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Audio Research 150.2 di Bebo Moroni
Beh, quando anche un mostro sacro dellhi-end, una leggenda vivente e perpetuata dellAlta Fedeltà con le maiuscole, come Audio Research, decide di cimentarsi con gli ormai famosissimi chip Tripath ed aderisce, anche se parzialmente, con tutta la forza e limpatto della sua fama e del generale apprezzamento di cui (a ragione) gode, al "movimento" di costruttori che operano sulle amplificazioni digitali (propriamente o impropriamente dette) è evidente che il fenomeno a cui stiamo assistendo e di cui ci occupiamo in maniera prevalente in questo fascicolo di videohifi.com, non può certamente essere preso sottogamba o considerato marginale.
Il 150.2 nasce dalla recente esperienza della casa di Minneapolis con lamplificazione multicanale modulare 150M. La mia impressione, non corroborata da alcuna informazione o conferma, è che lattenzione sui moduli digitali nasca proprio dallesigenza di progettare e costruire un amplificatore per applicazioni MCL che avesse doti di potenza e qualità allaltezza della fama ARC, ma che al contempo non presentasse le difficoltà, gli ingombri, la complessità, i costi di un amplificazione a più canali secondo tradizione ARC: Ovviamente il 150M non è un semplice amplificatore a moduli in Classe T come gli altri (ormai tanti) che popolano il mondo dellHT e che sempre più lo popoleranno. Lelaborazione circuitale che segue limpiego dei moduli Tripath è complessa e raffinata. Dunque, dicevo, che la mia impressione è quella che una volta verificate le prestazioni e le potenzialità della tecnologia messa a punto per il 150M si sia pensato che tali prestazioni e potenzialità potessero essere sfruttate, e magari anche magnificate, in un amplificatore stereofonico, che ha tutte le caratteristiche per presentarsi come soluzione "ideale" di tante problematiche sia prestazionali che economiche, di tanti audiofili esigenti (ma non intransigenti).
A margine cè da notare come ( potrebbe benissimo essere una casualità o una scelta dettata da tuttaltre esigenze) il 150.2, così come il 150M e così pure il modello stereofonico più potente di questa serie digitale, il 300.2, non abbia, e mi sembra che sia veramente la prima volta in casa Audio Research, una lettera di prefisso (che sia la D o la V) alla sigla numerica: una leggera "presa di distanza" un sotteso "però non è un ARC "maggiore", come i classici valvolare o gli ingiustamente poco considerati stato solido del passato ? Ripeto, rimane solo una supposizione, probabilmente maliziosa: Anche perché nellaspetto lAudio Research 150.2 si mostra come il più classico dei classici apparecchi ARC: pannello satinato chiaro, cornice interna incisa, a ricordare la linea nera che nella stessa porzione di pannello caratterizzava gli ARC del passato, targhetta nera in alto con in rilievo il logo, metallizzato, e in corrispondenza, in basso, il classico commutatore daccensione a due posizioni con il suo bel led verde chiaro ad indicare la condizione di regolare funzionamento dellapparecchio. Non è presente un circuito di pre-riscaldamento o standby. Lapparecchio offre il meglio delle sue prestazioni nel giro di circa unora o poco meno. Se è possibile ( e in condizioni di sicurezza) io consiglierei, visto anche il modesto assorbimento a riposo, di tenerlo sempre in tensione.
 Insomma il classico pannello di un classico Audio Reserach. Pannello che io trovo molto elegante ( e non capisco perché taluno sostenga che gli ARC siano brutti. Sono sobri, non strillano il loro prezzo, ma sono a mio parere davvero eleganti. E assai personali) . Se proprio vogliamo andare a scovare le differenze, dobbiamo fare un analisi più approfondita, da cui scopriremo, ad esempio, che al posto dellalettatura o della tipica fessurazione multipla per il raffreddamento, ci sono solo tre file di piccolo sfiatatoi, sul pannello superiore, abbondantemente sufficienti a dissipare il poco (ma non apparentemente nullo, a differenza di altre realizzazioni di questo tipo) calore generato dal tipo di circuitazione.
