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NUMERO 15



"Al primo posto metterei le riviste.
Ogni mese in un'orgia multilinguistica, un "vero audiofilo" non può non leggere "anche" Stereophile almeno sul web, ci propinano novità e prove d'ascolto che minano alla radice costantemente e in sempre nuove forme le nostre convinzioni sul buon suono del nostro impianto.
Il bello è che la carta "non suona" ma "descrive" le costanti meraviglie di costantemente nuove apparecchiature in un continuo spostamento in avanti, in un continuo rimescolamento delle graduatorie di merito.
L'HIFI è il "trenino Rivarossi" per adulti maschi consenzienti nella ferma volontà d'autoflagellarsi.
Al secondo posto metterei gli "amici", quelli che ti piombano in casa per sentire la tua ultima "conquista" e rimangono in silenzio ad ascoltare con la bocca un po' storta frenando a malapena disgusto e derisione.
Al terzo posto metterei le fiere high end: possibile che tutti, dico tutti gli impianti suonino "da Dio" creando voglie e sconforti senza fine.
Al quarto posto metterei il nostro pusher di fiducia che, passandolo a trovare ci invita nella sala d'ascolto a sentire il nuovo modello di diffusore o di ampli che gli è arrivato e, come il maligno con Sant'Antonio nel deserto, ci tenta con l'offerta di un part exchange allentante quanto necessariamente a tempo limitato.
Non volendo lasciare nulla d'intentato vorrei che queste colonne rappresentassero per chi legge un'ulteriore "Pulce nell'orecchio" nella catena di Sant'Antonio del masochismo costituzionale di ogni appassionato.".


DONNE & HIFI..................

 

Uno dei misteri più fitti nel campo della riproduzione dell'audio tra le pareti domestiche è il rapporto delle Donne con l'hifi.

Una volta vi era pure l'informatica, ma l'avvento di Internet e la comparsa di Sistemi Operativi e software sempre più user-friendly l'ha, per così dire sdoganata e sempre di più sono le donne che usano in maniera totalmente simile ai maschi i computer senza più quel rapporto diffidente e impacciato di solo una decina di anni fa.

Solo l'hifi in tutto il mondo sembra essere rimasta un hobby – mania di stampo tipicamente, se non assolutamente maschile.

Non a caso è stato coniato l'acronimo WAF (Wife-Acceptance-Factor) quando si parla di inserimento di "coso hifi" in casa e mai di HAF (Husband-Acceptance-Factor), le mostre di hi-end sono un pascolo per una fauna tipicamente maschile che sembra riprodursi per gemmazione vista la scarsa collaborazione che viene data dal gentil sesso in questo campo.

La stessa industria HIFI, a differenza ormai (e vorrei ben vedere……….) di tutte le altre branche manifatturiere e commerciali è quasi totalmente dominata da figure maschili nei posti di responsabilità e decisione, con veramente poche eccezioni: una è rappresentata da Gabi van der Kley Presidentessa e CEO della Crystal Cable B.V., ditta olandese che produce quelli che probabilmente sono, a mio modo di vedere, i più bei cavi del mondo, dal punto di vista dell'estetica e dalla tecnologia avanzatissima, recentemente importati in Italia da Natali e oggetto prossimamente di una approfondita analisi su queste stesse colonne. Gabi ha un passato di pianista professionista, è madre di quattro figli e da un anno ha fondato e dirige la Crystal Cable. Ecco le sue opinioni sull'argomento:

"Non credo si possa affermare che le donne non amano la musica… tutt'altro, esse la amano indipendentemente dalle apparecchiature che la suonano.

La musica può essere splendida anche attraverso una radiolina.

Ciò che le donne non amano, a differenza degli uomini, in genere sono gli impianti hifi impressionanti ed ingombranti, non a caso l'industria dell'alta fedeltà sta sempre più ponendo attenzione a questi aspetti, cercando di proporre oggetti oltre che ben suonanti anche belli e "leggeri".

Forse l'hifi è come la moto, poche donne la amano o forse è meglio dire che forse amano spendere i loro soldi in altri modi.

Io sono una donna coinvolta professionalmente nel mondo dell'hifi: amo la musica e desidero che le persone la possano ascoltare nel miglior modo possibile, il più vicino alla realtà dell'evento musicale.

La mia vita professionale si svolge sempre in mezzo a uomini, all'inizio è sempre difficile: non ti danno credito, ti pongono domande difficili per verificare la tua preparazione, alla fine guadagni il loro rispetto ma ogni volta che incontri nuovi partners maschi la storia ricomincia….. Il mondo hifi è un mondo maschile, ci vuole tempo, pazienza e un buon senso dell'umorismo per vincere i pregiudizi.

Dopo un anno intero quale CEO della Crystal Cable mi capita ancora di entrare in contatto con persone che mi chiedono di poter parlare con il "boss" dopo avere amabilmente parlato con me.

I nostri cavi sono estremamente avanzati tecnologicamente, usiamo materiali preziosi e sofisticati per ottenere prodotti di qualità sonora senza compromessi associata ad una estetica sorprendente curata nei minimi particolari, in cui è presente un tocco di femminilità.

Così come vi è un tocco di femminilità nel modo con cui presentiamo i nostri prodotti e parlo delle fiere, delle scatole, del design.

Essere una donna in un mondo di uomini come l'hifi significa infine vincere il pregiudizio di essere differenti: tutti noi amiamo la musica, tutti noi lavoriamo allo scopo ultimo di riuscire a catturare il miracolo di una nota e di poterlo ripetere in ogni tempo e in ogni luogo.

Tutto sommato credo che forse una differenza tra uomini e donne nel rapporto con l'hifi ci sia: è un po' quello che succede con le macchine il football o le motociclette, gli uomini finiscono per dedicare troppo tempo ai loro hobbies e forse questo è il vero problema più che il gradimento o meno di un apparecchio…."

 

 

LC AUDIO TECHNOLOGY MODS by AUDIONAUTES

 

Fabio Camorani conduce una doppia vita: di giorno in giacca e cravatta fa il giovane manager in un'industria in Romagna, la sera e nei week end, quando non è troppo depresso per gli sfracelli che gli combina la sua Inter, si occupa professionalmente di HIFI.

Non vi è nulla di stupefacente in ciò, molto spesso le attività imprenditoriali nel campo dell'hifi nascono dalla passione prima ancora che dalla ricerca del business; ricordo quando conobbi più di venti anni fa Giuseppe Liciadello (ci siamo rivisti lo scorso settembre al Top Audio a Milano ed è, come sempre, stato un piacere incontrare di nuovo un vecchio amico che mi ha avviato alla passione per il buon suono…) della AUDIO REFERENCE: aveva trasformato il salotto di casa in sala demo - magazzino incasinatissima, arruolato la cognata come segretaria tuttofare e, pur avendo avviato quella che poi sarebbe divenuta la sua unica attività di lì a pochi anni, continuava a lavorare come alto dirigente della ICI, Imperial Chemical Industries e soprattutto continuava ad essere un audiofilo innamorato delle sue scoperte e dei prodotti che allora incominciava ad importare in Italia (casse Jim Rogers - le ho possedute in accoppiata a due sub della stessa marca, rotondi quanto i satelliti, gran bel ricordo, ampli Albarry, Mitchell Gyrodec, elettroniche Naim-look Quantum etc etc).

