Numero 13
Editoriale
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Three Blind Mice
Digitalia Special 2
Nec PlasmaSync 42
HD- RGB Component+
Guida Videoproiezione
Matteo Lupatelli
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-Guida pratica alla video-proiezione domestica
Di Marco Caponera e Loris Campos Lisanti
 

 

 

 

     
 

Presentazione

Questo numero della rivista inaugura una nuova rubrica dove verranno approfondite molte delle tematiche legate alla scelta, alla taratura e alla corretta fruizione di un sistema di videoproiezione. E’ una rubrica che ho voluto fortemente realizzare perché è mia personale convinzione che in Italia ci sia ancora una scarsa cultura audio/video, con enormi lacune già sulle basi tecniche e d’utilizzo dei videoproiettori e non solo. Oggi, rispetto al passato, è molto più facile, ed economico, portare a casa un VPR ma è anche molto più facile sbagliarne l’acquisto, oppure la taratura, perché differentemente da quanto accadeva per i CRT, si crede che sia sufficiente un buon prezzo d’acquisto e i numeri giusti per avere un grande Home Cinema.
Magari fosse così facile… e poi scusate ma noi che esisteremmo a fare!?
Con l’inaugurazione della rubrica colgo l’occasione per dare il benvenuto nella redazione video della rivista a Loris Lisanti. Sarà lui che si occuperà di affrontare tutte le tematiche più interessanti e che non possono assolutamente essere trascurate nella realizzazione di un impianto per la video-proiezione. Iniziamo, e non potevamo esimerci, da una descrizione dei differenti cuori tecnologici dei VPR, ma via via affronteremo, temi quali: il tiro dell’obiettivo, cos’è e perché è fondamentale conoscerlo per scegliere il VPR più adatto ai nostri spazi; le caratteristiche tecniche, come decodificarle e quanto contano nella determinazione qualitativa di un VPR; la rumorosità acustica, quanto è importante e come capirne l’impatto nell’ambiente domestico; la lampada quanto dura, come conservarla al meglio e come calcolarne l’incidenza sul prezzo del VPR. Questi e altri temi verranno snocciolati con piglio tecnico, ma attraverso un linguaggio divulgativo, con immagini esemplificative e soprattutto evidenziando, di volta in volta, pregi e difetti di ciascuna soluzione. Buona visione, pardon, lettura…

Marco Caponera

 


 

PRIMA PUNTATA

Criteri di scelta di un Videoproiettore ad uso Home Cinema

Di Loris Campos Lisanti

Introduzione

Molti anni orsono quando ancora dodicenne, ebbi la fortuna di partecipare alla realizzazione di un progetto studentesco. Un audio-visivo (diapositive+sonoro) realizzato da una seconda media statale ad indirizzo sperimentale alla quale appartenevo. Da lì a poco quel modesto progetto sarebbe stato presentato pubblicamente, e con inaspettato successo, insieme con un film francese anch’esso ispirato al famoso romanzo di Saint-Exupéry.
Quel giorno ebbi una folgorazione e la risposta alle domande che da un pó di tempo frullavano vorticosamente nella testa di un giovane sprovvisto di internet:
-“Si! era possibile proiettare un segnale video!”.

Ricordo d’aver letto scrupolosamente marca e modello, con la non celata intenzione di risparmiare fino all’ultimo nichelino per comprare una di quelle meravigliose macchine, e devo aver creato momenti di grande ilarità discorrendo con i tecnici che la facevano funzionare. A quel tempo, non potevo minimamente immaginare il costo di un proiettore CRT e tutt’oggi ringrazio la sensibilità di quei bravi tecnici per non aver infranto immediatamente i miei sogni con la freddezza delle nude cifre.
Per molti anni continuai a covare il desiderio di acquistare un proiettore video anche se il prezzo relegava il mio desiderio a progetto utopico, diciamolo pure: un sogno. Per di più, i proiettori CRT sembravano immuni alle rettifiche di prezzo che colpiscono quasi indistintamente ogni bene elettronico conformemente all’obsolescenza tecnologica.
Rimanevano, ahimè, poche alternative praticabili, anzi ricordo una sola alternativa high-end: un’unità Crt della Vidikron che costava una decina di milioni di vecchie lire. Nonostante il prezzo competitivo, restava comunque fuori della portata di molti videofili italiani. Ricordate il potere d’acquisto delle vecchie lire vent’anni fa?

