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NUMERO 15


speciale classe D
Sonic Impact T-Amp

[ Interventi di: Fabio Cottatellucci - Sergio Vitangeli - Giovanni Aste - Francesco Bollorino - Angelo Jasparro - Igor Zamberlan - Contributo di Renato Giussani ]

L'ascolto di Angelo Jasparro

t amp

Diciamocela tutta: avrei fatto di tutto pur di non parlare del T-Amp, attorno al quale sono già state spese miliardi di parole, nel WEB, nei circoli audiofili di tutta Italia, e forse persino nelle varie sedi del Rotary e nelle Logge Massoniche. Il mio caro Direttore, sapendo che ho avuto occasione di provarlo, mi chiede invece di scrivere una mia opinione in merito. Essendo dell’idea che gli ordini si debbano eseguire e non discutere, e tenendo particolarmente all’esperienza che sto vivendo grazie a Bebo Moroni, vi toccherà leggere anche la mia sul diabolico apparecchietto. Tra l’altro abbiamo già letto di tutto e di più su di lui e temo sarà inevitabile ripetere qualcosa di già scritto. Intanto voglio ringraziare l’amico Massimiliano che mi ha prestato l’esemplare di T-Amp quando era praticamente introvabile: verso la metà di gennaio. Allora, sollecitato anche dai colleghi di Videohifi.com, scrissi le mie impressioni in una mail ad uso interno, per comunicare agli altri che non avevano ancora avuto occasione di ascoltarlo, cosa ne pensassi. Uno dei colleghi, del quale leggerete sicuramente il giudizio in questo "speciale", era contemporaneamente in possesso di un altro esemplare e lo stava testando, con esiti parzialmente diversi dai miei. In seguito altri redattori hanno avuto occasione di svolgere i loro ascolti ed anche loro riferiranno in questa sede.

Bene, sgombriamo subito il campo dalle polemiche: sono stato accusato da un mio collega di essermi accostato alla prova con dei pregiudizi. Niente di più … vero, e vorrei ben vedere! Siamo abituati (erroneamente, lo riconosco) a valutare a priori il suono di un apparecchio in base alla sua costruzione ed in base, ahinoi, al suo prezzo. Quindi penso che qualsiasi audiofilo, se non accecato dalla fiducia incondizionata verso un recensore, pur bravo e stimato, possa nutrire dei dubbi dopo aver letto di prestazioni al limite del miracolistico rispetto alla scarsità di risorse impiegate.

Prima di passare a parlare del suono di questo amplificatore, cosa che peraltro sbrigherò in poco spazio, non avendo cose particolari da dire, vorrei puntualizzare il discorso del rapporto qualità/prezzo, apparentemente "stellare" del T-Amp rispetto al resto del mondo. Mi dispiace, ma così non è. Un T-Amp costa circa 45 Euro una volta nazionalizzato. Poi dobbiamo aggiungere un alimentatore che ne costa circa 35. Siamo quindi ad 80 Euro coi quali ci troviamo nelle mani un amplificatore munito di un solo ingresso ed un controllo di volume, praticamente un finale con la regolazione del guadagno. Paragonarlo, com’è stato fatto, con un integrato NAD 3020 sul mercato dell’usato a poco più di 100 Euro, è quindi dal punto di vista funzionale quantomeno errato. Non credo ci sia bisogno di ricordare le differenze tra i due, sia a livello di versatilità che di mera potenza e capacità di pilotaggio dei diffusori. Oltretutto il NAD dispone di un ingresso phono di qualità sicuramente accettabile per impianti di pari livello. Sul nuovo si possono trovare amplificatori assimilabili al NAD per cifre attorno ai 300 Euro, equivalenti a quattro T-Amp alimentati.

Quindi mi permetto di dire che quelli che si sono precipitati a scrivere commossi di "Hi-fi per il Popolo" grazie al piccolo della Sonic Impact, evidentemente prima ragionavano solo in termini di costosa hi-end americana, dimenticandosi che esiste anche altro nei cataloghi dei fabbricanti inglesi in primis, ma anche italiani, oltre alla marea di cinesi d’incerte prestazioni. Avete mai visto gli integrati valvolari cinesi su E-Bay a 107 Euro, per esempio? Sgombrato quindi il campo dall’idea di un apparecchio miracoloso che sembra regalato, ma che contiene materiale del valore di pochi spiccioli e che quindi è commercializzato ad un prezzo remunerativo per la catena che lo distribuisce, vediamo un po’ cos’è in grado di offrirci in termini di prestazioni pure.

Le misure che abbiamo finora visto pubblicate farebbero ridere se rapportate a qualsiasi amplificatore hi-fi, anche di fascia entry level.

Proviamo a parlare di come suona.