Fabio entra in contatto con il mondo dell'hifi all'inizio degli anni novanta come audiofilo e coniugando le sue competenze tecniche, studia ingegneria, con la passione entra nel variegato mondo dell'autocostruzione.

Come molti pensa che autocostruire sia l'unico modo per fare bene le cose, specie se cose estreme. Perché se ci mettiamo le logiche commerciali è finita. In fondo, i grandi artigiani giapponesi sono autocostruttori evoluti.

Si laurea con una tesi in elettroacustica progettando un OTL senza compromessi. Pubblica il progetto, comincia a collaborare con riviste del settore, si fa, come si dice, un certo nome nel mondo del DYI.

Sentiamo cosa racconta riguardo all'evoluzione del suo rapporto con il mondo dell'hifi:

" Nasce l'idea di creare senza preconcetti, liberamente. Ma poi, a causa di forti richieste da parti di appassionati per cose molto serie mi comincia a balenare l'idea di farlo seriamente. Nel 2001 nasce AudioNautes con lo scopo di commercializzare i miei progetti. Ma non può stare in piedi da sola. E tra le mille idee mi convinco che devo fare un clock per CD. Cercando mi accorgo che LCAudio ne fa uno bello e non costosissimo. In più nessuno lo vende in Italia. Perché rifare una cosa che già esiste?Ed eccomi distributore di LC. L'avventura parte bene. Faccio anche le mie cose, ma la LC mi prende molto tempo. E nasce l'idea di esaudire un mio vecchio sogno: entrare nel mondo dei dischi. Comincio con l'importazione (parallela, si diceva una volta) di vinili a 45rpm, roba da leccarsi i baffi e non banale. Va bene anche questa ed allora mi allargo al digitale superiore. Contatto FIM e JVC ed ottengo le distribuzioni… Come si sa, pesce grande mangia pesce piccolo. Così, una volta bene avviata la conoscenza anche in Italia degli XRCD (dopo aver speso tempo e denaro) "qualcuno" si intromette (odorando il business) e perdo l'esclusiva della JVC, non demordo e rilancio. Co-produco i TBM 45rpm. E ne ottengo l'esclusiva europea in quanto co-produttore (inteso come persona che ha avuto l'idea - ebbene sì, anche questa - l'ha lanciata ed ne ha finanziariamente permesso la realizzazione). Ed in quanto tale, proprio AudioNautes ha le matricole più basse al mondo! Non contento, sto per proporre un giradischi, un braccio ed una testina. Così completo l'impianto AudioNautes. Manca solo il DAC ma è solo questione di tempo.

Nel 2004 invento AudioNemesis, la mia nuova creatura che ha altre finalità ma la stessa filosofia. E' una sfida che si concretizzerà quest'anno con l'uscita dei primi prodotti.

Prodotti per essere fatti in serie, per essere venduti in negozio e per essere distribuiti nel mondo. Non c'è obbligo di transistor o tubi. Solo un budget più ristretto e tutte quelle cose che consentono alta tiratura..

E' una sfida perché tutto è pensato diversamente e perché ve ne sono tanti. Non si tratta di un marchio per fare cose economiche, né costose, ma per fare cose buone dal costo giusto. Cose diverse a seconda del costo, ma sempre buone!"

Possiedo da due anni un Primare 20, un "buon" CD player di fascia media imparagonabile, alle mie orecchie, all'accoppiata LECTOR DIGICODE/DIGIDRIVE che uso nel mio impianto principale da più di 10 anni: suono pulito, preciso, ma come mi è accaduto spesso di ascoltare nelle macchine delle ultime generazioni un po' "aspro" sulle alte per le mie orecchie.

Tant'è che la voglia di provare a vedere se potevo "migliorare" il Primare ha cominciato a girarmi nella testa, ferma restando la mia volontà di non procedere ad un cambio finché non troverò qualcosa di veramente valido nell'ambito dei nuovi lettori universali per aprire il mio impianto ai nuovi formati, pur nella forma per me irrinunciabile per mille ragioni anche logistiche ( ed è credo un problema di molti…) dell'audio a due canali.

Mi sono un po' documentato fuori e dentro la rete e mi sono convinto che le modifiche "possibili" potevano riguardare un miglioramento della componentistica in generale e un upgrade del clock per diminuire il problema del jitter noto nemico, per il "rumore" che induce, del suono dei CD Players.

Nelle mie ricerche mi sono imbattuto nella ditta danese LC Audio Technology e nelle sue modifiche adatte a tutti i CD, e da lì sono arrivato al distributore italiano l'Audionautes di Fabio Camorani appunto.

Ne ho discusso con Fabio, ma è saltato fuori che il Primare non era adatto per la sua circuitazione interna, molto "integrata" ad una modifica di tal fatta, per cui ho trovato a venderlo e ho investito la cifra ricavata nell'acquisto di un CD player targato Camorani.

Seguendo le sue indicazioni, ho acquistato, usato, un Rotel RCD-971 che offriva "facili" e "consolidate" possibilità di upgrade e gliel'ho spedito per le modifiche del caso.

Il Rotel RCD-971 è un noto ed ottimo oggetto di base: ha il decoder HDCD oltre a due DAC Burr-Brown di valore (multibit) ed ha condensatori Black Gate.

Ho spedito il CDP a Forlì e in capo ad un mesetto mi è tornato a casa completamente customizzato.

Per prima cosa è stato cambiato il clock. Lo scopo è quello di diminuire il jitter della macchina stessa e della relativa trasmissione dati. E' stata utilizzata un'alimentazione dedicata. Questo per isolare ancora meglio dai disturbi (reciproci) il clock nuovo.

Accanto all'inserimento del nuovo CLOCK XO3, Fabio ha sostituito lo stadio di uscita in origine molto semplice con un ZAPfilter2 sempre della LC. Lo ZAPfilter2 è uno stadio di uscita a discreti zero-feedback. Al contrario del clock, il cambio dello stadio di uscita, a detta di Camorani, cambia anche la timbrica, ma, per sua esperienza, lo ZAPfilter si inserisce molto bene in ogni situazione, senza snaturare l'anima dell'oggetto.

Passando alla componentistica interna, sono stati cambiati TUTTI i ponti a diodi con diodi soft recovery.

