HOME PAGE

INDICE
NUMERO 15


speciale classe D

PS Audio GCC100 di Igor Zamberlan

 

Fuori posto…

 

Il fatto di stare in uno speciale sulla Classe D va un po’ stretto al GCC100. Il suo principale motivo di essere non sembra, infatti, la sua natura di amplificatore con uno stadio finale in classe D, ma l’originale sistema di preamplificazione e di controllo del volume che utilizza. Infatti, mentre per lo stadio finale PS Audio usa un modulo ICEpower di Bang & Olufsen, la tecnologia utilizzata per la parte di preamplificazione e controllo del volume è completamente progettata dall’azienda di Paul McGowan ed è il principale argomento promozionale del costruttore per questa serie di amplificazioni.

Si tratta, infatti, di un’intera famiglia di prodotti che sostituisce tutto il catalogo precedente di PS Audio e che comprende tre amplificatori integrati, che si diversificano per potenza — cambia il modulo ICEpower installato —, un preamplificatore, tre finali stereo e un finale multicanale modulare che può ospitare fino a sette canali distinti di amplificazione.

Ho comunque l’impressione che, per la stereofonia, sia soprattutto su questi GCC che PS Audio punta.

 

Control Amplifier

 

Sembra che PS Audio abbia brevettato i marchi "Control Amplifier" e "Control Amp". Cos’è un Control Amplifier, secondo PS Audio? Beh, sarebbe facile dire che è quello che, per me, per voi e per qualsiasi altro costruttore di hi-fi, è un amplificatore integrato. PS Audio non sarebbe d’accordo. Tutto sta in quel sistema di controllo di volume e preamplificazione di cui parlavo sopra.

La Gain Cell (questo il nome dello stadio) sarebbe, secondo PS Audio, la prima realizzazione del suo tipo, uno stadio di ingresso, preamplificazione e controllo del volume che non utilizza un potenziometro per diminuire il segnale in uscita, ma varia il guadagno dell’intero stadio.

Il ragionamento è questo: un normale amplificatore integrato nella fascia alta dell’hi-fi è, in realtà e tipicamente, l’unione in un unico telaio del preamplificatore più economico del costruttore con un finale della potenza desiderata. Di solito viene messo insieme per esigenze di mercato, accettando generalmente alcuni compromessi a livello di costruzione, di isolamento fra le sezioni dell’amplificatore e di prestazioni.

Se, anziché unire un preamplificatore e un finale nello stesso telaio, si potesse fare — senza dover compromettere le prestazioni — un finale a guadagno variabile, con tutte le comodità richieste a un integrato, l’apparecchio così ottenuto avrebbe eccellenti probabilità di suonare meglio di un’accoppiata pre + finale, dato che si eliminerebbe, quantomeno, il cavo di interconnessione fra i due apparecchi (e anche qualche possibile problema di terra).

Qui entra in ballo la Gain Cell: si tratta di uno stadio che varia il volume non attraverso un tradizionale potenziometro sul percorso del segnale (attenuando, cioè deviando parte del segnale verso massa) ma cambiando il guadagno dell’intera circuitazione di ingresso e preamplificazione.

Dato che anche i finali GCA hanno una Gain Cell in ingresso, configurata a guadagno fisso, appare chiaro come le potenzialità di una catena basata sul solo GCC siano superiori a quelle di un’accoppiata GCP (preamplificatore) + GCA (finale): si elimina completamente un telaio, si elimina uno stadio di amplificazione la cui utilità può essere messa, in questo contesto, in discussione e si risparmiano pure dei soldi. Mantenendo, peraltro, una delle interfacce utente meglio pensate e più accattivanti da utilizzare che mi sia mai capitato di vedere.

 

L’interfaccia utente del GCC

 

Bellissima. Interamente telecomandata per le funzioni comuni, permette di configurare dal pannello frontale il guadagno per ciascun ingresso, di rinominare gli ingressi, di scegliere quale fra gli ingressi debba essere il bypass (per l’uso dell’amplificatore con un processore home theater).

Il bottone di accensione è il logo PS Audio sul frontale (è, in realtà, un bottone di stand-by, il GCC100 è sempre in stand-by a meno di non spegnerlo dal pannello posteriore); l’amplificatore può essere acceso anche da telecomando e, una volta acceso, si illumina di blu dal confine fra la parte nera e quella grigia dello chassis. Il display si accende indicando lo stato, l’ingresso selezionato e il volume. Il volume può essere controllato da telecomando o dal controllo rotativo sul frontale; a livelli bassi gli step sono di un dB, a livelli più alti, ruotando lentamente il controllo sul frontale, gli step arrivano a 0.1 dB.

Tanto la luminosità del display, quanto quella dell’illuminazione dello chassis possono essere variate (si possono anche spegnere del tutto: ovviamente, quando si effettuerà una qualsiasi operazione sui comandi, il display sii illuminerà brevemente per farci vedere cos’è successo).

