Numero 14
Editoriale
Awards
Omicron Pi Greco
Rudistor Sound System
La Pulce nell'orecchio
Milano Hi-End 2005
Home

 

 

RUDISTOR SOUND SYSTEMS
Di Luca del Negro
 

 

 

 

 

 

 
 

*RUDISTOR SOUND SYSTEMS*

(amplificatori per cuffie)

Ehm... non nascondo una certa soddisfazione a ritrovarmi qui, per la seconda volta, a dare il mio modesto contributo alla e-rivista che avete sotto gli occhi diffusa dai Vostri monitor, soddisfazione che é avvalorata anche da una certa credenza personale verso detti popolari, proverbi e quant’altro; tra tutti, mai come ora, quello di... “non c’é il due senza tre!” :-))

Subito al dunque.

Parliamo di un marchio che é figlio, se così posso dire, dei nuovi sistemi di commercializzazione e diffusione, quel passa parola multimediatico che si espande grazie a tecnologìe oramai ampiamente usate come le e-mail, i forum, i siti internet: RudiStor sound systems.

Alla fine della mia prova, seguirà una breve intervista al titolare del marchio che in seguito indicherò come “RSS”, intervista concessami gentilmente in quel di Trieste, città a me vicina nonchè domicilio fiscale del “patron”...

Ringrazio anche Lallo che ha messo a disposizione la sua “sala” ;-)) per testare l’Egmont con la sua Stax, eh, eh, eh...

E’ d’obbligo però una breve premessa: negli ultimi tempi, (chi segue il forum assiduamente su VHF, sicuramente ne é a conoscenza), ci sono state delle piccole diatribe su una presunta pubblicità che questo marchio ha goduto oppure no sul forum, appunto. Credo personalmente che questo sia vero, anche se onestamente noto che per lo più “le lodi” (forse, talvolta eccessive) sono state elargite da appassionati che senza conflitti di interessi e/o senza convenienze alcune, hanno esplicitamente reso pubblico in un eccesso momentaneo di entusiasmo...ed io non mi tiro fuori, lo ammetto.

La grande esperienza del Direttore Moroni, (e la professionalità del titolare del marchio, aggiungo) hanno cercato di limitare questo “andazzo” proprio per non recare danno al marchio stesso, ed é (forse) proprio per questo che sono (siamo?) qui a parlare di questi apparecchi, apparecchi che ricordo, appartengono ad una nicchia della nicchia di mercato: amplificatori per cuffie.

La cuffia hi-fi è un oggetto che è sempre stato (credo quanto i diffusori) parte integrante del catalogo hi-fi. Ampiamente usata in ambiente pro, perchè giustamente ritenuta indispensabile per un monitoraggio del suono, ha avuto in ambiente domestico un altro valore: quello di elemento per ascoltare la musica senza “disturbare” il prossimo!

Ora, non sto’ qui a fare analisi sociologiche eccetera, ma, ... saltiamo fino ad assumere come dato di fatto che molte persone grazie alla tecnologìa sempre più perfetta, utilizzano la cuffia a casa come ascolto hi-end.

E’ stato quindi “bypassato” l’ingresso jack dell’ampli (che è molte volte assente) ed utilizzato un amplificatore dedicato da collegarsi direttamente alla fonte, oppure (ma con meno spirito hi-end) connesso nel tape out dell’ampli o preampli che sia.

RSS offre un catalogo abbastanza vasto di ampli per cuffia, sia a stato solido che a valvole. Una linea valvolare denominata “Egmont” é dedicata alle meravigliose cuffie elettrostatiche Stax, l’altra a stato solido (ma ci sono anche alcuni valvolari) per le dinamiche come Sennheiser e Grado tra tutte.

Come sempre c’è un “outsider” che viene dal Giappone e si chiama...Sony.