Lo scopo è quello di ridurre drasticamente (come nessun altro diodo) i disturbi da commutazione. Spesso, nei tweaking delle elettroniche, si usano i diodi Shottky, i quali a fronte di una maggiore velocità hanno anche una maggiore propensione alla creazione di disturbi. I soft recovery sono più veloci e non producono disturbi. Ovviamente non sono nati per uso audio e costano carissimi! I disturbi più bassi dovrebbero indurre meno spurie sull'alimentazione, quindi sul segnale (ciò che entra dal ramo alimentazione va per forza sul segnale). Ne dovrebbe venire fuori un suono più pulito e più ricco di armoniche. Un velo in meno.

Fabio ha poi cambiato i diodi dell'alimentazione, sia quelli del 971 che quelli dello ZAPfilter (che ha una alimentazione e un trasformatore toroidale dedicati), con modelli soft-recovery, per una commutazione più veloce ma anche molto più pulita. Lo scopo era quello di migliorare la trasparenza, la ricchezza, il dettaglio. Non ha cambiato invece gli elettrolitici: i Black Gate di serie sono ottimi oggetti e il cambio con Oscon non era così indispensabile da meritare la spesa.
Il tocco finale è stato l'inserimento dei mini blocchetti di HDG, un prodotto a base di graffite ad altissima densità simile a ciò che offre la giapponese Audio Tekne, a detta di Fabio migliore perché più densa, in ogni caso con eguale funzione antirisonanza (uno dei capisaldi del "Camorani-pensiero" applicato anche sulle sue elettroniche targate AUDIONEMESIS) sugli integrati più critici: decoder HDCD e DAC. Lo scopo era quello di troncare ogni microfonicità.

Per una valutazione obiettiva del nuovo arrivato in "famiglia" ho proceduto ad un confronto con i Lector in una situazione il più possibile controllata e conosciuta e proprio per questo mi astengo da una valutazione del suono del 971 "prima e dopo le modifiche" essendo stato troppo poco tempo a casa mia prima della spedizione in quel di Forlì per consentirmi una conoscenza "vera" delle sue "doti" di partenza: ho inserito il Rotel 971 nella catena composta dal Pre Sonic Euphoria (in una nuova versione "special", da poco arrivata da San Diego, dopo la vendita dell'AR SP9, con uscite ed ingressi WBT Nextgen), finali OTL e Quad 988, come cavi di segnale per i due CD ho usato dei Crystal Cable non allo scopo dichiarato di trovare il perfetto interfacciamento (oggetto di prossime sperimentazioni cui darò conto su queste colonne) ma per porre le due apparecchiature su un piano assolutamente identico.

Per un confronto critico ho realizzato due copie del CD DG "For the stars" di Anne Sofie Von Otter & Elvis Costello (che tra l'altro è codificato HDCD consentendo al nuovo venuto di mostrare tutte le sue potenzialità) le ho fatte partire contemporaneamente e ho alternato l'ascolto ora di una o dell'altra macchina; dopo questa prima sessione di prove, ho scelto una serie di CD a me ben noti e li ho alternati in successione sui due lettori, ecco le risultanze di questi esperimenti.

Il 971 presenta fin dalle prime note un suono naturale, senza alcuna asprezza sulle alte, tipica al mio orecchio di molti CDP anche osannati dalla critica e maggior difetto del Primare che prima possedevo, la timbrica non è diversa dal Lector ma il suono appare, come dire "più audiophile" più pulito con più "nero" attorno a voci e strumenti, la scena sonora molto realistica è molto più profonda della già ottima dell'italiano ma leggermente più piccola in altezza, è come se si assistesse all'evento sonoro da una poltrona più lontana.

Le voci sia maschili che femminili appaiono leggermente più sottili: in questo ambito il Lector, a parer mio, dà il meglio di sé, con una "presenza" , una "fisicità" superiori ancorché meno "pulite", più "fruscianti" rispetto al giapponese made in Forlì: è probabile che l'uscita a valvole delle apparecchiature di Romagnoli "giochi" in questo caso un ruolo significativo, anche se va sottolineato che il Rotel con l'uscita modificata LC non sfigura affatto offrendo una riproduzione perfettamente in scia con quella offerta dal rivale.

Le alte frequenze appaiono sovrapponibili mentre i bassi sembrano più profondi e reali nel Lector, è come se la restituzione del messaggio musicale fosse più ricca di armoniche nel mio vecchio campione.

Per fare alcuni esempi, l'organo nella trascrizione di "Quadri per un'esposizione" di Mussorgsky della traccia 9 del DORIAN SAMPLER Vol II ha bassi più pieni pur senza sbavature con il Lector.

La mitica voce di Clare Torry, la corista di "The great gig in the sky" ( "Dark side of the moon", SACD-CD Emi 2003), è più realistica, potente con un non so ché di gioiosamente "analogico" suonata dall'accoppiata italiana, che per altro denuncia la sua età per qualche impuntamento di troppo nella lettura di qualche CD.

Anna Maria Castelli ( "Something to remember", SACD-CD Fonè 2004) canta "Tammuriata nera" in modo più "live" con i Lector, la fisarmonica di Coscia è "più lì", si sentono con maggiore incisività i colpi delle sue dita sui tasti.

Tirando le somme posso affermare che per la prima volta è entrato in casa un "vero rivale" dell'accoppiata DIGIDRIVE / DIGICODE.

Si tratta di sfumature "emozionali" molto soggettive, lo sottolineo, più che di vere mancanze nella qualità della riproduzione, quelle che mi hanno portato a ritenere "vincitore", nel confronto, il vecchio Lector e infatti sono molto soddisfatto dell'acquisto del Rotel 971 modificato specie in rapporto con il Primare che è andato gagliardamente a sostituire nel mio secondo impianto, in cui semmai alcune sue caratteristiche (scena acustica molto profonda, bassi molto ben frenati, riproduzione analitica senza essere troppo fredda) vanno ad interfacciarsi al meglio con gli altri elementi della catena, in particolare sono le CELIUS 202 a trarne maggior vantaggio perdendo un poco della loro propensione al suono "monitor" proiettato in avanti che prima caratterizzava e molto la resa finale dell'insieme….a conferma che è dalla sinergia ottimale che nasce il buon suono, non dalla addizione semplice degli elementi inseriti.

Tirando le somme si può dire che le modifiche apportate da Fabio Camorani al Rotel lo hanno reso una macchina molto musicale e matura di gran lunga superiore al Primare D20, che prima possedevo, paragonabile al Lector e altrettanto appagante come suono ancorché "diverso" come è giusto che sia tra apparecchi di qualità, ma con "personalità".