Essendo l’amplificatore interamente bilanciato c’è, ovviamente, la possibilità di invertire la fase assoluta (da telecomando, così come solo da telecomando è possibile regolare il bilanciamento fra i canali: l’unica coccola che manca dall’interfaccia utente è quella di poter determinare la fase e il bilanciamento come configurazione per ciascun ingresso).

Già che ci siamo, vediamo cosa c’è sul pannello posteriore — non si tratta precisamente di interfaccia utente, ma sempre di modo in cui si interagisce con questo amplificatore —: sono previsti cinque ingressi, di cui uno bilanciato su connettori XLR, e un’uscita per un ulteriore amplificatore finale se si vogliono biamplificare i propri diffusori o se si vuole inviare il segnale a un subwooofer, oltre a degli eccellenti morsetti d’uscita custom.

 

Ma cosa c’è dentro?

 

Il dramma è che PS Audio non ha nessuna intenzione di svelare cosa c’è dentro la Gain Cell. Ci dice solo che non si tratta di un controllo in controreazione (è la prima idea che viene in mente quando si parla di guadagno variabile: basta variare la controreazione di uno stadio di guadagno per cambiarne il fattore di amplificazione). Ci dice anche che la tecnologia utilizzata è al 100% analogica, che la regolazione del guadagno può essere continua, che può andare da -100 a +30dB, che ha un margine di saturazione eccellente e superiore al livello in uscita da qualsiasi sorgente audio e che ha un’impedenza di uscita inferiore a 100 ohm.

PS Audio non ha intenzione di brevettare la Gain Cell, né ha intenzione di svelare più di quanto ho scritto qui. I moduli sono incapsulati e resinati; ciascun modulo necessita di una fase di messa a punto individuale che viene, ovviamente, effettuata prima di blindarlo nella resina. Mi sa che ci dobbiamo accontentare di questo…

Il resto che c’è nel nostro GCC100 è, invece, chiaro ed è il motivo per cui ne stiamo parlando: c’è un modulo ICEpower della Bang&Olufsen ICEpower a/s con alimentazione switching integrata.

Nel caso del GCC100 si tratta del modulo da 100 Watt per canale su 8 ohm e 200 Watt su 4 ohm. Negli altri due amplificatori della serie, i moduli sono rispettivamente quello da 250 e quello da 500 Watt. Per una sommaria descrizione del funzionamento di principio dei moduli di amplificazione B&O vi rimando alla mia introduzione a questo speciale Classe D.

Rispetto al precedente HCA-2, anch’esso in Classe D (basato probabilmente su un sistema National Semiconductors), PS Audio annuncia un incremento del fattore di smorzamento di un fattore 10 e la stessa insensibilità alle variazioni dell’impedenza dei diffusori. Non ho sottomano le specifiche del vecchio HCA-2, ma suppongo che, fra i miglioramenti, vi sia anche quello relativo al rapporto segnale-rumore, che dell’HCA-2 era sicuramente il tallone d’Achille.

 

Suona?

 

Beh, sì. Conoscendo PS Audio, se non avesse suonato l’avrei rispedito al distributore lamentandomi per aver ricevuto un esemplare rotto.

L’ho attaccato fra il dCS Delius e le Wilson WITT, utilizzando un Wire World Gold Eclipse. I cavi di potenza erano i miei van den Hul Revelation, i componenti a monte del Delius l’Apogee BigBen e la meccanica Pioneer/DVDUpgrades. Come cavo di alimentazione per il PS Audio ho utilizzato un Boomerang.

Prima verifica è stata quella relativa al rumore. Come avevo scritto nella mia recensione dell’HCA-2, il primo amplificatore in classe D di PS Audio aveva dei livelli di rumore residuo, in assenza di segnale, abbastanza sostenuti. Non che interferissero con la riproduzione, ma erano udibili dalla mia posizione d’ascolto, invero abbastanza ravvicinata. Il GCC100 è, da questo punto di vista, un netto miglioramento rispetto all’HCA-2: per sentire il minimo fruscio è necessario attaccare l’orecchio al tweeter.

E sicuramente suona forte e chiaro. La prima impressione è, infatti, quella di un grande controllo e di una grande potenza del suono. E’ un amplificatore che sembra suonare più forte di quanto l’effettivo volume d’ascolto faccia pensare. Sembra costantemente prendere possesso dei diffusori, a prescindere dal contenuto del programma musicale e dalla pressione acustica generata.

Un’altra sensazione è quella di un’ottima fluidità e di una certa dolcezza generale. Le caratteristiche di piacevolezza generale, di volontà di portare avanti il messaggio musicale, non sono cambiate rispetto all’HCA-2. O meglio, qualcosa sì, ma vedremo sotto come e cosa.

E’ un amplificatore sicuramente più neutro e trasparente rispetto al modello precedente e anche nettamente più veloce. Per le mie attuali esperienze, questo GCC100 ha meno paura del precedente HCA-2 di mostrare il fatto che è in Classe D.

Con quello condivide alcuni parametri: la tendenza ad avanzare la linea frontale dello stage, forse a scapito della profondità (la larghezza della scena è, invece, ottima), una bella focalizzazione, non spinta all’estremismo alla T-Amp e un po’ meno naturale rispetto a quella del mio attuale riferimento, ma decisamente corretta e un’eccellente riproposizione dell’altezza della scena.