Negli ultimi quindici anni abbiamo assistito a nascita e maturazione di nuove tecnologie di visualizzazione, tra cui quelle LCD e DLP, affacciatesi dapprima timidamente, e via a via sempre più prepotentemente rubando ampi spazi commerciali ai tubi catodici. Oggi vi é, per nostra fortuna, una vasta offerta di prodotti in grado di offrire buone prestazioni visive a fronte di un investimento limitato. L’offerta sembra, inoltre, destinata ad aumentare negli anni a venire, spinta com’è dall’interesse che l’home theater ha saputo suscitare e dall’uso sempre più frequente di supporti audiovisivi in occasione di presentazioni aziendali. I Crt, tutt’ora in produzione, annoverano moltissimi estimatori, LCD e DLP si contendono gran parte del mercato consumer, mentre Lcos e D-ila iniziano ad occupare posizioni di prestigio nelle graduatorie di gradimento dei videofili più esigenti.

Può succedere che l’acquirente meno informato si senta inadeguato o quanto meno disorientato di fronte a tanta offerta e tecnologie profondamente differenti tra loro. Cercheremo, nel corso di questo articolo, di analizzare le tecnologie di visualizzazione attualmente disponibili evidenziandone pregi e difetti caratteristici.

CRT (Cathode Ray Tube)

00 - SonyVPH1292Q

La tecnologia CRT si basa sull’emissione di luce da parte di fosfori colpiti da elettroni, é la più anziana tra le tecnologie di visualizzazione, benché per molti aspetti possa essere considerata la tecnologia più evoluta a nostra disposizione. In ambito Ht i proiettori Crt sono ancora capaci di fornire i migliori risultati in termini di qualità assoluta d’immagine, sebbene il prezzo elevato, la necessità di complicate tarature ed infine massa ed ingombro ne limitino pesantemente la diffusione domestica.


I tubi catodici sono la tecnologia di visualizzazione più diffusa, affidabile e matura, eppure molti ignorano il funzionamento di questi dispositivi.
In un televisore o monitor a tubo catodico, ogni punto luminoso é il prodotto della mescolanza dei tre colori primari: rosso, verde, blu (RGB).
Il singolo punto di visualizzazione (pixel) è ottenuto mediante una triade di piccole aree di fosfori, di cui ogni area emette un colore primario. Le aree di fosfori sono ravvicinate in modo da impedire la percezione del singolo colore primario, in effetti, la triade viene percepita come punto unitario.


Tre cannoni emettono fasci distinti di elettroni, uno per ciascun colore, i quali, colpendo le relative aree di fosfori le eccitano facendole brillare. Lungo il percorso i fasci di elettroni incontrano una griglia detta “shadow mask” che assolve la funzione di incasellarli nelle debite aree di fosfori.
Osservando lo schermo di un televisore ( da distanza ravvicinata) si possono agevolmente notare le triadi di colori primari che costituiscono ogni singolo punto di visualizzazione.


I proiettori Crt sono figli di questa tecnologia ed operano in modo simile. Essi utilizzano tre tubi catodici ognuno dei quali responsabile di una componente del sistema RGB. A differenza dei televisori e monitor CRT, nei quali la risoluzione massima è limitata dalla distanza tra le triadi di fosfori, nei proiettori Crt non vi è alcuna separazione fisica tra le aree di fosfori. La superficie interna dei tubi è uniformemente ricoperta da uno strato ininterrotto di fosfori, che consentirebbero, in via teorica, infinite risoluzioni. In pratica, la risoluzione massima risolvibile é limitata da un insieme di fattori quali:
- area complessiva di fosfori (dimensione della faccia del tubo)
- caratteristiche dell’elettronica di controllo
- caratteristiche ottiche (precisione delle lenti)

La risoluzione massima visualizzabile, generalmente, cresce al crescere della dimensione dei tubi catodici utilizzati.
Anche la luminosità ed il rapporto di contrasto beneficiano della dimensione dei tubi catodici, aumentando al crescere dell’area di fosfori disponibile.