Una volta c’era la “King”, ora è stata sostituita (dopo molti anni di ricerca!) da una denominata Qualia, una “cuffietta” da 3000 e passa euro ;-))

Anche per questa RSS offre un ampli...dal costo adeguato (come dal punto di vista del suono) ed io NON la proverò e nemmeno la riceverò per regalo, nemmeno se questo scritto venisse pubblicato nella rubrica apposita di “Repubblica” e nemmeno se RSS aumentasse le vendite grazie a questo mio contributo...sigh :-(

Non citerò prezzi e informazioni dettagliate in quanto esiste il sito ufficiale che NON Vi allegherò ma che Vi andrete, se interessati, a cercare con l’ottimo Google ;-))

(Se siete qua, immagino sapete come fare...)

Ho provato un RP5 ref (a valvole NOS) con la mia Grado RS1 anche a confronto con un Egmont “Classic” ed una Stax Lambda, che non mi sembra più in produzione; poi un RP33 a stato solido (di cui si parla un gran bene) con la mia solita Grado RS1 in parallelo con la top di gamma di Sennheiser (HD650) e, udite, udite con una Sennheiser da 30/40 euro per vedere, anzi ascoltare che effetto fa’, una HD 457.

*RP5 ref/Grado RS1 vs EGMONT mk3 “Classic”/Stax Lambda*

SCD777ES di Sony con van den Hul D102 MkIII “diretto”; cavo alimentazione (mooolto interessante! ...nuova polemica?) di Stefano Buttafoco e SID (dischetto verde da apporre sopra il CD/SACD). Dischi usati (CD) Bruno Cocset Les Basses Réunies “Suonata à violoncello solo del signor Vivaldi”, Alpha2003; Eric Bibb “Needed Time”, Opus3 in SACD.

Sono 2 sistemi diversi (elettrostatico e dinamico) così diversi eppure così uguali! Lo slogan potrebbe essere questo.

Eh sì, siamo al (mio) top, al nirvana! ...Se non esistesse una certa Qualia: qui, “uccel di bosco”... grrrrrrr.

Una armonìa impareggiabile, una richezza di armoniche ed un dettaglio strepitosi! Coinvolgimento al mille per mille. Che musica! (Mi fermo, respiro).

Certo anche qui ci sono delle preferenze: per il Vivaldi, potemmo dire sicuramante Stax+Egmont, per Bibb (quando c’è la ritmica di più ancora) la Grado. Insomma, l’aria, la freschezza che sopravvale nella Stax è controbattuta dal senso del ritmo, dal punch della Grado ma attenzione: troviamo nel sistema elettrostatico una gamma bassa sorprendente e, nella Grado un microdettaglio da... elettrostatico! Se ci si trova nell’eventualità di un ascolto con un solo sistema, allora lo possiamo definire spettacolare, definitivo: è solo con il confronto (l’effetto memoria che si annulla) che possiamo notare queste diversità tra i due sistemi che lo ripeto ancora sono veramente fantastici.

Certo, per chi soffre di “suono in testa” e non riesce ad accettare di ascoltare la musica con la cuffia, niente si puo’ fare: ma secondo me, qualche tentativo lo dovrebbe prendere in considerazione. Il (mio...vabbè...non é un mistero) RP5 ref devo aggiungere scalda un po’: dopo un oretta è bollente ma la costruzione mi sembra resistente e, sebbene ha ancora un nonsochè di artigianale risulta molto elegante nella sua veste nera con quel manopolone centrale per volume.

*RP5 ref. con Grado RS1

Che dire ancora,... l’ampli RP5 ref. come tutti gli ampli a valvole di questo mondo, necessita di una mezzoretta per dare il meglio di se: mai nessun rumore molesto, mai nessun segno di affaticamento, un piccolo campione insomma.

