"Signore e Signori....la rivoluzione!"
Bè,... queste avrebbero potuto essere le parole che unanimamente la stampa specializzata tutta e non, avrebbero stampato a caratteri (quasi) cubitali qualche tempo fa se...non fosse apparso il "nostro" amato e odiato dischetto compatto digitale.
ELP, questo è il nome che ora ha questa macchina e che faceva fino a poco tempo fa di nome "Finial". Trattasi di un giradischi al laser che usa i vecchi e cari dischi in vinile (non colorato!) a 33, 45,78 e chi più ne ha ne metta giri. No, non è una novità assoluta, esiste (e non esiste) da qualche tempo ma, tra successioni di proprietari, scambi di capitali, paternità di brevetti riconosciuti e no, affinazioni tecniche e quantaltro, questa benedetta macchina oramai, è nata e morta allo stesso tempo. Certamente gli appassionati scaltri avranno già letto di impressioni autorevolissime del saggio K. Kessler qualche tempo fa...qui potete leggere di piccoli audiofili che quasi per caso e grazie soprattutto ad un tecnico sopraffino di nome Giorgio F. (che ringrazio pubblicamente), hanno avuto lopportunità di confrontare nientepopodimeno che con un giradischi "tradizionale" di Kuzma con braccio dello stesso costruttore sloveno, punta "LP" di Benz con amplificazione Conrad Johnson e step-up Ortofon, per farla breve.
Sì, per farla breve... in quanto il suono che se ne ricava è talmente "innovativo" che la cavetteria, lamplificazione eccetera passano in secondo piano, tanto é importante "il come" più che "il quanto"...ovviamente IMvHO!
(Come già in altri miei scritti, ho richiesto "laiuto" del baldo Tino per...ehmm...supportare la mia carenza tecnica di terminologìa ed affini...ma questo a lor Signori, interesserà assai poco).

La "macchina" è, a scanso di equivoci, completamente analogica, il motore é passo passo a 400 step e la trazione é a cinghia!
Qualsiasi rumore indotto sul telaio da fonti interne od esterne é totalmente inudibile perchè il sistema di rivelazione non é basato sulla distanza, (variazione della lunghezza del percorso del laser), ma sulla variazione dellangolo di lettura del solco, pertanto totalmente immune anche a sollecitazioni piuttosto "pesanti".
Questa versione é la "Top": uscita che necessita di un pre-phono; "legge" anche dischi diversi dai 33 standard; puo avere il telecomando (sì, come un ciddì!!! * repeat, salto brano ecc.*); ed altre (Ulp!) amenità...
Un peso non indifferente di circa 19 Kg., due display (uno che rappresenta la posizione del laser ed i relativi brani del disco, uno per i tempi che sgarrano si e nò di qualche secondo...), qualche lucetta e unestetica professionale completano la sommaria descrizione che Vi farò.
Ah, il prezzo...non è (siamo sempre in presenza di un prototipo che lo sarà per sempre...) stabilito da un listino, mi sembra...ma comunque un 7/8mila euro ci stanno di sicuro.
Bene, collegata al pre-pre CJ (viene vista coma una MM) ha già, secondo me, del miracoloso: funziona!

Arrivano i problemi...
Credo che chiunque abbia pensato almeno per un momento: "finalmente basta disturbi da dischi sporchi, graffiati e consumati!": giusto?
Ed invece (sembra un paradosso) é proprio la povere il nemico numero 1.
Qualsiasi granello di polvere (anche minuscolo!) fa sì che in riproduzione si sentano scricchiolii, stik e stok...solo in presenza di strumenti che "suonano" simultaneamente, non si sentono questi fastidiosi rumori di fondo che vengono coperti; anche quando il disco viene lavato e ripulito accuratamente qualche rumoretto ci scappa...
Quando però "suona", è una specie di radiografìa: mi spiego.
Così comé stato inciso il vinile, così ella (la ELP) Vi riproduce "linformazione": non puo essere altrimenti.
Non cé "interpretazione", non cé una puntina in diamante che, a seconda del taglio, dei filamenti della bobina fatta da maestri e/o da macchine automatiche, da materiali nobili o meno fa "suonare" il disco: NO! Il solco viene letto, non interpretato! La "radiografìa" (io così la vedo) è assolutamente corretta e tiene fede del lavoro dei tecnici che hanno prodotto in tutte le fasi il disco stesso. Suono glaciale? Alti trapananti? Bassi secchi? No, non proprio... Certo il tutto non è gradevole come con la Benz (é quella la differenza "vera" tra la ELP ed il Kuzma) ma ha una velocità, una scioltezza nei transienti da far paura...tutto sembra facile...disarmante...

