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Tact Millennium M1: il primo vero "digitale" di Igor Zamberlan
 Il Millennium M1, di cui abbiamo qui i ricordi del primo ascolto critico di Bebo, è stato il primo amplificatore sul mercato audiophile a potersi, a pieno titolo, fregiare del titolo di "digitale".
Nel Millennium, infatti, non avveniva (come non avviene nei suoi attuali discendenti, il modello corrente del Millennium e i più economici S2150 e M2150) nessuna conversione digitale/analogico o analogico/digitale se non attraverso il filtro duscita; di più, lamplificatore non prevedeva, nella versione di serie, ingressi analogici, ma solo ingressi digitali su AES/EBU e S/PDIF (oltre a un ingresso per clock esterno).
Numerose erano le innovazioni del Millennium.
Per cominciare, il controllo del volume. Il Tact potrebbe essere definito un integrato, data la presenza di più ingressi e di un controllo del volume. Sappiamo che qualsiasi controllo del volume nel dominio digitale esegue un troncamento dei bit, andando a diminuire la risoluzione strumentale del segnale in ingresso (che può, comunque, essere recuperata attraverso tecniche di dithering). Per evitare il problema, Tact scelse di ottimizzare uno stadio finale che potesse lavorare a un range di tensioni compreso fra 0 e 58V e di asservire al controllo del volume la tensione di alimentazione. Nessun potenziometro, quindi, sul percorso del segnale, nessun tipo di riduzione della risoluzione.
Per quanto riguarda lo stadio di potenza vero e proprio, si trattava (e si tratta tuttora) di un PWM (classe D). Tuttavia, la differenza rispetto agli altri amplificatori in classe D presentati in questo numero è che non cera, nel Tact, oscillatore né comparatore: era direttamente il segnale PCM in ingresso a pilotare i MOSFET in uscita, dopo una conversione PCM/PWM. Il problema da risolvere era proprio nella conversione PCM/PWM.
 Nel Millennium M1 di serie, il segnale, dopo essere stato acquisito dallingresso selezionato attraverso un Crystal CS8412, veniva inviato a un filtro digitale Pacific Microsonics PMD100 (i prototipi prevedevano un filtro digitale diverso) e quindi sovracampionato per 8, ottenendo un segnale 16 bit/352.8 kHz o 384 kHz (le frequenze accettate in ingresso erano limitate al massimo a quella del DAT). Da lì, veniva inviato a dei DSP (penso dei Motorola della famiglia 56000) che si occupavano di trasformare il segnale in impulsi destinati a pilotare i FET in uscita, scegliendone, sulla base del livello del segnale in ingresso, la lunghezza fra 256 possibilità. Ciò comporta una riduzione della risoluzione da 16 a 8 bit; la risoluzione veniva, tuttavia, recuperata attraverso tecniche di dithering e modellazione del rumore (un noise shaper del quarto ordine), che permettevano di portare il rumore generato oltre le frequenze filtrate dal filtro in uscita. Gli algoritmi proprietari utilizzati sono coperti da un brevetto e il nome commerciale del sistema Tact è Equibit. Il segnale veniva quindi inviato a dei flip flop che pilotavano i FET in uscita. Il tutto era asservito ad un unico master clock di altissima precisione.
Per la risoluzione dei problemi di emissioni elettromagnetiche Tact si affidava a tecniche tradizionali; infatti, il Millennium era fortemente schermato e, pur utilizzando unalimentazione in parte switching, pesava circa 25 Kg.
La componentistica era di livello assoluto, basti pensare al fatto che le induttanze del filtro duscita (a 12 dB/ottava) erano della Jensen.