*Egmont “Classic”

L’Egmont (qui fotografato come dal sito ufficiale) ha un comportamento pressochè uguale al RP5 ref., l’unico appunto che mi permetto di segnalare é quello estetico: un po’ “invadente” e senza una protezione adeguata per le quattro valvole, protezione che dovrebbe evitare scottature e rotture accidentali; una griglia credo sia necessaria anche per rientrare nei parametri ufficiali che la Comunità Europea esige. Certo che il suono che riesce a far sviluppare ad una Stax fa’ dimenticare immediatamente queste mie considerazioni che diventano immediatamente “sciocchezze”, per noi audiofili almeno, abituati a far scorrere sui pavimenti “tubi del gas metano”, pur di pilotare decentemente dei minuscoli parallelepipedi sospesi su acrobatici trampoli ;-))

Tecnicamente posso riferire che questo Egmont è un vero doppio mono, con due manopole di volume, mentre il RP5 ref. no. Non vorrei soffermarmi troppo con caterve di aggettivi ulteriori sul loro comportamento sonico, perchè mi rendo conto di trovarmi in una situazione di,... come dire, imbarazzo: insomma vanno benissimo, troppo bene anche in virtù di non avere dei contendenti seri. Sì, non è che ho provato solo gli ampli di RSS, questo no! Alla Grado avevo connesso in origine l’ampli che la Grado appunto dedica alla sua RS1 e cioè il “mattoncino” a batterie legnoso, detto Grado Amp...ma...non si puo’ nemmeno riferire il divario sonico: sorry!

Gli ingressi jack presenti negli ampli/pre/CDP, diciamo di fascia media, fanno in pratica il lavoro dell’ampli Grado, con punte di miglioramento in alcuni casi (Mac C2200) e nettamente al di sotto (Grundig V1700, compatto AIWA, Luxman nonricordolasigla, CDP Sony X370...).

Alla Stax ho provato “l’adattatore” Stax SR7X con cablaggio sostituito con materiale van den Hul: qui essendo il pre o l’amplificatore a controllare il volume ed i (se presenti) toni, il divario tra Egmont ed ampli “master”, chiamiamolo così, è minore ma bisogna usufruire di amplificatori di grosso calibro, veramente grosso, (io ho provato il Mac C2200!) sebbene alla fine l’Egmont é vincente almeno per coerenza, in quanto non c’é nessun trattamento del segnale musicale... Mi mancano i confronti con un oggetto di de Paravicini (EAR), gli ampli Stax ed alcuni Musical Fidelity vCan...ma ricordo qui siamo difronte ad un mercato di nicchia della nicchia ed appropriarsi di oggetti simili (e costosi) non è proprio d’uso (mio) quotidiano... Così è...se Vi pare, recitava il Manuale delle Giovani Marmotte :-)

*RP33/Grado RS1 vs Sennheiser HD650*

RP33 é la sigla dell’ultima fatica del buon Rudi nella costruzione di ampli per cuffie dinamiche. Stato solido, dual mono, possibilità di inserire due cuffie (high position and low), ingressi per due sorgenti commutabili con l’apposita levetta posta accanto all’interrutore “on-off”.

(La foto sopra, è un “little-dream” per ogni audiofilo-cuffiologo (?!?) che si rispetti... che ne dite?)

Dunque, abbiamo una Sennheiser HD650 con il cavo Cardas: ahemmm...lo dico subito, questo cavo mi é davvero brutto, sarò assuefatto al nero ed al legno della Grado, ma...azzurrino con i finali intrecciati rosso e nero (quelli che poi si connettono ai padiglioni) mi rovinano proprio lo stile del salotto e, la “solita” RS1 nella versione “mia” e per sempre “mia” :-p

Inizio descrivendo la musica provenire da un CD di Uri Caine/G.Mahler “Urlicht” (Winter&Winter910 004-2) e successivamente da un SACD di Jorma Kaukonen “Blue Country Heart” (Columbia CS86394).

