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INDICE
NUMERO 15


speciale classe D
Sonic Impact T-Amp

[ Interventi di: Fabio Cottatellucci - Sergio Vitangeli - Giovanni Aste - Francesco Bollorino - Angelo Jasparro - Igor Zamberlan - Contributo di Renato Giussani ]

L'ascolto di Fabio Cottatellucci : Minority Report

T AMP

Quando nella seconda settimana di gennaio mi vidi arrivare a casa il T-Amp, di cui fino ad allora avevo solo sentito parlare in alcuni siti americani, credevo si sarebbe aperto un allegro dibattito su cosa si potesse fare con un piccolo modulo d’amplificazione. Invece le cose sono rapidamente degenerate.

Come sappiamo si sono create due fazioni, una composta da persone turbate dalla paura che si scardinasse il loro credo hi-fi che si sono scatenate in giudizi negativi senza manco aver visto l’oggetto dal vivo; e una di appassionati i quali invece hanno visto la luce senza neppure sapere se si tratta di un faro ma che sono già pronti a partire armi e bagagli per la Terra Santa dell’hi-fi a costo zero.

Da una parte si racconta di suoni orribili, di persone colte da crisi di orrore che supplicano di staccarlo, non si risparmiano epiteti dispregiativi per indicarlo e chi più ne ha più ne metta. E che è, l’Arma Finale? Dall’altra parte si favoleggia di nuovi paradisi, di commozione alle lacrime, di amplificazioni perfezionate per decenni cancellate di botto come dinosauri dell’hi-fi dal piccolo asteroide piovuto dagli States.

Io che sono un umile appassionato di musica e degli apparecchi che la riproducono, per natura intellettualmente curioso e senza religioni Audiovideo da difendere, ho preferito seguire la strada di un protocollo di test serio e collaudato sottoponendo la macchina esattamente allo stesso trattamento che riservo a tutti gli ampli che passano in prova da me, senza sconti e senza sgambetti e ora dopo tre mesi (non dopo un paio d’ore, eh) di ascolti vi racconto cosa ne penso.

Rodaggio

La macchina va assolutamente rodata per alcuni giorni, diciamo che inizia a esprimere le sue potenzialità dopo aver funzionato a buon volume per tre - quattro serate e si può considerare a regime dopo una cinquantina di ore.

Alimentazione

T AMP

Il T-Amp è composto da una scatolina di plastica, un chip, un potenziometro e un’alimentazione esterna che dovete fornire voi. Nessuna sorpresa quindi che quest’ultima giochi un ruolo fondamentale. Tutto quello che serve e che vale la pena acquistare è un alimentatore da CB usato da 13,8 V. Un amperaggio generoso per i nostri scopi (sui 5 A) e la stabilizzazione della tensione fanno parte del progetto tipo di queste macchine che non ho mai visto in versione switching, insieme a una robusta capacità di erogazione (i CB "succhiano"). L’alimentatore CB che serve il mio T-Amp mi è stato dato in "prestito di lungo termine" da un amico ma si trova sotto i cinquanta Euro nuovo, a meno sull’usato e con grande facilità.

Qualche domenica fa ne ho visti due in vendita nel mercatino bric-a-brac di Via Nomentana a Roma sui trenta Euro mercanteggiabili. Eventuali regolatori della tensione in uscita, voltmetri eccetera non sono indispensabili.

Evitare l’alimentazione con le batterie, mentre un alimentatore a muro non switching è un buon compromesso. Io ne ho provati due: 12V 1A non stabilizzato e 12V 3A stabilizzati e andavano praticamente uguale, forse per la (rischiosa) rinuncia alla stabilizzazione sull’1A.

Ho avuto occasione di ascoltare il T-Amp in un impianto che conosco bene, quello utilizzato per i test dalla Systems and Magic, alimentato da un loro sistema da laboratorio per macchine a basso voltaggio (ovviamente non in vendita).

Naturalmente andava ancor meglio che con il mio alimentatore, ma avendo così veduto quali sono le macchine e i costi (preclusi ai non professionisti) per migliorare davvero rispetto al 13,8 V "CB", ho capito che oltre quest’ultimo non c’è altro da cercare (mi riferisco alle emergenti paranoie sull’alimentazione del T-Amp che vedo iniziare a circolare in Rete).

