Numero 13
Editoriale
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Guida Videoproiezione
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LA PULCE NELL’ORECCHIO.
Di Francesco Bollorino
 

 

 

 

     
 

"Al primo posto metterei le riviste.

Ogni mese in un’orgia multilinguistica, un "vero audiofilo" non può non leggere "anche" Stereophile almeno sul web, ci propinano novità e prove di ascolto che minano alla radice costantemente e in sempre nuove forme le nostre convinzioni sul buon suono del nostro impianto.

Il bello è che la carta "non suona" ma "descrive" le costanti meraviglie di costantemente nuove apparecchiature in un continuo spostamento in avanti, in un continuo rimescolamento delle graduatorie di merito.

L’HIFI è il "trenino Rivarossi" per adulti maschi consenzienti nella ferma volontà di autoflagellarsi.

Al secondo posto metterei gli "amici", quelli che ti piombano in casa per sentire la tua ultima "conquista" e rimangono in silenzio ad ascoltare con la bocca un po’ storta frenando a malapena disgusto e derisione.

Al terzo posto metterei le fiere high end: possibile che tutti, dico tutti gli impianti suonino "da Dio" creando voglie e sconforti senza fine.

Al quarto posto metterei il nostro pusher di fiducia che, passandolo a trovare ci invita nella sala d’ascolto a sentire il nuovo modello di diffusore o di ampli che gli è arrivato e come il maligno con San Girolamo nel deserto ci tenta con l’offerta di un part exchange allentante quanto necessariamente a tempo limitato.

Non volendo lasciare nulla di intentato vorrei che queste colonne rappresentassero per chi legge un’ulteriore "Pulce nell’orecchio" nella catena di Sant’Antonio del masochismo costituzionale di ogni appassionato."

 

 

BLACKNOISE

L’arte del tweaking, delle modifiche è una passione ben radicata nel mondo degli audiofili, ci sono due categorie di tweakers: quelli armati di saldatore e di buone conoscenze tecniche e/o di fiducia illimitata nei consigli ricevuti che intervengono a volte pesantemente all’interno delle elettroniche e quelli come me che cercano e, a volte, trovano addons per il loro impianto alla ricerca a volte fruttuosa di una ottimale messa a punto, spesso più importante di un cambio di elettroniche o diffusori e spesso meno onerosa rispetto ai cambi, anche perché il problema in certi casi anziché diminuire si ingrandisce visto che il suono di uno stereo non è MAI frutto della somma delle addendi ma dalla sinergia perfetta che si riesce a creare tra componenti scelti, nel tempo e con molta calma con questo obiettivo in mente e messi in condizione di "rendere al meglio" delle loro possibilità eliminando in primis problemi "di base" che possono essere a monte di qualunque combinazione noi si metta insieme.

In altre parole sono personalmente convinto che solo dopo che avremo "tirato fuori tutto" dal nostro impianto esistente, potremo intervenire su di esso con eventuali modifiche ben ponderate e mirate ad un reale passo in avanti della qualità complessiva del risultato sonoro che andiamo cercando sempre in termini relativi si intende al nostro gusto musicale e di ascolto e al budget di cui possiamo disporre.

In questo primo appuntamento mi occuperò di due "nemici dichiarati" del buon suono: la scarsa qualità dell’elettricità di casa e le vibrazioni e di come ho provato a porvi rimedio.

Roberto Amato è un simpatico romano che ha avviato la produzione e commercializzazione, sotto il nome Systems and Magic (http://www.systemsandmagic.com) dei BLACKNOISE, sorta di ciabatte, molto eleganti esteticamente, a due prese che contengono, al loro interno, un sistema di filtratura del segnale elettrico che va alle elettroniche del nostro impianto.

Ho scoperto la loro esistenza in rete, ne ho sentito parlare, non mi sono voluto far scappare l’occasione di provarli.

Si tratta di filtri di rete e non di un condizionatori ma il principio di base su cui poggiano la loro esistenza è lo stesso: i nostri impianti "vivono" di elettricità e quanto è "più buona" tanto meglio "dovrebbero" suonare.

La qualità della rete elettrica, in effetti, varia molto da quartiere a quartiere e all’interno di una appartamento tutte le apparecchiature di casa connesse "possono", influenzando a volte pesantemente il segnale, aggiugendo "rumore", degradare la qualità della corrente che inviamo alle apparecchiature hifi.

