DONNE &
HIFI..................
Uno dei misteri più fitti nel
campo della riproduzione dell'audio tra le pareti domestiche è
il rapporto delle Donne con l'hifi.
Una volta
vi era pure l'informatica, ma l'avvento di Internet e la comparsa di
Sistemi Operativi e software sempre più user-friendly l'ha,
per così dire sdoganata e sempre di più sono le donne
che usano in maniera totalmente simile ai maschi i computer senza
più quel rapporto diffidente e impacciato di solo una decina
di anni fa.
Solo l'hifi in tutto il mondo
sembra essere rimasta un hobby mania di stampo tipicamente, se
non assolutamente maschile.
Non a caso
è stato coniato l'acronimo WAF (Wife-Acceptance-Factor) quando
si parla di inserimento di "coso hifi" in casa e mai di HAF
(Husband-Acceptance-Factor), le mostre di hi-end sono un pascolo per
una fauna tipicamente maschile che sembra riprodursi per gemmazione
vista la scarsa collaborazione che viene data dal gentil sesso in
questo campo.
La stessa industria HIFI, a
differenza ormai (e vorrei ben vedere
.) di tutte le
altre branche manifatturiere e commerciali è quasi totalmente
dominata da figure maschili nei posti di responsabilità e
decisione, con veramente poche eccezioni: una è rappresentata
da Gabi van der Kley Presidentessa e CEO della Crystal Cable B.V., ditta
olandese che produce quelli che probabilmente sono, a mio modo di
vedere, i più bei cavi del mondo, dal punto di vista
dell'estetica e dalla tecnologia avanzatissima, recentemente
importati in Italia da Natali
e oggetto prossimamente di una approfondita analisi su queste stesse
colonne. Gabi ha un passato di pianista professionista, è
madre di quattro figli e da un anno ha fondato e dirige la Crystal
Cable. Ecco le sue opinioni sull'argomento:
 "Non credo
si possa affermare che le donne non amano la musica
tutt'altro,
esse la amano indipendentemente dalle apparecchiature che la
suonano.
La musica può essere splendida
anche attraverso una radiolina.
Ciò che
le donne non amano, a differenza degli uomini, in genere sono gli
impianti hifi impressionanti ed ingombranti, non a caso l'industria
dell'alta fedeltà sta sempre più ponendo attenzione a
questi aspetti, cercando di proporre oggetti oltre che ben suonanti
anche belli e "leggeri".
Forse l'hifi è
come la moto, poche donne la amano o forse è meglio dire che
forse amano spendere i loro soldi in altri modi.
Io sono una donna coinvolta professionalmente nel
mondo dell'hifi: amo la musica e desidero che le persone la possano
ascoltare nel miglior modo possibile, il più vicino alla
realtà dell'evento musicale.
La mia
vita professionale si svolge sempre in mezzo a uomini, all'inizio
è sempre difficile: non ti danno credito, ti pongono domande
difficili per verificare la tua preparazione, alla fine guadagni il
loro rispetto ma ogni volta che incontri nuovi partners maschi la
storia ricomincia
.. Il mondo hifi è un mondo maschile,
ci vuole tempo, pazienza e un buon senso dell'umorismo per vincere i
pregiudizi.
Dopo un anno intero quale CEO
della Crystal Cable mi capita ancora di entrare in contatto con
persone che mi chiedono di poter parlare con il "boss" dopo avere
amabilmente parlato con me.
I nostri cavi sono
estremamente avanzati tecnologicamente, usiamo materiali preziosi e
sofisticati per ottenere prodotti di qualità sonora senza
compromessi associata ad una estetica sorprendente curata nei minimi
particolari, in cui è presente un tocco di femminilità.
 Così come vi è un
tocco di femminilità nel modo con cui presentiamo i nostri
prodotti e parlo delle fiere, delle scatole, del design.
Essere una donna in un mondo di uomini come l'hifi
significa infine vincere il pregiudizio di essere differenti: tutti
noi amiamo la musica, tutti noi lavoriamo allo scopo ultimo di
riuscire a catturare il miracolo di una nota e di poterlo ripetere in
ogni tempo e in ogni luogo.
Tutto sommato
credo che forse una differenza tra uomini e donne nel rapporto con
l'hifi ci sia: è un po' quello che succede con le macchine il
football o le motociclette, gli uomini finiscono per dedicare troppo
tempo ai loro hobbies e forse questo è il vero problema
più che il gradimento o meno di un
apparecchio
."
LC AUDIO TECHNOLOGY MODS by
AUDIONAUTES
Fabio
Camorani conduce una doppia vita: di giorno in giacca e cravatta fa
il giovane manager in un'industria in Romagna, la sera e nei week
end, quando non è troppo depresso per gli sfracelli che gli
combina la sua Inter, si occupa professionalmente di HIFI.
Non vi è nulla di stupefacente in ciò,
molto spesso le attività imprenditoriali nel campo dell'hifi
nascono dalla passione prima ancora che dalla ricerca del business;
ricordo quando conobbi più di venti anni fa Giuseppe
Liciadello (ci siamo rivisti lo scorso settembre al Top Audio a
Milano ed è, come sempre, stato un piacere incontrare di nuovo
un vecchio amico che mi ha avviato alla passione per il buon
suono
) della AUDIO
REFERENCE: aveva trasformato il salotto di casa in sala demo -
magazzino incasinatissima, arruolato la cognata come segretaria
tuttofare e, pur avendo avviato quella che poi sarebbe divenuta la
sua unica attività di lì a pochi anni, continuava a
lavorare come alto dirigente della ICI, Imperial Chemical Industries
e soprattutto continuava ad essere un audiofilo innamorato delle sue
scoperte e dei prodotti che allora incominciava ad importare in
Italia (casse Jim Rogers - le ho possedute in accoppiata a due sub
della stessa marca, rotondi quanto i satelliti, gran bel ricordo,
ampli Albarry, Mitchell Gyrodec, elettroniche Naim-look Quantum etc
etc).
Fabio entra in contatto con il mondo
dell'hifi all'inizio degli anni novanta come audiofilo e coniugando
le sue competenze tecniche, studia ingegneria, con la passione entra
nel variegato mondo dell'autocostruzione.
Come molti pensa che autocostruire sia l'unico modo
per fare bene le cose, specie se cose estreme. Perché se ci
mettiamo le logiche commerciali è finita. In fondo, i grandi
artigiani giapponesi sono autocostruttori evoluti.
Si laurea con una tesi in elettroacustica progettando
un OTL senza compromessi. Pubblica il progetto, comincia a
collaborare con riviste del settore, si fa, come si dice, un certo
nome nel mondo del DYI.
Sentiamo cosa racconta
riguardo all'evoluzione del suo rapporto con il mondo dell'hifi:
" Nasce l'idea di creare senza
preconcetti, liberamente. Ma poi, a causa di forti richieste da parti
di appassionati per cose molto serie mi comincia a balenare l'idea di
farlo seriamente. Nel 2001 nasce AudioNautes con lo scopo di
commercializzare i miei progetti. Ma non può stare in piedi da
sola. E tra le mille idee mi convinco che devo fare un clock per CD.
