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NUMERO 16



OLOGRAMMI MUSICALI … NESA START ONE

di Angelo Jasparro

Ogni tanto salta fuori qualche cosa di nuovo anche nel nostro asfittico mercato. Magari non è sempre una novità assoluta, a volte si tratta di qualcosa che ci sembra di aver già visto in passato, che torna in versione "riveduta e corretta", sfruttando le tecnologie più moderne. Quando l’ing. Enrico Lange ci ha informato del suo progetto, abbiamo ritenuto fosse il caso di approfondirne scopi e funzionamento. Si tratta del NESA Start One, definito dal suo progettista "Processore ibrido per soluzioni audio". Per dovere di cronaca riportiamo che si tratta di un prototipo che sarà messo in produzione in caso d’interesse da parte di qualche Azienda del settore, ma probabilmente anche in seguito alla richiesta da parte dei semplici appassionati di audio, in serie ovviamente limitata. Le foto che ho scattato durante la prima prova del Nesa, danno un’idea di come si presenta. Non approfondiamo perché pare che al momento dell’entrata in produzione la sua veste estetica cambierà parecchio. Intanto lo vedete su un rack, orgogliosamente mostrato dall’ing. Lange e dal figlio, che credo di aver capito collabori col padre in quest’avventura.

Parliamo piuttosto della funzione del NESA in un impianto audio, seguendo la traccia che il progettista stesso ci da. Siccome ambasciator non porta pena, sappiate che tutto ciò che troverete scritto da qui alla prova d’ascolto, che è ovviamente farina del mio sacco, è l’opinione di Lange, in sostanza la classica "velina", riveduta e corretta dal sottoscritto per Videohifi. Chi di voi non approvasse qualche affermazione farà meglio a chiarirsi direttamente con lui.

Il dispositivo Nesa nasce da precise esigenze nel settore audio e si propone come processore ad alta definizione, basato su criteri di psicoacustica e che si propone di migliorare la percezione da parte del nostro orecchio di parametri quali la sensazione di spazialità, profondità e qualità del suono percepito in generale. La classica riproduzione musicale è afflitta da particolari emissioni e rifrazioni che danno luogo a fenomeni di scarsa intelligibilità del segnale, quali: echi, riflessioni a bassa frequenza, effetti di delay sulle voci, e chi più ne ha più ne metta. Il perché del NESA Start Hologram è così spiegato: l’ologramma è una tecnica di riproduzione cartofotografica che dà il senso della profondità alle immagini ed è ottenuto per processi di stampa. L’ologramma del NESA si ottiene tramite opportune codifiche del segnale audio, modificando il livello della fase acustica e restituendo un segnale pseudo-surround coi due soli diffusori anteriori, mentre è in grado di trasformare un segnale stereo in un vero e proprio multicanale, se si dispone di un impianto con 4 diffusori ed apposita amplificazione. Tutto ciò è ottenuto in forma esclusivamente analogica, senza nessuna conversione del segnale, a differenza di quanto reperibile sul mercato.

In questa sede ci occuperemo solo di quanto ottenibile in stereofonia, lasciando il multicanale ad eventuali, futuri approfondimenti.

 

L’ ASCOLTO

La prova si è svolta in due diverse giornate. La prima delle due presso il negozio Pieffe Elettronica di Gallarate, che gentilmente ha offerto una delle sue salette ed il cui proprietario desidero ringraziare. Tra le altre cose, se siete appassionati di Klipsch, McIntosh, o altro materiale vintage, vi consiglio di farci una scappata; ci sono un sacco di apparecchi interessanti da vedere, oltre a praticamente tutto l’assortimento di ampli McIntosh, pronti per essere valutati dalla clientela. Spero di tornarci a breve.

Bene, facciamo un piccolo elenco dell’impianto che ho trovato allestito per l’occasione: oltre al Nesa Start One, oggetto di questi ascolti, la sorgente digitale era un Marantz CD 10, l’amplificatore un Marantz PM 14 MKII K.I., diffusori Klipsch RF 35. Un impianto che non conoscevo affatto e del quale non potevo prevedere le prestazioni. Ho quindi ascoltato molto attentamente ciò che il processore apportava al messaggio musicale, pronto a scrivere qualche parola nella nostra rubrica di news. Pochi giorni dopo, parlandone col Direttore, è emerso che probabilmente sarebbe stato opportuno approfondire il discorso, tenendo conto della peculiarità dell’apparecchio, praticamente senza omologhi attualmente in produzione. Ho quindi invitato il progettista e produttore a casa mia, per un ascolto in condizioni controllate, come mio costume in questi casi.

Il Nesa è stato inserito, tramite il tape loop, nel seguente impianto:

Giradischi Basis 2001/Graham 2.2/Van den Hul MC2 Special

Lettore digitale multistandard TEAC DV-50

Preamplificatore Bryston BP 25

Finali Bryston 7B ST

Diffusori Avalon Opus Ceramique

Cavi di segnale: Transparent Super e MIT Shotgun S2

Cavi di potenza: Supra Sword

Parecchi CD, SACD ed LP si sono succeduti durante queste prove e citerò solo un paio d’esempi particolarmente rilevanti. Intanto cominciamo a parlare del risultato generale, accennando all’effetto che questo componente addizionale apporta alla timbrica. Si può senz’altro affermare che il Nesa è molto trasparente, anche se nel mio impianto di riferimento è emersa qualche differenza che nella precedente prova, in un complesso di livello indubbiamente inferiore, non avevo notato. La grana in gamma media appare leggermente più grossolana, mentre nei brani a più alta densità strumentale, si nota qualche leggero impastamento in gamma media e bassa. Sono particolari che appaiono rilevanti a chi legge ma che, ripeto, in un impianto di pur alto lignaggio come il primo citato, passavano inosservati. Ora vediamo invece cosa il Nesa apporta effettivamente alla ricostruzione dell’immagine sonora. Si nota immediatamente un deciso allargamento della scena, quasi come se intervenissero i canali surround che invece sono rimasti spenti per tutto il corso della prova. Aumenta anche la profondità, cosa che non pensavo possibile in un impianto che fa proprio della ricostruzione spaziale uno dei suoi punti di forza. L’effetto si manifesta in minor misura rispetto a quanto accaduto nel primo impianto, ma anche questo era prevedibile.

Si prova una strana sensazione cercando di localizzare le voci o gli strumenti solisti, che siamo abituati ad ascoltare in posizione inchiodata fermamente tra i diffusori. Si sente che il segnale è in qualche modo in controfase. Nello stesso tempo però si guadagna in godibilità d’ascolto, è un qualcosa che ricorda la musica dal vivo, quando i suoni non sono mai localizzati con precisione chirurgica, ma se siamo in buona posizione non abbiamo alcuna difficoltà a percepirne la provenienza. Aumentano senso di ambienza ed aria tra gli strumenti, come se la stanza ed i diffusori fossero più grandi. Nei cori si distinguono più facilmente le varie voci che, pur non allontanandosi dalla loro posizione abituale, sembrano godere di maggior spazio nell’ambiente dov’è avvenuta la registrazione.

L’effetto del Nesa non appare ugualmente sensibile in tutte le registrazioni, né potrei dire che sia sempre benefico. Non mi è piaciuto particolarmente il risultato col SACD di Battiato "Last summer dance", dove la voce appare un po’ chiusa ed il tappeto ritmico basso-batteria appare un filo più confuso. Ottimo invece con l’LP "Reunion at Carnagie Hall" dei Weavers, versione 45 giri. Le voci di questi fantastici cantanti sembrano prendere più spazio, svincolandosi completamente dai diffusori anche nella parte recitata di "Guantanamera". Non c’è compressione nella restituzione della dinamica, ed è completamente assente i tipico "soffio" di molte elaborazioni del segnale per via digitale.

Fantastica la performance del Nesa One con quei dischi jazz incisi agli albori della stereofonia (e sono tanti), quando chi era al mixer, per dimostrare i miracoli della nuova tecnologia, divideva con un colpo d’ascia alcuni musicisti da un lato e gli altri dall’altro, lasciando un enorme buco in centro, assai fastidioso. Sembra infatti che i poveri strumentisti fossero stati ammassato l’uno sopra l’altro nell’angusto spazio di un metro su ogni lato. Ebbene, tramite l’elaborazione di quest’apparecchio il problema si risolve ed i musicisti sono magicamente distribuiti lungo tutto lo spazio dell’ambiente d’ascolto.
Viene voglia di riprendere tutti i dischi del genere per riascoltarli immediatamente "nello splendore del …", come si sarebbe detto una volta. Un esempio per tutti l’LP a 45 giri di Sonny Rollins "Way out West", dove abbiamo la batteria in una specie di scatola sonora a destra, mentre il sax si trova in un’altra scatola a sinistra. A seguito dell’intervento del NESA Start la batteria si dispone centralmente, dietro al sax. Interessante e curioso. La registrazione di "Summertime" che vede il mitico duetto Ella & Louis, sebbene mostri un po’ di grana nel suono della tromba, acquista una drammaticità che fa venire la pelle d’oca. Dopo aver ascoltato per un po’ di tempo il risultato dell’operato di questo processore, il ritorno al normale ascolto sembra perdere qualcosa; tutto diventa più piccolo, come se un grande quadro fosse ridotto ad una fotografia stampata su un catalogo. Non vorrei essere lapidato dagli scatenati amanti della monofonia, ma credo sia utile il trattamento anche su questo tipo di registrazioni, che acquista le dimensioni in larghezza della stereofonia, senza il fasullo effetto di quelle rimasterizzazioni "stereofonizzate" (e questa da dove esce?) in studio di registrazione.

IN CONCLUSIONE

Tirando le somme, direi che il risultato è certamente positivo. Lange ha probabilmente ottenuto ciò che si è prefisso con questo prototipo, che ci auguriamo entri presto in produzione nella sua veste estetica definitiva, magari anche in una versione "Special Edition" con una miglior selezione dei componenti, per risolvere quei piccolissimi problemi di timbrica che potrebbero influire sull’ascolto in impianti particolarmente rivelatori. Come vi spiegavo all’inizio di queste impressioni d’ascolto, nel primo impianto utilizzato per questa prova non avevo rilevato alcun problema del genere. Posso quindi dedurre che in un impianto di livello medio o medio-alto non ci siano controindicazioni all’uso di questo processore, ricordandovi che si tratta pur sempre di un accessorio che si può usare quando si ritiene utile, mediante il semplice uso del tasto "tape monitor" del vostro amplificatore, o by-passando ogni funzione direttamente sul processore stesso. L’idea è valida, il funzionamento pressoché esente da pecche, divertente, spesso molto utile. Il prezzo, se conforme a quanto previsto, appare più che onesto. Molto interessante, davvero.

INFO

Prezzo previsto: 800/1000 Euro

Contatti: nesastart@libero.it


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