
Come molti di voi avranno senzaltro notato, difficilmente mi mancano le parole, forse ne scrivo anche troppe. Ma stavolta, e in costanza di un numero ancora una volta, permettetemi lauto-incensamento, eccezionale per quantità e qualità dei contenuti, davvero non so come riempire questo editoriale.
I fatti che stanno accadendo sono di una tale gravità e tragicità, colpiscono un Paese e una città a noi così cari ( e così strettamente legati a questo nostro piccolo mondo), coinvolgono le emozioni, gli affetti, il vivere quotidiano di tanti nostri amici, che mi risulta davvero difficile dire qualcosa di sensato, e, soprattutto, dilungarmi sul contenuto di questo fascicolo, sugli apparecchi, i dischi, le discussioni, le futili polemiche
Ma proprio i londinesi, in queste ore, ci stanno dando la misura di cosa significa la civiltà in raffronto alla barbarie. Niente proclami di guerra ( e credo che quella che hanno intrapreso già basti loro e gli avanzi
), nessun occhio per occhio, nessunisteria. Quei pochi episodi dintolleranza verso lintegratissima comunità islamica, fanno parte di una statistica inevitabile quanto modesta.
La risposta è la normalità del vivere quotidiano, piangendo i propri morti senza darli in pasto alla piccola barbarie dei media sensazionalisti, che in certi casi rappresentano una straordinaria cassa di risonanza per la grande barbarie e per le velleità di rispondere allorrore con lorrore.

Si prende lautobus o la metropolitana per andare a lavorare, si portano i bambini al parco, si va al concerto. E come potrebbe essere altrimenti nella Capitale mondiale della musica? Nella città in cui si tengono oltre 5000 concerti lanno, di ogni genere, dove la stagione della Royal Albert Hall dura 365 giorni lanno?
Dunque in questa normalità che lotta arduamente contro limposizione dellanormalità, anche la musica, ha un significato particolare, accidenti se ne ha.
La musica, la cultura, sono i primi bersagli dei fondamentalismi, delle dittature. Musica e cultura come liberissima espressione del pensiero e del sentimento. Un pericolo mortale per gli integralismi di qualsiasi stampo. I Talebani afgani avevano particolarmente in odio tre elementi: gli occhiali, la musica, le donne. Provate a unire i puntini, come nei giochi della settimana enigmistica e guardate qual è limmagine che sortisce. Musica e cultura, linguaggi universali di pace e di amore, perché la crescita delle coscienze, il loro dilatarsi, conduce necessariamente alla comprensione e allabbattimento delle mille barriere, che spesso artificiosamente, ci siamo autoimposti. Delle gabbie che volontariamente abitiamo, animali da zoo di periferia, ormai incapaci di comunicare anche solo con la gabbia attigua.

Alla fine degli anni 70, il Maestro Zubin Metha era Direttore stabile della Filarmonica dIsraele. Per motivi anche comprensibili vigeva, allora, una sorta di tacito divieto rispetto alla musica di Wagner. Il Maestro indiano simpuntò, saffannò per cercare di spiegare come il grande musicista tedesco, la sua opera, fossero stati usati strumentalmente dal regime nazista. Fu una strenua battaglia, una battaglia ammirevole ma anche ardita: molti dei deportati sopravvissuti ricordavano come con il sottofondo di quella musica ( eh si, perché anche della musica si può fare pessimo impiego, costringendola ad operare in maniera opposta alla sua natura, restringendo le coscienze anziché espanderle, ma è davvero un caso limite) i loro cari, i loro compagni di sventura, venissero accompagnati alle camere a gas. Ma alla fine la spuntò. Le autorità gli concessero il permesso di far suonare Wagner alla Filarmonica, lorchestra, non senza discussioni anche aspre, non senza tentennamenti, alla fine acconsentì. Racconta Metha che mentre provavano il Preludio del Parsifal, si accorse che alcuni orchestrali avevano le lacrime agli occhi, per la commozione che quella musica sublime, mescolata allo strano stato danimo che provavano in quel momento, provocava in loro. Molti di essi quella musica lavevano segretamente amata, e avevano sognato di poterla suonare. Fu un momento di straordinaria intensità, e di grandissimi significati.
Ecco, in questo momento il mio sogno è quello che si possa ripartire da quelle lacrime, per una musica per tanti motivi così lontana - eppure vicinissima- da chi, commosso, la suonava.
Ottime cose (ne abbiamo tutti bisogno)