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*RUDISTOR
SOUND SYSTEMS*
(amplificatori
per cuffie)
Ehm... non nascondo
una certa soddisfazione a ritrovarmi qui, per la seconda volta,
a dare il mio modesto contributo alla e-rivista che avete
sotto gli occhi diffusa dai Vostri monitor, soddisfazione
che é avvalorata anche da una certa credenza personale
verso detti popolari, proverbi e quant’altro; tra tutti,
mai come ora, quello di... “non c’é il
due senza tre!” :-))
Subito al dunque.
Parliamo di un
marchio che é figlio, se così posso dire, dei
nuovi sistemi di commercializzazione e diffusione, quel passa
parola multimediatico che si espande grazie a tecnologìe
oramai ampiamente usate come le e-mail, i forum, i siti internet:
RudiStor sound systems.
Alla fine della
mia prova, seguirà una breve intervista al titolare
del marchio che in seguito indicherò come “RSS”,
intervista concessami gentilmente in quel di Trieste, città
a me vicina nonchè domicilio fiscale del “patron”...
Ringrazio anche
Lallo che ha messo a disposizione la sua “sala”
;-)) per testare l’Egmont con la sua Stax, eh, eh, eh...
E’ d’obbligo
però una breve premessa: negli ultimi tempi, (chi segue
il forum assiduamente su VHF, sicuramente ne é a conoscenza),
ci sono state delle piccole diatribe su una presunta pubblicità
che questo marchio ha goduto oppure no sul forum, appunto.
Credo personalmente che questo sia vero, anche se onestamente
noto che per lo più “le lodi” (forse, talvolta
eccessive) sono state elargite da appassionati che senza conflitti
di interessi e/o senza convenienze alcune, hanno esplicitamente
reso pubblico in un eccesso momentaneo di entusiasmo...ed
io non mi tiro fuori, lo ammetto.
La grande esperienza
del Direttore Moroni, (e la professionalità del titolare
del marchio, aggiungo) hanno cercato di limitare questo “andazzo”
proprio per non recare danno al marchio stesso, ed é
(forse) proprio per questo che sono (siamo?) qui a parlare
di questi apparecchi, apparecchi che ricordo, appartengono
ad una nicchia della nicchia di mercato: amplificatori per
cuffie.
La cuffia hi-fi
è un oggetto che è sempre stato (credo quanto
i diffusori) parte integrante del catalogo hi-fi. Ampiamente
usata in ambiente pro, perchè giustamente ritenuta
indispensabile per un monitoraggio del suono, ha avuto in
ambiente domestico un altro valore: quello di elemento per
ascoltare la musica senza “disturbare” il prossimo!
Ora, non sto’
qui a fare analisi sociologiche eccetera, ma, ... saltiamo
fino ad assumere come dato di fatto che molte persone grazie
alla tecnologìa sempre più perfetta, utilizzano
la cuffia a casa come ascolto hi-end.
E’ stato
quindi “bypassato” l’ingresso jack dell’ampli
(che è molte volte assente) ed utilizzato un amplificatore
dedicato da collegarsi direttamente alla fonte, oppure (ma
con meno spirito hi-end) connesso nel tape out dell’ampli
o preampli che sia.
RSS offre un catalogo
abbastanza vasto di ampli per cuffia, sia a stato solido che
a valvole. Una linea valvolare denominata “Egmont”
é dedicata alle meravigliose cuffie elettrostatiche
Stax, l’altra a stato solido (ma ci sono anche alcuni
valvolari) per le dinamiche come Sennheiser e Grado tra tutte.
Come sempre c’è
un “outsider” che viene dal Giappone e si chiama...Sony.