Per quantificare con l’accetta, fatto "100" il livello di performance globale ottenuto con l’alimentatore CB, quelli da 1A e 3A scendono a "80". Lasciamo stare le batterie.

Collegamenti e configurazione

Oltre all’adattatore di segnale mini jack - RCA ho voluto provare anche un cavo adattatore che ho acquistato per l’occasione, terminato direttamente con il mini jack da un lato e con gli RCA dall’altro (in foto). Dopo aver rodato anche quest’ultimo, la differenza con l’utilizzo dei vdH 102 Mk III è apparsa in tutta la sua evidenza. Raccomando pertanto l’utilizzo dei vostri soliti cavi di segnale e di potenza. Per questi ultimi è opportuno acquistare dei morsetti casse da pannello e collegarli al T-Amp con del normale cavo casse da 2x2,5 mmq, magari limitandone l’estensione a un paio di pollici. E’ probabile che dentro il vostro amplificatore il collegamento fra i morsetti e i finali sia realizzato con cavo ben peggiore. Vi rimando alle foto per chiarimenti, evitate contatti volanti, forzature di connettori non adatti e porcherie simili, valutate l’ipotesi di fissare tutto (alimentatore compreso) su una bella tavoletta di legno grande come un foglio A4, secondo me è il giusto livello di razionalizzazione senza avventurarsi in sostituzioni di chassis, saldature eccetera che peraltro non aggiungono nulla al suono. Se dev’essere un piccolo genio ebbene che tale sia, altrimenti sarebbe come partire dal veloce e agile windsurf per montarci timone, paterazzo, stralli, sartie eccetera e… inventare così la barca a vela con tutti i suoi costi e le sue complessità.

T AMP

Sono state anche dette tante inesattezze: che questo sarebbe un ottimo ampli per cuffie, che a ponte fornisce ottime prestazioni. Attenzione perché entrambe le configurazioni portano invece alla sua distruzione.

Se guardate la foto del kit del mio T-Amp, noterete la povertà degli equipaggiamenti con cui si deve fare i conti a questo livello: l’adattatore degli ingressi non reca neppure la distinzione fra sinistro e destro tanto che si vede chiaramente il segno di smalto con cui l’ho eseguita io, l’altro cavo ha addirittura i jack con la codifica colore invertita.

Attenzione: se non è collegato con i connettori adeguati e i cavi normalmente in uso, e se non è rodato e alimentato come indicato sopra (almeno un 3A 12V) il T-Amp è pesantemente penalizzato. Chi esprime giudizi sia positivi che negativi senza aver rispettato queste condizioni sta parlando su basi non significative.

Documentazione e supporto

Da notare l’assenza di un manuale o di istruzioni per l’installazione, non banale se notiamo che gli acquirenti continuano a domandare ad esempio se il positivo dell’alimentazione è al centro (la risposta è: finora sempre). Inutile sperare in un supporto dai costruttori; proprio questa domanda è stata da me rivolta per mail sia a Sonic Impact che a ThinkGeek: questi ultimi hanno risposto prontamente che dovevo chiedere al costruttore (logico), e io sto ancora aspettando una sua risposta da Gennaio.

Fortunatamente la knowledge base in Internet è invece vastissima e tanti appassionati competenti sono in grado di rispondere su molti Forum o da molti siti a qualsiasi domanda, quindi l’utente non sarà mai solo a fronteggiare eventuali dubbi.

Ergonomia, costruzione, funzionalità ed estetica

La macchina non è telecomandabile, si sposta quando si toccano i cavi (fissatela al ripiano), il potenziometro non sporge dal pannello frontale quindi non si riesce ad afferrare. Il T-Amp come noto dispone solo di un ingresso linea.

La costruzione interna, la scheda e il montaggio sono poveri perfino per questi livelli di prezzo, credo che l’affidabilità e la durata non saranno il punto di forza del T-Amp e in effetti si legge in giro di una certa mortalità. A 30 dollari al pezzo non è comunque un problema almeno finché non si trascina dietro il lettore o le casse.

Non scalda in modo significativo e non presenta bordi taglienti o acuminati. Mi piace molto la sua estetica che mi ricorda un po’ il cane Dogbert della striscia Dilbert di Scott Adams; per via delle ridotte dimensioni e del look da trousse il T-Amp ha dimostrato un ragguardevole WAF.