Cercando mi accorgo che LCAudio ne fa uno bello e non costosissimo.
In più nessuno lo vende in Italia. Perché rifare una
cosa che già esiste?Ed eccomi distributore di LC. L'avventura
parte bene. Faccio anche le mie cose, ma la LC mi prende molto tempo.
E nasce l'idea di esaudire un mio vecchio sogno: entrare nel mondo
dei dischi. Comincio con l'importazione (parallela, si diceva una
volta) di vinili a 45rpm, roba da leccarsi i baffi e non banale. Va
bene anche questa ed allora mi allargo al digitale superiore.
Contatto FIM e JVC ed ottengo le distribuzioni
Come si sa,
pesce grande mangia pesce piccolo. Così, una volta bene
avviata la conoscenza anche in Italia degli XRCD (dopo aver speso
tempo e denaro) "qualcuno" si intromette (odorando il business) e
perdo l'esclusiva della JVC, non demordo e rilancio. Co-produco i TBM
45rpm. E ne ottengo l'esclusiva europea in quanto co-produttore
(inteso come persona che ha avuto l'idea - ebbene sì, anche
questa - l'ha lanciata ed ne ha finanziariamente permesso la
realizzazione). Ed in quanto tale, proprio AudioNautes ha le
matricole più basse al mondo! Non contento, sto per proporre
un giradischi, un braccio ed una testina. Così completo
l'impianto AudioNautes. Manca solo il DAC ma è solo questione
di tempo.
Nel 2004 invento AudioNemesis, la mia nuova
creatura che ha altre finalità ma la stessa filosofia. E' una
sfida che si concretizzerà quest'anno con l'uscita dei primi
prodotti.
Prodotti per essere fatti in serie,
per essere venduti in negozio e per essere distribuiti nel mondo. Non
c'è obbligo di transistor o tubi. Solo un budget più
ristretto e tutte quelle cose che consentono alta tiratura..
E' una sfida perché tutto è pensato
diversamente e perché ve ne sono tanti. Non si tratta di un
marchio per fare cose economiche, né costose, ma per fare cose
buone dal costo giusto. Cose diverse a seconda del costo, ma sempre
buone!"
Possiedo da due anni un Primare
20, un "buon" CD player di fascia media imparagonabile, alle
mie orecchie, all'accoppiata LECTOR DIGICODE/DIGIDRIVE che uso nel
mio impianto principale da più di 10 anni: suono pulito,
preciso, ma come mi è accaduto spesso di ascoltare nelle
macchine delle ultime generazioni un po' "aspro" sulle alte
per le mie orecchie.
Tant'è che la
voglia di provare a vedere se potevo "migliorare" il Primare ha
cominciato a girarmi nella testa, ferma restando la mia
volontà di non procedere ad un cambio finché non
troverò qualcosa di veramente valido nell'ambito dei nuovi
lettori universali per aprire il mio impianto ai nuovi formati, pur
nella forma per me irrinunciabile per mille ragioni anche logistiche
( ed è credo un problema di molti
) dell'audio a due
canali.
Mi sono un po' documentato fuori e
dentro la rete e mi sono convinto che le modifiche "possibili"
potevano riguardare un miglioramento della componentistica in
generale e un upgrade del clock per diminuire il problema del jitter
noto nemico, per il "rumore" che induce, del suono dei CD
Players.
Nelle mie ricerche mi sono imbattuto
nella ditta danese LC Audio
Technology e nelle sue modifiche adatte a tutti i CD, e da
lì sono arrivato al distributore italiano l'Audionautes di
Fabio Camorani appunto.
Ne ho discusso con
Fabio, ma è saltato fuori che il Primare non era adatto per la
sua circuitazione interna, molto "integrata" ad una modifica di tal
fatta, per cui ho trovato a venderlo e ho investito la cifra ricavata
nell'acquisto di un CD player targato Camorani.
Seguendo le sue indicazioni, ho acquistato, usato, un
Rotel RCD-971 che offriva "facili" e "consolidate" possibilità
di upgrade e gliel'ho spedito per le modifiche del caso.
 Il Rotel RCD-971 è un noto ed ottimo oggetto
di base: ha il decoder HDCD oltre a due DAC Burr-Brown di valore
(multibit) ed ha condensatori Black Gate.
Ho
spedito il CDP a Forlì e in capo ad un mesetto mi è
tornato a casa completamente customizzato.
Per
prima cosa è stato cambiato il clock. Lo scopo è quello
di diminuire il jitter della macchina stessa e della relativa
trasmissione dati. E' stata utilizzata un'alimentazione dedicata.
Questo per isolare ancora meglio dai disturbi (reciproci) il clock
nuovo.
Accanto all'inserimento del nuovo
CLOCK XO3, Fabio ha sostituito lo stadio di uscita in origine molto
semplice con un ZAPfilter2 sempre della LC. Lo ZAPfilter2 è
uno stadio di uscita a discreti zero-feedback. Al contrario del
clock, il cambio dello stadio di uscita, a detta di Camorani, cambia
anche la timbrica, ma, per sua esperienza, lo ZAPfilter si inserisce
molto bene in ogni situazione, senza snaturare l'anima
dell'oggetto.
Passando alla componentistica
interna, sono stati cambiati TUTTI i ponti a diodi con diodi soft
recovery.
Lo scopo è quello di ridurre
drasticamente (come nessun altro diodo) i disturbi da commutazione.
Spesso, nei tweaking delle elettroniche, si usano i diodi Shottky, i
quali a fronte di una maggiore velocità hanno anche una
maggiore propensione alla creazione di disturbi. I soft recovery sono
più veloci e non producono disturbi. Ovviamente non sono nati
per uso audio e costano carissimi! I disturbi più bassi
dovrebbero indurre meno spurie sull'alimentazione, quindi sul segnale
(ciò che entra dal ramo alimentazione va per forza sul
segnale). Ne dovrebbe venire fuori un suono più pulito e
più ricco di armoniche. Un velo in meno.
Fabio ha poi cambiato i diodi dell'alimentazione, sia
quelli del 971 che quelli dello ZAPfilter (che ha una alimentazione e
un trasformatore toroidale dedicati), con modelli soft-recovery, per
una commutazione più veloce ma anche molto più pulita.
Lo scopo era quello di migliorare la trasparenza, la ricchezza, il
dettaglio. Non ha cambiato invece gli elettrolitici: i Black Gate di
serie sono ottimi oggetti e il cambio con Oscon non era così
indispensabile da meritare la spesa.