Io credo che le tali modifiche possano rappresentare un'ottima alternativa al cambio del proprio CDP, anzi sono personalmente convinto, in un'epoca come questa caratterizzata da una grande incertezza sui formati, che, facendosi consigliare da Camorani, un appassionato intenzionato ad effettuare un upgrade della propria fonte digitale potrebbe giovevolmente o modificare ciò che possiede o, orientandosi in maniera mirata sul mercato dell'usato, acquistare un apparecchio particolarmente adatto ad essere modificato come nel caso del mio "nuovo" Rotel, ottenendo con una spesa probabilmente inferiore un risultato sonicamente molto più appagante.

Ho per altro l'impressione che, nel risultato finale così positivo, pesino anche le modifiche fatte alla componentistica elettronica della macchina, operazione molto più delicata e professionale rispetto al semplice inserimento delle schede LC, per la quale credo non basti la bravura nel fare le saldature di cui notoriamente difetta il sottoscritto, ma occorra, per non combinare disastri, una competenza specifica o la guida attenta di un esperto tweaker come Fabio.

 

HAL-O Damping Instruments

CIBOLO, TEXAS è un paesino di 3500 anime dalle parti di San Antonio. Cibolo in spagnolo significa bufalo. Qui vive Steve Herbelin e qui ha sede al numero 240 di Cloud Crossing Road, non propriamente la Quinta Strada di NYC, la sua ditta, Herbie's Audio Lab.

Steve da molti anni s'interessa di sperimentazione nel campo audio alla ricerca della migliore "musicalità" possibile, muovendosi, come lui stesso mi ha raccontato, spesso più a orecchio che su basi strettamente tecniche.

Suo campo di ricerca sono sempre stati gli apparecchi a valvole e dal 2001 ha avviato l'Herbie's Audio Lab per la commercializzazione della sua invenzione, gli HAL-O Damping Instruments, addons per tubi termoionici atti a ridurre la distorsione microfonica causa di degrado del suono.

Si tratta di una produzione artigianale, non di massa che sfruttando le infinite possibilità di contatto date dalla rete ha consentito a Steve di realizzare una commercializzazione diretta tramite internet saltando tutti i passaggi della catena commerciale tradizionale abbattendo così i costi e permettendogli di offrire i suoi prodotti a prezzi molto competitivi.

E' la "magia" della rete: anche un paesino del Deep South, con nulla da offrire se non la sua Main Street, con l'emporio, la scuola, il distributore di benzina e le macchine che passano veloci sulla 78 che porta a San Antonio, può "essere" al centro del mondo……………

Ho scoperto, infatti, i Damping Instruments sulla rete, ho letto dei buoni giudizi sulla stampa on line, mi hanno incuriosito ma prima di decidere un eventuale acquisto ho approfondito un po' il tema della lotta alle vibrazioni negli apparecchi a valvole.

Le vibrazioni causate dalle onde sonore nell'ambiente d'ascolto o generate nell'apparecchio da componenti come i trasformatori fanno vibrare internamente i tubi, alterandone la resa sonora.

Da tempo nell'hifi si sono studiati modi per ridurre questo fenomeno, dall'incapsulamento delle valvole all'adozione di rimedi meccanici atti a favorire lo smorzamento, mi vengono in mente i salvagentini in neoprene o teflon che anni fa venivano proposti a tale scopo.

Il nemico è la microfonicità che si genera nella valvola e la soluzione proposta da Steve mi è parsa geniale: anelli aperti a "C" in teflon, trattato per aumentare le sue doti di antirisonanza, che avvolgono la valvola appoggiati ad essa con "respingenti" antivibrazione che tra le altre cose consentono al tubo di "respirare", limitando ai soli piccoli punti di appoggio, a differenza di altre soluzioni, il contatto tra lo strumento smorzante e il vetro della valvola.

Ho scritto a Steve. ho discusso via email con lui la soluzione migliore per il mio impianto, ho fatto l'ordine e dopo circa una settimana mi sono arrivati i suoi smorzatori nelle varie tipologie dimensionali adatte a essere inserite in tutte le valvole del mio impianto. Il costo era contenuto per cui ho deciso di "rischiare".

Per la prova ho proceduto come sempre, ovvero inserendo via via gli HAL-O Damping Instruments nella catena d'ascolto per comprendere sia la loro specificità d'intervento, sia "dove" il loro effetto era più marcato.

Ho iniziato con il DIGICODE della Lector dotato di una uscita a valvole.

L'effetto più evidente è sulle voci, aumenta soprattutto il "corpo".

Ascoltando per esempio " Faber, amico fragile" (BMG 2003) le voci di Paoli e Battiato sono più rotonde, hanno perso ogni accenno di nasalità, acquistando al contempo una naturalezza maggiore. Il canto di Cecilia Chailly acquista armoniche diventando più pieno senza per altro perdere la sua squisita leggerezza.

Sono poi passato ai finali seguendo nel posizionamento la progressione del percorso del segnale.

L'aggiunta dei Damping Instruments alle valvole rettificatrici 5A4G dà maggiore "solidità" al suono: Voci e strumenti acquistano maggiore concretezza, l'effetto sulla scena virtuale è "scultoreo" oltre che molto avvertibile.

Sono poi passato alle piccole 12AX7 di linea. Essenzialmente, la diversità si avverte nella profondità del sound-stage, notevolmente aumentata.

Monserrat Caballe in "Casta Diva" appare correttamente posizionata davanti al coro con una scansione dei piani sonori più realistica rispetto a prima.

L'inserimento sulle quattro monumentali 6C33C-B finali di una versione speciale degli oggettini non solo adatta come dimensioni ma anche predisposta sopportare le più alte temperature in gioco, è quello che provoca il cambiamento più drammatico: gli OTL sembrano suonare "più forte", le frequenze basse sono più profonde ma al tempo stesso più controllate, il suono appare più ricco di microinformazioni prima meno evidenti.
L'altezza della scena sonora aumenta, tutto il tessuto musicale si fa più "spesso" e l'ambienza, le riflessioni vengono restituite con grande presenza, senza per questo che il suono venga proiettato in avanti con un artificiale effetto "monitor".

Finita questa prima sessione ho, come sempre, proceduto alla "sottrazione" progressiva degli smorzatori dalle valvole dove via via li avevo messi, ottenendo conferma dei risultati ottenuti.

Tirando le somme si può tranquillamente affermare che i Damping Instruments svolgono egregiamente il loro lavoro e che il loro intervento oltre che immediato e udibile, è tanto più evidente quanto più "grandi" sono le valvole in cui vengono inseriti.

Si tratta di un'aggiunta che mi sento tranquillamente di consigliare caldamente a tutti i possessori d'apparecchi valvolari, con una particolare insistenza per chi usa finali a tubi situazione nella quale mi sembrano indispensabili, vista la loro efficacia a livello di miglioramento del suono e d'intervento su una variabile, a volte misconosciuta ma non per questo meno importante, quale la microfonicità indotta nei tubi dalle vibrazioni, da cui gli HAL-O Damping Instruments isolano alla grande e con un imbattibile rapporto qualità/prezzo.

