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NUMERO 16



Voce Divina Soprano di Igor Zamberlan

 

Utah…

 

Alla fine c’era la connessione, l’ho scoperto solo dopo il mio pezzo sulle MezzoSoprano di Voce Divina (sul nostro numero 13). Ho appreso, infatti, che un progettista dello Utah, Tierry Budge, ha lavorato per anni alla Wilson Audio Specialties (progettando, fra le altre, le Watt 3/Puppy 2), andando poi a progettare un sub per Voce Divina ed elaborando, nel frattempo, metodi per minimizzare le colorazioni dovute al cabinet. Poi la sua storia è proseguita altrove (Talon, Escalante), ma la connessione c’è…

 

Soprano

 

Le MezzoSoprano mi avevano incuriosito, un po’ per le loro incredibili dimensioni, parecchio per il loro peculiare suono, un po’ per un prezzo leggermente indigesto. Avevo già anticipato che il distributore era riuscito a togliermele dalle mani solo portandomi le Soprano, il diffusore medio di questo confidenziale costruttore statunitense.

Si tratta anche qui di un due vie, che presenta una coppia di altoparlanti che potrei definire illustre. Sono il tweeter Focal in titanio a cupola rovesciata e il midwoofer Scan Speak con il cono in carta trattata al carbonio. Già, driver molto simili (di nuovo la Utah connection?) a quelli utilizzati nelle attuali Wilson WATT.

Le similitudini, però, finiscono qui. Le Voce Divina hanno, infatti, un aspetto molto meno tecnologico, decisamente più caldo e familiare. Il caricamento del basso delle Soprano, vera raison d’etre della gamma Voce Divina, è in sospensione pneumatica, cassa chiusa, baffle infinito, come lo volete chiamare, insomma. Non c’è il buco, direbbe la mia parte filistea e un po’ insultante. Il tweeter è montato su un baffle a sbalzo simile a quello delle MezzoSoprano — qui appare, tuttavia, un po’ più robusto — per allineare i centri di emissione degli altoparlanti e i morsetti d’uscita, che stavolta sono quattro per diffusore per permettere il biwiring, sono dei bellissimi, comodissimi e ben distanziati Cardas in rame non placcato.

L’estetica ha diviso i pareri di coloro che hanno visitato la mia stanza durante la permanenza di questi diffusori, come quella delle MezzoSoprano. Ribadisco che a me è molto piaciuta; c’è chi ha trovato assai poco di suo gusto il contrasto fra l’effetto specchio dei lati (che mi sembra ottenuto con una sottile lastra in plexiglass sopra uno strato di radica o di verniciatura effetto radica) e il nero goffrato del resto del mobile.

I diffusori sono molto pesanti per le loro dimensioni — direi che sono di poco sotto i 20 Kg ciascuno — e il mobile sembra molto sordo. Anche le Soprano sono costruite con diversi strati di MDF e HDF, incollati con una colla smorzante.

 

Il sistema

 

Le Soprano hanno soggiornato piuttosto a lungo nella mia sala; nel periodo di prova sono state utilizzate con l’accoppiata Pioneer/DVDUpgrades-dCS Delius, con e senza l’Apogee BigBen e con il sistema analogico Scheu Premier /VPI JMW12 /VdH Colibrì; preamplificatori Audio Synthesis ProPassion, Classic 9.0, Tom Evans Vibe; finale BAT VK75SE; cablaggio White Gold, Apogee, Boomerang, Wire World per i cavi digitali e di segnale, Aural Symphonics Hybrid V2 per i cavi di potenza, Shunyata, Eupen, Boomerang, Agile per i cavi di alimentazione. Quanto è passato sulle pagine della rivista negli ultimi tre numeri a mia firma è stato sicuramente valutato anche con queste Voce Divina.

L’ascolto

 

Le Soprano somigliano alle MezzoSoprano. Anzi, no, sembrano uscite da un altro costruttore. Cioè, ecco, sì, si riconosce un’immagine di famiglia, ma forse, mi verrebbe da ipotizzare, le matite che le hanno progettate sono diverse.

Come prima cosa, le Soprano stupiscono per una chiarezza incredibile del medio. L’impressione iniziale è quasi quella di avere a che fare con un elettrostatico, tanta è l’apertura, tanta è l’assenza di code ed esitazioni nella riproposizione di questa gamma.