Le tre immagini prodotte dai tubi catodici vengono veicolate attraverso un complesso sistema di lenti ed infine fatte convergere direttamente sullo schermo. I colori si ottengono mediante sovvrapposizione delle immagini monocromatiche: rosso, verde e blu.
E’ a questo punto che la tecnologia CRT presenta i suoi inconvenienti maggiori poiché per ottenere un’immagine netta, precisa, e colori attendibili, sono indispensabili:

- perfetta convergenza
- complicate tarature geometriche e antiastigmatiche
- ottima focalizzazione in tutti i punti dello schermo
- misurazioni e correzioni colorimetriche che richiedono strumentazioni esterne di controllo

Spesso si rendono necessarie regolazioni e tarature statiche della macchina. Le regolazioni statiche si eseguono all’interno dei proiettori, operando direttamente sui magneti che circondando il tubo catodico e che agiscono sul fascio elettronico; eventuali errori possono compromettere gravemente lo stato di funzionamento del proiettore e mettere in serio pericolo di vita l’incauto operatore. Le calibrazioni statiche richiedono pertanto discreta perizia, buona dose di cautela, e molta esperienza. Per i motivi sopra elencati sono da considerarsi esclusivo appannaggio di tecnici e installatori specializzati.
In breve: il videoproiettore CRT è ben lontano da qualunque concetto di macchina plug&play.


Air Coupled o Liquid Coupled

Abbiamo annunciato che ogni tubo é provvisto di un complesso e raffinato sistema di lenti, che assolvono la funzione di focalizzare l’immagine su schermo. A seconda del tipo di accoppiamento tra tubo e gruppo ottico, il proiettore si dirà “air coupled” o “liquid coupled”.
Il tipo di accoppiamento influenza sensibilmente l’immagine prodotta, giacché, i proiettori con accoppiamento liquido sono in grado di garantire un rapporto di contrasto superiore e colori più saturi, ma tendono a generare contorni mediamente più morbidi e smussati. Al contrario, proiettori senza accoppiamento liquido producono immagini più nette incrementando la sensazione di tridimensionalità. Inoltre, i proiettori di tipo “air coupled” possono talvolta incorrere nel caratteristico effetto “Halo”.


Effetto Halo

L’effetto Halo viene percepito alla stregua di una corona luminosa che circonda oggetti molto chiari su fondo scuro. Qualcosa di simile può essere simulato sui nostri monitor aumentando al massimo il contrasto e lanciando il famoso screen saver “campo stellato”, molto probabilmente le stelle appariranno circondate da un alone chiaro che sconfina illuminando il nero dell’universo immaginario. Questa è una buona approssimazione del “Halo effect”.

Pregi della Tecnologia CRT


Profondità del Nero

I proiettori Crt producono il nero mediante spegnimento dei tubi, in questo modo riescono ad ottenere un livello del nero pressoché imbattibile e fuori dalla portata di tutte le tecnologie digitali attualmente disponibili. Questo principio funzionale conferisce ai proiettori CRT un grande vantaggio in tutte quelle situazioni che richiedono la visualizzazione di dettagli scuri su sfondo nero, sequenze particolarmente scure, scene notturne. Tutte situazioni nelle quali il proiettore a tubi catodici opererà semplicemente modulando l’intensità luminosa, al contrario dei proiettori digitali che si troveranno costretti a svolgere il difficile compito di filtrare il più possibile l’emissione luminosa della lampada.
Sotto questo aspetto, la vetusta tecnologia Crt appare più elastica, efficace, ed efficiente, facendo funzionare ogni tubo catodico come sorgente luminosa ad intensità modulabile.
Un Crt non avrà, pertanto, alcuna difficoltà a proiettare un perfetto cielo stellato, nel quale astri luminosi brillano stagliandosi contro uno sfondo profondo e scuro.