Fra i vantaggi della sua tecnologia, Tact annovera, allora come oggi, lassenza totale di controreazione tradizionalmente intesa, limpossibilità anche teorica di questo amplificatore di raggiungere il clipping (il livello duscita è strettamente determinato dallampiezza, che ha un massimo noto, del segnale digitale in ingresso), la stabilità in tutte le condizioni e con qualsiasi tipo di carico reale, il fatto che in condizioni normali dascolto, attenuato di 25 dB lamplificatore Tact ha un rapporto segnale/rumore migliore, tipicamente, di 30 dB rispetto ad una catena composta da convertitore D/A e pre+finale analogici, lassenza di relé in uscita e il numero bassissimo di componenti analogici sul percorso del segnale, irraggiungibile da qualsiasi amplificazione tradizionale o in Classe D analogica.
Ma quel suono non lho più sentito
di Bebo Moroni
 A tutta prima avevo pensato di riproporre il test che feci, allora, per Suono sul Tact Milleniun. Ma non sarebbe stato, non dico corretto perché la mia opinione non solo nel frattempo non è cambiata, ma anzi viene corroborata dallascolto delle nuove amplificazioni che si definiscono "digitali", bensì perché ogni recensione ha limpronta del "momento" e la freschezza /magari anche lingenuità, del "momento". Molto spesso la mediazione del tempo e della memoria contribuiscono ad una maggiore esattezza di visione.
Comunque posso ricordare con assoluta precisione quale fu lemozione, perché di vera emozione si trattò, nellaccendere e ascoltare per la prima volta questo rivoluzionario amplificatore integrato. Il Tact aveva (immagino abbia ancora) una pulizia e una limpidezza che mai era stato dato ascoltare: Quando, nelle riviste anglosassoni, si impiega il termine "cristal clear" ad indicare appunto la limpidezza assoluta del cristallo di Boemia appena soffiato, ci si dovrebbe riferire solamente ad apparecchi unici come il Tact Millenium: Talmente unici che quello che ho avuto a disposizione per uno scorcio di tempo piuttosto lungo, era allora lunico esemplare esistente. Non posso a questo punto esimermi dal raccontarvi un aneddoto: lesemplare, unico e viaggiante, raggiunse come prima tappa, in virtù dun accordo preso qualche mese prima al C.E.S. di Las Vegas ( dove mi fa piacere segnalare, nella sala Tact veniva esposto anche il sistema AVS dellamico e collega Andrea Von Salis), lItalia, e con maggior precisione, Roma, casa Moroni. Ma mentre ero ancora alle prese con il test e con il tentativo di dare forma verbale alle impressioni dascolto, così complesse ed articolate, iniziai a leggere qua e là di ascolti, lapidari giudizi, discussioni, sul suono di un apparecchio che teoricamente nessuno, se non appunto in quella per forza di cose limitatamente significativa presentazione al C.E.S. (dove peraltro operava un prototipo), poteva avere ascoltato. Telefonai ai responsabili della Tact, in Danimarca, i quali si rotolarono letteralmente dalle poltrone e mi chiesero di tradurgli quanto avevo rintracciato e letto. Laneddoto non è fine a se stesso, bensì dimostra come in alta fedeltà le abitudini, prima di tutte quella di prender posizione pro o contro per partito preso, non cambiano mai, e lattuale situazione "internettara" dove tutti si sentono autorizzati a parlare di tutto, anche se di quel tutto hanno scarsissima cognizione, non sia che unamplificazione esplicitata pubblicamente, di un comportamento che è antico almeno quanto la materia che trattiamo
ma non è certo esclusivo della materia, poco antica, che trattiamo.
Torniamo al Tact Millenium. Devo ammettere che il Millennium mise un po in crisi il mio teorizzare uninferiorità esplicita del digitale rispetto allanalogico, a qualsiasi livello tale tecnologia si manifestasse. Il Millenium (e avendo letto lesaurientissima esposizione tecnica di Igor Zamberlan avrete sicuramente capito anche perché) era qualcosa di totalmente diverso da qualsivoglia applicazione di tecnologie digitali avessi allora e abbia ancora, ascoltato.
Lo collegai ad una coppia di Dalquist DQ 10. Il CDP era lamatissimo Marantz CD 16 di cui però, entrando direttamente in digitale nel Tact, veniva impiegata di fatto solamente la sezione meccanica e la logica di comando.