Quando ho ristrutturato casa mia ho fatto fare una linea diretta che portasse corrente nella stanza dove avrei poi messo il mio impianto principale, per altro a Genova l’Enel non fa particolari sfracelli per cui le mie osservazioni sull’inserimento dei Filtri BLACKNOISE ruotano attorno ad una situazione "buona" e come tale si può ragionevolmente ipotizzare che in situazioni più degradate o con maggiori disturbi nella rete domestica i risultati possano essere maggiori o più marcati.

Tralascio una descrizione tecnica del funzionamento degli apparecchi rimandando chi fosse interessato al bell'articolo sul tema scritto iin questo numero da Fabio Cottatellucci e al sito del costruttore dove tutto viene ampiamente spiegato .

Procediamo con ordine:

la prima osservazione da fare è che conviene dotarsi di più filtri onde interporre i BlackNoise in tutti i punti critici dell’impianto.

Io ne ho usato tre: un modello 2500 che ho piazzato a monte delle prese dei due finali OTL mono, custom made by Giancarlo Massa, che pilotano, divinamente, le mie QUAD 988, un modello Extreme che ho frapposto tra le alimentazioni del DIGIDRIVE e del DIDICODE della Lector che (tweakerati a dovere.. ma ne parlerò un’altra volta…) tutt’ora insuperati come qualità di suono rappresentano la mia fonte digitale, un modello 500, infine, che ho posto a monte dei cavi di alimentazione delle QUAD, utlizzando un pre passivo non ho provato i filtri per tale tipologia di elettroniche.

Le mie osservazioni riguarderanno quindi sia i singoli inserimenti che il risultato globale della blacknoissazione del mio impianto.

Ho iniziato con il DAC collegato alla versione EXTREME: collegando la spina di alimentazione, facendo attenzione ovviamente alla polarità giusta nella connessione (il positivo se si usa una spina normale corrisponde alla D impressa sul fondo delle due schuko femmina in dotazione ad ogni Black Noise) l’effetto è immediato, scompare come un velo, una grana che nel confronto tra il prima e il dopo appare ora come un difetto evidente ora eliminato.

La timbrica non sembra essere influenzata dal filtro ma specie con la voce ( la splendida interpretazione di Julian Baird nel DORIAN SAMPLER Vol.2, traccia 2) si nota una maggiore leggerezza e una maggiore naturalezza. Lo stesso accade con la voce di Mark Knopfler (Private Investigation, CD Sampler Philips) che perde senza snaturarsi una patina prima presente di "raucedine". Accanto alle voci l’elemento che sembra acquisire maggior guadagno "sotto Black Noise" è la microinformazione che ora appare come più libera e ricca di sfumature che prima andavano perse.

Ho poi aggiunto il CDP.

L’inserimento del BLACKNOISE sembra influenzare di più il soundstage, l’immagine virtuale che si offre al mio ascolto: appare più allargata e più profonda. Ascoltando la traccia 12 del Live di James Taylor (Columbia 1993, CD consigliato anche dalla Kimber Cable per una valutazione critica del proprio impianto) si apprezza molto di più l’ambienza della sala, aumenta l’aria attorno agli strumenti e la scena appare più solida e definita.

Un aspetto che va sottolineato fin d’ora è che i miglioramenti avvertiti si sommano ovvero l’inserimento del BLACKNOISE a monte dell’alimentazione del combo Lector produce un effetto maggiore che il suo uso su una singola elettronica.

Passo ora a inserire il filtro a monte dell’alimentazione delle casse elettrostatiche QUAD.

Dusty Spingfield in "The look of love" (Casino Royale Original Soundtrack, Varese Sarabande, un CD di una bellezza e qualità sonora uniche, purtroppo difficilmente reperibile come tutte le cose belle) sembra ora "scolpita" al centro della stanza, il suono acquista ulteriore pulizia, la tromba di Herp Alpert è "più lì" di prima. Il miglioramento della scena acustica in tutte le dimensioni aumenta in maniera meno marcata di quanto è avvenuto con il CDP ma il miglioramento è evidente.

Inserisco ora il filtro a monte dei finali.

Qui il cambiamento è "drammatico" prima ancora che avviare l’ascolto della musica: i miei due enormi OTL divengono improvvisamente più silenziosi, i grossi trasformatori ronzano molto meno, credo sia la prova più evidente dell’effetto che il filtro introduce, debbo essere sincero, non me lo aspettavo.