Mercato

listino

Visto il prezzo e il fatto che dopo la fiammata iniziale l’apparecchio è di nuovo available, anzi che lo è più di prima vista la disponibilità in siti europei il che ne mantiene il costo ai livelli di listino (quindi virtualmente a zero), reperibilità e rivendibilità non ci interessano.

Ci interessa invece il fatto che il mercato delle amplificazioni non si è mosso dall’uscita del T-Amp, cioè nessuno sta rivendendo il proprio ampli per passare alla soluzione Sonic Impact, e non credo certo per semplice attaccamento ai paraphernalia dell’hi-fi.

Qualcuno si è anche divertito a far girare in Internet la notizia che gli acquisti di T-Amp dall’Italia avrebbero spinto al rialzo le azioni del fabbricante del chip, la Tripath Technology Inc., azienda di piccole dimensioni quotata al NASDAQ, rialzo che si è verificato appunto ai primi di gennaio (da circa 1,20 a 2,00 USD). La Tripath però aveva al dicembre 2003 un volume di vendite intorno ai 14 milioni di dollari, se ipotizziamo che venda i chip per i T-Amp alla Sonic Impact a un dollaro l’uno il suo fatturato varrebbe comunque quattordici milioni di chip per T-Amp. Dura spostarlo con i nostri ordini. Mentre scriviamo Tripath è scesa di nuovo intorno a 1,00 USD. Si è anche detto che se il T-Amp funzionasse bene il produttore si butterebbe a farne versioni audiofile: i numeri sopra spiegano perché questo non è vero (troppo pochi i pezzi collocabili nella nicchia hi-fi).

Condizioni del test

Il T-Amp ha lavorato nel mio impianto principale per circa tre mesi, alternandosi all’amplificazione titolare e ad altre che si sono via via succedute, e oltre ad essere oggetto di reiterate sedute di test è stato utilizzato per il normale ascolto di musica.

Il T-Amp è stato provato con:

Lettore Philips DVD 963 SA

Pre Galactron Mk 2016 e finali mono Galactron Mk 2151 Classe A connessi in bilanciato

Diffusori Klipsch Klipschorn e Acoustic Research IV RedBox.

Cavi di segnale Cambridge Audio, van den Hul 102 Mk III e Galactron GC-2703, cavi di potenza DIY, cordoni d’alimentazione BlackWire

Filtro di rete BlackNoise

Linea elettrica dedicata e ottimizzata

Sala live end / dead end da 35 mq circa a pianta trapezoidale messa a punto con DaaD

Controsoffitto assorbente e pavimento in marmo.

Ascolto - alta efficienza

T AMP

Collegato alle mie Klipschorn da 104 dB il T-Amp suona benissimo. L’energia è ben presente su tutta la gamma e non sento la necessità di portare il volume oltre ore tredici, dinamica macro e micro ci stanno tutte e rendono le percussioni davvero convincenti. La scena ha un’ampia estensione nelle tre dimensioni anche se la collocazione degli strumenti non è proprio a lama di rasoio, il timbro generale è corretto con bassi ben delineati e profondi, attenzione perché la qualità di questi dipende essenzialmente dall’alimentazione e io mi sto riferendo al 13,8 V "CB", che va ancor meglio sotto filtro di rete (i due alimentatori a 12V andavano meglio senza). Con l’organo le mie Klipschorn pilotate dal T-Amp hanno sfoderato le usuali pressioni sonore scuoti – divano, mentre il contrabbasso scende bello tondo fino all’estremo di banda. Gli alti sono corretti ma la macchina presenta un leggero sbilanciamento tonale verso questa gamma, il che le conferisce un suono un po’ più scintillante e ritmico di quanto dovrebbe essere. Con la sinfonica non c’è stato alcun problema nel conservare credibilità alle masse orchestrali, e all’altro opposto le voci maschili e femminili vengono riprodotte in modo assai naturale e fluente.

Mi sono molto divertito a far ascoltare il T-Amp, in tre distinte sedute d’ascolto, a quattro amici appassionati di HiFi e di musica decisamente esperti nascondendolo e dicendo loro che a suonare era la mia amplificazione tre telai in classe A cui avevo sostituito qualcosa (un filtro di rete, un cordone d'alimentazione). Nessuno ha eccepito uno scadimento qualitativo, anche se rivelato il giochetto e passati a un confronto serio con l’amplificazione titolare tutti hanno convenuto sulla superiorità di questa, compresa l’ultima coppia di persone che si è trovata con l’ambiente di ascolto falsato quel giorno da un importante spostamento di mobili.