Una volta c’era
la “King”, ora è stata sostituita (dopo
molti anni di ricerca!) da una denominata Qualia, una “cuffietta”
da 3000 e passa euro ;-))
Anche per questa
RSS offre un ampli...dal costo adeguato (come dal punto di
vista del suono) ed io NON la proverò e nemmeno la
riceverò per regalo, nemmeno se questo scritto venisse
pubblicato nella rubrica apposita di “Repubblica”
e nemmeno se RSS aumentasse le vendite grazie a questo mio
contributo...sigh :-(
Non citerò
prezzi e informazioni dettagliate in quanto esiste il sito
ufficiale che NON Vi allegherò ma che Vi andrete, se
interessati, a cercare con l’ottimo Google ;-))
(Se siete qua,
immagino sapete come fare...)
Ho provato un RP5
ref (a valvole NOS) con la mia Grado RS1 anche a confronto
con un Egmont “Classic” ed una Stax Lambda, che
non mi sembra più in produzione; poi un RP33 a stato
solido (di cui si parla un gran bene) con la mia solita Grado
RS1 in parallelo con la top di gamma di Sennheiser (HD650)
e, udite, udite con una Sennheiser da 30/40 euro per vedere,
anzi ascoltare che effetto fa’, una HD 457.

*RP5 ref/Grado
RS1 vs EGMONT mk3 “Classic”/Stax Lambda*
SCD777ES di Sony
con van den Hul D102 MkIII “diretto”; cavo alimentazione
(mooolto interessante! ...nuova polemica?) di Stefano Buttafoco
e SID (dischetto verde da apporre sopra il CD/SACD). Dischi
usati (CD) Bruno Cocset Les Basses Réunies “Suonata
à violoncello solo del signor Vivaldi”, Alpha2003;
Eric Bibb “Needed Time”, Opus3 in SACD.
Sono 2 sistemi
diversi (elettrostatico e dinamico) così diversi eppure
così uguali! Lo slogan potrebbe essere questo.
Eh sì, siamo
al (mio) top, al nirvana! ...Se non esistesse una certa Qualia:
qui, “uccel di bosco”... grrrrrrr.
Una armonìa
impareggiabile, una richezza di armoniche ed un dettaglio
strepitosi! Coinvolgimento al mille per mille. Che musica!
(Mi fermo, respiro).
Certo anche qui
ci sono delle preferenze: per il Vivaldi, potemmo dire sicuramante
Stax+Egmont, per Bibb (quando c’è la ritmica
di più ancora) la Grado. Insomma, l’aria, la
freschezza che sopravvale nella Stax è controbattuta
dal senso del ritmo, dal punch della Grado ma attenzione:
troviamo nel sistema elettrostatico una gamma bassa sorprendente
e, nella Grado un microdettaglio da... elettrostatico! Se
ci si trova nell’eventualità di un ascolto con
un solo sistema, allora lo possiamo definire spettacolare,
definitivo: è solo con il confronto (l’effetto
memoria che si annulla) che possiamo notare queste diversità
tra i due sistemi che lo ripeto ancora sono veramente fantastici.
Certo, per chi
soffre di “suono in testa” e non riesce ad accettare
di ascoltare la musica con la cuffia, niente si puo’
fare: ma secondo me, qualche tentativo lo dovrebbe prendere
in considerazione. Il (mio...vabbè...non é un
mistero) RP5 ref devo aggiungere scalda un po’: dopo
un oretta è bollente ma la costruzione mi sembra resistente
e, sebbene ha ancora un nonsochè di artigianale risulta
molto elegante nella sua veste nera con quel manopolone centrale
per volume.

*RP5
ref. con Grado RS1
Che dire ancora,...
l’ampli RP5 ref. come tutti gli ampli a valvole di questo
mondo, necessita di una mezzoretta per dare il meglio di se:
mai nessun rumore molesto, mai nessun segno di affaticamento,
un piccolo campione insomma.
