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NUMERO 16



Miscellanea

 

Ho deciso, per questa volta, di dare un aspetto più rapsodico a questa mia rubrichetta. Gli eventi intorno al mondo del digitale ad alta risoluzione si stanno moltiplicando e stanno assumendo il suono di un rumore a larga banda. Il digitale ad alta risoluzione ha deciso di sciogliersi nel movimento? Ha scelto la strada della normalità? Vedremo… non la considererei una cattiva notizia.

 

PlayStation

Finalmente Sony si è decisa per il colpo che garantirà l’ingresso del SACD in centinaia di migliaia di case. La PlayStation 3, prevista per il 2006, avrà come media principale il Blu-Ray; la compatibilità coi formati meno recenti prevede DVD-Video, DVD+/-R/RW, CD, CD-ROM, DVD-ROM, DualDisc (ambo i lati, anche quello che Sony chiama "audio side", dato che non è un vero CD…), SACD Hybrid, SACD-HD stereo e multicanale.

Quell’HD sta a indicare un cambio di nomenclatura da parte di Sony per lo strato ad alta risoluzione degli ibridi: HD starebbe per High Definition, non si tratta di un nuovo formato, ma semplicemente di un modo per enfatizzare l’alta risoluzione dello strato DSD. SACD Hybrid indicherebbe, quindi, la compatibilità del lettore con lo strato CD del SACD (sì, quello che si può copiare con un qualsiasi masterizzatore, come un qualunque CD standard e più comodamente di un CD copy protected).

L’impressione è che, comunque, Sony avrebbe potuto fare questa mossa già con la PS2. Probabilmente la produzione dei chip per la decodifica DSD non era ancora arrivata al punto di essere una commodity, dal punto di vista economico; ora, col fatto che i lettori universali, fra un po’, entreranno nelle raccolte a punti e nei fustini del detersivo (scherzo), la situazione è cambiata.

Da tutto questo resta fuori il DVD-Audio (nelle specifiche rilasciate da Sony, il lato DVD del DualDisc viene significativamente definito "video side"). Dal punto di vista audiofilo, non posso che dolermene; da quello commerciale, avrei quasi voglia di dire, all’americana, "good riddance".

 

Good Riddance

 

Per i non anglofoni, quella sopra è l’espressione che si usa quando si perde — ci si disfa di — qualcosa di cui, in fondo, non sentiremo la mancanza.

Alla fine ho comprato il carissimo disco di Beck, in edizione europea (limited edition, a libro, con due dischi, un CD e un DVD), a trentacinque euro.

Consiglio di lasciarglielo. Non ho sentito la parte multicanale. La traccia stereo è un 48kHz/16 bit. Sì, 16. Certo, mi hanno dato un bel package; però mi sono comprato qualcosa che, nel modo in cui ascolto normalmente, non mi dà praticamente nessun vantaggio rispetto al CD.

Se non siete dei collezionisti o dei fan sfegatati di Beck Hansen, compratevi il CD.

 

Una bella pensata

 

Cominciano ad apparire i primi esemplari di una nuova specie di lettori, gli universali a due canali.

3D Lab, l’azienda francese distribuita qui da noi dalla DML Audio, ha una linea modulare di lettori universali audio-video che escono solo a due canali. Ancora più estremo il concetto nel caso di Ayre (distribuita da Rany Hi-Fi) e Bladelius (che mi risulta priva di distributore italiano): i loro lettori universali audio, rispettivamente il C5xe e il Freja, non hanno circuitazione video. Non è snobismo ciò che detta questa scelta: alcuni tecnici sostengono (ed effettivamente si può misurare e provare) che i clock video e le frequenze di quadro possono perturbare i circuiti audio. Certo, conoscendo per esperienza la standardizzazione — si fa per dire — dell’editing dei DVD-Audio, soprattutto dei più antichi, si sarà costretti ad andare alla cieca nella selezione del gruppo per trovare l’area stereo; c’e da sperare che il display dei lettori sia particolarmente ricco di informazioni, cioè che somigli più a quello dei Denon che a quello dei Pioneer. Speriamo di mettere presto le mani su uno di questi nuovi lettori universali stereo audiofili.

