Numero 14
Editoriale
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Omicron Pi Greco
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Quarto piano e Sale Open
Di Igor Zamberlan
 

 

 

 

 
 
 

Sala Omicron: CometAudio

Sistema top per CometAudio. Un lettore CD/SACD Lindemann e un preamplificatore Emotive Audio…

… a pilotare gli straordinari amplificatori Wavac con la 833:

..che a loro volta amplificavano le Marten Design Coltrane, diffusori top del costruttore scandinavo, che utilizzano i migliori trasduttori della produzione Thiel & Partner, incluso il tweeter in diamante:

Sistema, quindi, semplice per numero di componenti, raffinatissimo per scelte tecniche.

Infatti, il suono che ne scaturiva era di altrettanta raffinatezza; la riproduzione, dal medio in su, era luminosa, aperta, fluida, priva di grana.

Devo, tuttavia, dire che un’amplificazione più robusta quanto a capacità di erogazione di corrente avrebbe sicuramente saputo trarre un mediobasso più energico e presente dai diffusori Marten Design. Avrebbe, tuttavia, perso la magia dei monotriodi Wavac. Il distributore mi ha confermato che coi monofonici Jungson la sensazione di controllo e presenza aumentava molto; non c’era, però, più la stessa qualità complessiva…

Domenica hanno fatto la loro apparizione anche le Coltrane Alto di Marten; sono, però, rimaste scollegate (mi sarebbe piaciuto sentire un sistema Wavac/Coltrane Alto, ma non potevo certo chiedere al distributore di rivoluzionare la sala…)

Sala Kappa: Tecnofuturo

Le dimensioni della sala permettevano a Tecnofuturo una demo multipla. Venivano, cioè, alternati diversi modelli di diffusori.

I più importanti erano, ovviamente, i Grande Utopia Be, ammiraglie di casa Focal JM-Lab, una delle massime espressioni della tecnologia odierna dei diffusori per uso domestico (la parola va un po’ stretta a questi diffusori, così come vanno loro certamente un po’ stretti i nostri normali salotti: ci vuole spazio…):

Seguivano, dal lato opposto della produzione equipaggiata con il mitico tweeter con la membrana al berillio, le Electra 907 Be, una serie limitata e probabilmente già esaurita – è possibile che qualche esemplare sia ancora presso alcuni negozi – delle Electra 906, che impiegano, appunto, una versione un po’ meno costosa del tweeter della serie Utopia:

In mezzo, le Diva Utopia Be, forse il modello da pavimento della serie Utopia con dimensioni più “intelligenti” e adatte a normali ambienti, grazie al woofer laterale:

Il sistema utilizzato per pilotare le Utopia comprendeva gli apparecchi top di Perreaux (altro marchio importato da Tecnofuturo); le Electra erano, invece, connesse ad un amplificatore integrato, sempre del marchio neozelandese:

Ho ascoltato tutt’e tre i diffusori. Sì, le Grande Utopia Be vanno meglio, certo. Però avrebbero giovato di una maggiore distanza dal muro posteriore, credo; ciò, però, avrebbe ridotto significativamente il numero di posti disponibili nella sala, il che sarebbe stato piuttosto critico durante il sabato.

No, le Electra 907 Be non sono delle “baby Grande Utopia Be”. L’impostazione  non mi pare la stessa, il medioalto è in maggiore evidenza, forse l’acuto è effettivamente meno raffinato di quanto sia nelle ammiraglie. Però chi le ha acquistate ha sicuramente fatto un affare.

La sorpresa erano sicuramente le Diva. Effettivamente, in queste condizioni, avevano ben poco da invidiare alle ammiraglie, se non il senso di “scala” e di volume (non solo nel senso di potenza acustica). Eccellente l’estensione verso il basso, eccellente soprattutto la raffinatezza “utopiana” delle gamme media e medioalta.

Ah, questo è un particolare del pannello posteriore delle Grande Utopia Be...

