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NUMERO 16



Aurum Cantus Veris di Marco Caponera

Inizio questa recensione di gruppo con le dovute scuse nei confronti del responsabile della distribuzione DP Trade: Paolo Brusio persona deliziosa e soprattutto molto paziente, che ci ha lasciato i diffusori Aurum Cantus per un tempo inusualmente lungo, a causa di un nostro problema di laboratorio.

Oggetto di questa prova sono tre coppie di diffusori molto simili fra loro perché contraddistinti inequivocabilmente dalla tecnologia a nastro del tweeter che ne definisce il look e, come scopriremo nell’ascolto, il suono. Due modelli sono pressoché identici sia esteticamente che per i componenti utilizzati, fatta eccezione per il filtro crossover, parzialmente rivisto nella versione più aggiornata, denominata SE. Il terzo modello è una versione del Veris più economica, con una flangia degli altoparlanti di forma tonda anziché rettangolare.

Mobile, costruzione e componenti

I diffusori della Aurum Cantus vengono prodotti materialmente in Cina ma le caratteristiche del mobile, gli altoparlanti e il filtro crossover vengono progettati direttamente alla DP Trade, in Italia. Ciò per beneficiare dei ben noti vantaggi economici della produzione orientale, senza perdere molto da un punto di vista qualitativo e nella raffinatezza delle scelte progettuali, tipica della tradizione hi-fi italiana. Il risultato è un diffusore dal design non innovativo ma ottimamente rispondente alle esigenze hi-fi.
Non ci troviamo di fronte il solito parallelepipedo (fatta eccezione per la versione più economica) di MDF con una coppia di altoparlanti sul frontale a indicarne la destinazione d’uso audiofila, al contrario molte scelte progettuali hanno concretamente dato frutti in sede di ascolto.

Anzitutto il mobile, molto pesante, è sì in MDF ma dallo spessore doppio sul frontale, dove alloggiano gli altoparlanti e con setti di rinforzo per aumentarne ulteriormente la solidità; il tutto rifinito con una bella laccatura nera o con pannelli laterali color legno per spezzare il disegno e rendere il mobile più attraente.
Il sistema di caricamento della gamma bassa è per tutti e tre i modelli il bass reflex, ma con condotto di accordo posteriore a tubo per i due modelli più costosi e lamellare sul pannello anteriore per il modello più economico.

I morsetti di collegamento non accettano bi-wiring ma sono molto massicci e accettano tutti i tipi di terminazione. Il filtro crossover è piuttosto elaborato, la componentistica è di ottima qualità. La disamina approfondita delle scelte progettuali la trovate nella analisi tecnica della prova, per quanto mi riguarda vado direttamente a illustrarvi le caratteristiche sonore del nostro tris di diffusori.

Il suono

L’impianto che ho utilizzato per la prova d’ascolto è molto vario:

sorgente analogica: giradischi Pro-ject 2.9 wood con testina Clearaudio Aurum Classics Wood; sorgenti digitali: Pioneer DV-868AVi, e Philips DVD 963SA; amplificazione valvolare composta da un pre Sonus Faber Prius e da un finale Shelter 409-2; amplificazione a stato solido: Vincent & Tac SV-233, finale Am Audio A50 mkII e ampli multicanale Arcam AVR300; diffusori: Sonus Faber Concertino Home e Luxuraudio Connubium I; cavi HiDiamond di alimentazione, segnale e potenza, Megaride Audio di segnale, Decware di segnale e Van Den Hul di potenza.

La prova di ascolto, protratta per lungo tempo, è stata realizzata in ambienti di differenti dimensioni: uno di media-piccola cubatura (15 metri cubi) e uno di maggiori dimensioni (30 metri cubi).

Veris:

Iniziamo dal primo modello introdotto da DP Trade nel mercato italiano circa due anni fa, nella versione a noi spedita con i pannelli laterali color legno e non più in produzione.

Così come anche nelle sorelle, è il tweeter a comandare buona parte delle prerogative sonore del diffusore: infatti vengono subito fuori velocità, trasparenza in gamma medio alta e alta, con una dinamica molto, molto, buona in questa fascia di frequenze. Ascoltando musica jazz vengono fuori molto bene fiati, batteria e voci femminili. La scena è ben dimensionata, giustamente profonda, non muore al centro, ma mostra un buona presenza della zona attorno ai diffusori, mai direttamente identificabili. Qualche piccolo accenno di nasalità compare intorno alla zona delle voci maschili e qualche difetto di articolazione viene fuori concentrando l’attenzione sul registro medio-basso e basso, con quest’ultimo più aggressivo. Ciò porta il diffusore a perdere di precisione e a mancare di punch, specie con incisioni di stile rock. La gamma alta ben controllata, e questo piccolo difetto nella riproduzione della gamma bassa, ne consigliano l’uso con amplificazioni a stato solido grintose ma timbricamente corrette. Debbo dire in sintesi che mi piace molto il fatto che il diffusore mostri immediatamente le differenze qualitative e timbriche delle elettroniche a monte, segno di un timbro e di un piglio neutro e trasparente.