Passando all’ascolto ciò che si apprezza di più è una maggiore naturalezza dell’emissione, le voci sia maschili che femminili appaiono più ricche di sfumature e adesso posso apprezzare la scomparsa di una certa nasalità prima presente e un aumento ulteriore delle dimensioni della scena acustica specie in altezza o meglio, come per tutte le osservazioni fino ad ora fatte, i "difetti" divengono avvertibili dopo che con l’inserimento del filtro il suono è cambiatoe obiettivamente in meglio.

Finita l’operazione di apposizione sono passato a quella di sottrazione onde "individuare" dove i BlackNoise agivano di più ovvero in quale componente della catena il loro "intervento" si avvertiva di più.

L’operazione ha confermato le osservazioni riportate in precedenza permettendomi di stilare una personale classifica di gradimento: al primo posto metterei assolutamente i finali di potenza specie se valvolari come i miei, al secondo posto metterei la meccanica CDP, al terzo metterei le casse, all’ultimo metterei il DAC. Si tratta di sfumature ma credo sia un’informazione utile per chi mi legge, anche se va sottolineato il fatto che non si tratta di una classifica "ad escludedum" ma di una semplice indicazione di maggiore efficacia, anche perché ciò che mi ha maggiormente colpito in questa prova è l’effetto sinergico che l’inserimento di più BLACKNOISE in un impianto comporta in termini di miglioramento del suono ovvero il mio consiglio è quello di blacknoisizzare tutto l’impianto perché è così che si ottiene il risultato migliore in termini assoluti.

Con i BLACKNOISE non ci troviamo di fronte ad un complemento per il nostro impianto ma ad un vero e proprio elemento aggiuntivo che consente con una spesa ragionevole di ottenere il massimo da ciò che possediamo.

Da consigliare quindi caldamente a tutti, in particolare ai possessori di finali a valvole, di casse amplificate o elettrostatiche e a tutti coloro che vogliono trarre il massimo dalle loro elettroniche che, non dimentichiamolo, vivono di corrente elettrica che quindi non può non rappresentare, a livello qualitativo, un elemento determinante nel risultato complessivo finale.

Altamente raccomandati, un must! Io li ho comprati per il mio impianto di casa.

MI-ROLLERS

La MUSICAL INDUSTRY è una piccola impresa americana, dal nome altisonante, in quel di Los Angeles (373 N. Western Avenue Suite 6, Los Angeles, CA 90004) se visitate il loro website (http://mihom.com) scoprirete i loro prodotti: i MI horns, sorta di piccoli "megafoni" da applicare ai drivers dei diffusori per migliorare, dicono, la qualità del suono, i MI stands, sistemi di appoggio per diffusori da pavimento e i MI rollers, sfere di bronzo e alluminio antirisonanza e antivibrazione per apparecchiature hifi e video, oggetto delle mie osservazioni.

Li ho scoperti per caso navigando in rete e leggendo, chi è colpa del suo mal pianga se stesso…. alcune recensioni "lusinghiere" sulla stampa on line d’oltreoceano.

Approfittando di una offerta particolarmente conveniente ho deciso di acquistane un po’, ho scritto ad Alex il proprietario, mi sono fatto consigliare sulle migliori soluzioni possibili rispetto alle apparecchiature con cui avrebbero dovuto interagire i suoi prodotti, ho fatto l’ordine, ho pagato con Paypall e dopo una settimana mi è arrivato dagli States il pacchetto.

Gli MI rollers si presentano come delle sfere oblunghe leggermente più larghe che alte, vengono proposti in due dimensioni rispettivamente di 19mm e 25mm di altezza. Il materiale può essere il bronzo o l’alluminio, sono, relativamente alle dimensioni, piuttosto pesanti il chè mi ha portato a pensare che al loro interno vi possa essere un qualche liquido smorzante.

La funzione di questi oggettini è quella di essere posti sotto gli apparecchi HIFI in alternativa alle classiche punte.

Che tali complementi in generale siano utili, ovvero che un isolamento dalle vibrazioni porti beneficio alla qualità globale della riproduzione sonora credo sia ormai cognizione diffusa, condivisa ed accettata nel mondo degli audiofili, il vero problema è stabilire se un determinato prodotto funziona e quali benefici apporta al suono dell’impianto.