Vi ho detto della limpidezza e della definizione, a livelli davvero stratosferici. Credo che se non si è ascoltato il Tact Millenium si abbia unidea ancora rudimentale di tali parametri. Assenza totale di rumore, impressione di pulizia assoluta, come se paragonandolo a uno schermo o ad un proiettore- prima di renderlo disponibile allascolto, fosse stata fatta sullapparecchio, una "taratura" perfetta del "bianco" così che in relazione ad esso potessero succedersi con disarmante precisione tutte le sfumature di colore immaginabili. Il basso scendeva con una tale naturalezza da sembrare talvolta, a noi che siamo abituati tutti, comunque, ad una gamma bassa, anche nel migliore dei casi afflitta da mille e mille problemucci, nel dominio della frequenza, in quello della fase, in quello del tempo, persino "povero", Povero si, ma di distorsione e di non linearità.
Persino il contenuto armonico, vera spada di damocle che pende sul capo di tutte le amplificazioni digitali, era di inconsueta ricchezza. Non ricco quanto quello dei migliori dispositivi analogici, specie a valvole, ma non troppo dissimile, in un contesto generale di prestazioni da record.
 E poi, rispetto a tutto ciò che di digitale avevo sino ad allora ascoltato (tranne forse per quel che riguarda alcune macchine DAT ascoltate con registrazioni virtualmente allo stato dellarte) il Tact Millenium mostrava una gamma acuta non solo estesissima e rifinitissima, ma anche di una dolcezza e di unassenza di fastidio o fatica, che è davvero difficile spiegare a parole. Era come trovarsi di fronte al panorama terso di una secca giornata assolata dinverno, avere una vista da undici decimi ed essersi improvvisamente tolti gli occhiali da sole, per scoprire che quella luce non solo non dava fastidio ai nostri occhi, ma anzi riusciva a renderli semplici intermediari tra loggetto e lelaborazione che il cervello avrebbe fatto di quellimmagine. Elaborazione immediata e da lasciar senza fiato. Se devo fare un appunto, ma nemmeno troppo grave, lo farei ancora alla gamma bassa profonda, estesissima ma un po priva di quei caratteri emozionali ai quali siamo abituati. Una gamma bassa passata in lavatrice, con detersivo e perborato e anche una goccia dammorbidente. Si, non particolarmente emozionante in senso fisico, ma definita sino a profondità nelle quali non avremmo mai pensato di riuscire a rintracciare particolari netti ed evidenziabili: come avessimo illuminato a giorno la Fossa delle Marinane e scoperto che al di sotto di quella che consideriamo la realtà assodata, cè un universo vivo ma a noi sconosciuto.
I difetti? Beh, ovviamente la limitazione del "tutto digitale", non poca cosa per un analogista militante come me, il prezzo (ovviamente non da classe "T") e la delicatezza che sembra contraddistinguere la grandissima parte delle amplificazioni digitali. Infatti dopo circa un mese di ascolto lesemplare, che era pur sempre di pre-serie, mi lasciò di punto in bianco a piedi. Il canale sinistro smise, direi persino con eleganza nel non far notare in alcuna maniera quel malessere che lavrebbe portato al collasso, di funzionare. Così senza alcun motivo apparente.
Ora non so come sia proseguita lavventura di questo amplificatore, cosa sia in seguito cambiato, come sia stato eventualmente modificato e aggiornato. Quel che posso dire con sicurezza è che lascolto di quellesemplare fu uno dei rarissimi avvenimenti davvero epocali che possono capitare nella vita di un appassionato che poi fa di professione anche il critico: come ascoltare le Infinity Servo-Statik o le Beveridge. Sapendo che quel suono, nel suo contesto storico, rappresenta una conquista inarrivabile. Forse arriveranno in seguito suoni ancora più equilibrati e più convincenti, più ricchi ed emozionanti, ma in quel tratto del nostro percorso spazio-temporale, abbiamo assistito ad un avvenimento irripetibile.
E come tale lo ricordiamo.
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