Dapprima le impressioni riportano l’ascolto sempre con una sola cuffia, in quanto le due sono molto diverse tra loro e, qui, dobbiamo parlare del RP33...Devo dire che dopo pochi minuti è già caldo e si sente sia all’orecchio che sulla mano; il suono che produce è molto “veloce”, luminoso, “pronto” se mi spiego: all’ascolto del CD sopra menzionato gli strumenti (e sono tanti) sono molto bèn focalizzati, in particolar modo le percussioni; la corsa del volume é dolce e provo la sensazione di “volere di più”...sorprende che la musica non diventa aggressiva nemmeno ad ascolti molto alti in termine di volume. I fiati sono ben riprodotti e lo spazio (hey...ho una cuffia in testa!) si crea con disinvoltura. Inserendo il SACD di country-folk-blues del bravissimo Jorma, essendo appunto gli strumenti a corda in questo specifico genere (leggi banjo ecc.) con una gamma media “spostata” verso l’alto, ho l’impressione che alla lunga ci possa essere un lieve affaticamento, in quanto “lo spessore” musicale, secondo me, è in po’ esile. Perchè dico questo e soprattutto a confronto di cosa? Bè, il confronto (ora lo dico!) è con il RP5 ref (sì, il mio di cui parlavo prima...). Certo, la’ ci sono le valvole e NOS anche. Direi che il suono dei due ampli, meglio dire “la timbrica” è sostanzialmente la stessa sebbene (oramai non é un mistero!) il calore (colore???) delle valvole li distingue. Insomma il SACD (J. Kaukonen) in questione con il valvolare diventa più materico e se lo apprezza di più; il CD invece (Caine/Mahler) rende più dolci le note altissime del pianoforte sì, ma restringe lievemente il palco virtuale...di poco ma lo fa’...

 

Brevemente ora vorrei segnalarVi il comportamento delle due “Top” con l’ampli RP33 e gli stessi dischi di prima; un confronto quindi tra cuffie.

Lo dico subito: Grado batte Sennheiser ( e qui già mi sento le voci senza ciddì ;-)

La tedesca ha certamente uno “stage” virtuale più ampio, quasi un enfasi, un rilascio delle note di qualche microsecondo maggiore...insomma volgarmente un eco o delay che vogliate é presente... ma risulta davvero esile nel medio-basso: no, non è che non sia una grande cuffia, anzi...probabilmente all’ascolto di trii, quartetti di musica antica, barocca e, forse, orcheste sinfoniche con un programma “tranquillo” si potrebbe anche preferire ma... la Grado, Signori miei, se ricordate quanto ho scritto anche quando era messa in competizione alla vecchia Stax, davvero é notevole. Dove esista un qualunque strumento elettrificato oppure dove venga richiesta una incisività in termini di punch, (anche nel classico eh...!!!) di corpo, diventa impareggiabile. Oso gettare una “pulce” che facilmente potete interpretare come provocazione: chissà se dovrei ricredermi delle prestazioni in gamma bassa della tedesca SE, dico SE, avessi usato il suo cavo originale? (he, he, he...)

Ora, per concludere, cosa dovrei dire? Mah, vista la “flessibilità” del RP33 se dovessi scegliere tra questo ed il valvolare, forse Vi stupirò, ma preferirei lo stato solido, sì il RP33. La possibilità di usare due cuffie e soprattutto due ingressi, specie per chi vuole fare un sistemino “definitivo” e svincolato dai diffusori ed ambiente circostante è molto molto alettante...