“Sale” Open

Trovata dell’anno, le “sale open”  erano degli spazi ricavati da corridoi o atri. Non erano delle vere e proprie sale, essendo aperte sul lato (Open One) o di passaggio (Open Two). Il risultato acustico e le soluzioni non potevano, quindi, essere quelle ottenibili nelle sale normali, ed è per questo che ne separo la presentazione.

“Sala” Open One: Audio Reference

Prima esperienza alle mostre di Zaini per questo storico distributore milanese, che ha portato due sistemi distinti, diversi dalla sorgente ai diffusori.

Il primo sistema, quello in dimostrazione quasi permanente, era formato da sorgente e amplificatore integrato Gryphon e diffusori ProAc Response D38:

Nonostante una sala che non era tale – la parete destra non era altro che una serie di pannelli fonoassorbenti bloccati da delle traversine in metallo – il suono era di livello molto alto, la capacità comunicativa e l’impatto dei grossi diffusori di Tyler erano ben percettibili, così come lo era la raffinatezza dell’amplificazione e della sorgente Gryphon.

Il secondo sistema era un tutto Cary, dalla sorgente (il lettore CD 308T) ai diffusori (le nuove Silver Oak 3) passando per l’amplificazione (il classico integrato monotriodo CAD300SEI):

Suono sorprendentemente rigoroso (i diffusori classicamente inglesi sembravano quasi essere i Cary, non i ProAc), minore impatto e minore controllo, in assoluto, rispetto al sistema Gryphon/ProAc, ma bellissima timbrica ed eccellente neutralità complessiva.

Il resto dello spazio della “sala” sembrava essere uno show di valvole e analogico, dai numerosi apparecchi Cary:

alla serie di giradischi Clearaudio:

 

…uno dei quali nuovissimo e connesso all’impianto (non l’ho, ahimé, potuto ascoltare)

agli SME e ai Michell:

con uno splendido Gyrodeck, che ancora non sapeva di aver ricevuto due dei nostri Independent Awards:

Sala Open Two: Picasso  Hi-Fi

…o  dell’alta fedeltà Made in China, con qualche notevole eccezione.

Cominciamo proprio dalle eccezioni, concentrate nei diffusori. Da un lato c’erano i francesi Audio Lineaire, esponenti del concetto di larga banda aiutato:

Suonavano, da un lato dello spazio, pilotati da una catena Eastern Electric (marchio cinese che si sta conquistando la fiducia di molti audiofili, anche oltreoceano, grazie a un rapporto qualità/prezzo insospettabile). Il suono era forse un po’ duro, ma la “sala” non era certo ottimale, vetri e superfici dure ovunque. Dinamica e rapidità, comunque, c’erano tutte.

Gli altri diffusori erano di produzione italiana, dei due vie ad alta efficienza da pavimento dalla bellissima costruzione, che impiegano un coassiale Ciare aiutato, per l’estremo alto, da un tweeter Monacor, costruiti con legno molto spesso e proposti ad un prezzo che dovrebbe approssimarsi ai… 2000 Euro:

Il suono non era esente da alcune aberrazioni dovute al doppio cono (sono particolarmente sensibile a questo tipo di colorazioni, sorry Lowtheristi…), ma era entusiastico, dinamico, accattivante. Abbastanza da far passare sopra quelle aberrazioni. Un breve colloquio coi progettisti mi ha confermato che proprio quelle erano le caratteristiche volute. Complimenti, ragazzi!

Poi, il resto era una serie di marchi cinesi (Picasso non è un distributore, ma un negozio che  collabora con un gruppo di distributori “amici” che sii occupano, in particolare, di alta fedeltà cinese), tanti da non riuscire a ricordarmeli tutti, da Opera:

a Jungson, ai lati nella foto (e visti anche, per gentile concessione e per amicizia, nella sala di CometAudio), accompagnati al centro da un apparecchio di cui non ho capito il nome:

a questo nuovo amplificatore top Eastern Electric:

a Classic (di scorcio a fianco dell’Opera nella foto sopra…)

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