*Egmont “Classic”
L’Egmont
(qui fotografato come dal sito ufficiale) ha un comportamento
pressochè uguale al RP5 ref., l’unico appunto
che mi permetto di segnalare é quello estetico: un
po’ “invadente” e senza una protezione adeguata
per le quattro valvole, protezione che dovrebbe evitare scottature
e rotture accidentali; una griglia credo sia necessaria anche
per rientrare nei parametri ufficiali che la Comunità
Europea esige. Certo che il suono che riesce a far sviluppare
ad una Stax fa’ dimenticare immediatamente queste mie
considerazioni che diventano immediatamente “sciocchezze”,
per noi audiofili almeno, abituati a far scorrere sui pavimenti
“tubi del gas metano”, pur di pilotare decentemente
dei minuscoli parallelepipedi sospesi su acrobatici trampoli
;-))
Tecnicamente posso
riferire che questo Egmont è un vero doppio mono, con
due manopole di volume, mentre il RP5 ref. no. Non vorrei
soffermarmi troppo con caterve di aggettivi ulteriori sul
loro comportamento sonico, perchè mi rendo conto di
trovarmi in una situazione di,... come dire, imbarazzo: insomma
vanno benissimo, troppo bene anche in virtù di non
avere dei contendenti seri. Sì, non è che ho
provato solo gli ampli di RSS, questo no! Alla Grado avevo
connesso in origine l’ampli che la Grado appunto dedica
alla sua RS1 e cioè il “mattoncino” a batterie
legnoso, detto Grado Amp...ma...non si puo’ nemmeno
riferire il divario sonico: sorry!
Gli ingressi jack
presenti negli ampli/pre/CDP, diciamo di fascia media, fanno
in pratica il lavoro dell’ampli Grado, con punte di
miglioramento in alcuni casi (Mac C2200) e nettamente al di
sotto (Grundig V1700, compatto AIWA, Luxman nonricordolasigla,
CDP Sony X370...).
Alla Stax ho provato
“l’adattatore” Stax SR7X con cablaggio sostituito
con materiale van den Hul: qui essendo il pre o l’amplificatore
a controllare il volume ed i (se presenti) toni, il divario
tra Egmont ed ampli “master”, chiamiamolo così,
è minore ma bisogna usufruire di amplificatori di grosso
calibro, veramente grosso, (io ho provato il Mac C2200!) sebbene
alla fine l’Egmont é vincente almeno per coerenza,
in quanto non c’é nessun trattamento del segnale
musicale... Mi mancano i confronti con un oggetto di de Paravicini
(EAR), gli ampli Stax ed alcuni Musical Fidelity vCan...ma
ricordo qui siamo difronte ad un mercato di nicchia della
nicchia ed appropriarsi di oggetti simili (e costosi) non
è proprio d’uso (mio) quotidiano... Così
è...se Vi pare, recitava il Manuale delle Giovani Marmotte
:-)
*RP33/Grado
RS1 vs Sennheiser HD650*
RP33 é la
sigla dell’ultima fatica del buon Rudi nella costruzione
di ampli per cuffie dinamiche. Stato solido, dual mono, possibilità
di inserire due cuffie (high position and low), ingressi per
due sorgenti commutabili con l’apposita levetta posta
accanto all’interrutore “on-off”.
(La foto sopra,
è un “little-dream” per ogni audiofilo-cuffiologo
(?!?) che si rispetti... che ne dite?)
Dunque, abbiamo
una Sennheiser HD650 con il cavo Cardas: ahemmm...lo dico
subito, questo cavo mi é davvero brutto, sarò
assuefatto al nero ed al legno della Grado, ma...azzurrino
con i finali intrecciati rosso e nero (quelli che poi si connettono
ai padiglioni) mi rovinano proprio lo stile del salotto e,
la “solita” RS1 nella versione “mia”
e per sempre “mia” :-p
Inizio descrivendo
la musica provenire da un CD di Uri Caine/G.Mahler “Urlicht”
(Winter&Winter910 004-2) e successivamente da un SACD
di Jorma Kaukonen “Blue Country Heart” (Columbia
CS86394).