Ho posizionato 4 MI roller standard di bronzo sotto i piedini del mio SONIC EUPHORIA pre passivo americano oggetto prossimamente di una approfondita analisi in queste pagine, altri 4 sempre di bronzo sotto il giradischi AR, 3 MI roller jr (da 19mm) in alluminio sotto il CDP Lector e 3 MI roller jr. di bronzo sotto il DAC (seguendo in questo i consigli di Alex).

Data la loro forma il posizionamento non è facilissimo: occorre un poco di pazienza, infatti, per trovare il punto di equilibrio tra le superfici degli apparecchi e quelle dei roller, ma una volta fatto si evince chiaramente che il principio è quello di porre le apparecchiature, attraverso l’interposizione di questi oggettini, a contatto con la superficie di appoggio in maniera puntiforme ma con una sistema di assorbimento delle vibrazioni diverso dalle classiche punte coniche.

Si tratta di un principio simile a quello attorno al quale sono stati costruiti i Symposium Rollerblocks con la differenza, non da poco, che gli oggetti della Musical Industry costano meno della metà e che, come detto, anziché disperdere su una base le vibrazioni, come fanno i Symposium, qui è nella struttura interna delle "biglie" che si gioca la partita.

Ma alla fine funzionano?

Come per i Black Noise ho proceduto in una situazione controllata e conosciuta, il mio impianto, che non è "il riferimento", ma è, come per ognuno di voi che mi legge riguardo al proprio, "il mio riferimento conosciuto" , mettendo e togliendo i supporti valutando i singoli apporti ad un suono che conosco molto bene e le eventuali sinergie derivanti dalla presenza degli MI Rollers sotto più apparecchiature contemporaneamente ed ecco i risultati.

L’inserimento dei Rollers sotto i tre piedini del CDP Lector modifica radicalmente il suono: il "fuoco" aumenta ma è l’altezza della scena musicale che diventa più realistica, è come se Anne Sofie Von Otter (For the stars, DG 2001) si fosse alzata in piedi dopo avere iniziato a cantare seduta.

I Rollers hanno un’azione altrettanto marcata sul DAC in particolare è la timbrica a beneficiare maggiormente dell’inserimento: il suono diviene più analitico, radiografante, scompare un leggero rigonfiamento sulle mediobasse e l’emissione, il "passo" nel suo insieme acquista maggiore naturalezza e presenza.

Passando al preamplificatore, lo straordinario "passivo" ad autostrasformatori SONIC EUPHORIA, dei miei amici Jeff e Dan di San Diego, CA, oggetto dalla struttura tanto semplice quanto capace di "avvertire" le minime modifiche, gli effetti rilevati dopo l’inserimento nell’accoppiata Lector si sommano e divengono più marcati: la scena acustica si fa più solida e profonda, il suono più preciso e naturale e questi cambiamenti dopo l’inserimento dei Rollers sono tanto immediati quanto drammatici.

I Roller inseriti sotto il mio AR modificato Grodinsky, che invia il suo segnale ad un Prepre della Elettrocompaniet, imprimono al suono un significativo salto di qualità: immagine più solida, bassi più frenati ma ben presenti, la voce di Rickei Lee Jones in quel capolavoro in vinile che è "Pirates" (Warner, 1981), per fare un esempio, appare più naturale e presente con più aria attorno e il soundstage si fa più profondo e articolato.

Ho poi proceduto alla sottrazione progressiva dei Rollers e ho avuto conferma della loro effettiva efficacia.

Summing up, gli MI - Rollers svolgono egregiamente il loro lavoro di isolare le elettroniche da uno dei loro grandi nemici, le vibrazioni ( ho ovviamente provato a battere le nocche sulla base di appoggio senza avere "danni" durante l’ascolto con particolare attenzione al vinile certo il componente più critico in questo senso) e hanno ripercussioni molto positive sul suono a dimostrazione che tale isolamento è importante.

Dovendo indicare "dove" ho notato l’effetto maggiore, al primo posto metterei il preamplificatore, al secondo a pari merito il giradischi e il CDP all’ultimo il DAC, questo nel mio impianto e al mio orecchio.

Quel che è certo è che con i prezzi che corrono per oggetti similari i MI — Rollers rappresentano un best buy, imbattibili come sono nel rapporto qualità prezzo: da provare assolutamente.