Il tocco finale è
stato l'inserimento dei mini blocchetti di HDG, un prodotto a base di
graffite ad altissima densità simile a ciò che offre la
giapponese Audio Tekne, a detta di Fabio migliore perché
più densa, in ogni caso con eguale funzione antirisonanza (uno
dei capisaldi del "Camorani-pensiero" applicato anche sulle sue
elettroniche targate AUDIONEMESIS) sugli integrati più
critici: decoder HDCD e DAC. Lo scopo era quello di troncare ogni
microfonicità.
Per una valutazione
obiettiva del nuovo arrivato in "famiglia" ho proceduto ad un
confronto con i Lector in una situazione il più possibile
controllata e conosciuta e proprio per questo mi astengo da una
valutazione del suono del 971 "prima e dopo le modifiche" essendo
stato troppo poco tempo a casa mia prima della spedizione in quel di
Forlì per consentirmi una conoscenza "vera" delle sue "doti"
di partenza: ho inserito il Rotel 971 nella catena composta dal Pre
Sonic Euphoria (in una nuova versione "special", da poco arrivata da
San Diego, dopo la vendita dell'AR SP9, con uscite ed ingressi WBT
Nextgen), finali OTL e Quad 988, come cavi di segnale per i due CD ho
usato dei Crystal Cable non allo scopo dichiarato di trovare il
perfetto interfacciamento (oggetto di prossime sperimentazioni cui
darò conto su queste colonne) ma per porre le due
apparecchiature su un piano assolutamente identico.
 Per un confronto critico ho
realizzato due copie del CD DG "For the stars" di Anne Sofie Von
Otter & Elvis Costello (che tra l'altro è codificato HDCD
consentendo al nuovo venuto di mostrare tutte le sue
potenzialità) le ho fatte partire contemporaneamente e ho
alternato l'ascolto ora di una o dell'altra macchina; dopo questa
prima sessione di prove, ho scelto una serie di CD a me ben noti e li
ho alternati in successione sui due lettori, ecco le risultanze di
questi esperimenti.
Il 971 presenta fin dalle
prime note un suono naturale, senza alcuna asprezza sulle alte,
tipica al mio orecchio di molti CDP anche osannati dalla critica e
maggior difetto del Primare che prima possedevo, la timbrica non
è diversa dal Lector ma il suono appare, come dire "più
audiophile" più pulito con più "nero" attorno a voci e
strumenti, la scena sonora molto realistica è molto più
profonda della già ottima dell'italiano ma leggermente
più piccola in altezza, è come se si assistesse
all'evento sonoro da una poltrona più lontana.
Le voci sia maschili che femminili appaiono
leggermente più sottili: in questo ambito il Lector, a parer
mio, dà il meglio di sé, con una "presenza" , una
"fisicità" superiori ancorché meno "pulite", più
"fruscianti" rispetto al giapponese made in Forlì: è
probabile che l'uscita a valvole delle apparecchiature di Romagnoli
"giochi" in questo caso un ruolo significativo, anche se va
sottolineato che il Rotel con l'uscita modificata LC non sfigura
affatto offrendo una riproduzione perfettamente in scia con quella
offerta dal rivale.
Le alte frequenze appaiono
sovrapponibili mentre i bassi sembrano più profondi e reali
nel Lector, è come se la restituzione del messaggio musicale
fosse più ricca di armoniche nel mio vecchio campione.
Per fare alcuni esempi, l'organo nella trascrizione
di "Quadri per un'esposizione" di Mussorgsky della traccia 9 del
DORIAN SAMPLER Vol II ha bassi più pieni pur senza sbavature
con il Lector.
La mitica voce di Clare Torry,
la corista di "The great gig in the sky" ( "Dark side of the moon",
SACD-CD Emi 2003), è più realistica, potente con un non
so ché di gioiosamente "analogico" suonata dall'accoppiata
italiana, che per altro denuncia la sua età per qualche
impuntamento di troppo nella lettura di qualche CD.
 Anna Maria Castelli ( "Something to remember",
SACD-CD Fonè 2004) canta "Tammuriata nera" in modo più
"live" con i Lector, la fisarmonica di Coscia è "più
lì", si sentono con maggiore incisività i colpi delle
sue dita sui tasti.
Tirando le somme posso
affermare che per la prima volta è entrato in casa un "vero
rivale" dell'accoppiata DIGIDRIVE / DIGICODE.
Si tratta di sfumature "emozionali" molto soggettive,
lo sottolineo, più che di vere mancanze nella qualità
della riproduzione, quelle che mi hanno portato a ritenere
"vincitore", nel confronto, il vecchio Lector e infatti sono
molto soddisfatto dell'acquisto del Rotel 971 modificato specie in
rapporto con il Primare che è andato gagliardamente a
sostituire nel mio secondo impianto, in cui semmai alcune sue
caratteristiche (scena acustica molto profonda, bassi molto ben
frenati, riproduzione analitica senza essere troppo fredda) vanno ad
interfacciarsi al meglio con gli altri elementi della catena, in
particolare sono le CELIUS 202 a trarne maggior vantaggio perdendo un
poco della loro propensione al suono "monitor" proiettato in avanti
che prima caratterizzava e molto la resa finale dell'insieme
.a
conferma che è dalla sinergia ottimale che nasce il buon
suono, non dalla addizione semplice degli elementi inseriti.
Tirando le somme si può dire che le modifiche
apportate da Fabio Camorani al Rotel lo hanno reso una macchina molto
musicale e matura di gran lunga superiore al Primare D20, che prima
possedevo, paragonabile al Lector e altrettanto appagante come suono
ancorché "diverso" come è giusto che sia tra apparecchi
di qualità, ma con "personalità".
Io credo che le tali modifiche possano rappresentare
un'ottima alternativa al cambio del proprio CDP, anzi sono
personalmente convinto, in un'epoca come questa caratterizzata da una
grande incertezza sui formati, che, facendosi consigliare da
Camorani, un appassionato intenzionato ad effettuare un upgrade della
propria fonte digitale potrebbe giovevolmente o modificare ciò
che possiede o, orientandosi in maniera mirata sul mercato
dell'usato, acquistare un apparecchio particolarmente adatto ad
essere modificato come nel caso del mio "nuovo" Rotel, ottenendo con
una spesa probabilmente inferiore un risultato sonicamente molto
più appagante.
Ho per altro
l'impressione che, nel risultato finale così positivo, pesino
anche le modifiche fatte alla componentistica elettronica della
macchina, operazione molto più delicata e professionale
rispetto al semplice inserimento delle schede LC, per la quale credo
non basti la bravura nel fare le saldature di cui notoriamente
difetta il sottoscritto, ma occorra, per non combinare disastri, una
competenza specifica o la guida attenta di un esperto tweaker come
Fabio.
HAL-O
Damping Instruments
CIBOLO, TEXAS è un paesino di
3500 anime dalle parti di San Antonio. Cibolo in spagnolo significa
bufalo. Qui vive Steve Herbelin e qui ha sede al numero 240 di Cloud
Crossing Road, non propriamente la Quinta Strada di NYC, la sua ditta, Herbie's
Audio Lab.