Quando ho ricollegato la mia amplificazione sono apparsi i limiti del piccoletto: il messaggio sonoro è semplificato rispetto al riferimento, manca una quantità di dettagli che rifiniscono l’affresco e manca soprattutto la capacità di gestire in modo fluido tutte queste informazioni per creare un quadro d’insieme di livello assoluto.

Quella che è una prestazione totalmente convincente comparata ad amplificazioni di livello medio o medio - alto non si spinge nell’Olimpo dell’audio.

Ma proprio questo messaggio sonoro semplificato potrebbe essere alla base di tante prestazioni convincenti: apparecchi costosi di marche blasonate male assortiti esprimono spesso ricostruzioni alquanto confuse o appesantite, alle quali giova assai un segnale un po’ sfrondato.

Vista la difficoltà di comunicare esattamente delle sensazioni, vi farò un paragone con altri ampli che ho provato per Videohifi a parità di impianto: il T-Amp con le Klipschorn suona un po’ meglio del NAD 320 BEE (ma non della sua sola sezione pre) e si avvicina parecchio al Monrio MC-207 del quale sembra a volte il fratello minore per via dell’impostazione timbrica luminosa.

Però dobbiamo osservare che il nostro Robin Hood della sinusoide costa sì solo 100 Euro, ma per sfoderare queste performance sta lavorando con le casse più inclini ai piccoli ampli fra quelle che ci sono in giro, alte un metro e trenta per settantasei chili e del costo di 17.000 Euro di listino, e sono ancora fuori lettore, cavi e filtro di rete. Questo allontana alquanto l’ipotesi zapatista dell’hi-fi di alto livello a costo zero.

Ascolto – bassa efficienza

Senza modificare altro, ho collegato il T-Amp alle mie AR IV RedBox, un tre vie a sospensione pneumatica appartenente all’ultima serie prodotta da Acoustic Research prima del suo crash e del lungo periodo oscuro. Ottima timbrica, linearità ed estensione in basso da vera sospensione pneumatica così come l’efficienza, dichiarata di 87 dB ma secondo me anche un po’ più bassa.

Qui le cose sono totalmente cambiate: solo con piccolissimi ensemble e senza alzare il volume le prestazioni sono accettabili, altrimenti le caratteristiche del carico e la richiesta di corrente strozzano irrimediabilmente il T-Amp che si indurisce, il quadro diviene vetroso e granulare, la gamma bassa rimane sensibilmente indietro e l’ampli "strilla". La performance è quella di una macchina economica. Nessun paragone con il riferimento, il NAD e il Monrio di cui sopra viaggiano ora lontanissimi. Mi domando come abbiano fatto alcuni amici appassionati a dire che questo Sonic Impact svilupperebbe senza problemi in grandi ambienti alte pressioni sonore da casse ostiche e/o poco sensibili.

In sostanza

Possiamo attenderci performance tanto migliori quanto più facile è il carico ed elevata l’efficienza, con gradazioni diverse a seconda dei diversi livelli di queste variabili.

Ai due estremi della scala stanno le due prestazioni descritte sopra, si va da una all’altra attraverso una serie di performance intermedie per le quali anche la cubatura del locale d’ascolto gioca un ruolo essenziale.

Attualmente il mio T-Amp sta pilotando le B&W 804 Nautilus da 89 dB di uno degli amici citati sopra che sta svolgendo qualche valutazione nel suo impianto e che mi dice stia sonorizzando efficacemente il suo salone di 30 metri quadri.

Proprio tornando al paragone con ampli tradizionali, da NAD320 e Monrio MC-207 avrete invece le prestazioni descritte nei rispettivi test in un range estremamente ampio di situazioni, e avrete tutta la versatilità di un ampli "normale".

AAA Ruolo di titolare cercasi

Il vero problema di questo apparecchio è che cosa fargli fare, cioè in quale impianto può giocare da titolare.

Non è una macchina che possa aspirare a tale ruolo in un setup di alto livello, dato che quello che la separa dalle amplificazioni più performanti è esattamente quello che ci affanniamo a ricercare nelle nostre macchine, e francamente non so se collegherei un lettore da svariate migliaia di Euro a un apparecchio costruito così al risparmio che non mi garantisce quindi in modo idoneo da corti eccetera.