Il tweaking è un'arte, la magia del suono di un impianto è, a volte, nascosta dietro un dettaglio trascurato, piuttosto che dietro continui cambi radicali, il suo scopo è quello di tirare fuori tutto il meglio dall'impianto che possediamo, è un gioco che, per avere senso deve necessariamente costare poco; con oggetti come i Damping Instruments diventa un gioco ricco di reali soddisfazioni.

Bravo Steve!!!

 

ATLAS CABLES by John Carrick

 

Avventurarsi nella valutazione del "suono dei cavi" è un terreno molto minato.

La ragione è presto detta: sono convinto che "differenze" tra cavi, siano essi di segnale o per casse acustiche, esistono almeno ad orecchio ma al tempo stesso questa affermazione cozza con le ferree convinzioni dei tecnici che due cavi "diversi", "ben fatti" ovviamente, suonino alla stessa maniera o che le differenze siano tanto marginali da non poter essere colte e che i costi proposti per alcuni prodotti siano assolutamente ingiustificati e ingiustificabili; al tempo stesso credo non vi sia ambito nell'hifi "pericoloso" come quello dei cavi: gli americani chiamano queste "situazioni" snake oil, olio di serpente.

Nell'800 per la prima volta negli States le medicine sono state prodotte e commercializzate in massa, questo ha prodotto il proliferare di medicamenti reclamizzati come "miracolosi" adatti a tutti i mali.

In genere queste bottiglie riproducevano nell'etichetta immagini di Indiani nativi americani, "ritenuti" possessori di conoscenze profonde e segrete sulle qualità medicamentose di ogni genere di pianta: gli scettici chiamarono questi prodotti "snake oil", olio di serpente ed il termine è giunto fino a noi avendo l'equivalente pseudodialettale italiano di "pacco".

Capita leggendo le descrizioni tecniche di cavi superesoterici di sentire "puzza" di snake oil, con descrizioni pseudo scientifiche di mirabolanti innovazioni aggravate purtroppo da prezzi da gioielliere.

Ci si trova in una situazione simile a quella che circonda l'alta orologeria dove, indubbiamente ottimi e bellissimi oggetti vengono venduti a prezzi stratosferici a volte ingiustificabili rispetto alla tecnologia usata (mi viene in mente un famoso marchio svizzero che produce orologi al quarzo venduti a prezzo di amatore se si pensa che la tecnologia tuttosommato è la stessa degli orologini per bimbi nelle sorprese della Kinder).

La situazione è la stessa con i cavi, dove ognuno "può" scegliere di acquistare oggetti di altissimo costo e spesso di altissima veste estetica, spesso, se non sempre, per dimostrare a tutti la propria potenza economica visto che le differenze con un "buon" cavo di costo infinitamente inferiore sono così sottili da non giustificarne la differenza di prezzo, così come appare ai miei occhi ingiustificato l'acquisto di un cavo di altissima qualità da associare a componenti della catena audio economici: nessun cavo potrà mai "cambiare" il suono di un impianto, lo potrà ottimizzare certo ma le elettroniche continuano come i diffusori ad essere l'elemento centrale per un buon suono che va ricercato più sul versante di un'accurata sinergia che su quello dell'inserimento di un elemento "magico".

Va detto inoltre che la "puzza" di snake oil è giustificata anche dal fatto che, mentre nel campo delle elettroniche in genere la differenza e la qualità costruttiva si vede e si "pesa" abbastanza facilmente e in parte almeno può giustificare le differenze di costo con componenti più economici, nel campo dei cavi l'esoterismo delle soluzioni, ove presente, difficilmente giustifica i prezzi richiesti se non per le ragioni sopra esposte e gagliardamente cavalcate dai produttori in cerca più che di facili guadagni di margini incredibili.

Oltretutto la maggioranza degli utenti dell'audio domestico vanno avanti a piattine rosse e nere e non sentono il bisogno di acquisti così particolari e le discussioni infinite nel rarefatto mondo dell'hi-end sulle differenze del suono dei cavi "suonano" ai loro orecchi come un dibattito sulle componenti rotanti del loro aspirapolvere in funzione del suo miglior funzionamento.

Ma VIDEO HIFI è "anche" una rivista per veri appassionati, fors'anco un po' maniaci come il sottoscritto, per cui occuparsi del suono dei cavi, cercando di essere più obiettivo possibile credo sia un "dovere" della Pulce.

Per stare in mezzo al fiume comincerò il mio viaggio che proseguirà anche nei prossimi numeri con un prodotto certamente "hifi" ma dal prezzo terrestre: i cavi per casse acustiche Hyper della Scozzese ATLAS CABLES che a seconda delle misure costano tra i 15 e i 30 Euro al metro non terminati una cifra obiettivamente abbordabile da molte tasche senza malinconie da "status Symbol" e magari nella convinzione di fare un serio upgrade rispetto a prodotti meno "hifi".

John Carrick è uno dei "grandi vecchi" dall'HIFI made in UK.

Negli anni settanta ha fondato e diretto la ARISTON AUDIO diretta, acerrima, come solo gli scozzesi sanno essere, concorrente e conterranea della Linn di Ivor Tiefenbrum.

Chi ha la mia età ricorda i suoi prodotti: giradischi di gran classe e gran suono paragonabili al Sondek come qualità: RD80, RD40, RD20, RD11 Superior and RD90.
In quegli anni era uno dei marchi più prestigiosi nel panorama dell'alta fedeltà della Terra di Albione; il marchio sopravvive ancora appiccicato a dozzinali giradischi per DJ. Sic transit gloria mundi……
La Ariston infatti non resse all'impatto del digitale e Jonh Carrick si ritirò a vita privata progettando per altro negli anni ottanta diversi amplificatori e diffusori per il mercato asiatico.
La frequentazione dei mercati asiatici lo mise in contatto con Furukawa e la tecnologia OCC (Ohno Continuous Casting) per i cavi audio e fu il primo ad introdurla in UK.
Tra il 1997 e il 2001 John ha disegnato Cavi per la Ecosse. Dal 2002 è divenuto l'anima tecnologica della ATLAS CABLES dove riveste il ruolo di direttore tecnico.
La Atlas, è di proprietà del Mountain Snow Group, un consorzio di venditori inglesi di elettronica di consumo che vende i suoi cavi attraverso un network di negozi ed on line attraverso il sito http://www.hifi.org.uk/

Quando John mi ha offerto la possibilità di provare l'intera gamma dei suoi prodotti non mi sono fatto scappare l'occasione di presentarli agli appassionati italiani.