La seconda cosa che colpisce è, nelle mie condizioni d’ascolto (al Milano Hi-End i risultati erano leggermente diversi, anche per un altro verso di cui parlerò sotto), una impressionante coerenza nella zona di incrocio. Ecco, questo è un fatto abbastanza inatteso. E’ vero che l’accoppiata fra il mid-woofer scandinavo e il tweeter francese è, come scrivevo sopra, illustre, ma resta il fatto che i due altoparlanti sono, caratterialmente, diversi alquanto, tanto aperto e brillante il francese quanto tendenzialmente scuro, quasi di cioccolata il nordeuropeo. Qui non si avverte nulla di discontinuo in tutta la zona del plausibile incrocio, il suono è pieno, privo di scalini, tutto d’un pezzo. C’è da dire che alla fiera di Milano, alla loro prima uscita italiana ufficiale, le Soprano non mostravano la stessa coerenza in questa zona, forse a causa di riflessioni nell’ambiente, comunque e per quanto trattato inferiore, dal punto di vista acustico, alla mia sala d’ascolto; anche l’amplificazione era sicuramente inferiore a quanto da me utilizzato per questo test…

La scena acustica, e vengo alle note di famiglia Voce Divina, è eccellente. Non c’è la stessa impressione di sparizione completa che c’è con le piccole MezzoSoprano, che sono — probabilmente — quanto di meglio mi sia capitato di sentire in quel senso, anche perché le nostre Soprano sono decisamente più grosse, ma, per un diffusore di queste dimensioni, sono in grado di vedersela con chiunque, a qualsiasi livello di prezzo.

Altra nota di famiglia è un certo senso di spinta nel porgere la musica. Non è aggressività, la chiamerei presenza, facilità, comunicatività. Insomma, quella capacità di divertire, di attrarre l’ascoltatore; ciò unito a una performance dinamica che le piccole MezzoSoprano possono solo cominciare a mostrare, sia nel campo della macrodinamica, sia in quello di una microdinamica per certi versi davvero effervescente.

D’altra parte, la superficie del woofer (e quindi l’aria spostata) e la sensibilità sono decisamente superiori a quella delle Mezzo, anche se non sono convintissimo (ma non ho modo di misurare, per il momento) che siamo effettivamente ai 90 dB dichiarati. Avrei stimato qualcosa intorno agli 87/88, anche a confronto con le mie WITT e con… le Minus Sapiens, su cui dirò più avanti. Sicuramente, però, le medie di casa Voce Divina sono facili da pilotare. Il piccolo amplificatore Radii di cui vi ho parlato sul numero 13 non riusciva a muovere le MezzoSoprano e non era in grado di riprodurre un basso vero con le WITT; con le Soprano sembrava molto a suo agio. Mi spiace un po’ di non aver avuto in casa, durante il periodo di prova, un finale in single ended, magari con le 300B, perché penso che, dimenticando per un attimo le specifiche, che parlano di una potenza minima di 20 watt, l’accoppiata possa essere davvero interessante, se non si devono riprodurre i Massive Attack di Mezzanine col basso a 108 dB.

Quest’ultima osservazione mi porta, quasi naturalmente, a parlare di basso e a parlare di un raro e fortunato confronto con le Minus Sapiens di Giuliano Nicoletti, che, nella stessa versione presentata al Top Audio & Video 2004, si sono materializzate nella mia sala per un fine settimana di confronti audiofili assieme al loro progettista.

Le Minus Sapiens stanno all’opposto della scala yin/yang, per usare un pezzo del vecchio vocabolario audiofilo fine ’80/inizio ’90, rispetto alle mie Wilson. Probabilmente non è il mio tipo di suono, quello dei diffusori di Nicoletti. Però capisco benissimo chi lo ama, e in fondo il mio compito è, qui, quello di riportare quello che sento, senza troppo farmi influenzare dai miei gusti (impresa pressoché impossibile, è vero). Molto dolci in gamma alta, senza nessun accenno di proiezione, le Minus non peccano però di opacità né di mancanza di trasparenza. Attaccate subito dopo, le Wilson fanno un po’ l’effetto loudness, paiono presentare un acuto e un basso esposti, quasi ovvi. Se vi state chiedendo perché vi sto raccontando ciò, potrei rispondere che è uno spot pubblicitario ("la linea alla regia", disse, quasi con l’aria di chi si scusa). Visto che non pagate per leggere questo pezzo, vorrei vedere se avreste il coraggio di lamentarvi…