Il 150.2 è un finale di potenza in grado di produrre 150 watt minimi su 8 ohm e 300 su 4 . Con una rapida ma attendibile misurazione ne abbiamo rilevati quasi 170 su 8 ohm e poco più di 300 su 4 misurati ad un tasso di distorsione ormai atipico per le apparecchiature moderne, uno 0.1% che poteva essere considerato un dato ottimale sino ad una trentina danni fa, ma che oggi appare addirittura inusitato: beh, tranquillizzatevi, quello 0.1% dimostra solamente due cose: che non è vero che i moduli in classe T hanno di per sé bassissima distorsione, ma soprattutto che la distorsione è in funzione sia della frequenza che della potenza, e dunque quello 0.1% è un dato "medio", che sarebbe comunque assolutamente ininfluente allascolto, e che segnaliamo solo per amor di teoria, e perché siamo cresciuti in un mondo in cui sembrava che senza ridurre, anche a costo di sacrifici assai pesanti in termini di controreazione negativa, la distorsione a valori decimali o addirittura centesimali, non si potesse produrre un amplificazione degna di questo nome. La storia e le nostre orecchie ci hanno insegnato quanto folle fosse questa corsa agli 0.00etc. E quello 0.1% sta anche a significare un fatto estremamente significativo e che farà piacere a molti miei amici che insistono da tempo su questo punto: il 150.2 è privo di "negative feedback". La sua particolare topologia circuitale prevede uno stadio dingresso analogico che pilota un modulo Tripath che a sua volta trasforma il segnale analogico in ingresso in un treno dimpulsi a 1 bit. Tale sequenza dimpulsi pilota i dispositivi di potenza MOSFET che a loro volta pilotano un filtro-passa basso passivo. Alluscita di quel filtro troviamo il segnale dingresso a questo punto amplificato per poter pilotare i diffusori.
La teoria vorrebbe dunque, che il segnale in ingresso venga sì trasformato ma per restituirlo, attraverso il processo digitale, identico a sé stesso e unicamente innalzato in tensione, alluscita. E ovviamente una concezione ideale di tale topologia, ma quanto lidealità si scosti o meno dalla realtà, lo verificheremo allascolto.
LAudio Research 150.2 è stato collegato a due differenti preamplificatori, un Bryston SP 1.7 di cui è stata completamente bypassata la sezione di elaborazione digitale del segnale, in bilanciato (dimenticavo di dire che lARC 150.2 ha una circuitazione interamente bilanciata e dispone sia di connettori XLR bilanciati che di RCA sbilanciati) e ad un Kimo Merlino Plus Gold in sbilanciato, ed è stato ascoltato con quattro coppie di diffusori decisamente differenti tra loro per tipologia, età storica, caratteristiche di carico e infine, prestazioni musicali: una coppia di Martin Logan Aerius i, una coppia di Ensemble PA-1, a rappresentare un po la "summa" del diffusore compatto di altissime prestazioni, ad una coppia di piccolissime ma spietate per capacità dintrospezione e rivelazione Leema Xen, ed infine ad una vecchia coppia di AR10pigreco, che purtroppo hanno stazionato ben poco in casa mia (anche per colpa del 150.2, che le pilotava con una scioltezza che ha lasciato di stucco il proprietario che improvvisamente voleva disfarsene ad una cifra per me provvidissimamente bassa ma io, purtroppo, del necessario cinismo del buon commerciante, non ho tracce nel sangue- a rappresentare
Beh, intanto una ghiotta occasione visto che le avevo in casa e in secondo (ma non secondario) luogo, il paradigma del diffusore piuttosto difficile da pilotare.
Per vari motivi il "long term" test è stato comunque concentrato sulle Martin Logan Aerius i, con le quali il 150.2 sembra avere un rapporto realmente - per usare un brutto termine in linea con i mali-propositi delleditoriale, anni 80 "sinergico".
Cominciamo con il dire che il 150.2, a tutta prima e senza speculazioni di carattere tecnico-circuitale, sembra avere potenza praticamente infinita. In un salone piuttosto grande come il mio, le Aerius i suonano decisamente forte con la manopola del volume del preamplificatore a ore 9 circa. E non sono solamente le pur ragguardevoli ( ma non da record) 20 A di riserva di corrente, quanto proprio la facilità, lapparente assoluta naturalezza di erogazione, priva di scalini o di scatti improvvisi. La dinamica, dunque, appare sovrabbondante anche con i non efficientissimi Ensemble e con gli assai poco efficienti e ostici come carico AR 10 pigreco. I Leema rispondono pimpanti e quasi esplosivi alle sollecitazioni del 150.2, e il suono che ascolto farebbe pensare ad una coppia ampli/diffusore, assai più costosa e di ben altre dimensioni fisiche. La timbrica è estremamente pulita:il suono non dispone della rotondità e del calore, dellimpressione di estrema concretezza delle valvole e nemmeno della trasparenza, dellapertura in alto, della dimensione scenica dei migliori stato solido. E come se la musicalità di questo amplificatore si ponesse in una zona di messo, ma tuttaltro che grigiastra, tra i due estremi. Il basso è potente e ben plasmato: scende abbondantemente, ma soprattutto è davvero ben controllato. E quando dico davvero ben controllato intendo che non è né troppo corto, né troppo stretto, né troppo largo, né troppo lungo. E un basso assai più plastico di quanto ci si aspetterebbe avendo avuto frequentazioni, anche recenti, con altre amplificazioni, anche di tutto rispetto, in classe D o T. Un basso di cui beneficiano in maniera straordinaria gli Aerius i, diffusori a mio avviso deliziosi e completissimi, a patto di perderci il giusto tempo nel collocamento e nella messa a punto e, soprattutto, nellamplificarli. Devo dire onestamente che il trio Merlino+ 150.2+ Logan Aerius i offre una prestazione spettacolare. Sensazioni da molto buone ad eccellenti le ottengo anche nelle altre combinazioni con pre e diffusori, ma direi che un pre a valvole è il partner ideale di questo finale per molti versi singolare.