Tornerò in uno dei prossimi numeri sui suoi prodotti: come detto all'inizio dell'articolo è mia intenzione presentarvi una rassegna ragionata di cavi di segnale, AC e per casse, ma la possibilità di avere tra le mani un "prototipo" di cavo per cassa espressamente inviatomi per una valutazione mi ha spinto ad anticipare, a mo' di premessa, questa prova in questo numero della PULCE NELL'ORECCHIO.

Per il 2005 la Atlas ha in programma di lanciare un nuovo cavo a completamento della sua gamma di cavi per casse si chiama HYPER ed è l'oggetto della presente prova d'ascolto.

Il cavo usa come dielettrico TEFLON ciò è stato possibile perché la tecnologia ora consente di applicarlo ad una temperatura più bassa che in passato evitando così di danneggiare il rame OCC dei cavi lasciandone integre le sue caratteristiche.

A detta di Carrick il Teflon migliora notevolmente la velocità di trasmissione del segnale e quantità di informazione musicale trasferita alle casse e la tecnologia OCC è migliore di quella diffusa che usa argento o rame argentato perché alla lunga, a suo dire, queste tecnologia che generano un suono più brillante provano maggiore fatica di ascolto.

Per la prova John mi ha inviato tre cavi di differente diametro uno dei quali, più grande, specificamente pensato per le basse frequenze.

Sentiamo dalla sua viva voce cosa pensa riguardo alla qualità dei cavi per casse:

" Il segnale audio occupa diverse aree a seconda della frequenza in un conduttore. Le basse frequenze usano il centro le alte la periferia.

Da ciò deriva che grandi conduttori hanno minore resistenza alle basse frequenze, da qui la nostra scelta di produrre cavi di diversa superficie quadrata. L'uso del Teflon come dielettrico garantisce la migliore qualità nella riproduzione delle alte frequenze per le caratteristiche del prodotto migliore del Politilene del PVC o del Polipropilene nel garantire una maggiore velocità nel trasferimento delle alte frequenze che transitando in periferia sono a contatto con esso. Dielettrici di scarsa qualità producono un suono con minori informazioni sulle alte frequenze.Per altro, tutti i cavi indistintamente distruggono un po' d'informazione. I cavi migliori semplicemente "distruggono meno" ma continuano a rappresentare l'anello più debole della catena di ascolto e per questo occorre che siano della migliore qualità possibile fatto salvo il fatto che, come diceva anni fa la Linn, "Spazzatura in, spazzatura out", per cui nessun cavo per casse potrà "migliorare" una bassa qualità di un componente a monte nella catena in cui è inserito, proprio perché il suo compito, se ben progettato è quello di far passare la maggior informazione possibile senza degradarla…..ma se l'informazione è scadente un cavo per quanto di qualità non potrà mai porvi rimedio"

I cavi sono stati ascoltati nel mio secondo impianto formato da il Pre Passivo SONIC EUPHORIA PLC, da un lettore di DVD e VHS della JVC, dal CD player ROTEL 971 modificato LC AUDIO TECHNOLOGY, i cavi di segnale RCA, per la prova, gli Au24 della Audience usati per il collegamento tra Pre e finali e per il collegamento tra CD e pre il Silver Lace della HGA del "collega" Kevin Walsh (non c'è solo Franco Serblin, come medico coinvolto professionalmente nel mondo dell'hifi), i finali di potenza sono 4 Musical Fedelity XA-50 che pilotano in biamping passivo una coppia di Celius 202, mi è stato pertanto possibile una comparazione tra i cavi anche in relazione al loro uso anche in questa configurazione; quelle che seguono sono le mie osservazioni di ascolto, come riferimento ho usato i cavi Cable Pro Revierie del texano Ted Paisley.

Un Blacknoise 2500 unitamente alla ciabatta Derive, sempre della Systems & Magic di Roberto Amato, distribuisce il segnale AC filtrato a tutte le elettroniche. Dopo un adeguato rodaggio effettuato con il consueto CD della Purist Audio ho iniziato la seduta di ascolto.

La prova comparativa è stata effettuata utilizzando i miei consueti CD di riferimento ed è stata piuttosto complessa in quanto ho provato i cavi sia in versione monoamping per il pilotaggio delle CELIUS sia in biamping provando tutti gli incroci possibili, compresa la possibilità di un utilizzo misto dei due cavi per il pilotaggio delle vie superiori e inferiori delle casse.

Quella che segue è una tabella riassuntiva e spero esplicativa delle risultanze emerse dalla prova.

 

ASCOLTO

GIUDIZIO

Soundstage

-2

Dinamica

0

Analiticità

-1

Bassi

+2

Medi

-1

Alti

-1

Neutralità

0

Voce

-2

Musica da Camera

-1

Jazz

-1

Rock

-1

Sinfonica

-1

Rapporto qualità/prezzo

+3


(Legenda: i punteggi vanno da - 5 a + 5 passando per lo "0" che rappresenta la parità rispetto al riferimento)

Andando un po' più a fondo nell'analisi posso tranquillamente affermare che i cavi ATLAS HYPER meritano una seria considerazione per quanti cerchino per il loro impianto un cavo dinamico e equilibrato che offre un'ottima resa con tutti i generi musicali, senza dover ipotecare la casa per questo (scrivo queste note ascoltando il mio impianto in cui ho inserito cavi per casse acustiche assolutamente straordinari, di cui insieme ad altri, come detto, parlerò in uno dei prossimi numeri della rivista, ma il cui costo è superiore e di molto al costo globale di tutti i componenti in uso, TV color e rack compresi…..).

Gli ATLAS HYPER rappresentano un'ottimo compromesso tra qualità soniche, ingegnerizzazione, materiali usati e costo finale (non a caso nella mia tabella hanno ricevuto un alto punteggio, meritato, nel rapporto qualità/prezzo) essendo usciti a testa alta dal confronto con cavi ottimi come i Cable Pro che costano però più di 2 volte il loro prezzo, in molti parametri infatti le loro prestazioni appaiono sovrapponibili o quasi e se i cavi americani risultano superiori nella resa delle voci e nella profondità della scena acustica probabilmente per una maggior capacità di restituzione del microdettaglio, gli ATLAS risultano significativamente superiori nel controllo delle basse frequenze, specie nella versione di maggiore diametro la 2.0 (preferibile globalmente a mio giudizio al tipo più piccolo da 1.5) fornitami da Carrick proprio per una sperimentazione in questo ambito.

Un discorso a parte merita, poi, l'uso nella configurazione biamping passivo (situazione in cui, a mio parere, le CELIUS danno il meglio si sé): dopo aver effettuato tutte le possibili combinazioni, nel mio impianto la soluzione migliore è risultata essere quella di utilizzare l'ATLAS HYPER 2.0 per le basse frequenze e i CABLE PRO Reverie per la via alta con un risultato finale molto godibile e equilibrato, nettamente superiore all'uso di cavi della stessa marca, risultato che apre ulteriori campi di approfondimento per una corretta e efficace messa a punto del proprio impianto.