ADDENDUM

...un po’ arrossisco...ma...ehmm...ho rifatto a distanza di una giornata gli ascolti comparati ed ora, non sono così tanto sicuro nel dire Grado batte Sennheiser, almeno non così nettamente come si poteva supporre da quanto ho scritto prima...Hey, non ho nessuna “rivelazione”: mi emoziono, e, per onestà intellettuale riconosco che forse ho calcato un po’ troppo con quella affermazione. E’ una rivista (VHF) libera, non c’é nessuna “forzatura”: dico quello che mi pare, dico la verità, la mia verità! E nel caso specifico, ascoltando il SACD di Norah Jones nel meraviglioso brano “Seven Years” (una confezione notevole dal punto di vista del lavoro dei tecnici di studio: registrazione moderna, pulitissima, coerente, dosi di mixing e “overdubs” sapienti e mai aggressive, tanto da far sembrare naturale anche il falsetto della voce della Jones, un bel bijoux insomma) i ticchettìi ed i sfregamenti sulle corde delle chitarre sono meravigliosi con la Sennheiser, lo spazio e gli echi aggiunti in studio sono affascinanti...non che con la Grado siano molto meno...ma forse il basso copre la magìa dei silenzi...

AH, SE LA HD650 AVESSE PIU’ BASSO! ...AH, SE LA GRADO FOSSE UN PO’ PIU’ APERTA!

...

LO “SCHERZO” HD 457 con RP33

Molto, molto brevemente.

Queste cuffie sono stare costruite (sonicamente intendo) per essere abbinate ad oggettini portatili economici, strumenti tipo tastiere e così via. Significa che hanno una gamma bassa enfatizzata, esaltata per “correggere” le prestazioni dei “giocattoli” che ho elencato. Ma come suona con un amplificatore simile? Direi bene, senz’altro. Se ci scordiamo per un attimo dell’”esaltazione” che ho scritto, il sound é piacevole; la scena riprodotta è costipata, d’accordo...ma la timbrica degli strumenti è quella!

Certo, indossando una cuffia dobbiamo svincolarci da tutte le problematiche possibili già in partenza, senza limitazioni di sorta; una cuffia da 30 euro di limiti ne ha molti, specie quando confrontata con monumenti sonici come appunto la Grado RS1, la HD650, e poche altre ancora...ma di uno scherzo si trattava :-))

*L’INTERVISTA*

Seduti sopra una scomodissima e fredda mensola di pietra d’Aurisìna (eh sì, siamo vicini a Trieste, città del “nostro”, in un bar “Bianco”, scambio volentieri le classiche quattro chiacchiere tra appassionati che durano...un’ora abbondante.

Cerco brevemente di riassumere qui cio’ che è più pertinente con la prova in oggetto, ringraziando l’amico Tino per i suggerimenti che mi ha dato formulando per me delle domande “tecniche”...

(Non userò la forma del dialogo “domanda + risposta”, perchè non avevo a disposizione un registratore e, la chiacchierata è stata come quella tra due amici che spesso “deviano” il discorso per enfatizzarlo con proprie esperienze e poi “ritornano” al nesso semplicemente. E’ una sintesi, quindi che tiene in evidenza i passaggi che focalizzano le mie richieste di intervistatore...)

Rudi

RudiStor, mi dice, sebbene non è una Azienda “classica” come molti possono immaginare, cioè: stabilimento, agenti di vendita, segretarie eccetera, non è esattamente nemmeno quella Impresa che assembla tutto in famiglia, e costruisce in cantina. E’ figlia, questo sì, dei nostri tempi, che grazie alle “nuove” tecnologìe, fra tutte internet, si propone al consumatore.

La sede legale ed amministrativa è a Manchester (GB). La produzione per i prodotti a stato solido, attualmente si trova in Italia ed in Inghilterra, presso Aziende che attuano il “conto terzi”: gli arriva un file e, in quattro e quattr’otto partono con la produzione! Per quanto riguarda la linea “Egmont” (valvole), invece, viene fatto tutto in modo artigianale qui da lui medesimo. Ovviamente è qui (Trieste) che grazie anche alla strumentazione che possiede, egli fa’ progettazione e ricerca. Visto che la percentuale dei prodotti che vengono commercializzati qui in Italia è solo il 10% circa, è ancora lui che si occupa della spedizione degli stessi, mentre dei corrispondenti in loco si occupano della spedizione per il resto della produzione che, ricordo, è concentrata (90%!) in Giappone, Corea e Taiwan, senza dimenticare gli USA...