Dapprima le impressioni
riportano l’ascolto sempre con una sola cuffia, in quanto
le due sono molto diverse tra loro e, qui, dobbiamo parlare
del RP33...Devo dire che dopo pochi minuti è già
caldo e si sente sia all’orecchio che sulla mano; il
suono che produce è molto “veloce”, luminoso,
“pronto” se mi spiego: all’ascolto del CD
sopra menzionato gli strumenti (e sono tanti) sono molto bèn
focalizzati, in particolar modo le percussioni; la corsa del
volume é dolce e provo la sensazione di “volere
di più”...sorprende che la musica non diventa
aggressiva nemmeno ad ascolti molto alti in termine di volume.
I fiati sono ben riprodotti e lo spazio (hey...ho una cuffia
in testa!) si crea con disinvoltura. Inserendo il SACD di
country-folk-blues del bravissimo Jorma, essendo appunto gli
strumenti a corda in questo specifico genere (leggi banjo
ecc.) con una gamma media “spostata” verso l’alto,
ho l’impressione che alla lunga ci possa essere un lieve
affaticamento, in quanto “lo spessore” musicale,
secondo me, è in po’ esile. Perchè dico
questo e soprattutto a confronto di cosa? Bè, il confronto
(ora lo dico!) è con il RP5 ref (sì, il mio
di cui parlavo prima...). Certo, la’ ci sono le valvole
e NOS anche. Direi che il suono dei due ampli, meglio dire
“la timbrica” è sostanzialmente la stessa
sebbene (oramai non é un mistero!) il calore (colore???)
delle valvole li distingue. Insomma il SACD (J. Kaukonen)
in questione con il valvolare diventa più materico
e se lo apprezza di più; il CD invece (Caine/Mahler)
rende più dolci le note altissime del pianoforte sì,
ma restringe lievemente il palco virtuale...di poco ma lo
fa’...
Brevemente ora
vorrei segnalarVi il comportamento delle due “Top”
con l’ampli RP33 e gli stessi dischi di prima; un confronto
quindi tra cuffie.
Lo dico subito:
Grado batte Sennheiser ( e qui già mi sento le voci
senza ciddì ;-)
La tedesca ha certamente
uno “stage” virtuale più ampio, quasi un
enfasi, un rilascio delle note di qualche microsecondo maggiore...insomma
volgarmente un eco o delay che vogliate é presente...
ma risulta davvero esile nel medio-basso: no, non è
che non sia una grande cuffia, anzi...probabilmente all’ascolto
di trii, quartetti di musica antica, barocca e, forse, orcheste
sinfoniche con un programma “tranquillo” si potrebbe
anche preferire ma... la Grado, Signori miei, se ricordate
quanto ho scritto anche quando era messa in competizione alla
vecchia Stax, davvero é notevole. Dove esista un qualunque
strumento elettrificato oppure dove venga richiesta una incisività
in termini di punch, (anche nel classico eh...!!!) di corpo,
diventa impareggiabile. Oso gettare una “pulce”
che facilmente potete interpretare come provocazione: chissà
se dovrei ricredermi delle prestazioni in gamma bassa della
tedesca SE, dico SE, avessi usato il suo cavo originale? (he,
he, he...)
Ora, per concludere,
cosa dovrei dire? Mah, vista la “flessibilità”
del RP33 se dovessi scegliere tra questo ed il valvolare,
forse Vi stupirò, ma preferirei lo stato solido, sì
il RP33. La possibilità di usare due cuffie e soprattutto
due ingressi, specie per chi vuole fare un sistemino “definitivo”
e svincolato dai diffusori ed ambiente circostante è
molto molto alettante...
ADDENDUM
...un po’
arrossisco...ma...ehmm...ho rifatto a distanza di una giornata
gli ascolti comparati ed ora, non sono così tanto sicuro
nel dire Grado batte Sennheiser, almeno non così nettamente
come si poteva supporre da quanto ho scritto prima...Hey,
non ho nessuna “rivelazione”: mi emoziono, e,
per onestà intellettuale riconosco che forse ho calcato
un po’ troppo con quella affermazione. E’ una
rivista (VHF) libera, non c’é nessuna “forzatura”:
dico quello che mi pare, dico la verità, la mia verità!