Veris versione SE:

Lo stesso diffusore è stato realizzato da DP Trade in una nuova versione, attualmente a listino. L’unica differenza rispetto al modello precedente è rappresentata dal filtro crossover, modificato per rendere il carico più semplice da pilotare, per rendere più omogeneo l’incrocio degli altoparlanti e per risolvere i piccoli difetti presenti in gamma medio bassa e bassa.

Debbo dire che il risultato è stato perfettamente centrato, poiché la gamma bassa, benché ancora con una predominante nell’estremo inferiore, ha guadagnato in articolazione e dettaglio, conferendo anche alla gamma media maggiore precisione e dettaglio, facendo al contempo perdere la nasalità riscontrata nel modello precedente. La dinamica rimane sui livelli medi raggiunti dal modello precedente, così come la scena sonora e l’immagine che rimangono precise, ben dimensionate e con una buona focalizzazione degli strumenti nello stage. L’estremo alto non ha risentito più di tanto della modifica al filtro.

Veris MkIII

In verità nell’attuale listino DP Trade questo modello è denominato Veris, non esistendo più il primo modello (di cui vi ho parlato come riferimento storico e indice dell’evoluzione che questo progetto ha subito in termini positivi). Quindi più che di una terza versione dello stesso diffusore dobbiamo parlare di un modello differente sia nella foggia estetica, che nel filtro crossover e infine nelle peculiarità sonore.

Gli altoparlanti sono montati su flangie di forma circolare, l’accordo è anteriore e il mobile è in finitura color legno e a forma di parallelepipedo regolare, quindi possiamo aspettarci prestazioni molto differenti dai fratelli maggiori… e infatti così è! Questo è il modello più economico del terzetto ma ha suscitato in me l’apprezzamento maggiore in virtù della sobria finitura estetica e dell’ottimo rapporto qualità/prezzo che riesce ad esprimere.

Il suono è più asciutto, meno esteso in gamma bassa, ma con un medio-basso più preciso, meglio articolato e neutro. La gamma media è meno luminosa ma anch’essa molto neutra, le differenze si assottigliano in gamma medio-alta e alta dove forse noto un filo di estensione in meno, che rende però l’equilibrio generale più morbido e riposante. La scena sonora rimane di buone dimensioni, anche l’immagine è ottimamente a fuoco. Il livello del dettaglio non è altissimo, ma siamo su valori superiori alla fascia di prezzo del Veris e comunque di poco inferiori alla versione SE. Tutte caratteristiche difficili da trovare in un solo diffusore, specie se di questo costo.

Conclusioni

Tutti e tre modelli esaminati hanno espresso al meglio le loro caratteristiche con amplificazione a stato solido di buona potenza, la sensibilità non è bassa ma per spingere al meglio questi diffusori i muscoli ci vogliono. Banditi d’obbligo valvolari di bassa potenza. Invece, dal punto di vista della sorgente trovo che gli Aurum Cactus prediligano l’analogico, anche se si sono potuti esprimere egregiamente anche con materiale SACD.

In sintesi ci troviamo di fronte a una famiglia di diffusori — completata dal modello da pavimento Aestatis — in grado di competere su tutti i fronti con più blasonati produttori "occidentali", che spesso celano oggetti prodotti in oriente ma marcati altrove. In questo caso con estrema onestà intellettuale alla DP Trade non fanno mistero della provenienza dei prodotti da loro progettati e distribuiti e i risultati sono ottimi direi, con un risparmio effettivo che ricade in buona parte sull’utente finale.

Personalmente non credo alla propaganda mediatica che di questi tempi vede nell’occidente il "gigante buono" che subisce i danni - che con presunta "cattiveria" - i cinesi stanno portando all’economia internazionale. Per uscire da questa crisi auspico l’avvento di una concorrenza "reale" che metta l’utente finale nella condizione di sapere esattamente con che materiali e dove vengono prodotti gli apparecchi e che quindi gli permetta di scegliere di conseguenza. Questo potrebbe restituire forza e dignità alle produzioni nazionali, non si potrà certo continuare a lungo con questa propaganda diffamatoria e con queste teorie del complotto ovunque!

Aurum Cantus Veris
Prezzo: 1200 euro

Aurum Cantus Veris SE
prezzo: 1750 euro

Distribuito da DP Trade
Torino via Caboto 51
tel.: 011501039
info@dptrade.it
www.dptrade.it


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