Oltre agli ampli per cuffia, continua Rudi, è in fase “definitiva” un finalino da 15+15W a stato solido che puo’ essere implementato dal pre (ed è questo “l’oggetto” che mi piace di più;-) m o d u l a r e che oltre le opzioni “phono” e telecomando avrà (non so’ perchè ma me lo aspettavo :-) un’uscita cuffia che se non è un mini RP33...poco ci manca! Sì, aggiunge, sono prodotti di fascia alta: niente risparmi di produzione, tutto finalizzato al buon ascolto.

Poi, è praticamente pronto un ampli a batterie di fascia bassa per pilotare le cuffiette “alla walkman” e, un po’ più in là, un pre-phono.

Passiamo poi, dopo un caffettino a delle domande un po’ più tecniche. Gli chiedo quando progetta ampli, quanta importanza dedica all’alimentazione in relazione anche al tipo di amplificazione, push pull o single ended che sia...E’ fondamentale, risponde togliendomi ogni dubbio: praticamente è importantissima la cura che bisogna porre specie quando il tutto è in classe A, come i miei ampli per cuffia.

Continuo chiedendogli se ritiene più importante nei suoi progetti, la qualità dei circuiti elettrici (topologìa) o quella intrinseca dei singoli componenti...

Entrambe le cose, risponde, sebbene in maniera più marcata verso alla qualità del singolo componente in quanto i circuiti (miei) sono “semplici”. Ma, aggiunge, non do’ molta importanza alla marca blasonata del componente, preferisco selezionarlo, come dire, anche in relazione al risultato finale (nel contesto del progètto) dal punto di vista dell’ascolto. Più “semplice” é il progetto, più importante diventa la qualità del singolo componente ed è proprio da progetti semplici, che però nella loro semplicità necessitano di moltissimo tempo di progettazione, che nascono prodotti ben suonanti, hi-end, se vogliamo...

Ancora, gli chiedo, quali componenti elettronici o sistemi circuitali hanno avuto maggior sviluppo, secondo lui, dalla tecnologìa negli ultimi 10 anni.

Mi risponde indicando senza esitazione che i DAC sono quelli che hanno goduto delle migliorìe più sostanziose, ed in misura minore gli operazionali, soprattutto quelli a basso voltaggio, mentre per il resto “ é praticamente tutto già conosciuto...”

Finisco chiedendo (il culo mi fa’ male: la seduta è terribile:-( se conviene che le cuffie hanno nella maggior dote una insuperabile trasparenza e definizione...e se ciò é dovuto in quanto hanno una minore variazione della fase acustica rispetto ai corrispondenti diffusori tradizionali. Brevemente, (anche lui stà soffrendo...me ne accorgo) dice che sì l’equipaggio mobile é più leggero e basta una potenza minima per spostare le membrane meccanicamente, sicuramente poi, questo, contribuisce ad avere un dettaglio ed una trasparenza straordinari. Prima del saluto finale, oramai in piedi gli strappo una battuta: - Digitale o analogico? - Diplomaticamente (fin troppo) mi risponde digitale in termini assoluti, analogico se consideriamo il piacere di ascolto che è legato alla nostra umana imperfezione di recepire le informazioni con le orecchie...che ci vengono fornite di serie, aggiungo io.

Ecco, questo è il resoconto (opportunamente ristretto) del tempo che ho trascorso con Rudi che, lo voglio dire, mi pare progetti bene i suoi ampli soprattutto perchè oltre alle grandi conoscenze tecniche eccetera, sia prima di tutto un buon “ascoltone” ed io, “quella gente lì”, la stimo profondamente!

 



 

 

 

 

 

 
 
 

 

Stampa la pagina Stampa la pagina 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
© Copyright 2005 VIDEOHIFI.com
 

 

Logo Logo