Digitalia
Independent Awards: i dischi dell’anno
Independent
Awards nel senso che li ho assegnati io: sono
i dischi che, in questi ultimi mesi, mi sono
piaciuti di più, mi sono sembrati più significativi
e hanno passato più tempo intorno ai miei
lettori digitali e analogici. Comunque, eccoli
qua:
Musica
leggera: Bjork, Medulla, Island
(SACD ibrido stereo e multicanale, DVD-Audio)
e Caetano Veloso, A Foreign Sound,
Emarcy/Universal (SACD ibrido stereo e multicanale)
Il
disco di Bjork non è un ascolto facile, sia
per la musica, piuttosto sfidante, sia per
un suono che nessuno potrebbe definire caldo,
sia per un mix multicanale che ridefinisce
il concetto di “uso aggressivo dei
canali posteriori”. Però è significativo,
sempre interessante, mai banale o scontato;
dopo i primi ascolti la sfida rientra, per
lasciar spazio ad un’impressione di
raffinatezza, rarefazione e una certa malinconia
sotterranea.
Cambiando
completamente genere, il disco di Caetano
Veloso è l’ennesima conferma del fatto
che il bahiano è uno dei grandi della musica
popolare degli ultimi, uhm, trentacinque anni.
Qui il suono è bello e levigato; le atmosfere
generalmente concilianti, anche se il nostro
non rinuncia alle unghiate in stile Estrangeiro
(It’s Alright Ma e soprattutto Detached)
o all’ironia (Come As You Are). Probabilmente
Caetano è l’unico al mondo, oggi, che
possa cantare Feelings senza farla risultare
inascoltabile per eccesso di zucchero e sovraesposizione…
Musica
leggera, riedizioni: Nick Drake,
A Treasury, Island (SACD ibrido stereo
e multicanale)
La
miglior maniera, oggi, di comprare e ascoltare
colui che per anni è rimasto un musicista
per i musicisti e che, da qualche tempo a
questa parte, è stato riscoperto anche dal
grande pubblico. A meno di trovare un vinile
d’epoca (e anche se avrei qualcosa da
dire sulla scelta dei brani e sulla modernizzazione
di I Was Made To Love Magic), non c’è
modo migliore di sentire i suoi piccoli grandi
gioielli e di rimpiangere il fatto che se
ne sia andato così giovane.
Musica
jazz: E.S.T, Viaticum, ACT
(SACD ibrido stereo e multicanale)
Un
altro instant award, un po’ come il
Videohifi Independent Award al disco Velut
Luna. L’Esbjorn Svensson Trio trova
una nuova distribuzione italiana (Egea) e
fa uscire il proprio primo disco in SACD.
La registrazione è ottima (si dice che si
tratti di un puro DSD) anche se, probabilmente,
la dinamica e l’apertura sono limitate
dalle sovraincisioni. La musica? Beh, a volte
si sfiora il troppo consonante, per i miei
gusti – intravedo qualche flirt new
age –, ma più spesso la musica è interessante
e piuttosto innovativa dei modi e delle forme
del trio jazz. Piacevole anche per chi non
ama troppo il jazz.
Musica
classica, barocco: Telemann, Paris
Quartets Vol. 2, Florilegium, Channel
Classics (SACD ibrido stereo e multicanale)
Davvero
splendido disco di opere poco conosciute.
Musica estremamente piacevole – da raccomandare
anche a chi non ascolta musica classica, a
chi non ascolta barocca, a chi non ascolta
strumenti originali –, esecuzione attenta
e partecipata, registrazione di grande realismo.
Che volere di più?
Musica
classica, musica da camera: Beethoven,
Quartetti per Archi Vol. 7 (op. 130 e op.
133), Prazak Quartet, Praga (SACD ibrido
stereo e multicanale)
Il
Prazak conclude la sua integrale beethoveniana
su Praga con una prova splendida. E’
possibile che questa sia l’integrale
dei Quartetti dei nostri giorni (fantasiosa
e fedele). Il fatto che tre volumi siano disponibili
su SACD (e gli altri?) costituisce un’ulteriore
raccomandazione. Attenzione, tuttavia, al
fatto che la prospettiva di ripresa di questi
dischi è, come in quasi tutta la serie delle
registrazioni effettuate da Praga Digitals
in Repubblica
Ceca, molto ravvicinata e non molto ariosa:
non sono per tutti i gusti, come qualità sonora.
Musica
classica, musica orchestrale: Mahler,
Sinfonia n. 3, Royal Concertgebouw Orchestra,
R. Chailly, Decca (SACD ibrido stereo
e multicanale, CD)
Ancor
più del disco di Abbado a Lucerna, ancor più
di quanto sta facendo Tilson Thomas a San
Francisco, questo ci pare il disco mahleriano
dell’anno e il disco orchestrale dell’anno.
Al quasi coronamento della sua integrale (l’ultimo
volume è la Nona Sinfonia uscita da poco),
Chailly conferma le doti sue e della sua orchestra
(peraltro di grandissima tradizione mahleriana):
bellezza di suono, flessibilità dei tempi,
equilibrio perfetto. Bellissima registrazione,
per giunta.