Quanto a impianti più economici, va detto che le buone casse ad alta efficienza costano care, che non piacciono a tutti dato il loro suono particolare e che infine sono spesso carenti proprio nell’estensione in gamma bassa, lì dove il T-Amp è sua volta più "leggero". E sono spesso ingombranti.

Se però siete appassionati con la predisposizione all’alta efficienza, avete abbastanza pratica con gli apparecchi e vivete di una sola sorgente, il T-Amp può permettervi di risparmiare gran parte del prezzo dell’amplificatore (come detto io stimo il costo del Sonic Impact "combat ready" a 100 Euro), spenderlo su sorgente o diffusori e vivere felici. Il dubbio è: ammesso ad esempio che vi piaccia il suono Klipsch e che troviate una coppia di RF 35 usate a metà prezzo (e sarebbero sempre 1.800 Euro), resistereste alla tentazione di aggiungere 5-600 Euro ai 100 del T-Amp per un piccolo valvolare usato o 350 per un NAD320 nuovo pareggiando in prestazioni (il T-Amp non andrà come con le Klipschorn) ma assicurandovi una superiore versatilità?

Forse proprio da questo però possiamo trarre una prima indicazione: il T-Amp è un ottimo "courtesy Amp" (m’invento al volo il neologismo), cioè un validissimo sostituto dell’amplificazione titolare ancora non disponibile per motivi economici o inviata ad esempio in laboratorio per un upgrade, tanto che i laboratori stessi potrebbero usarlo come ampli di cortesia per i clienti e gli appassionati come un sistema di… rateizzazione dell’acquisto.

Questo poi non è un apparecchio per gli esordienti a causa della connettività fuori standard che lo rende anche poco "didattico" e della mancanza di quella flessibilità che è vitale per un beginner: come possiamo precludere a una persona che essendo agli inizi non può aver fatto la scelta del minimalismo (io comunque non l’ho fatta mai, anzi) la possibilità di ascoltare una cassetta o di godersi l’impianto in cuffia la notte o sbracato sul divano avvalendosi del telecomando?

Dove lo vedo al cento per cento è in piccoli ambienti dove si soggiorna molto e che si vuole dotare di impianti validi che saltino oltre la sonorizzazione di sottofondo: tipicamente uno studiolo o una sala hobby. La cubatura ridotta elimina il problema della sensibilità dei diffusori, e questi impianti non vanno sottovalutati perché spesso ci accompagnano per un numero di ore maggiore dell’impianto principale.

Conclusioni

t amp

Gli appassionati hanno messo alla prova il T-Amp, ma il T-Amp ha messo alla prova gli appassionati.

Si è assistito a ogni genere di discorsi, ma soprattutto il prezzo ridottissimo e la mancanza di un brand importante hanno fatto emergere quelle componenti di preconcetto e di irrazionalità tipiche degli audiofili, che sono le stesse che animano le cicliche discussioni in cui si va al linciaggio o alla beatificazione di marchi famosi.

Francamente fatico a capire quale sia il problema ad ammettere che uno scatolotto da trenta dollari possa in certe condizioni suonare molto bene, ma evidentemente qualcuno i problemi ce l’ha così come ce l’ha chi ritiene che un’industria cinquantenaria abbia potuto vivere da sempre su un equivoco.

Due anni e mezzo fa parlando di un altro apparecchio che ha diviso la community, il lettore Philips 963, scrivevo che " dovremo nei prossimi anni ragionare sempre più con una mentalità computer-style, anzi proprio PC-style. Insomma, i chip potrebbero da soli segmentare o quasi il mercato, ed i prezzi seguire la logica delle economie di scala in acquisto portandoci in un ambiente in deflazione com'è sempre stato, in modo più o meno forte, quello dei Personal".

Beh, giudicando con serenità potremmo ritenere semplicemente questo Sonic Impact una parte di quel processo innovativo che è sempre esistito nell’elettronica di consumo, di cui fanno parte anche gli altri apparecchi che trovate in questo numero di Videohifi in "Amplificazioni digitali" e di cui in un lontano giorno fece parte la prima radio a tubi termoionici.

Giudicando con serenità, dicevo: ma sta di fatto che, essendosi aperte le cataratte dell’irrazionale, chi vuole basarsi sulla logica e su protocolli di test collaudati per parlare di T-Amp stia redigendo, di fatto, un Minority Report.


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