E nel caso specifico, ascoltando il SACD di Norah Jones nel
meraviglioso brano “Seven Years” (una confezione
notevole dal punto di vista del lavoro dei tecnici di studio:
registrazione moderna, pulitissima, coerente, dosi di mixing
e “overdubs” sapienti e mai aggressive, tanto
da far sembrare naturale anche il falsetto della voce della
Jones, un bel bijoux insomma) i ticchettìi ed i sfregamenti
sulle corde delle chitarre sono meravigliosi con la Sennheiser,
lo spazio e gli echi aggiunti in studio sono affascinanti...non
che con la Grado siano molto meno...ma forse il basso copre
la magìa dei silenzi...
AH, SE LA HD650
AVESSE PIU’ BASSO! ...AH, SE LA GRADO FOSSE UN PO’
PIU’ APERTA!
...
LO “SCHERZO”
HD 457 con RP33
Molto, molto brevemente.
Queste cuffie sono
stare costruite (sonicamente intendo) per essere abbinate
ad oggettini portatili economici, strumenti tipo tastiere
e così via. Significa che hanno una gamma bassa enfatizzata,
esaltata per “correggere” le prestazioni dei “giocattoli”
che ho elencato. Ma come suona con un amplificatore simile?
Direi bene, senz’altro. Se ci scordiamo per un attimo
dell’”esaltazione” che ho scritto, il sound
é piacevole; la scena riprodotta è costipata,
d’accordo...ma la timbrica degli strumenti è
quella!
Certo, indossando
una cuffia dobbiamo svincolarci da tutte le problematiche
possibili già in partenza, senza limitazioni di sorta;
una cuffia da 30 euro di limiti ne ha molti, specie quando
confrontata con monumenti sonici come appunto la Grado RS1,
la HD650, e poche altre ancora...ma di uno scherzo si trattava
:-))
*L’INTERVISTA*
Seduti sopra una
scomodissima e fredda mensola di pietra d’Aurisìna
(eh sì, siamo vicini a Trieste, città del “nostro”,
in un bar “Bianco”, scambio volentieri le classiche
quattro chiacchiere tra appassionati che durano...un’ora
abbondante.
Cerco brevemente
di riassumere qui cio’ che è più pertinente
con la prova in oggetto, ringraziando l’amico Tino per
i suggerimenti che mi ha dato formulando per me delle domande
“tecniche”...
(Non userò
la forma del dialogo “domanda + risposta”, perchè
non avevo a disposizione un registratore e, la chiacchierata
è stata come quella tra due amici che spesso “deviano”
il discorso per enfatizzarlo con proprie esperienze e poi
“ritornano” al nesso semplicemente. E’ una
sintesi, quindi che tiene in evidenza i passaggi che focalizzano
le mie richieste di intervistatore...)
Rudi
RudiStor, mi dice,
sebbene non è una Azienda “classica” come
molti possono immaginare, cioè: stabilimento, agenti
di vendita, segretarie eccetera, non è esattamente
nemmeno quella Impresa che assembla tutto in famiglia, e costruisce
in cantina. E’ figlia, questo sì, dei nostri
tempi, che grazie alle “nuove” tecnologìe,
fra tutte internet, si propone al consumatore.
La sede legale
ed amministrativa è a Manchester (GB). La produzione
per i prodotti a stato solido, attualmente si trova in Italia
ed in Inghilterra, presso Aziende che attuano il “conto
terzi”: gli arriva un file e, in quattro e quattr’otto
partono con la produzione! Per quanto riguarda la linea “Egmont”
(valvole), invece, viene fatto tutto in modo artigianale qui
da lui medesimo. Ovviamente è qui (Trieste) che grazie
anche alla strumentazione che possiede, egli fa’ progettazione
e ricerca. Visto che la percentuale dei prodotti che vengono
commercializzati qui in Italia è solo il 10% circa,
è ancora lui che si occupa della spedizione degli stessi,
mentre dei corrispondenti in loco si occupano della spedizione
per il resto della produzione che, ricordo, è concentrata
(90%!) in Giappone, Corea e Taiwan, senza dimenticare gli
USA...