Follow up.

Il giorno in cui è stata pubblicata in rete la recensione degli MI- Rollers ho inviato una e-mail in America per avvertire il costruttore dell’uscita del pezzo.

Alex non sa l’italiano, ma ha occhi per vedere e mi ha subito segnalato che i migliori risultati si ottengono, a parer suo, ponendo le sue biglie non sotto i piedini degli apparecchi, come avevo fatto io, ma direttamente a contatto con la superficie inferiore del box; per essere più preciso mi ha inviato la foto che riproduco a lato con indicata, come vedete, la giusta modalità di posizionamento.

Quelle che seguono sono le mie ulteriori osservazioni fatte dopo il cambio.

La prima riguarda proprio il posizionamento, più facile rispetto alla prima versione, inoltre le elettroniche appaiono immediatamente più "elastiche" sui Rollers, più "sospese": che ci sia quindi una differenza "fisica" tra le due soluzioni è evidente, ora tocca al mio orecchio capire gli eventuali cambiamenti nel suono.

Anticipo il giudizio globale prima di passare all’analisi dei singoli cambiamenti: Alex aveva ragione è questo il modo giusto di usare le sue magiche biglie a buon mercato.

Entrando nel dettaglio il suono del giradischi acquista maggiore tridimensionalità, la scatola sonora si fa più "concreta" e molto più profonda, la differenza tra prima e ora è molto marcata e l’AR sembra essere, di tutti i componenti testati, quello che trae maggior vantaggio in termini di resa sonora dallo spostamento effettuato.

Il pre Sonic Euphoria sembra suonare "più forte", con una maggiore presenza e velocità negli attacchi, è interessante notare come questi cambiamenti sinergizzino con quelli delle altre elettroniche con un effetto molto piacevole all’ascolto.

Passando ai Lector lo spostamento "fa bene" ad entrambi gli apparecchi: il CDP, che aveva mostrato di gradire molto la sospensione sulle biglie della Musical Industry, mostra gli stessi benefici che avevo notato nel vinile, è il soundstage a trarre maggior giovamento dalla modifica, si fa solido, più profondo realistico; il DAC che nella prima prova aveva mostrato i minori cambiamenti rispetto alle altre elettroniche, stavolta pare "reagire" in maniera più decisa e avvertibile.

Le voci ora mostrano maggior corpo, non si tratta di un "timbro" diverso ma della presenza di più armoniche che rendono l’ascolto più ricco ed appagante.

Tirando per la seconda volta le somme debbo prima di tutto dire che nel caso di strumenti antirisonanza il corretto posizionamento ha un’importanza decisiva nella resa finale, nello specifico si evince che è la "sostituzione" dei piedi di appoggio con gli MI- Rollers che dà gli effetti migliori rispetto al loro posizionamento sotto i piedini di serie, ho il sospetto che in questo modo l’isolamento coinvolga l’intera superficie inferiore dell’apparecchio e che, come segnalato, le elettroniche siano così più elastiche, il paragone che mi viene in mente per rappresentare la situazione è un piatto flottante di un giradischi rispetto ad un modello a trazione diretta. Sia quel che sia, Alex mi ha dato un saggio consiglio che giro a voi nell’ipotesi che vogliate sperimentare i benefici effetti che le sue biglie di bronzo e alluminio hanno sul suono di un impianto.

Le vibrazioni ambientali, incluse le vibrazioni indotte dai diffusori, hanno effetti negativi sulla qualità del suono dei componenti di un impianto hifi, i componenti che più di tutti soffrono di questa situazione sono quelli demandati alla lettura dei supporti, giradischi e CDP, ma in generale si può affermare che tutte le elettroniche sottoposte agli effetti dell’ambiente introducano distorsioni parassite nella riproduzione dell’evento sonoro.

Più che un tweak, quindi, individuare modi di ridurre o eliminare gli effetti negativi delle vibrazioni è una necessità per TUTTI gli impianti, gli MI Rollers rappresentano una soluzione potente, dagli obiettivi effetti positivi ed economica in rapporto ai benefici che offrono.

Sempre più raccomandati!!!

 

PS: Una delle cose che amo di più nella rete è l’interattività e la possibilità di contatto immediato sarò quindi lieto di ricevere i vostri feedback al mio indirizzo di posta elettronica: hboll001pol-it.org

 


 

 

 

 

 
 
 

 

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