I proiettori digitali, al contrario, manipolano la luce prodotta da una sorgente luminosa. Non vi è alcun controllo dell’intensità del fascio luminoso prodotto dalla lampada la quale si trova evidentemente ad operare a massima intensità per tutta la durata della sua vita. Il nero, in questo caso, si ottiene mediante filtraggio(LCD ) o deviazione(DLP) del fascio luminoso. Sfortunatamente questi metodi non sono ancora in grado di offrire un livello del nero paragonabile a quello ottenuto dai vecchi CRT. L’incapacità di bloccare/filtrare completamente il fascio luminoso implica l’impossibilità di produrre pixel realmente neri. Il massimo del risultato ottenibile sono pixel di colore grigio scuro al posto di pixel che non si dovrebbero vedere per nulla. Per questo motivo sarebbe il caso di parlare di “minima luminosità possibile” quando ci si riferisce all’ipotetico nero di un proiettore digitale.

Eccezionale Rapporto di Contrasto

I proiettori Crt producono rapporto di contrasto superiore a tutte le tecnologie di proiezione attualmente disponibili.

Multiscansione

I proiettori Crt, esattamente come i nostri monitor Crt (per chi ancora ne avesse uno) sono dispositivi multiscan, non sono cioè vincolati ad una risoluzione nativa. Le matrici digitali sono invece costrette ad usare complicati algoritmi di rillocazione dei pixel per visualizzare risoluzioni differenti da quella nativa, rillocazione che comporta introduzione di artefatti digitali. I proiettori Crt moderni utilizzano banchi di memoria dove è possibile archiviare, per ogni sorgente utilizzata, una serie di regolazioni quali: risoluzione, frequenza di scansione, formato dell’immagine, ecc..

Assenza di artefatti digitali

La differenza tra videoproiettori si estrinseca in tutta la sua spietatezza durante la riproduzione di immagini in movimento. Sebbene le tecnologie digitali abbiano raggiunto un livello di performance tale da produrre immagini statiche di ottima qualità, è durante la fruizione di immagini in movimento che si ha l’opportunità di notare la differenza tra una tecnologia che non introduce artefatti digitali e tecnologie che lo fanno. Sarà quindi il caso di non lasciarsi ingannare dagli snap-shots, poiché è proprio durante la riproduzione di un filmato che il proiettore Crt manifesta la sua indiscussa superiorità, percepita sotto le fattezze di totale senso di naturalezza e assenza di elementi di distrazione.

Affidabilità


I proiettori Crt sono macchine professionali molto affidabili, solide e resistenti. Ordinariamente installati nelle sale di controllo di importanti istituzioni governative quali Nasa e Pentagono , come anche all’interno di aerei di linea e simulatori di volo, a dimostrazione della tenuta negli anni e resistenza alle sollecitazioni meccaniche.
I modelli di tipo “liquid coupled” possono inoltre operare agevolmente in ambienti saturi di fumo e polveri senza per questo richiedere speciali cure o interventi di pulizia, assicurando nello stesso tempo prestazioni inalterate per lunghi periodi. Infine bisogna ricordare che i proiettori Crt di recente produzione garantiscono modularità pressoché totale consentendo interventi di riparazione limitati alle sole schede, le quali all’occorrenza possono essere sostituite in pochi minuti.


