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NUMERO 15


speciale classe D

Classe D, classe T…o giù di lì… di Bebo Moroni

Avevamo promesso che avremmo mantenuto calma e gesso, che non avremmo contribuito al clima isterico che si è scatenato sull’argomento tra "pro" e "contro", ma soprattutto che avremmo cercato di fare informazione anziché adattarci a prendere una qualche posizione pur di prenderla, su un argomento importante, che sempre di più lo diverrà, ma non possiamo davvero sapere se, in qualche modo, decisivo. Le amplificazioni digitali, switching, in classe D o T (sostanzialmente la medesima cosa, i chip cosiddetti in classe "T" sviluppati dalla Tripath Technologies sembrerebbero, a parita' di efficienza, avere prestazioni migliori dei vari PWM sin’ora conosciuti).

Ma prima di tutto, diamo a Cesare quel che è di Cesare: è indubitabile che a scatenare tutto questo interesse, con vere e proprie sollevazioni di massa, forum e newsgroup intasati, riviste "istituzionali" in evidente imbarazzo (cosa logica per chi ha tempi e modi d’analisi connaturatamene differenti da quelli possibili in Internet e che non sono diper sé migliori per il fatto di essere più veloci), negozi on-line letteralmente presi d’assalto e costantemente "out of stock", è stata un’ormai famosissima recensione del T-Amp a firma di Lucio Cadeddu sulla sua rivista TNT-Audio. E di questo a Cadeddu può esser dato solamente merito: quello di aver saputo individuare un oggetto estremamente economico, capace di fare musica, ma soprattutto di risvegliare l’interesse, che spesso tende all’assopimento, di quel cosiddetto "popolo audiofilo" che di tali shock ha fisiologica necessità. Se la cosa ha fatto arrabbiare qualcuno, fatti suoi, Lucio è stato bravo nel carpire qualcosa che era nell’aria e che gli altri avevano snobbato o ritenuto non essere degno di considerazione. D’altra parte cosa si può acquistare con 29 dollari? Un giocattolo. E il T-Amp è, a mio avviso, un divertentissimo giocattolo che però porta in sé le stimmate di qualcosa di molto importante, e di —in qualche maniera- incombente. Le amplificazioni digitali sono in qualche maniera la nuova frontiera dell’audio: una buona o una cattiva frontiera? Come cantava il più celebrato tra i musicisti pop italiani, "lo scopriremo solo vivendo". E potremmo aggiungere anche il verso successivo ("comunque adesso ho un po’ paura" etc.) se non fosse che non abbiamo affatto paura né del T-Amp né dei suoi fratelli maggiori. Semplicemente perché non abbiamo mai negato il nostro interesse per le amplificazioni digitali ( e la nostra frequentazione è iniziata qualche anno fa con il primo esemplare disponibile, di un ampli "davvero" e "interamente" digitale, il danese Tact, che offriva prestazioni per molti versi spettacolari, a costi altrettanto spettacolari). In pochi anni, come siamo abituati ormai a veder accadere, la situazione è mutata completamente, i costi di produzione dei chip sono diminuiti drasticamente, ed ormai i chip in classe D o T sono presenti, anche a nostra insaputa, in gran parte delle nostre attività legate al lavoro o al tempo libero. Sono nei computer, nelle autoradio, nei televisori, ma anche nei sistemi Home Theater "all in a box", come in amplificatori di marchi pregiati e altisonanti, e in genere sparsi ovunque vi sia bisogno di amplificare il suono ( comprese le amplificazioni per gli strumenti musicali): Ciò significa che all’orizzonte c’è un imminente sostituzione degli attuali e più conosciuti dispositivi di potenza? Io non credo, ma sicuramente si tratta di una realtà imponente con la quale ci dovremo abituare a fare i conti. I chip di amplificazione digitale sono poco costosi (ma anche i transistor, i discreti, i mos-fet di se per se, in fondo, lo sono). Piuttosto sempici da circuitare ( basta poco per far uscire musica accettabile), molto efficienti ( e questo è un vantaggio non da poco, anche osservando un’ottica che tanto prima o poi saremo costretti ad affrontare "ecologica", visto che a maggior efficienza di funzionamento dei circuiti di potenza e dunque alla non indispensabilità di massicce alimentazioni, corrispondono modesti dati di assorbimento e consumo di corrente).