Steve da molti anni s'interessa
di sperimentazione nel campo audio alla ricerca della migliore
"musicalità" possibile, muovendosi, come lui stesso mi ha
raccontato, spesso più a orecchio che su basi strettamente
tecniche.
Suo campo di ricerca sono sempre
stati gli apparecchi a valvole e dal 2001 ha avviato l'Herbie's Audio
Lab per la commercializzazione della sua invenzione, gli HAL-O
Damping Instruments, addons per tubi termoionici atti a ridurre la
distorsione microfonica causa di degrado del suono.
 Si tratta di una
produzione artigianale, non di massa che sfruttando le infinite
possibilità di contatto date dalla rete ha consentito a Steve
di realizzare una commercializzazione diretta tramite internet
saltando tutti i passaggi della catena commerciale tradizionale
abbattendo così i costi e permettendogli di offrire i suoi
prodotti a prezzi molto competitivi.
E' la
"magia" della rete: anche un paesino del Deep South, con nulla da
offrire se non la sua Main Street, con l'emporio, la scuola, il
distributore di benzina e le macchine che passano veloci sulla 78 che
porta a San Antonio, può "essere" al centro del
mondo
Ho
scoperto, infatti, i Damping Instruments sulla rete, ho letto dei
buoni giudizi sulla stampa on line, mi hanno incuriosito ma prima di
decidere un eventuale acquisto ho approfondito un po' il tema della
lotta alle vibrazioni negli apparecchi a valvole.
Le vibrazioni causate dalle onde sonore nell'ambiente
d'ascolto o generate nell'apparecchio da componenti come i
trasformatori fanno vibrare internamente i tubi, alterandone la resa
sonora.
Da tempo nell'hifi si sono studiati
modi per ridurre questo fenomeno, dall'incapsulamento delle valvole
all'adozione di rimedi meccanici atti a favorire lo smorzamento, mi
vengono in mente i salvagentini in neoprene o teflon che anni fa
venivano proposti a tale scopo.
Il nemico
è la microfonicità che si genera nella valvola e la
soluzione proposta da Steve mi è parsa geniale: anelli aperti
a "C" in teflon, trattato per aumentare le sue doti di antirisonanza,
che avvolgono la valvola appoggiati ad essa con "respingenti"
antivibrazione che tra le altre cose consentono al tubo di
"respirare", limitando ai soli piccoli punti di appoggio, a
differenza di altre soluzioni, il contatto tra lo strumento smorzante
e il vetro della valvola.
 Ho scritto a Steve. ho discusso via email con lui la
soluzione migliore per il mio impianto, ho fatto l'ordine e dopo
circa una settimana mi sono arrivati i suoi smorzatori nelle varie
tipologie dimensionali adatte a essere inserite in tutte le valvole
del mio impianto. Il costo era contenuto per cui ho deciso di
"rischiare".
Per la prova ho proceduto come
sempre, ovvero inserendo via via gli HAL-O Damping Instruments nella
catena d'ascolto per comprendere sia la loro specificità
d'intervento, sia "dove" il loro effetto era più
marcato.
Ho iniziato con il DIGICODE della
Lector dotato di una uscita a valvole.
L'effetto più evidente è sulle voci,
aumenta soprattutto il "corpo".
Ascoltando per
esempio " Faber, amico fragile" (BMG 2003) le voci di Paoli e
Battiato sono più rotonde, hanno perso ogni accenno di
nasalità, acquistando al contempo una naturalezza maggiore. Il
canto di Cecilia Chailly acquista armoniche diventando più
pieno senza per altro perdere la sua squisita leggerezza.
Sono poi passato ai finali seguendo nel
posizionamento la progressione del percorso del segnale.
L'aggiunta dei Damping Instruments alle valvole
rettificatrici 5A4G dà maggiore "solidità" al suono:
Voci e strumenti acquistano maggiore concretezza, l'effetto sulla
scena virtuale è "scultoreo" oltre che molto
avvertibile.
Sono poi passato alle piccole
12AX7 di linea. Essenzialmente, la diversità si avverte nella
profondità del sound-stage, notevolmente aumentata.
Monserrat Caballe in "Casta Diva" appare
correttamente posizionata davanti al coro con una scansione dei piani
sonori più realistica rispetto a prima.
L'inserimento sulle quattro monumentali 6C33C-B
finali di una versione speciale degli oggettini non solo adatta come
dimensioni ma anche predisposta sopportare le più alte
temperature in gioco, è quello che provoca il cambiamento
più drammatico: gli OTL sembrano suonare "più forte",
le frequenze basse sono più profonde ma al tempo stesso
più controllate, il suono appare più ricco di
microinformazioni prima meno evidenti.
L'altezza della scena sonora aumenta, tutto
il tessuto musicale si fa più "spesso" e l'ambienza, le
riflessioni vengono restituite con grande presenza, senza per questo
che il suono venga proiettato in avanti con un artificiale effetto
"monitor".
Finita questa prima sessione ho,
come sempre, proceduto alla "sottrazione" progressiva degli
smorzatori dalle valvole dove via via li avevo messi, ottenendo
conferma dei risultati ottenuti.
Tirando le
somme si può tranquillamente affermare che i Damping
Instruments svolgono egregiamente il loro lavoro e che il loro
intervento oltre che immediato e udibile, è tanto più
evidente quanto più "grandi" sono le valvole in cui vengono
inseriti.
Si tratta di un'aggiunta che mi
sento tranquillamente di consigliare caldamente a tutti i possessori
d'apparecchi valvolari, con una particolare insistenza per chi usa
finali a tubi situazione nella quale mi sembrano indispensabili,
vista la loro efficacia a livello di miglioramento del suono e
d'intervento su una variabile, a volte misconosciuta ma non per
questo meno importante, quale la microfonicità indotta nei
tubi dalle vibrazioni, da cui gli HAL-O Damping Instruments isolano
alla grande e con un imbattibile rapporto
qualità/prezzo.
Il tweaking è
un'arte, la magia del suono di un impianto è, a volte,
nascosta dietro un dettaglio trascurato, piuttosto che dietro
continui cambi radicali, il suo scopo è quello di tirare fuori
tutto il meglio dall'impianto che possediamo, è un gioco che,
per avere senso deve necessariamente costare poco; con oggetti come i
Damping Instruments diventa un gioco ricco di reali soddisfazioni.
Bravo Steve!!!
ATLAS CABLES by John
Carrick
Avventurarsi nella valutazione del "suono dei cavi"
è un terreno molto minato.
La ragione
è presto detta: sono convinto che "differenze" tra cavi, siano
essi di segnale o per casse acustiche, esistono almeno ad orecchio ma
al tempo stesso questa affermazione cozza con le ferree convinzioni
dei tecnici che due cavi "diversi", "ben fatti"
ovviamente, suonino alla stessa maniera o che le differenze siano
tanto marginali da non poter essere colte e che i costi proposti per
alcuni prodotti siano assolutamente ingiustificati e
ingiustificabili; al tempo stesso credo non vi sia ambito nell'hifi
"pericoloso" come quello dei cavi: gli americani chiamano
queste "situazioni" snake oil, olio di serpente.