Gli ATLAS HYPER costano terminati tra i 200 e 400 EURO per cavi di tre metri di lunghezza a seconda della sezione, certo è molto di più del doppino rosso e nero, ma molto, molto meno di quanto si potrebbe spendere in questo ambito e qui stiamo parlando di Alta Fedeltà vera….. a prezzi terrestri, scozzesi direi…………………….

 

PURIST AUDIO DESIGN: SYSTEM ENHANCER CD

Jim Aud è il proprietario e il nume tutelare di una ditta texana di cavi high-end da anni presente anche in maniera controversa nel panorama dell'hi-end americana: la Purist Audio Design.

La società ha sede a Clute una cittadina di 20.000 anime a 100 km a sudest di Houston famosa negli States soprattutto per Willie-Man-Chew, il monumento gonfiabile dedicato alla più grande zanzara del mondo (sic !?!) a cui è intitolato un Festival annuale alla fine di luglio, arrivato quest'anno alla sua venticinquesima edizione.

Accennavo alla presenza "controversa" della ditta sul mercato perché a metà degli anni novanta montò una forte polemica con Stereophile attorno a cavi prodotti dalla Purist con una tecnologia particolarissima a loro dire, certamente dal prezzo assolutamente stratosferico, tuttora in catalogo accanto a prodotti più "normali": i Radiant Light Cable System, in cui sempre a detta della Purist era "la luce" lo schermo protettivo del segnale audio e a detta della rivista ciò era al di fuori di qualunque legge della fisica.

Ho scoperto l'esistenza della Purist molti anni fa attraverso il catalogo della AUDIO ADVISOR che commercializzava i suoi prodotti, mi colpì in particolare un prodotto a basso costo (credo una cinquantina di dollari di allora, stiamo parlando della metà degli anni novanta, per intenderci), un CD che prometteva di "migliorare il suono di un intero impianto, ricondizionarlo, rodarlo a dovere" a partire dal CD passando per tutti i componenti fossero essi elettroniche, cavi o casse acustiche attraverso cui il segnale passava.

La pubblicità parlava di tecnologia aerospaziale, trattandosi di Houston la cosa poteva suonare come vera……….

Ho sempre pensato e verificato dall'esperienza che tutti i componenti di una catena hifi necessitino, per rendere al meglio, di un adeguato periodo di rodaggio: se questo è abbastanza logico per una cassa acustica, considerando che vi sono componenti al suo interno che debbono per così dire sciogliersi dal loro stato di inutilizzati, anche se meno "logico" lo è pure per le elettroniche e i cavi; non è un caso che TUTTI i componenti di un impanto suonino meglio nel tempo, rispetto al momento del loro primo inserimento e a volte si tratta di cambiamenti molto significativi, al punto che molti costruttori raccomandano il rodaggio come PREREQUISITO per una valutazione obiettiva delle performance sonore dei loro oggetti.

Un sistema artigianale per rodare un impianto è sempre stato l'uso del rumore bianco presente tra le stazioni di un ricevitore FM; per il CD la soluzione è quella di metterte in "repeat" un dischetto e farlo suonare per un tempo adeguato.

La soluzione proposta dalla Purist aveva il pregio ai miei occhi di essere specifica, di accorciare i tempi di "burn in" oltre che di migliorare "a loro dire" il suono generale dell'impianto in cui veniva usato.

Data la cifra bassa in gioco decisi di provarlo e lo acquistai da AUDIO ADVISOR.

Ciò che mi arrivò fu una bella scatola in legno americano contenente un CDR chiaramente artigianale con semplici istruzioni per il suo uso che ho da allora sempre seguito per la messa a punto definitiva dei miei impianti.

Il CD della Purist produce una serie di "rumori" a frequenze diverse, alternate in maniera evidentemente adatta alla bisogna, una sorta di rumore bianco "pensato", assolutamente insopportabili per l'udito di chiunque se si pensa che occorre per almeno due volte (per un totale di 120 minuti) far "suonare" il dischetto al normale livello di ascolto nel proprio impianto, per poi passare ad un livello più basso, ma altrettanto sgradevole, per almeno 24 ore (non di seguito per altro).

Grazie a Dio, una volta rodate, le casse possono essere escluse da eventuali nuovi rodaggi sollevando il proprietario dalla necessità di effettuare questa operazione in momenti di assenza da casa o in ore notturne se si abita in campagna (una denuncia per disturbo della quiete sarebbe una conseguenza immediata) e in una grande villa con ala notte ben lontana dalla stanza della musica ovviamente……

Al di là delle considerazioni eufoniche di cui sopra, in tutti questi anni di onorato servizio ho sempre trovato molto utile utilizzare il System Enhancer per la messa a punto dei miei impianti e come ho spesso scritto nelle mie recensioni il suo uso si è rivelato positivo in ogni circostanza accorciando e di molto i tempi per una ottimale fruizione di un nuovo componente inserito nella catena audio o migliorandone e di molto il suono dopo il trattamento.

In occasione di questa prova sono andato sul sito della Purist e ho scoperto che era in produzione una nuova versione, ovviamente "improved", del CD, ho scritto a Jim Aud ed egli gentilmente me ne ha fatto avere, a stretto giro di posta, un esemplare con allegata la seguente tavola di confronto comparativo della nuove versione con il CD in mio possesso che vi propongo:

 

Old System Enhancer

New System Enhancer

algorithms Performance

effective; somewhat aggressive

more effective; less aggressive

program

algorithm for increased overall performance extending a wider range of equipment for accelerated burn-in

Totally new & distinct; improved overall performance for an even wider range of (sensitive/delicate) equipment while minimizing excessive impact on components such as transistor and tube clipping and reducing initial burn-in times

number of base algorithms

270 custom noise generating algorithms

2000 custom noise generating algorithms

Algorithm source

Custom analog generate pure tones modified by analog filtering techniques

Custom analog generated pure tones augmented by digital enhancement processing

Additional post-processing

High resolution A/D conversion with enhancements made using custom 16-bit resolution DSP filtering software

High resolution A/D conversion with enhancements made using custom 24-bit resolution DSP filtering and wave shape software

CD Length

63 Minutes

74 Minutes

Initial Burn-in-Time

296 Minutes

Initial Repeat-Play Cycles

24 hours

4

label

adhesive

printed:distinct styling

packaging

Wood /box, jewel case & inserts

jewel case & inserts



Ho anche chiesto a Jim un chiarimento sulla tecnologia "sottostante" ed ecco la sua risposta:

"Il System Enhancer è basato su studi che la NASA ha fatto sul condizionamento elettronico dei componenti prima del loro invio nello spazio allo scopo di limitarne di guasti. La scelta delle frequenze usate è basata su specifici algoritmi che determinano la frequenza, l'ampiezza e il tasso di ogni singola traccia. Fra passare queste "suoni" attraverso i componenti di un impianto hifi può cambiare la struttura molocolare della materia.