In realtà, vi ho detto delle Minus per farvi capire dove stanno le Voce Divina in questa scala, dal dolce all’ipertrasparente: da qualche parte sulla strada fra le Minus e le WITT, più vicine alle WITT che alle Minus. L’acuto delle Voce Divina non dà, però, l’impressione di essere esposto, anche se rimane la piccola "breathiness", la lieve esaltazione di una porzione dell’iperacuto tipica dei tweeter Focal. Certo, si tratta di una colorazione, per quanto piccola, ma è una sottolineatura che a me piace molto e sono disposto ad accettarla in cambio della velocità e della reattività del tweeter francese. Su parecchie registrazioni trovo che sia quasi un alito di vita.

Veniamo ora alle cose che mi hanno convinto un po’ meno. L’estensione verso il basso delle Soprano non mi è parsa da primato, nella mia stanza e nelle mie condizioni d’ascolto, anche a confronto con quella delle Minus, il cui mobile è di volume paragonabile a quello delle Voce Divina. Direi che sotto i 50 Hz c’era poco; oltretutto ho trovato qualche problema di resa in questa gamma. Era un po’ come se, sugli stand Target da me utilizzati, ci fosse un eccesso di smorzamento, un accenno di legnosità (non ho detto legno ovunque, ho detto un accenno). Devo dire che un esperimento con i piedini Omicron Magic Dream (leggete il mio pezzo altrove su questo numero) lo ha completamente eliminato; tuttavia, mi è anche parso che i diffusori perdessero un po’ di quella vita e di quella splendida microdinamica di cui scrivevo sopra. Baratto volentieri quel microaccenno di legnosità, peraltro udibile solo con alcuni pezzi di alcuni dischi, con questa vita e questa effervescenza, grazie. Penso che sia una questione di scelta degli accoppiamenti diffusore/piedistallo (e forse diffusore/cavo di potenza, anche se l’Aural Symphonics che ho usato è una meraviglia); al Milano Hi-End non c’erano accenni di legnosità di sorta.

E comunque, ascoltando musica acustica, l’effetto sparisce, va al di là e al di sotto di quanto sono in grado di sentire, lasciando spazio ad un ottimo senso di bassa distorsione in tutta la gamma riprodotta dal midwoofer (del tweeter vi ho già detto…)

Il livello di colorazione generale è estremamente basso. Il senso di rumore del mobile (che, ahimé, da quando mi sono abituato alle WITT sento in quasi tutti i diffusori) è qui ridottissimo. Non siamo al granitico silenzio dei cabinet pesantissimi in composito, però ci siamo molto vicini. L’unico tipo di viraggio sistematico che sento nelle Soprano è quello verso una tonalità chiara di arancio, un piccolo riscaldamento dei timbri, percettibile solo in un confronto diretto con diffusori più bianchi, che alcuni possono trovare decisamente accattivante; peraltro questo viraggio non è accompagnato a nessuna particolare semplificazione dei timbri, a nessun accenno di estinzione troppo rapida delle armoniche — quello che invece avevo notato nelle MezzoSoprano.

 

A mo’ di conclusione

 

Un marchio, quindi, degno della massima attenzione e un diffusore davvero interessante. Trasparente e aperto senza essere talebanicamente virato all’ipertrasparenza (la nota finale sul piccolo riscaldamento ne è prova), aperto senza scegliere la radiografia, pare avere alcune delle componenti più interessanti del suono degli elettrostatici; riesce ad utilizzare il midwoofer Scan Speak in cassa chiusa — una configurazione possibile, ma certo non comune — barattando un po’ di estensione verso il basso per una sicura riduzione della colorazione.

Alla fine ho trovato le Soprano riuscitissime e da sentire, forse temporaneamente penalizzate da una diffusione nei negozi per il momento ancora confidenziale e da un prezzo che, pur apparendo parzialmente giustificato dalla costruzione e dal livello sonoro raggiunto, le pone, purtroppo, alla portata di pochi. Si inseriscono, comunque, in una nouvelle vague di diffusori a due vie, da pavimento o da stand, di costruzione accuratissima, suono sapientemente messo a punto, facile pilotabilità — sto pensando a Merlin, alle piccole Living Voice — tutti contraddistinti da un rapporto qualità prezzo all’apparenza sfavorevole, ma che trovano sostenitori persino tra gli audiofili di corso più lungo e più attenti al value for money. Un motivo ci sarà…


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