E’ totalmente e timbricamente piuttosto neutro, più dell’HCA-2 (del quale supera la limitazione relativa al senso di scollamento fra la gamma bassa e quella mediobassa, che lascia qui spazio a una buona continuità dinamica). Rimane, come scrivevo sopra, un po’ addolcito, in assoluto, il che lo rende un amplificatore capace di suscitare impressioni estremamente positive. Rispetto al mio riferimento tende anche a una certa semplificazione armonica, che non è tuttavia dell’entità di quella del T-Amp. Probabilmente si tratta, nel caso dell’amplificatore di McGowan, di un compromesso fra ricchezza armonica e la trasparenza (maggior ricchezza armonica tende a complicare la percezione del dettaglio delle registrazioni); il GCC100 sceglie la trasparenza e la chiarezza.

Però. Però c’è qualcosa nel suo suono che mi rende lievemente inquieto, qualcosa che mi lascia intimamente leggermente insoddisfatto, qualcosa che non mi invita ad ascoltare a lungo quanto mi capita con la mia e con altre amplificazioni.

E’ un po’ difficile capire cos’è. Una prima parziale spiegazione può venire dal fatto che mi sembra che sia, come il suo progenitore e come altri amplificatori in classe D, un po’ meno capace di definire il corpo e la dimensione degli strumentisti rispetto a quanto sono abituato.

Un altro fatto è la tendenza a suonare sì forte, ma appiattendo in qualche modo le dinamiche relative e mancando, in modo comunque molto lieve, di naturalezza nel decadimento dei suoni.

E, nella terribile prova con il clavicembalo, tende a spostarne il timbro verso una certa acidità. Questa è una cosa piuttosto strana: con altri strumenti e altri generi musicali non ho percepito problemi timbrici, ma con il clavicembalo si è palesato un timbro non duro (questo amplificatore non suonerà mai duro), ma certamente non gradevole quanto può essere.

Un altro problema che ho percepito, in modo meno sistematico e riproducibile, è quello di un lievissimo e scarsamente percettibile accenno di confusione in passaggi ricchi di transienti e armoniche in gamma media, una momentanea interruzione della chiarezza del suono dell'amplificatore.

Non sono stato in grado di isolare altri problemi. Quel che resta è il fatto che, secondo me, dal punto di vista della percezione generale del suono, questo amplificatore rappresenta un piccolo passo indietro rispetto all’HCA-2, o forse un passo in una direzione che i miei gusti e i miei interfacciamenti gradiscono meno. E’ sicuramente un’amplificazione migliore, dal punto di vista tecnico, ma per me — qui e ora, coi miei dischi, nella mia stanza e nel mio impianto — resta un po’ sotto dal punto di vista della godibilità.

 

Quindi?

 

Quindi, come sempre, il consiglio è di provare a sentirlo con le vostre orecchie. Non è detto che susciti in voi le stesse reazioni che ha suscitato in me e resta un amplificatore dal suono chiaro, potente e impressionante. Per me era più piacevole ascoltare il vecchio HCA-2, con tutti i suoi difetti, e mi piacerebbe sentire se i PS Audio attuali più grossi somigliano più a quello che a questo amplificatore. Così come mi piacerebbe investigare il preamplificatore GCP, per capire dove sta ciò che mi rende lievemente a disagio mentre ascolto la riproduzione a la GCC100.

Va comunque detto, in definitiva, che l’amplificatore è costruito in modo eccellente, ha un’interfaccia estremamente piacevole da utilizzare, è potente e ha un prezzo assolutamente ragionevole per quello che offre. I fratelli GCC250 e GCC500, in particolare quest’ultimo, non hanno, che mi risulti, concorrenti nella loro categoria di prezzo fra i prodotti regolarmente importati (e assistiti) in Italia; il costruttore è uno dei pochi che possono dire, senza incrociare le dita e senza arrossire, di aver fatto un pezzo di storia dell’alta fedeltà recente. Se i vostri diffusori sono affamati di potenza — e anche se non lo sono: il controllo che solo un amplificatore potente sa dare va sperimentato, almeno una volta nella vita da audiofili —, se preferite un suono forte, chiaro e trasparente, se non avete bisogno di mostrare che il vostro sistema audio è grande e grosso attraverso la proliferazione dei telai (per avere la potenza del GCC500 vi servirebbero almeno un preamplificatore e due finali mono), PS Audio vi fornisce una possibile soluzione. Approfittatene, provate almeno a sentire se il modo di fare musica di questi apparecchi fa per voi

Distributore
DP Trade
http://www.dptrade.it

Prezzi
2795 dollari per il GCC100
3495 dollari per il GCC250 ( potenza d'uscita di 250W per canale su 8 ohm)
4495 dollari per il GCC500 ( potenza d'uscita di 500W per canale su 8 ohm)

Prezzi per ordine diretto a DP TRADE, a cui vanno aggiunti i costi di spedizione e sdoganamento


© 2005 VIDEOHIFI.COM