Michell
Gyrodeck MK V
E’
un premio che dobbiamo a quello che ormai è
il vero decano dei grandi giradischi inglesi,
con trazione a cinghia e con telaio flottante
ma che dobbiamo soprattutto a uno straordinario
personaggio, uno degli ultimi grandi saggi vecchi
dell’alta fedeltà moderna, che
da poco ci ha lasciati: John Michell. Il Gyrodeck
non ha avuto bisogno di modificarsi più
di quel tanto per giungere all’attuale
versione, tanto era eccellente il progetto di
partenza. Guardato per molti anni con sospetto
per via della sua universalmente riconosciuta
bellezza formale, il Gyro non soltanto è
sopravvissuto ai suoi più agguerriti
concorrenti, ma è riuscito anche a conquistare
i favori di un pubblico forse mai così
ampio per un giradischi di questo livello e
a far tornare sulle proprie posizioni i pochi
detrattori.
Capace di eccezionale musicalità anche
con bracci di lettura non particolarmente costosi
o complessi, è in grado di assecondare
in maniera ammirevole le prestazioni di quelli
più prestigiosi e spinti al limite.
Tra i discendenti del mitico Trasncriptors,
il Gyro rappresenta assieme la versione più
fedele – per la cura delle lavorazioni,
per il mantenimento dell’impianto progettuale
di base- e la più originale, per capacità
d’interpretazione ed evoluzione dei motivi
fondamentali e dei difetti di quello straordinario
oggetto, la cui produzione venne per tanti anni
curata proprio da John Michell. Un premio alla
carriera? Anche, ma solo in seconda istanza:
Un premio a un giradischi che ancor oggi ha
ben pochi rivali, da tutti i punti di vista,
e che non chiede sangue, lacrime e prestiti
bancari in cambio delle sue prestazioni. Un
vero e proprio –bellissimo- monumento
all’arte della riproduzione analogica.
Non è un caso che anche i nostri lettori
abbiano voluto, con amplissima maggioranza,
premiarlo.
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