Musica
classica, solistica: Beethoven,
Sonate per pianoforte vol. 1, Roland Brautigam
(fortepiano), BIS (SACD ibrido stereo e multicanale)
Sulla
fiducia per un progetto che inizia sotto i
migliori auspici, quello di una registrazione
in SACD multicanale delle Sonate di Beethoven
(accompagnato da un’altrettanto promettente
registrazione delle Sinfonie dirette da Osmo
Vanska, sempre su BIS) e che vuole essere
anche un riconoscimento ad una delle etichette
che, da anni, coniugano ottime registrazioni
a ottime interpretazioni (beh, ogni tanto
qualche ciambella non riesce col buco nemmeno
a loro), reperibili a prezzi realistici nonostante
il formato ad alta risoluzione. Brautigam
farebbe dimenticare anche a chi odia il fortepiano
che sta suonando su strumento d’epoca,
tanta è la ricchezza timbrica e dinamica,
tanto è l’impatto che riesce a tirarne
fuori.
Musica
classica, vocale: Haydn, Le Stagioni,
Solisti, Freiburg Barockorchester, Jacobs,
Harmonia Mundi France (SACD ibrido stereo
e multicanale, CD)
Perfetto,
semplicemente perfetto. La migliore interpretazione
oggi immaginabile, da parte di un direttore
e di un’orchestra che stanno dimostrando
una grandissima consistenza di risultati,
eccellenti solisti, eccellente registrazione.
D’altra parte è un’abitudine per
HMF.
Musica
classica, riedizioni: Bach, Suites
per violoncello solo, Starker, Mercury
Living Presence (SACD ibrido stereo e tre
canali) e La Tarantella, M. Beasley, L’Arpeggiata,
C. Pluhar, Alpha (SACD ibrido stereo e
multicanale)
Le
Suites stanno, in realtà, a indicare un premio
collettivo alle riedizioni Mercury che, per
la prima volta e grazie al SACD multicanale,
fanno ascoltare anche il formato originale
a tre canali di molti di questi master, oltre
a rappresentare un sicuro miglioramento rispetto
ai CD dei primi anni ’90. Restano un
po’ brillanti, ma grazie alla maggior
delicatezza sonora del SACD la resa diventa
più realistica.
La
Tarantella è uno dei grandi dischi degli ultimi
anni, la scoperta di un talento assoluto come
quello di Marco Beasley e una delle registrazioni
di classica (?) più accessibili, godibili,
coinvolgenti e commoventi che si possano sentire.
Menzioni
speciali
Qui
raggruppo alcuni dischi che non sono usciti
in alta risoluzione digitale; in due casi
si può acquistare il vinile (per i Wilco sulla
fiducia, dato che l’uscita è stata più
volte rinviata, ma l’esperienza del
precedente disco mi fa pensare che il vinile
sarà, anche qui, migliore del CD); in un caso
il prezzo è tale che si può anche accettare
il CD; nell’ultimo, sembrerebbe che
il mix SACD sia già pronto e c’è solo
da sperare che ECM si decida, finalmente,
a dar seguito alla sua unica uscita ad alta
risoluzione.
Musica
leggera:
Wilco, A Ghost is Born, Nonesuch (CD,
vinile) e Tom Waits, Real Gone, Anti,
CD e vinile)
Dopo
il precedente Yankee Hotel Foxtrot, i Wilco
si confermano una delle band del momento.
Forse meno sperimentale del precedente capolavoro
(qui le sperimentazioni sono più ovvie, ad
esempio i dieci minuti della Drone Section
di Less Than You Think), forse meno omogeneo,
ma vitale come pochi oggi sanno essere. Se
non vi sentite trasportati indietro (pensate
European Son dei Velvet) da Spiders, se non
sorridete malinconicamente (pensate Beatles
o XTC) sentendo Hummingbird, andate dal cardiologo…
E
Waits, beh, Waits è Waits. Lo ascolteremmo
anche se leggesse – tanto, cantare non
canta, ha smesso trent’anni fa –
l’elenco telefonico. Se poi ci regala
un disco con dentro una perla come Sins of
My Father, fate voi…
Musica
leggera italiana: Servillo/Girotto/Mangalavite,
L’Amico di Cordoba, il manifesto
(CD)
Otto
euro per un disco emozionante, a cui tutte
le etichette vanno strette (leggera? Forse
lieve jazz da camera, forse tango dell’intelletto.
Italiana? Per produzione sì, per cosmopolitismo
e commistione di lingue e passaporti no…)
e che oltretutto è ben confezionato e ben
registrato. Potevo non segnalarlo?
Musica
jazz:
Charles Lloyd/Billy Higgins, Which Way
is East, ECM (CD) e Brad Mehldau, Live
in Tokyo, Nonesuch (CD)
Non
è un disco facile. Non occorre ascoltarlo
tutto di seguito. E’ un mare in cui
perdersi poco per volta. E’ un disco
di sperimentazione, di esplorazione, di ricerca,
di citazioni e di commistioni, di tanti strumenti
suonati da due grandi che non hanno mai perso
il gusto di scoprire. “You
talkin’ ‘bout the journey’s
end—the journey’s just beginning”,
dice Higgins nelle note del disco. Quattro
mesi dopo se ne sarebbe andato.
Ah,
e una doverosa menzione speciale collettiva
alle riedizioni del catalogo RCA Living
Stereo, che sta facendo riscoprire, in
digitale, interpretazioni storiche con una
qualità di suono che può essere superata solo
dagli originali o dalle migliori riedizioni
in vinile.