 

La classica traina

 

Negli ultimi giorni la San Francisco Symphony ha annunciato che le vendite del proprio ciclo Mahler, arrivato al quinto volume, hanno superato le 65.000 unità. Niente male, mi sembra, per l’ennesima integrale mahleriana, edita dall’etichetta di un’orchestra, dalla circolazione confidenziale in molte nazioni (per fortuna non nella nostra, grazie a Jupiter) e dal prezzo tutt’altro che indolore. Moltissime delle vendite negli USA, pare, sono avvenute direttamente o su Internet, passando quindi sotto il radar delle rilevazioni di mercato. Credo sia anche abbastanza plausibile che, se non si fosse trattato di SACD, le vendite sarebbero state più basse: con tutto il rispetto per una grandissima orchestra e per un eccellente direttore d’orchestra, chi in Italia, messo di fronte alla scelta fra la Terza e la Nona dirette da Michael Tilson Thomas e, allo stesso prezzo, l’integrale Bernstein Deutsche Grammophon, sceglierebbe le prime, se non per il surplus della registrazione in DSD (e in multicanale oltre che in stereo)?

Ma non c’è solo questo. Uno degli eventi discografici più attesi dell’anno, nel mondo della classica, è, almeno sul nostro mercato, un SACD ibrido "single inventory" (non c’è, non ho visto, almeno per il momento, il CD corrispondente).

Si tratta del secondo volume, per Decca, dello Chopin di Nelson Freire, che conclude l’integrale degli Studi di Chopin, aggiungendo ai già pubblicati Op. 25 e Op. Posth. i famosi studi dell’Op. 10, oltre ad includere, quali filler di lusso (ma quali filler…) la seconda Sonata, la Op. 35, quella della Marcia Funebre, e la Barcarolle.

Il pianista brasiliano riesce a darci la suggestione del concerto pur se a volte calpesta la stretta lettera delal partitura: ah, quegli sforzando nel primo movimento della Sonata! Quella visionaria Marcia Funebre! Quello straordinario fraseggio nello Studio n. 10.

La registrazione non è la classica Decca, trovo (non ho mai trovato propriamente straordinarie le Decca pianistiche); sarà perché c’è lo zampino degli Emil Berliner Studios, che ormai monopolizzano le produzioni Universal Classics, magari. Sta di fatto che la tecnologia utilizzata è PCM 96/24 e che la registrazione può risultare non proprio lineare se l’impianto non è perfettamente a posto, oltre a presentare qualche traccia di esilità o di grana qua e là. Certo, sempre molto meglio di un CD…

Sempre a proposito di Decca, di almeno altre due uscite internazionali degli ultimi mesi non ho trovato corrispondente in CD, Transformations di Kaori Muraji (un disco per chitarra, parzialmente di trascrizioni da brani pop — Beatles ed altri — di Toru Takemitsu, parzialmente di brani originali di Tarrega, Maxwell Davies, Theodorakis e dello stesso Takemitsu) e, meno crossover, l’ultimo episodio della saga Rachmaninov di Vladimir Ashkenazy, coi Moments Musicaux op.16, i Morceaux de Fantaisie op. 3 e la trascrizione di Zoltan Kocsis dell’arcinoto Vocalise. Il disco di Ashkenazy è da una registrazione 48/24, per fortuna impostata in maniera molto più sensata, dal punto di vista della ripresa, dei precedenti CD che il grande pianista russo ha dedicato al suo compatriota romantico-in-ritardo; il SACD della Muraji è da una PCM 96/24 molto ben riuscita. Non si tratta in ogni caso di riferimenti, dal punto di vista audiofilo; sono buoni dischi di una major.