Ho iniziato i miei studi su questo argomento nel 1989 e nel 1994 ho realizzato il primo System Enhancer contenente 270 diverse frequenze. La versione attuale in vendita dal 2004 è arrivata a 2000 frequenze diverse, migliorando la resa e diminuendo il tempo necessario per l'ottenimento dei risultati migliori"

Sia come sia, il CD funziona davvero e non vi è componente passato tra le mie mani che non ne abbia tratto giovamento, certo, il System Enhancer non può fare "miracoli" nel senso che non può far diventare una fetecchia un cigno ma non vi è apparecchio o cassa acustica o cavo che non sia migliorato dopo essere stato trattato ( l'ho provato con "successo" anche nell'impianto hifi-car della mia C3 con grossi risultati in termini di timbrica e spazialità).

Certo, il suo uso con le casse è "terribile", ma credo francamente che trovate le edeguate contromisure domestiche si tratti di un accessorio che non dovrebbe mancare nella casa di ogni audiofilo; ha un prezzo decente che è ampiamente ripagato da ciò che offre in cambio.

Tirando le somme credo di poter affermare che il CD System Enhancer della Purist Audio sia un tipico "acquisto di gruppo" nel senso che credo che ogni "accolita" italiana di amanti dell'hifi dovrebbe possederlo per poterselo passare all'occorrenza ad ogni rinnovo dell'impianto.

C'è da augurarsi che l'agente italiano della Purist lo "scopra" nel catalogo della Ditta Americana e lo importi, mi rendo conto che i margini sono minori rispetto ai cavi prodotti da Jim Aud ma i numeri in gioco credo sarebbero diversi. Raccomandato senza se e senza ma!!!

 

TADDEO Digital Antidote II

L'attuale sistema di codifica a 44,1 Khz dei CD ha in sé considerevoli problemi di variazione di fase a partire dalle medie frequenze con un deciso aumento sulle alte da 11 Khz in su.

Ciò è dovuto essenzialmente al sample rate che limita la banda a 22 Khz, è questo taglio che si associa alle variazioni di fase.

Praticamente tutti i CD palyer e Dac sono "affetti" da questo problema. Il Taddeo Digital Antidote, prodotto dall'omonina ditta sita a Rochester nello stato di New York , si propone come una ingegnosa soluzione brevettata che, frapposta tra CDP e Preamplificatore, corregge, in analogico, gli errori di fase con l'unica conseguenza e "prezzo ufficiale" da pagare di provocare un leggero roll off delle altissime frequenze al di sopra dei 15 Khz.

Il Digital Antidote II si presenta come una scatoletta nera di plastica con un ingresso RCA e due corti cavetti terminati RCA (la qualità del cavo e dei connettori è obiettivamente bassa ma stiamo parlando di un oggetto che costa 120 $ + spese di spedizione). Va inserito all'uscita analogica del CDP e connesso poi all'entrata del Preamplificatore.

Entrando un po' più nel dettaglio del suo funzionamento, il segnale in entrata analogico viene diviso in due sezioni, una ritardata di circa 16 microsecondi che viene poi sommata all'altra sezione non ritardata. Questa operazione diminuisce drammaticamente gli errori di fase contribuendo, a detta del costruttore, ai benefici, in termini sonori, che l'inserimento dell'"Antidoto" ha sul risultato finale. Il fatto di "agire" in analogico evita al sistema di aggiungere ulteriori artefatti digitali al segnale. La somma dei due segnali, ritardato e non, crea una sorta di non uniforme sampling rate che dovrebbe comportare benefici al suono percepito, rispetto alla situazione normale.

Il piccolo aggeggio della Taddeo mi molto incuriosito, ho letto lusinghieri giudizi in rete, ho scritto alla ditta e me ne sono fatto inviare un campione per questa "prova su strada".

Ho provato a collegare la scatoletta per prima cosa al lettore DVD-VHS della JVC che uso per la visione dei film e che non mi ha mai soddisfatto come resa sonora nel riprodurre i CD: suono molto aspro, affaticante, proiettato innaturalmente in avanti.

L'inserimento del Taddeo all'uscita di questo apparecchio provoca un effetto veramente drammatico: non è che il JVC diventi un Linn o un Accuphase ma finalmente diventa "ascoltabile", il suono si fa più morbido, la scena acustica diventa più profonda, il leggero roll-off sulle alte rende il suono più rilassato meno aggressivo e nell'insieme si nota una maggiore coerenza avvertibile in maniera marcata nella resa delle voci. Gran risultato!!

Sono poi passato al mio nuovo ROTEL 971 modificato.

Anche qui si ripete "la magia" anche se in maniera meno drammatica che nel caso precedente, quasi che il Taddeo sortisse un maggior effetto tanto peggiore è la situazione di partenza: soundstage più profondo, miglioramento della resa delle voci specie quelle femminili, suono "arrotondato" sulle alte che perdono qualsiasi asprezza pur restando molto naturali e senza perdere di brillantezza.
Il Digital Antidote in questa situazione agisce più sul versante ottimizzazione che sul versante miglioramento netto quasi che, seguendo il principio su cui è basato, minore è la variazione di fase probabilmente diversa a seconda della "classe" del CDP usato, minore è l'intervento in ogni caso "avvertibile" in termini obiettivi e assolutamente positivi.

Da consigliare dunque? Assolutamente sì dal punto di vista dei risultati ottenibili in rapporto al costo, in questo senso il Taddeo può rappresentare probabilmente una valida alternativa, da provare, alla sostituzione del proprio CDP con uno di categoria superiore, ma con una riserva che non può non essere sottolineata.

L'unico vero appunto serio che posso e debbo fare è sulla qualità e solidità costruttiva dell'oggetto: l'apparenza e anche la sostanza sono troppo da MEDIA-STORE e troppo poco "audiophile", la qualità dei connettori RCA d'ingresso e dei cavetti d'uscita è molto, troppo bassa e credo danneggi le potenzialità dell'oggetto anche in termini sonici e tenga lontani molti appassionati da un eventuale acquisto, anche per l'impossibilità di utilizzare i propri cavi in entrata e in uscita.

Una lunga e simpatica telefonata transoceanica con il Presidente della Taddeo Digital Michael Hatchett lo ha convinto a realizzare per me e "per voi" un prototipo di una eventuale versione "signature" che, eliminati tutti i difetti dell'attuale, sarà in prova appena mi arriverà su queste pagine. Stay Tuned!!!!

PS: Una delle cose che amo di più nella rete è l'interattività e la possibilità di contatto immediato: sarò quindi lieto di ricevere i vostri feedback al mio indirizzo di posta elettronica: boll001@pol-it.org


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