Logorio dei tubi catodici


Wear

Ovviamente, anche i Crt invecchiano. Il deperimento è osservabile a livello dello strato di fosfori che ricoprono la faccia (interna) del tubo. I fosfori, sottoposti al fascio elettronico tendono a perdere la capacità di emettere luce proporzionalmente all’ammontare di radiazioni cui sono stati sottoposti nel corso della loro vita . L’area di fosfori consumata assume una colorazione più scura rispetto all’area non esposta al fascio elettronico, creando così una maschera ben visibile sulla superficie del tubo, questo tipo di usura è detta “Wear”. La formazione di maschere è, in genere, un processo lento e progressivo, ma in alcuni casi può essere fulmineo. Immagini statiche proiettate per lunghi periodi possono rovinare lo strato di fosfori in poche centinaia di ore. Molte macchine ad alta luminosità (> 1000 lumen di picco al 10% del bianco) possono mostrare segni di usura già a partire da 750-900 ore, nel caso di settaggi molto spinti (contrasto al massimo). Fortunatamente, ai fini della visualizzazione di segnali video, i tubi non si consumano tutti con la stessa rapidità: in genere il tubo del verde è il primo a mostrare segni, seguito quasi immediatamente dal tubo del blu, il rosso invece è molto longevo e la sua sostituzione può considerarsi evento raro. La vita di un tubo catodico per videoproiettori è stimata in 10.000/13.000 ore, dopo di che il tubo continuerà a funzionare producendo però livelli di contrasto, luminosità e resa dei colori difficili da accettare. I videofili scelgono il Crt per la qualità assoluta di visualizzazione e per essa sono disposti a sobbarcarsi i costi e le difficoltà di installazione e gestione.

03 - CRT Wear ( da Crtcinema.com )


Burn

Immagini statiche o porzioni di immagini statiche proiettate per lungo tempo, sono un temibile nemico per ogni proiettore Crt. Esse possono bruciare definitivamente aree circoscritte di fosfori, creando un difetto chiamato “Burn” e costringere l’utente alla sostituzione immediata del tubo/tubi danneggiato/i. Questo avviene molto più spesso di quanto si creda, e vi sono una serie di sorgenti alle quali fare particole attenzione. Si pensi ad esempio alle emittenti televisive: tutte hanno un logo commerciale trasmesso in sovraimpressione durante la messa in onda della programmazione. Questo logo è micidiale e può rimanere impresso già dopo 50-100 ore di visione ininterrotta del canale incriminato. Videogiochi e computers sono altrettanto letali: si pensi alle aree di visualizzazione dei punteggi e le icone dei vari sistemi operativi; molti tubi usati recano la sagoma inconfondibile della barra di Windows…

04 - CRT Burn ( da Crtcinema.com )

I proiettori Crt ad alta luminosità sono macchine molto longeve quando utilizzate per la proiezione di immagini dinamiche, ma sicuramente non indicate per la proiezione di immagini statiche.

Limiti della tecnologia Crt


Costo d’acquisto e costi di gestione

Un limite rimasto immutato negli ultimi vent’anni e che deriva dal fatto che i videoproiettori Crt sono macchine pensate per il settore Professionale, non consumer. Quindi: costo d’acquisto elevato, ma anche elevati costi derivanti dalla necessità dell’ausilio di professionisti durante le operazioni di installazione fisica, prima taratura, successive tarature straordinarie, eventuali costi di riparazione. Il costo del singolo tubo varia dal migliaio di euro ai tre mila euro, dipendendo dalle dimensioni, una sostituzione completa di tutti i tubi può superare facilmente la soglia dei dieci mila euro.

Complessità di utilizzo

Un proiettore Crt può necessitare di piccole registrazioni periodiche, questo richiede ottima conoscenza del funzionamento della macchina, dei tantissimi menu e comandi elettronici presenti nel software di gestione, nonché degli effetti dell’iterazione delle regolazioni.

Peso ed ingombro

Il proiettore Crt non gode certo di un buon coefficiente WAF (Wife Acceptance Factor). Portare a casa uno di questi “giganti buoni” dal peso variabile tra i 60kg e gli 80kg può costituire causa di lunghe e poco piacevoli “chiacchierate” con la dolce metà. In effetti, l’inserimento di questi “mostri” nei moderni moduli abitativi (dalle dimensioni sempre più risibili) é impresa quanto mai delicata.