Ovviamente preferisco la tridimensionalità, il "calore" del sistema tradizionale...ma secondo me, con il laser, con questa apparechiatura, non é stato (e non lo sarà mai, credo) ancora studiato un pre-phono dedicato, insomma un "coloritore" e "correttore" del suono come invece ne abbiamo per le testine tutte...MM, MC eccetera...
Insomma, siamo in presenza di un prodotto non ancora finito, almeno non ancora pronto per il mercato domestico...
Ma allora che ci facciamo con questa macchina-prototipo? A casa credo proprio niente, almeno a che non ci si voglia "divertire" con equalizzazioni e sistemi di lavaggio del vinile,... ma ricordo il fabbisogno di molto denaro a disposizione...
In ambiente pro, invece, uno spiraglio duso cè ancora: larchiviazione di "documenti" vinilici (leggi università e siti di ricerca e studio), ed azzarderei in quegli studi che abbiano una "pretesa" di ricerca della perfezione del master prodotto ed il riversamento su bobina...tutto rigorosamente analogico, of course!
Qualche breve nota di ascolto di Tino: gia' da subito si capisce che e' "un'altra cosa". Non ci sono paragoni, e' un altro tipo di sorgente, un altro tipo di suono...
Partiamo dai difetti: il nostro lettore laser e' sensibilissimo a qualsiasi cosa sia finita dentro i solchi, come le particelle di polvere attaccatesi in profondita' (quando una puntina di 5x60 micron poggia su una piccola area con un peso di 2g si sviluppano pressioni altissime, che generano alte temperature, tali da "fondere insieme" particelle di polvere e vinile).
Non c'e' spazzola che sia in grado di togliere gli "stick e stock" dalla mia St. James Infirmary ("Satchmo plays King Oliver", Audio Fidelity ST91058), che e' stata suonata tante volte proprio perche' e' un riferimento.
Ma ad esempio con Needed Time di Eric Bibb ("Spirit & the Blues", Opus3 LP19401), ascoltato pochissimo, questo problema degli stick e' molto meno grave, segno che se un disco fosse suonato sempre con l'ELP, sin da nuovo, probabilmente non avrebbe nessun problema (magari dopo una bella lavata).
Eppure se uno riesce a "non farci caso" il suono che esce e' molto, molto... speciale. Innanzitutto colpisce la risposta in frequenza sugli altissimi: non c'e' l'inerzia di un cantilever meccanico da spostare e quindi la risposta e' immediata.
Con le testine tradizionali c'e' sempre il "fine tuning" dello smorzamento: una testina piu' smorzata (maggior peso o minor impredenza di carico) traccia dei bassi con piu' corpo, mentre una meno smorzata riesce a spingersi in alta frequenza con bassissima distorsione. In questo caso, invece, ci sono TUTTE le frequenze riprodotte al meglio.
Questo senso di immediatezza non si presenta solo nell'estensione verso le alte frequenze, ma in generale su tutti i transienti.
Un attacco di contrabbasso non l'avevo mai sentito in modo cosi'...
Non ci sono limiti?

Purtroppo ci sono, oltre alla iper-sensibilita' alla polvere, i limiti saltano fuori con uno dei mostri sacri della storia della registrazione: il Mercury SR90313 "Rapsodie Espagnole" di Ravel, diretto da Paray. In questo caso i solchi a maggior modulazione (nella seconda parte) sono troppo "energici" per venir fedelmente tracciati dal servomeccanismo del lettore laser. Si rischia lo "scavalcamento" del solco e comunque i passaggi piu' forti vengono un po' distorti. C'e' da dire, come attenuante, che anche questo disco e' stato ascoltato piu' volte con uno stilo tradizionale e puo' essere che sia stato quest'ultimo a "lasciare la traccia del suo passaggio" sui solchi.
Insomma avrei voluto provarlo su una copia nuova di zecca. Da quanto ho capito l'ELP possiede 2 lettori laser: il primo serve proprio per "tracciare" il solco (e utilizza la retroazione, e un convertitore D/A con un microprocessore per spostare al meglio il servo), mentre il secondo e' il vero e proprio lettore analogico, che legge le pareti laterali dei solchi e le tramuta nel segnale audio.
Se e' vero che questo lettore laser "non ha inerzia", e' pur sempre vero che il servo deve seguire il solco, e quando le modulazioni arrivano ai record dei grandi Mercury... e' dura per tutti!
Conclusioni:
Insomma, come va?
Bene! L'ideale sarebbe metterlo in serie ad una ottima lavadischi come la Loricraft e magari suonare gli LP da quando sono nuovi solo con l'ELP. Infatti, e' come un potente microscopio che LEGGE i solchi, e solo adesso mi rendo conto di quanti graffi, polvere e schifezze vadano a danneggiare i solchi quando vengono suonati con le puntine tradizionali.

A parte questo, il suono puo' apparire un po' "duro" nel senso di qualcosa di molto piu' simile ad un nastro master che ad un disco riprodotto. Se volete e' un suono piu' "vero", ma il suono "vero" e' anche il piu' "giusto"?
La domanda non e' banale, perche' se avete un po' di esperienza di registrazione saprete che i tecnici del suono incidono sempre pensando a quale sara' il risultato finale ascoltato con impianti "tradizionali", e agiscono di conseguenza.
Se volete sapere cosa c'e' dentro i vostri solchi l'ELP e' la macchina migliore che io conosca. Se pero' volete godervi la musica risprodotta dagli LP, forse esistono giradischi/bracci e testine con un risultato sicuramente piu' piacevole.
In definitiva, il Compact Disc ha spazzato questa tecnologìa ancor sul nascere, è indubbio: sia esso ad alta risoluzione sia esso quello del CD 16/44. E un peccato, ne sono sicuro, perchè in larga scala, questo prodotto avrebbe potuto (anche con lausilio di ammodernamenti atti ad eliminare il fastidioso rumore provocato dalla polvere) costare davvero poco e suonare magnificamente, specie ora che si é capito che la differenza la fanno soprattutto le incisioni analogiche ed anche perchè moltissime già le possediamo, magnifiche, irripetibili e...mal convertibili!