ah, la motivazione di DGG per la cessazione delle uscite in SACD parrebbe essere il fatto che vendono meno e hanno meno margine per pezzo dei CD corrispondenti. Bella scoperta. Magari, se provassero a farli arrivare nei negozi ne venderebbero (da tre mesi aspetto che mi venga consegnato, su ordinazione, il SACD Elgar/Vaughan Williams di Hilary Hahn; ho dovuto ordinare anche la Sesta di Mahler di Abbado e altri titoli). Magari, mettendoli negli scaffali dei negozi, incuriosirebbero gli acquirenti; se si fossero degnati di dire qualcosa ai venditori, questi saprebbero rispondere alle domande. Però il punto è che, per DGG, è meglio vendere un CD a 20 euro e passa che un SACD a 22 euro: ci guadagnano di più. Perché farsi del male promuovendo il SACD?

Il nuovo simbolo del mondo della musica classica non è nessuna major

Come ho scritto sopra: il mondo della classica sta cambiando. Il testimone del valore culturale e del compito di documentare nuovi interpreti o grandi esecuzioni non è più nelle mani delle grandi etichette. L’ultima generazione di manager delle grandi etichette ha portato una ventata di novità non benvenuta. Ogni titolo deve guadagnare da subito, non esiste più la pianificazione a lungo termine dei cataloghi. In questo momento va di moda Mahler? E facciamo tre integrali mahleriane contemporaneamente. Va di moda Chopin? E facciamolo incidere a tutti i nostri pianisti. Come dite, non c’è una versione recente di pregio della musica di Szymanowski o di quella di Scriabin, per restare alle cose facili? E cos’importa… Non c’è un’integrale Bruckner fatta da una grande orchestra negli ultimi vent’anni? Ma Bruckner non vende, Mahler vende. Registriamo altre sette volte la Nona di Dvorak! Ah, pensate che la Settima e l’Ottava siano composizioni migliori? Sì, ma nella pubblicità ci finisce la Nona, quindi quella vende…Pensiamo, invece, alle piccole etichette. È chiaro che difficilmente si possono permettere la registrazione di un’opera verdiana o wagneriana con un cast di stelle: i costi di simili operazioni sono recuperabili solo vendendo un numero impressionante di copie — e per arrivarci serve un lancio di marketing di grandissima forza — e sono, probabilmente, superiori al budget che una piccola indipendente si può permettere di programmare per un intero anno di uscite. Però, per quanto riguarda la musica da camera o quella solistica, o l’avventurosità delle scelte di repertorio, persino una quasi "one-man-band" come Praga Digitals ultimamente pare più vispa e più utile alla nostra conoscenza (in esecuzioni sempre apprezzabili) rispetto a una qualsiasi delle major.Qualche tempo fa si poteva obiettare anche che, comunque, un’indipendente non si poteva permettere le grandi orchestre o i grandi direttori. Anche questa situazione, però, è ultimamente cambiata: le major hanno scaricato le grandi orchestre (l’unica che mantiene un rapporto diretto con una grossa etichetta discografica è la Filarmonica di Vienna, che ha da sempre una via privilegiata proprio con la nostra etichetta gialla) e più di qualcuno dei grandi direttori (penso a Haitink e a Sawallisch). Anche la scelta dei "giovani" da promuovere mi pare spesso cervellotica: DGG ha messo sotto contratto un Thielemann (che non mi pare abbia ancora dimostrato nulla), mentre Gatti incide per Harmonia Mundi France, Ivan Fischer per Channel dopo essersene andato da Philips, Kreizberg incide per Pentatone, Paavo Jarvi per quest’ultima e per Telarc, Osmo Vanska per Bis.E le grandi orchestre hanno reagito fondando le loro etichette, o alleandosi con le indipendenti.

Il testimone è passato alle indipendenti

Pare evidente, da quanto scritto sopra, che il "simbolo" della musica classica sono ormai la miriade di piccole, intelligenti e avventurose etichette che si sono affacciate sul difficile mercato discografico in questi ultimi anni. Una storia di successo come quella di Pentatone (fondata da un gruppo di persone precedentemente legate a Philips Classics, questa etichetta ha, in pochi anni, guadagnato una fama e una reputazione invidiabili grazie a scelte di repertorio e di artisti fuori dai terreni battuti e a una eccellente qualità delle registrazioni) o la trasformazione di Telarc da "quella della 1812" a un editore capace di scritturare P. Jarvi e Spano (su Runnicles qualche dubbio ce l’ho) mantenendo intatta la qualità sonora, insegnano che il mercato della classica è ancora terreno fertile per chi sceglie qualità e mantiene la curiosità.

Le indipendenti incidono SACD

Sarà proprio per il mantenimento di qualità e curiosità che la maggioranza delle piccole (e neanche tanto piccole) etichette che si muovono sul mercato della classica ha scelto di incidere, parzialmente o completamente, in SACD. Da Pentatone, Telarc e Channel, che del SACD, del multicanale e del DSD hanno fatto quasi una ragione d’essere, a Harmonia Mundi France, Bis e altre che pubblicano le loro uscite più interessanti in SACD, a quelle che si aggiungono giorno dopo giorno (ultime Ondine e Arts), a quelle delle orchestre di cui vi ho parlato un paio di numeri fa, sembra stiano tutte scegliendo anche il SACD come modo di distinguersi in un mercato ormai sovrasaturato.Le major (con l’eccezione di SonyBMG, che almeno pubblica in SACD buona parte delle nuove registrazioni di Harnoncourt) stanno perdendo anche questo treno. Una cosa divertente è il fatto che si sono giocate anche quello del "livello di ingresso": ho l’impressione che, ormai, la prima Nona di Beethoven o Quinta di Mahler che un neofita si compra non sia più un disco con l’etichetta gialla o uno di quelli che una volta avevano il Nipper nel rettangolino (EMI), ma che sia un cofanetto Brilliant… (NOTA 2)

Il cadavere gode quindi di discreta salute

La corsa dell’alta risoluzione, quindi, non si ferma perché un’etichetta, pur se importante, decide di smettere temporaneamente di pubblicare SACD.È possibile che il contraccolpo sia quello di un’ulteriore specializzazione dell’alta risoluzione, questo sì; un ulteriore ritiro in una nicchia di qualità. Le major potrebbero utilizzare il SACD solo per le edizioni limitate e i progetti speciali — l’ultima uscita in SACD di DGG è un’integrale delle sinfonie di Sibelius celebrativa del centenario dell’orchestra di Goteborg —, lasciando campo libero alle indipendenti. Un’altra occasione persa dai pachidermi, un altro sacrificio sull’altare del business.Resta quel 10% del mercato, assieme alla possibilità — sfruttata da Decca/Philips nella classica e da più di qualche altra etichetta nel jazz e nel rock — di vendere i diritti di pubblicazione in SACD delle registrazioni di repertorio a etichette specializzate, che più di qualche volta hanno mostrato maggior rispetto e cura delle grandi registrazioni (e anche delle meno grandi…) rispetto a quello che hanno fatto le major. Non sarà una strada in discesa, non sarà tutto facile, il SACD non conquisterà in una mattina un mercato saturo in tempi di contrazione economica, ma non vedo nessun corteo funebre in formazione.

NOTA 1 Decca ha fatto di peggio con il 48/16 della Boheme di Chailly, ma ha almeno avuto il buon gusto di affidare una parte significativa delle proprie registrazioni recenti al team PolyHymnia che registra in DSD

NOTA 2 Notate, come ho indicato sopra, che DGG ha rimosso le future uscite, ma non ha esplicitamente detto che abbandona il SACD come formato.


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