Nell'800 per la prima volta negli States le medicine
sono state prodotte e commercializzate in massa, questo ha prodotto
il proliferare di medicamenti reclamizzati come "miracolosi"
adatti a tutti i mali.
In genere queste
bottiglie riproducevano nell'etichetta immagini di Indiani nativi
americani, "ritenuti" possessori di conoscenze profonde e segrete
sulle qualità medicamentose di ogni genere di pianta: gli
scettici chiamarono questi prodotti "snake oil", olio di
serpente ed il termine è giunto fino a noi avendo
l'equivalente pseudodialettale italiano di "pacco".
Capita leggendo le descrizioni tecniche di cavi
superesoterici di sentire "puzza" di snake oil, con descrizioni
pseudo scientifiche di mirabolanti innovazioni aggravate purtroppo da
prezzi da gioielliere.
Ci si trova in una
situazione simile a quella che circonda l'alta orologeria dove,
indubbiamente ottimi e bellissimi oggetti vengono venduti a prezzi
stratosferici a volte ingiustificabili rispetto alla tecnologia usata
(mi viene in mente un famoso marchio svizzero che produce orologi al
quarzo venduti a prezzo di amatore se si pensa che la tecnologia tuttosommato
è la stessa degli orologini per bimbi nelle sorprese della
Kinder).
La situazione è la stessa con
i cavi, dove ognuno "può" scegliere di acquistare oggetti di
altissimo costo e spesso di altissima veste estetica, spesso, se non
sempre, per dimostrare a tutti la propria potenza economica visto che
le differenze con un "buon" cavo di costo infinitamente inferiore
sono così sottili da non giustificarne la differenza di
prezzo, così come appare ai miei occhi ingiustificato
l'acquisto di un cavo di altissima qualità da associare a
componenti della catena audio economici: nessun cavo potrà mai
"cambiare" il suono di un impianto, lo potrà ottimizzare certo
ma le elettroniche continuano come i diffusori ad essere l'elemento
centrale per un buon suono che va ricercato più sul versante
di un'accurata sinergia che su quello dell'inserimento di un elemento
"magico".
Va detto inoltre che la "puzza" di
snake oil è giustificata anche dal fatto che, mentre nel campo
delle elettroniche in genere la differenza e la qualità
costruttiva si vede e si "pesa" abbastanza facilmente e in parte
almeno può giustificare le differenze di costo con componenti
più economici, nel campo dei cavi l'esoterismo delle
soluzioni, ove presente, difficilmente giustifica i prezzi richiesti
se non per le ragioni sopra esposte e gagliardamente cavalcate dai
produttori in cerca più che di facili guadagni di margini
incredibili.
Oltretutto la maggioranza degli
utenti dell'audio domestico vanno avanti a piattine rosse e nere e
non sentono il bisogno di acquisti così particolari e le
discussioni infinite nel rarefatto mondo dell'hi-end sulle differenze
del suono dei cavi "suonano" ai loro orecchi come un dibattito sulle
componenti rotanti del loro aspirapolvere in funzione del suo miglior
funzionamento.
Ma VIDEO HIFI è "anche"
una rivista per veri appassionati, fors'anco un po' maniaci come il
sottoscritto, per cui occuparsi del suono dei cavi, cercando di
essere più obiettivo possibile credo sia un "dovere"
della Pulce.
 Per stare
in mezzo al fiume comincerò il mio viaggio che
proseguirà anche nei prossimi numeri con un prodotto
certamente "hifi" ma dal prezzo terrestre: i cavi per casse acustiche
Hyper della Scozzese ATLAS
CABLES che a seconda delle misure costano tra i 15 e i 30 Euro al
metro non terminati una cifra obiettivamente abbordabile da molte
tasche senza malinconie da "status Symbol" e magari nella convinzione
di fare un serio upgrade rispetto a prodotti meno "hifi".
John Carrick è uno dei "grandi vecchi"
dall'HIFI made in UK.
Negli anni settanta ha
fondato e diretto la ARISTON AUDIO diretta, acerrima, come solo gli
scozzesi sanno essere, concorrente e conterranea della Linn di Ivor
Tiefenbrum.
 Chi ha la mia età ricorda i suoi prodotti:
giradischi di gran classe e gran suono paragonabili al Sondek come
qualità: RD80, RD40, RD20, RD11 Superior and RD90.
In
quegli anni era uno dei marchi più prestigiosi nel panorama
dell'alta fedeltà della Terra di Albione; il marchio
sopravvive ancora appiccicato a dozzinali giradischi per DJ. Sic
transit gloria mundi
La Ariston infatti non resse
all'impatto del digitale e Jonh Carrick si ritirò a vita
privata progettando per altro negli anni ottanta diversi
amplificatori e diffusori per il mercato asiatico.
La
frequentazione dei mercati asiatici lo mise in contatto con Furukawa
e la tecnologia OCC (Ohno Continuous Casting) per i cavi audio e fu
il primo ad introdurla in UK.
Tra il 1997 e il 2001 John ha
disegnato Cavi per la Ecosse. Dal 2002 è divenuto l'anima
tecnologica della ATLAS CABLES dove riveste il ruolo di direttore
tecnico.
La Atlas, è di proprietà del Mountain Snow
Group, un consorzio di venditori inglesi di elettronica di consumo
che vende i suoi cavi attraverso un network di negozi ed on line
attraverso il sito http://www.hifi.org.uk/
Quando John mi ha offerto la possibilità di
provare l'intera gamma dei suoi prodotti non mi sono fatto scappare
l'occasione di presentarli agli appassionati italiani.
Tornerò in uno dei prossimi numeri sui suoi
prodotti: come detto all'inizio dell'articolo è mia intenzione
presentarvi una rassegna ragionata di cavi di segnale, AC e per
casse, ma la possibilità di avere tra le mani un "prototipo"
di cavo per cassa espressamente inviatomi per una valutazione mi ha
spinto ad anticipare, a mo' di premessa, questa prova in questo
numero della PULCE NELL'ORECCHIO.
Per il 2005
la Atlas ha in programma di lanciare un nuovo cavo a completamento
della sua gamma di cavi per casse si chiama HYPER ed è
l'oggetto della presente prova d'ascolto.
 Il
cavo usa come dielettrico TEFLON ciò è stato possibile
perché la tecnologia ora consente di applicarlo ad una
temperatura più bassa che in passato evitando così di
danneggiare il rame OCC dei cavi lasciandone integre le sue
caratteristiche.