Epperò. Forse mi è sfuggito qualcosa, ma queste sono tre su sei delle nuove uscite (non ristampe) internazionali Decca da marzo in qua.
Ci sono anche un disco di trascrizioni di Berio diretto da Chailly, un disco di lieder con Goerne e Brendel (tutt’e due solo CD, probabilmente non hanno grandi prospettive di vendita, anche se…) e le Stagioni vivaldiane di Janine Jansen (CD e SACD). Magari è un caso, magari no.

 

BigBen: problemi

 

Ho deciso di rinviare la conclusione della recensione dell’Apogee BigBen. Ho nel frattempo scoperto qualche problemino di sincronia (rumori, non brutali perdite di lock) con i 192 kHz. In attesa di capire che cosa stia succedendo, che cosa determini questa incomprensione nella pila Pioneer/DVDUpgrades-Apogee-dCS, la seconda parte è rinviata. Ciò che ho detto per quanto riguarda i SACD rimane comunque assolutamente vero. I DVD-Audio a 192 kHz continuano a restare disperatamente pochi. Quindi, fate voi…

 

Un briciolo di follia

 

Piccola preview, per chiudere, con un vero e proprio briciolo di follia, una contraddizione in termini: il SACD PCM zero oversampling.

Argomento controverso, quello dell’eliminazione del filtro sovracampionatore, nel formato CD a 44.1 kHz. Diciamo che quello che avevo sentito finora non mi aveva particolarmente convinto.

Tuttavia, ora mi è arrivato il Mother-of-Tone Attraction della serie BYOB di Altmann Micro Machines, proprio quel Charles Altmann di cui vi parla Francesco Bollorino nella sua Pulce in questo numero.

Dietro il piccolo DAC di Altmann stanno una serie di teorie che possono sembrare controverse. D’altra parte, Altmann è un personaggio peculiare e che, personalmente, trovo assai simpatico. Si dedica a due cose nella vita, l’audio e l’ottimizzazione dei bicilindrici Harley Davidson…

La sua serie Mother Of Tone BYOB parte da due concetti di base. Il primo è che è inutile cercare di eliminare le risonanze, pertanto conviene che queste siano quanto più possibile gradevoli. Da ciò discende che gli apparecchi sono costituiti da una scheda strettamente accoppiata ad una piccola tavola di abete rosso laccata con lacche naturali; l’abete rosso è il legno degli Stradivari. Il secondo è che la migliore alimentazione è quella a batteria. Perciò gli apparecchi della serie BYOB (che sta per Bring Your Own Battery) arrivano senza alimentazione, pronti per essere collegati ad una batteria da automobile.

La serie include, per il momento, un amplificatore da 10 watt, un convertitore analogico/digitale a 192 kHz e questo DAC.

Le teorie sul segnale digitale che ispirano la circuitazione dell’Attraction sarebbero sufficienti a riempire un articolo — peraltro Altmann costruisce anche un DAC molto più classico e molto più caro a 96 kHz/24 bit con filtro sovracampionatore, oltre al quasi famoso JISCO (http://www.jitter.de). Sicuramente ne parlerò nel prossimo numero, quando leggerete una recensione completa di questo interessante oggetto. Per ora vi dico, come aperitivo, che funziona, e pure bene, con i miei DVD-Audio fino a 192 kHz e con i SACD convertiti in PCM 176.4/24 attraverso la scheda DVDUpgrades (ecco spiegato l’assurdo dei SACD zero oversampling). E’ un’interessante alternativa al suono del mio dCS, per 1500 Euro, full optional, incluso il prezzo di una batteria Optima Red Top nuova e quello di un caricabatteria da auto. Tutto questo con un chip di conversione noto a molti, a 8 pin e alimentabile da una singola batteria… Sì, sto buttando risoluzione. Sto anche sentendo un suono che per ora mi pare sorprendente. Pronto a smentirmi, ovviamente.

E sta arrivando, a quanto pare, anche il DAC della AudioNemesis di Fabio Camorani. Non pensavo di riuscire ad arrivare a un confronto di DAC 0 oversampling a 192 kHz.

Al prossimo numero...


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