Oltre agli ampli
per cuffia, continua Rudi, è in fase “definitiva”
un finalino da 15+15W a stato solido che puo’ essere
implementato dal pre (ed è questo “l’oggetto”
che mi piace di più;-) m o d u l a r e che oltre le
opzioni “phono” e telecomando avrà (non
so’ perchè ma me lo aspettavo :-) un’uscita
cuffia che se non è un mini RP33...poco ci manca! Sì,
aggiunge, sono prodotti di fascia alta: niente risparmi di
produzione, tutto finalizzato al buon ascolto.
Poi, è praticamente
pronto un ampli a batterie di fascia bassa per pilotare le
cuffiette “alla walkman” e, un po’ più
in là, un pre-phono.
Passiamo poi, dopo
un caffettino a delle domande un po’ più tecniche.
Gli chiedo quando progetta ampli, quanta importanza dedica
all’alimentazione in relazione anche al tipo di amplificazione,
push pull o single ended che sia...E’ fondamentale,
risponde togliendomi ogni dubbio: praticamente è importantissima
la cura che bisogna porre specie quando il tutto è
in classe A, come i miei ampli per cuffia.
Continuo chiedendogli
se ritiene più importante nei suoi progetti, la qualità
dei circuiti elettrici (topologìa) o quella intrinseca
dei singoli componenti...
Entrambe le cose,
risponde, sebbene in maniera più marcata verso alla
qualità del singolo componente in quanto i circuiti
(miei) sono “semplici”. Ma, aggiunge, non do’
molta importanza alla marca blasonata del componente, preferisco
selezionarlo, come dire, anche in relazione al risultato finale
(nel contesto del progètto) dal punto di vista dell’ascolto.
Più “semplice” é il progetto, più
importante diventa la qualità del singolo componente
ed è proprio da progetti semplici, che però
nella loro semplicità necessitano di moltissimo tempo
di progettazione, che nascono prodotti ben suonanti, hi-end,
se vogliamo...
Ancora, gli chiedo,
quali componenti elettronici o sistemi circuitali hanno avuto
maggior sviluppo, secondo lui, dalla tecnologìa negli
ultimi 10 anni.
Mi risponde indicando
senza esitazione che i DAC sono quelli che hanno goduto delle
migliorìe più sostanziose, ed in misura minore
gli operazionali, soprattutto quelli a basso voltaggio, mentre
per il resto “ é praticamente tutto già
conosciuto...”
Finisco chiedendo
(il culo mi fa’ male: la seduta è terribile:-(
se conviene che le cuffie hanno nella maggior dote una insuperabile
trasparenza e definizione...e se ciò é dovuto
in quanto hanno una minore variazione della fase acustica
rispetto ai corrispondenti diffusori tradizionali. Brevemente,
(anche lui stà soffrendo...me ne accorgo) dice che
sì l’equipaggio mobile é più leggero
e basta una potenza minima per spostare le membrane meccanicamente,
sicuramente poi, questo, contribuisce ad avere un dettaglio
ed una trasparenza straordinari. Prima del saluto finale,
oramai in piedi gli strappo una battuta: - Digitale o analogico?
- Diplomaticamente (fin troppo) mi risponde digitale in termini
assoluti, analogico se consideriamo il piacere di ascolto
che è legato alla nostra umana imperfezione di recepire
le informazioni con le orecchie...che ci vengono fornite di
serie, aggiungo io.
Ecco, questo è
il resoconto (opportunamente ristretto) del tempo che ho trascorso
con Rudi che, lo voglio dire, mi pare progetti bene i suoi
ampli soprattutto perchè oltre alle grandi conoscenze
tecniche eccetera, sia prima di tutto un buon “ascoltone”
ed io, “quella gente lì”, la stimo profondamente!
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