Quello che abbiamo inteso fare in questo "speciale", che, se me lo consentite, è decisamente succoso, è stato proprio ragionare - a mente fredda, e prendendo in esame realizzazioni assai differenti per classe e prezzo- su questa realtà, e cercare di comprenderne eventuali vantaggi ed eventuali svantaggi, evitando, ove possibile, di porci su una barricata. Non siamo né pro, né contro. Siamo qui per capire e verificare. Il fatto che non siamo travolti dall’entusiasmo non sta a significare che siamo poco interessati alla tematica, bensì, più semplicemente, che tanti anni di presenza attiva in questo settore, ci hanno abituati a rimanere calmi di fronte alle annunciate rivoluzioni. Forse perché alcuni di noi sono nati in un’epoca che ha consentito loro di assistere alla morte e alla resurrezione delle valvole, al trionfo acritico dello stato solido, che sarebbe poi stato si vincente, ma non in quella misura totale che veniva improvvisamente annunciata. Ecco il fideismo tecnologico proprio non ci appartiene. Noi siamo quelli rosi dal tarlo del dubbio. Ben felici di esserlo, pronti ad accogliere le novità, ma capaci di soppesarle e di rapportarle con ciò che ha prodotto il passato. Non ci sorprende nemmeno il fatto che i nostri figli chiedano il giradischi analogico anziché il CDP e vadano a cercarsi gli LP usati ( ed abbiano anzi costretto le case discografiche a ristamparli. Moda da discoteca? Può darsi che da lì parta, ma va ben oltre).

t amp

Ma, non vorrei assumere una posizione manichea o una non-posizione. L’oggetto principale della contesa, in questi ultimi mesi, è stato il T-Amp, e io non mi tirerò indietro rispetto alla richiesta, giusta e lecita, di un mio parere sul "fenomeno". Lo dirò molto in breve: il T-Amp è a mio avviso quel che ho già detto, un delizioso giocattolo, capace di fare musica piacevole ad un costo ridicolo. Molto più piacevole e ad un costo assai più ridicolo di quanto dispositivo di amplificazione economico abbia mai fatto. Ma non è un "amplificatore" nel senso che non solo siamo soliti intendere, ma vogliamo continuare a intendere. Non lo è per via di una serie di fattori che potrebbero essere non determinanti se presi da soli, ma che lo sono se concatenati: potenza, flessibilità, affidabilità, e infine musicalità complessiva. Il T-Amp è il tassello di un domino, la tessera di un mosaico se preferite, che devono essere necessariamente ampliati per giungere ad un "oggetto amplificatore" davvero credibile. Anche la convenienza del suo prezzo viene leggermente ridimensionata se intendiamo alimentarlo adeguatamente e costruirgli un involucro più consono ad un oggetto che se intende davvero essere credibile ed autorevole, deve esser capace di essere immune ai disturbi esterni e di durare nel tempo. Insomma il T-Amp non è in grado di sostituire alcun amplificatore che io conosca, e pur suonando oggettivamente meglio della gran parte degli ampli integrati economici in commercio NON E’ il Nad 3020, e non potrà mai esserlo.

In quanto al suono, lo ripeto, è decisamente piacevole se non si cercano prestazioni non dico hi-end ma almeno di un certa classe complessiva. Cosa gli rimprovero (ma cosa si può rimproverare ad un oggettino che costa 29 dollari tranne eventuali sconti? Nulla gli rimprovererei se non fosse che ha acceso così tante aspettative) ? Naturalmente la modesta potenza, fatto che risulta perdonabilissimo ai dispositivi a tubi termoionici, purché inseriti nelle corrette combinazioni, per via della loro naturale abilità a distorcere essenzialmente in II armonica ai limiti di pilotaggio, il che si traduce in dinamica apparente ma poco consistente; la tendenza a porre in secondo piano, man mano che si scende in frequenza, la gamma bassa, ma, soprattutto, quello che rimprovero a tutti i dispositivi digitali, dunque tanto più alle amplificazioni, ovvero la mancanza di ricchezza, di spessore armonico.

Però riconosco che il T-Amp è un oggetto pieno di valenze: simboliche perché secondo le attitudini proprie dell’appassionato è l’incarnazione dell’oggetto del desiderio o di quello dei propri timori. A mio parere su questo amplificatore si sono costruiti veri e propri castelli psico-acustici, da un lato e dall’altro. Si è voluto in un caso credere che fosse la pietra filosofale dell’alta fedeltà, la risoluzione dell’incombente problema dei costi di questa nostra passione e insieme lo svergognamento dei gradi "maitre a panser" e molto spesso " a manger" dell’alta fedeltà esoterica, e nell’altro caso l’orripilante sussulto alle proprie certezze colme di apparecchi mastodontici e milionari.

La nostra linea, ritornando alla terza persona che concerne il pensiero non di Bebo Moroni ma la linea "filosofica" di videohifi è esplicata chiaramente nell’editoriale di questo fascicolo. Poi riteniamo giustissimo che altri ritengano di far prevalere altri e validi aspetti del discorso generale sulla riproduzione del suono.

Dunque merito al T-Amp e a chi l’ha saputo valorizzare, di aver risvegliato un dibattito ormai arrovellato su sempre più esasperanti sofismi, e battagliato in sciocche guerre di posizione. Ma noi non per arroccamento bensì per intima convinzione, ci sentiamo liberi di continuare a pensare che la "vera" alta fedeltà sia un’altra cosa. E ci sentiamo al contempo liberi di giocare con questa straordinaria piccola palestra del suono, a patto di non auto-convincerci che piloterà straordinariamente le nostre Thiel o le nostre Martin Logan, ma nemmeno le nostre Tablette.


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