A detta di Carrick il Teflon
migliora notevolmente la velocità di trasmissione del segnale
e quantità di informazione musicale trasferita alle casse e la
tecnologia OCC è migliore di quella diffusa che usa argento o
rame argentato perché alla lunga, a suo dire, queste
tecnologia che generano un suono più brillante provano
maggiore fatica di ascolto.
Per la prova John
mi ha inviato tre cavi di differente diametro uno dei quali,
più grande, specificamente pensato per le basse
frequenze.
Sentiamo dalla sua viva voce cosa
pensa riguardo alla qualità dei cavi per casse:
" Il segnale audio occupa diverse aree a seconda
della frequenza in un conduttore. Le basse frequenze usano il centro
le alte la periferia.
Da ciò deriva che
grandi conduttori hanno minore resistenza alle basse frequenze, da
qui la nostra scelta di produrre cavi di diversa superficie quadrata.
L'uso del Teflon come dielettrico garantisce la migliore
qualità nella riproduzione delle alte frequenze per le
caratteristiche del prodotto migliore del Politilene del PVC o del
Polipropilene nel garantire una maggiore velocità nel
trasferimento delle alte frequenze che transitando in periferia sono
a contatto con esso. Dielettrici di scarsa qualità producono
un suono con minori informazioni sulle alte frequenze.Per altro,
tutti i cavi indistintamente distruggono un po' d'informazione. I
cavi migliori semplicemente "distruggono meno" ma continuano a
rappresentare l'anello più debole della catena di ascolto e
per questo occorre che siano della migliore qualità possibile
fatto salvo il fatto che, come diceva anni fa la Linn, "Spazzatura
in, spazzatura out", per cui nessun cavo per casse potrà
"migliorare" una bassa qualità di un componente a monte nella
catena in cui è inserito, proprio perché il suo
compito, se ben progettato è quello di far passare la maggior
informazione possibile senza degradarla
..ma se l'informazione
è scadente un cavo per quanto di qualità non
potrà mai porvi rimedio"
 I cavi sono stati ascoltati nel mio secondo impianto
formato da il Pre Passivo SONIC EUPHORIA PLC, da un lettore di DVD e
VHS della JVC, dal CD player ROTEL 971 modificato LC AUDIO
TECHNOLOGY, i cavi di segnale RCA, per la prova, gli Au24 della Audience usati per il
collegamento tra Pre e finali e per il collegamento tra CD e pre il
Silver Lace della HGA del "collega"
Kevin Walsh (non c'è solo Franco Serblin, come medico
coinvolto professionalmente nel mondo dell'hifi), i finali di potenza
sono 4 Musical Fedelity XA-50 che pilotano in biamping passivo una
coppia di Celius 202, mi è stato pertanto possibile una
comparazione tra i cavi anche in relazione al loro uso anche in
questa configurazione; quelle che seguono sono le mie osservazioni di
ascolto, come riferimento ho usato i cavi Cable Pro Revierie
del texano Ted Paisley.
 Un Blacknoise 2500
unitamente alla ciabatta Derive, sempre della Systems & Magic di
Roberto Amato, distribuisce il segnale AC filtrato a tutte le
elettroniche. Dopo un adeguato rodaggio effettuato con il consueto CD
della Purist Audio ho iniziato la seduta di ascolto.
La prova comparativa è stata effettuata
utilizzando i miei consueti CD di riferimento ed è stata
piuttosto complessa in quanto ho provato i cavi sia in versione
monoamping per il pilotaggio delle CELIUS sia in biamping provando
tutti gli incroci possibili, compresa la possibilità di un
utilizzo misto dei due cavi per il pilotaggio delle vie superiori e
inferiori delle casse.
Quella che segue
è una tabella riassuntiva e spero esplicativa delle risultanze
emerse dalla prova.
|
ASCOLTO
|
GIUDIZIO
|
|
Soundstage
|
-2
|
|
Dinamica
|
0
|
|
Analiticità
|
-1
|
|
Bassi
|
+2
|
|
Medi
|
-1
|
|
Alti
|
-1
|
|
Neutralità
|
0
|
|
Voce
|
-2
|
|
Musica da
Camera
|
-1
|
|
Jazz
|
-1
|
|
Rock
|
-1
|
|
Sinfonica
|
-1
|
|
Rapporto
qualità/prezzo
|
+3
|
(Legenda: i
punteggi vanno da - 5 a + 5 passando per lo "0" che rappresenta la
parità rispetto al riferimento)
Andando
un po' più a fondo nell'analisi posso tranquillamente
affermare che i cavi ATLAS HYPER meritano una seria considerazione
per quanti cerchino per il loro impianto un cavo dinamico e
equilibrato che offre un'ottima resa con tutti i generi musicali,
senza dover ipotecare la casa per questo (scrivo queste note
ascoltando il mio impianto in cui ho inserito cavi per casse
acustiche assolutamente straordinari, di cui insieme ad altri, come
detto, parlerò in uno dei prossimi numeri della rivista, ma il
cui costo è superiore e di molto al costo globale di tutti i
componenti in uso, TV color e rack compresi
..).
 Gli ATLAS HYPER
rappresentano un'ottimo compromesso tra qualità soniche,
ingegnerizzazione, materiali usati e costo finale (non a caso nella
mia tabella hanno ricevuto un alto punteggio, meritato, nel rapporto
qualità/prezzo) essendo usciti a testa alta dal confronto con
cavi ottimi come i Cable Pro che costano però più di 2
volte il loro prezzo, in molti parametri infatti le loro prestazioni
appaiono sovrapponibili o quasi e se i cavi americani risultano
superiori nella resa delle voci e nella profondità della scena
acustica probabilmente per una maggior capacità di
restituzione del microdettaglio, gli ATLAS risultano
significativamente superiori nel controllo delle basse frequenze,
specie nella versione di maggiore diametro la 2.0 (preferibile
globalmente a mio giudizio al tipo più piccolo da 1.5)
fornitami da Carrick proprio per una sperimentazione in questo
ambito.
Un discorso a parte merita, poi, l'uso
nella configurazione biamping passivo (situazione in cui, a mio
parere, le CELIUS danno il meglio si sé): dopo aver effettuato
tutte le possibili combinazioni, nel mio impianto la soluzione
migliore è risultata essere quella di utilizzare l'ATLAS HYPER
2.0 per le basse frequenze e i CABLE PRO Reverie per la via alta con
un risultato finale molto godibile e equilibrato, nettamente
superiore all'uso di cavi della stessa marca, risultato che apre
ulteriori campi di approfondimento per una corretta e efficace messa
a punto del proprio impianto.
Gli ATLAS HYPER
costano terminati tra i 200 e 400 EURO per cavi di tre metri di
lunghezza a seconda della sezione, certo è molto di più
del doppino rosso e nero, ma molto, molto meno di quanto si potrebbe
spendere in questo ambito e qui stiamo parlando di Alta
Fedeltà vera
.. a prezzi terrestri, scozzesi
direi
.