La mia prima prova si è svolta da un amico, con un impianto valvolare e dei diffusori di efficienza attorno ai 92 dB. I cavi erano adeguati alla classe del resto dell’impianto, e comunque non è certo un cavo che può stravolgere un suono, quindi non mi ci soffermerei troppo. La prima impressione è senz’altro favorevole, all’inizio non ci si crede che quel cosino di plastica riesca a far suonare diffusori da 8000 Euro, ma lui se ne frega e muove gli altoparlanti senza paura, almeno fino ai livelli che i suoi dati di potenza gli consentono. Poi, passato lo stupore iniziale che inevitabilmente coglie chiunque, si cominciano a sentire le magagne. Il T-Amp manca delle frequenze più basse, restituisce un’immagine larga ma piatta, senza profondità. Voci e strumenti sembrano ritagliati con un cutter, come a formare un collage. Carino, magari ruffiano, ma finto come può essere un’immagine fatta da pezzi di fotografie incollati su uno sfondo. La gamma media viene molto avanti rispetto al resto, dando l’impressione di un dettaglio tanto presente quanto eccessivamente contrastato. Ha però la prerogativa di una grana piuttosto fine, se rapportata ad amplificazioni economiche. La gamma alta sembra povera di armoniche, troppo "secca".

A fine serata rimetto il giocattolino nella sua scatola e me ne torno a casa, col dubbio del rodaggio: avrà suonato abbastanza? Per risolvere, lo attacco alle mie casse e lo faccio andare per 24 ore di seguito, da sommare a quelle che aveva vissuto a casa del suo proprietario.

La sera mi predispongo ad ascoltarlo nel mio impianto, allora così composto: lettore universale TEAC DV-50, diffusori Avalon Ascendant, 90 dB di efficienza. Cavi: segnale Royal Device e potenza Cat. 5 autocostruiti, di prestazioni piuttosto onorevoli. I soliti Transparent proprio non c’era modo di farli entrare nei morsettini del T-Amp, con tutta la buona volontà. L’alimentatore, sempre prestatomi dal proprietario dell’amplificatore, era uno Zetagi stabilizzato da 13,5 V, 3-5 A.

Anche in questo caso lo stupore di sentir suonare una coppia di diffusori da 14.000 Euro con un amplificatore da 80 è stata la mia prima reazione, che dopo poco ha lasciato il posto ad un ascolto più critico. Purtroppo il T-Amp, malgrado non fosse particolarmente sollecitato nel mio ambiente da 15 mq, non è riuscito a produrre un suono soddisfacente. Il basso era monocorde, coi woofers assolutamente fuori controllo. Non chiedetemi il motivo, che non lo so; era così e basta. Per il resto si è ripetuta la prestazione di un paio di giorni prima, la macchinetta suona ma senza grazia e musicalità. Possibile che anche mia moglie, che nulla sapeva se non che lo stavo provando, abbia espresso più o meno lo stesso giudizio? Parole che cito a memoria: "Si, lui in qualche modo suona, ma non capisco tutto il casino che ci avete montato sopra, a me non piace per niente". Si è alzata ed è tornata ad occuparsi delle sue cose guardandomi con faccia da compatimento.

Non contento, un paio di giorni dopo l’ho portato a casa di altri amici, quelli del solito giro audiofilo milanese. Cito anche qui l’impianto: lettore CD Denon (non ricordo il modello, abbiate pietà), diffusori B&W DM302, il T-Amp a sostituire una coppia di Galactron. Era presente anche un audiofilo fuori del mondo internet, in quanto troppo occupato col suo lavoro; lui neanche sapeva dell’esistenza del T-Amp. Quando è arrivato era proprio quest’ultimo che stava suonando. Non ci voleva credere, ed è rimasto colpito da quanto stava sentendo. Dopo qualche brano ed alcuni commenti semi-entusiastici da parte di qualcuno degli astanti, cominciavo a dubitare delle mie capacità di discernimento e qualcuno mi guardava di sottecchi per sondare le mie reazioni. Non ho potuto fare altro che chiedere di ricollegare i Galactron all’impianto e riascoltare gli stessi brani. Detto fatto, ecco che tutti si sono resi conto di quanto il T-Amp inganni i sensi, ma anche di quanto valga veramente. I Galactron, che con tutto il rispetto non definirei proprio hi-end, si sono ripresi orgogliosamente il loro posto e la differenza è stata notata da tutti. Non che fossi in cerca di conferme sulla mia sanità mentale, sulla quale faccio ben poco conto, ma mi sono sentito meglio.

Ho fatto un’ulteriore prova con altri diffusori, sempre di media efficienza, presso un amico negoziante, ottenendo più o meno gli stessi risultati.

Inoltre mi sembra opportuno fare cenno alla scarsa affidabilità dell’apparecchio, che sembra guastarsi con una facilità fuori dell’ordinario, quando non già difettoso all’origine.

In conclusione ritengo che sia un apparecchio curioso, forse persino simpatico, ma che deve fare ciò per cui è nato: amplificare segnali in uscita dalle modeste schede audio dei computers o piazzato nei televisori al plasma. Nessuna delle dodici persone che l’ha potuto provare assieme a me in maniera piuttosto approfondita ha neanche lontanamente pensato di comprarlo per metterlo nel proprio impianto. Devo aggiungere altro?


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