La liquidità del suono è un altro dei fattori veramente impressivi di questo amplificatore, a corroborare una piacevolissima sensazione di straordinaria facilità di erogazione.
Dunque, dove mi casca lasino ( altrimenti potremmo considerare il 150.2 lamplificatore virtualmente perfetto, anche in virtù del prezzo di vendita tittaltro che esasperato)? Mi casca, come al solito sulla ricchezza armonica. Ma mentre in altri casi dobbiamo necessariamente parlare, allopposto, di decisa povertà sotto questo determinante aspetto, qui possiamo definire la defaillance come riproduzione un poco sottotono del contenuto armonico delle registrazioni. La cosa è decisamente più avvertibile con i dischi analogici che non con i CD, e probabilmente per molti ascoltatori sarà trascurabile se non inavvertibile, specie per coloro che hanno poca frequentazione di concerti "naturali" dal vivo, per me che considero tale prestazione una determinante essenziale, la cosa è più fastidiosa. Ma, attenzione: tale sensazione è particolarmente avvertibile ( o meglio da me avvertita) con le Ensemble e con le AR, assai meno con le Leema che hanno unimpostazione decisamente "monitor", e sostanzialmente assente con le Maryin Logan. Dal che traggo una conclusione: e cioè che diffusori che abbiano una particolare apertura in gamma media e alta, sopperiscano con la loro ricchezza propria alla "mancanza" del 150.2 ( che è mancanza di qualsiasi amplificazione a percorso anche parzialmente digitale e in genere di qualsiasi dispositivo digitale come dico anche da qualche altra parte in questo stesso fascicolo- io conosca, e che è mancanza in questo caso piuttosto attenuata). Visto che se ne parla spesso sul nostro Forum, mi rivolgo direttamente ai possessori di Aerius e di Aeon: questo è sicuramente uno degli amplificatori ideali per pilotare i vostri (nostri) diffusori. E posso molto ragionevolmente prevedere che sia amplificatore ideale anche per pilotare molti altri elettrostatici o ibridi (mi vengono immediatamente in mente le Quad 989 e le Acoustat Spectra) nonché i nastri, a gamma intera o parziale. In questo il 150.2 è facilitato, altra dote musicale da sottolineare con forza, da una notevole tattilità del suono.
Inutile persino dire che, per caratteristiche e per prezzo, questo è lampli ideale per tutti coloro vogliano intraprendere lavventura del multicanale senza dover rinunciare ad uno stereo di grande qualità ( laccoppiata con il Bryston SP 1.7, nonostante io rammenti e confermi di aver detto che il partner ideale del 150.2 è un pre a valvole, sè dimostrata di assoluta eccellenza) e senza dover affrontare per questo costi esasperati.
 Direi che sinora lARC 150.2 si presenta come lapparecchio che meglio ha saputo sfruttare e organizzare le possibilità messe a disposizione dai moduli Tripath. Il che cinsegna una lezione: che è possibile realizzare ottimi amplificatori impiegando questi singolari moduli digitali, ma che per farlo, occorre che questi siano accompagnati da signore circuitazioni, e da componentistica dindubbia qualità ( e da ottimi circuiti di protezione: attenzione, nonostante lampli sia abbondantemente e intelligentemente protetto, come tutti i suoi colleghi in classe D o T, teme drasticamente i cortocircuiti.
Occhio dunque a non far mai entrare in contatto positivo e negativo e alla "salute" dei cavi di potenza, effettuando un controllo routinario di manutenzione e facendo bene attenzione a non schiacciare o "pungere" in alcuna maniera i conduttori) , e che dunque benché i costi siano decisamente inferiori a quelli necessari a realizzare amplificazioni convenzionali della medesima potenza e di qualità musicale in qualche modo assimilabile, laraba fenice dellhigh-end a bassissimo costo continua, e a mio parere continuerà, a volare assai distante dai legittimi desideri di chi deve tirar fuori i suoi soldini.
In sintesi lARC 150.2 non spacca le ossa ai suoi colleghi a valvole e nemmeno ai suoi migliori colleghi a stato solido, ma ad un prezzo estremamente ragionevole in relazione a potenza e prestazioni, offre dinamica e musicalità abbondanti, una piacevole plasticità, una notevolissima flessibilità dimpiego e una qualità costruttiva di primissimo piano.
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