PURIST AUDIO DESIGN: SYSTEM ENHANCER
CD
Jim Aud è il proprietario e il nume tutelare
di una ditta texana di cavi high-end da anni presente anche in
maniera controversa nel panorama dell'hi-end americana: la Purist Audio Design.
La società ha sede a Clute una
cittadina di 20.000 anime a 100 km a sudest di Houston famosa negli
States soprattutto per Willie-Man-Chew, il monumento gonfiabile
dedicato alla più grande zanzara del mondo (sic !?!) a cui
è intitolato un Festival annuale
alla fine di luglio, arrivato quest'anno alla sua venticinquesima
edizione.
 Accennavo alla presenza "controversa" della
ditta sul mercato perché a metà degli anni novanta
montò una forte polemica con Stereophile attorno a cavi
prodotti dalla Purist con una tecnologia particolarissima a loro
dire, certamente dal prezzo assolutamente stratosferico, tuttora in
catalogo accanto a prodotti più "normali": i Radiant Light
Cable System, in cui sempre a detta della Purist era "la luce"
lo schermo protettivo del segnale audio e a detta della rivista
ciò era al di fuori di qualunque legge della fisica.
Ho scoperto l'esistenza della Purist molti anni fa
attraverso il catalogo della AUDIO ADVISOR che commercializzava i
suoi prodotti, mi colpì in particolare un prodotto a basso
costo (credo una cinquantina di dollari di allora, stiamo parlando
della metà degli anni novanta, per intenderci), un CD che
prometteva di "migliorare il suono di un intero impianto,
ricondizionarlo, rodarlo a dovere" a partire dal CD passando per
tutti i componenti fossero essi elettroniche, cavi o casse acustiche
attraverso cui il segnale passava.
La
pubblicità parlava di tecnologia aerospaziale, trattandosi di
Houston la cosa poteva suonare come vera
.
Ho sempre pensato e verificato dall'esperienza che
tutti i componenti di una catena hifi necessitino, per rendere
al meglio, di un adeguato periodo di rodaggio: se questo è
abbastanza logico per una cassa acustica, considerando che vi sono
componenti al suo interno che debbono per così dire
sciogliersi dal loro stato di inutilizzati, anche se meno
"logico" lo è pure per le elettroniche e i cavi; non è
un caso che TUTTI i componenti di un impanto suonino meglio nel
tempo, rispetto al momento del loro primo inserimento e a volte si
tratta di cambiamenti molto significativi, al punto che molti
costruttori raccomandano il rodaggio come PREREQUISITO per una
valutazione obiettiva delle performance sonore dei loro oggetti.
Un sistema artigianale per rodare un impianto
è sempre stato l'uso del rumore bianco presente tra le
stazioni di un ricevitore FM; per il CD la soluzione è quella
di metterte in "repeat" un dischetto e farlo suonare per un tempo
adeguato.
La soluzione proposta dalla Purist
aveva il pregio ai miei occhi di essere specifica, di accorciare i
tempi di "burn in" oltre che di migliorare "a loro dire" il
suono generale dell'impianto in cui veniva usato.
Data la cifra bassa in gioco decisi di provarlo e lo
acquistai da AUDIO ADVISOR.
Ciò che mi
arrivò fu una bella scatola in legno americano contenente un
CDR chiaramente artigianale con semplici istruzioni per il suo uso
che ho da allora sempre seguito per la messa a punto definitiva dei
miei impianti.
Il CD della Purist produce una
serie di "rumori" a frequenze diverse, alternate in maniera
evidentemente adatta alla bisogna, una sorta di rumore bianco
"pensato", assolutamente insopportabili per l'udito di chiunque se si
pensa che occorre per almeno due volte (per un totale di 120 minuti)
far "suonare" il dischetto al normale livello di ascolto nel proprio
impianto, per poi passare ad un livello più basso, ma
altrettanto sgradevole, per almeno 24 ore (non di seguito per altro).
 Grazie a Dio,
una volta rodate, le casse possono essere escluse da eventuali nuovi
rodaggi sollevando il proprietario dalla necessità di
effettuare questa operazione in momenti di assenza da casa o in ore
notturne se si abita in campagna (una denuncia per disturbo della
quiete sarebbe una conseguenza immediata) e in una grande villa con
ala notte ben lontana dalla stanza della musica
ovviamente
Al di là delle
considerazioni eufoniche di cui sopra, in tutti questi anni di
onorato servizio ho sempre trovato molto utile utilizzare il System
Enhancer per la messa a punto dei miei impianti e come ho spesso
scritto nelle mie recensioni il suo uso si è rivelato positivo
in ogni circostanza accorciando e di molto i tempi per una ottimale
fruizione di un nuovo componente inserito nella catena audio o
migliorandone e di molto il suono dopo il trattamento.
In occasione di questa prova sono andato sul sito
della Purist e ho scoperto che era in produzione una nuova versione,
ovviamente "improved", del CD, ho scritto a Jim Aud ed egli
gentilmente me ne ha fatto avere, a stretto giro di posta, un
esemplare con allegata la seguente tavola di confronto comparativo
della nuove versione con il CD in mio possesso che vi
propongo:
|
|
Old System Enhancer |
New System
Enhancer
|
|
algorithms
Performance |
effective; somewhat
aggressive |
more effective; less
aggressive |
|
program |
algorithm for increased
overall performance extending a wider range of equipment for
accelerated burn-in |
Totally new & distinct; improved
overall performance for an even wider range of (sensitive/delicate)
equipment while minimizing excessive impact on components such as
transistor and tube clipping and reducing initial burn-in
times |
|
number of base
algorithms |
270 custom noise generating
algorithms |
2000 custom noise generating
algorithms |
|
Algorithm source |
Custom
analog generate pure tones modified by analog filtering
techniques |
Custom analog generated pure tones augmented by
digital enhancement processing |
|
Additional
post-processing |
High resolution A/D conversion with
enhancements made using custom 16-bit resolution DSP filtering
software |
High resolution A/D conversion with enhancements made
using custom 24-bit resolution DSP filtering and wave shape
software |
|
CD Length |
63
Minutes
|
74
Minutes
|
|
Initial
Burn-in-Time |
|
296
Minutes
|
|
Initial Repeat-Play
Cycles |
24
hours
|
4
|
|
label |
adhesive
|
printed:distinct
styling
|
|
packaging |
Wood /box, jewel case
& inserts |
jewel case &
inserts |
Ho anche chiesto a Jim un chiarimento sulla
tecnologia "sottostante" ed ecco la sua risposta:
 "Il System Enhancer
è basato su studi che la NASA ha fatto sul condizionamento
elettronico dei componenti prima del loro invio nello spazio allo
scopo di limitarne di guasti. La scelta delle frequenze usate
è basata su specifici algoritmi che determinano la frequenza,
l'ampiezza e il tasso di ogni singola traccia. Fra passare queste
"suoni" attraverso i componenti di un impianto hifi può
cambiare la struttura molocolare della materia.
Ho iniziato i miei studi su questo argomento nel 1989
e nel 1994 ho realizzato il primo System Enhancer contenente 270
diverse frequenze. La versione attuale in vendita dal 2004 è
arrivata a 2000 frequenze diverse, migliorando la resa e diminuendo
il tempo necessario per l'ottenimento dei risultati
migliori"
Sia come sia, il CD funziona
davvero e non vi è componente passato tra le mie mani che non
ne abbia tratto giovamento, certo, il System Enhancer non può
fare "miracoli" nel senso che non può far diventare una
fetecchia un cigno ma non vi è apparecchio o cassa acustica o
cavo che non sia migliorato dopo essere stato trattato ( l'ho provato
con "successo" anche nell'impianto hifi-car della mia C3 con
grossi risultati in termini di timbrica e spazialità).
Certo, il suo uso con le casse è
"terribile", ma credo francamente che trovate le edeguate
contromisure domestiche si tratti di un accessorio che non dovrebbe
mancare nella casa di ogni audiofilo; ha un prezzo decente che
è ampiamente ripagato da ciò che offre in
cambio.
Tirando le somme credo di poter
affermare che il CD System Enhancer della Purist Audio sia un tipico
"acquisto di gruppo" nel senso che credo che ogni "accolita"
italiana di amanti dell'hifi dovrebbe possederlo per poterselo
passare all'occorrenza ad ogni rinnovo dell'impianto.
C'è da augurarsi che l'agente italiano della
Purist lo "scopra" nel catalogo della Ditta Americana e lo importi,
mi rendo conto che i margini sono minori rispetto ai cavi prodotti da
Jim Aud ma i numeri in gioco credo sarebbero diversi. Raccomandato
senza se e senza ma!!!
TADDEO Digital Antidote
II
L'attuale sistema di codifica a 44,1 Khz dei CD ha in
sé considerevoli problemi di variazione di fase a partire
dalle medie frequenze con un deciso aumento sulle alte da 11 Khz in
su.
Ciò è dovuto essenzialmente
al sample rate che limita la banda a 22 Khz, è questo taglio
che si associa alle variazioni di fase.
Praticamente tutti i CD palyer e Dac sono "affetti"
da questo problema. Il Taddeo
Digital Antidote, prodotto dall'omonina ditta sita a Rochester
nello stato di New York , si propone come una ingegnosa soluzione
brevettata che, frapposta tra CDP e Preamplificatore, corregge, in
analogico, gli errori di fase con l'unica conseguenza e
"prezzo ufficiale" da pagare di provocare un leggero
roll off delle altissime frequenze al di sopra dei 15 Khz.
 Il Digital Antidote II si
presenta come una scatoletta nera di plastica con un ingresso RCA e
due corti cavetti terminati RCA (la qualità del cavo e dei
connettori è obiettivamente bassa ma stiamo parlando di un
oggetto che costa 120 $ + spese di spedizione). Va inserito
all'uscita analogica del CDP e connesso poi all'entrata del
Preamplificatore.
Entrando un po' più
nel dettaglio del suo funzionamento, il segnale in entrata analogico
viene diviso in due sezioni, una ritardata di circa 16 microsecondi
che viene poi sommata all'altra sezione non ritardata. Questa
operazione diminuisce drammaticamente gli errori di fase
contribuendo, a detta del costruttore, ai benefici, in termini
sonori, che l'inserimento dell'"Antidoto" ha sul risultato finale. Il
fatto di "agire" in analogico evita al sistema di aggiungere
ulteriori artefatti digitali al segnale. La somma dei due segnali,
ritardato e non, crea una sorta di non uniforme sampling rate che
dovrebbe comportare benefici al suono percepito, rispetto alla
situazione normale.
Il piccolo aggeggio della
Taddeo mi molto incuriosito, ho letto lusinghieri giudizi in rete, ho
scritto alla ditta e me ne sono fatto inviare un campione per questa
"prova su strada".
Ho provato a
collegare la scatoletta per prima cosa al lettore DVD-VHS della JVC
che uso per la visione dei film e che non mi ha mai soddisfatto come
resa sonora nel riprodurre i CD: suono molto aspro, affaticante,
proiettato innaturalmente in avanti.
L'inserimento del Taddeo all'uscita di questo
apparecchio provoca un effetto veramente drammatico: non è che
il JVC diventi un Linn o un Accuphase ma finalmente diventa
"ascoltabile", il suono si fa più morbido, la scena acustica
diventa più profonda, il leggero roll-off sulle alte rende il
suono più rilassato meno aggressivo e nell'insieme si nota una
maggiore coerenza avvertibile in maniera marcata nella resa delle
voci. Gran risultato!!
Sono poi passato al mio
nuovo ROTEL 971 modificato.
Anche qui si
ripete "la magia" anche se in maniera meno drammatica che nel caso
precedente, quasi che il Taddeo sortisse un maggior effetto tanto
peggiore è la situazione di partenza: soundstage più
profondo, miglioramento della resa delle voci specie quelle
femminili, suono "arrotondato" sulle alte che perdono qualsiasi
asprezza pur restando molto naturali e senza perdere di
brillantezza.
Il Digital Antidote in questa situazione agisce
più sul versante ottimizzazione che sul versante miglioramento
netto quasi che, seguendo il principio su cui è basato, minore
è la variazione di fase probabilmente diversa a seconda della
"classe" del CDP usato, minore è l'intervento in ogni caso
"avvertibile" in termini obiettivi e assolutamente positivi.
Da
consigliare dunque? Assolutamente sì dal punto di vista dei
risultati ottenibili in rapporto al costo, in questo senso il Taddeo
può rappresentare probabilmente una valida alternativa, da
provare, alla sostituzione del proprio CDP con uno di categoria
superiore, ma con una riserva che non può non essere
sottolineata.
L'unico vero appunto serio che
posso e debbo fare è sulla qualità e solidità
costruttiva dell'oggetto: l'apparenza e anche la sostanza sono troppo
da MEDIA-STORE e troppo poco "audiophile", la qualità
dei connettori RCA d'ingresso e dei cavetti d'uscita è molto,
troppo bassa e credo danneggi le potenzialità dell'oggetto
anche in termini sonici e tenga lontani molti appassionati da un
eventuale acquisto, anche per l'impossibilità di utilizzare i
propri cavi in entrata e in uscita.
Una lunga
e simpatica telefonata transoceanica con il Presidente della Taddeo
Digital Michael Hatchett lo ha convinto a realizzare per me e "per
voi" un prototipo di una eventuale versione "signature" che,
eliminati tutti i difetti dell'attuale, sarà in prova appena
mi arriverà su queste pagine. Stay Tuned!!!!
PS: Una delle cose che amo di più nella
rete è l'interattività e la possibilità di
contatto immediato: sarò quindi lieto di ricevere i vostri
feedback al mio indirizzo di posta elettronica: boll001@pol-it.org |