Luminosità


I Crt rappresentano quanto di meglio si possa desiderare per la proiezione in ambienti con luminosità controllata, al tempo stesso sono quanto di più inefficiente si possa utilizzare per proiettare dati (ma non è il caso nostro). Anche la proiezione video può farsi decisamente problematica quando inseriti in ambienti molto luminosi o quando si desiderino schermi di notevoli dimensioni.


DLP (Digital Light Processing)

05 - chip Dmd (da Texas Instruments)

La tecnologia DLP (Digital Light Processing) si basa sull’uso di dispositivi a microspecchi digitali, i famosi chip DMD (Digital Micro Mirror), inventati da Texas Instruments nel 1987.
All’interno di un proiettore DLP, un fascio di luce prodotto da un’opportuna lampada viene riflesso da una matrice di specchi (il chip DMD), ove si forma l’immagine, e convogliato attraverso un sistema di lenti sino allo schermo. Per questo motivo i sistemi di proiezione basati su chip DMD si classificano come sistemi di proiezione a riflessione.

06 - micromirrors (da Texas Instruments)


I chip DMD sono costituiti da una matrice composta da milioni di microspecchi ciascuno dei quali in grado di ruotare, riflettendo la luce verso il gruppo di lenti oppure deviandola verso una superficie assorbente. Ogni miscrospecchio può assumere, ai fini della visualizzazione, due e due soli stati: acceso o spento. La posizione assunta dal microspecchio permette dunque, solo, di scegliere se convogliare la luce verso le lenti, creando su schermo un punto luminoso (avente massima luminosità), oppure trattenerla all’interno del dispositivo, creando su schermo un punto scuro (avente minima luminosità possibile).

dd
07 - Rotazione specchi (da Texas Instruments)
 
08 - 3 pixel (da Texas Instruments)

In altre parole la sola rotazione del microspecchio non permette di ottenere intensità di luminosità intermedie, i grigi. La scala di grigi si ottiene mediante una strategia di commutazione degli stati “on” e “off”, e il livello di luminosità del punto su schermo sarà proporzionale al rapporto tra il tempo in cui il microspecchio assume posizione “on” e il tempo in cui assume posizione “off”. La commutazione avviene a velocità tale da impedire qualunque sensazione di sfarfallio (flickering) da parte dell’occhio umano, di fatto, i grigi vengono percepiti come tali e non come alternanza tra punti bianchi e punti neri.
Da questo si può comprendere la natura profondamente digitale dei dispositivi DLP, dove i livelli di luminanza di ogni singolo punto su schermo sono controllati da comandi binari, e si può comprendere quanto sia superfluo e addirittura dannoso l’uso di dispositivi di conversione digitale/analogico frapposti tra sorgente e proiettore.
Ottenuta la scala di grigi, il passo successivo é ovviamente quello di visualizzare, con opportune strategie, le informazioni di crominanza. Le strategie per la produzione del colore variano in base al numero di chip DMD presenti all’interno di un proiettore DLP. In commercio si possono trovare proiettori DLP costituiti da un singolo chip DMD da due, oppure tre chip DMD.

Il Colore nel DLP


Un chip DMD non è in grado di comporre, sulla sua superficie, immagini a colore, essendo unicamente capace di ruotare specchi. In un proiettore DLP a singolo chip DMD il colore é ottenuto mediante una strategia simile a quell’adottata per produrre i singoli livelli di intensità della scala di grigi.
Per ottenere un fotogramma a colore, il fascio di luce bianca prodotto dalla lampada viene fatto passare attraverso tre filtri producendo fasci luminosi nelle componenti RGB, infine singoli fotogrammi nelle componenti, rosso, verde e blu vengono proiettati in rapida successione.
I filtri sono realizzati sotto forma di spicchi su di una ruota girevole (ruota colore) posizionata tra la superficie riflettente del chip DMD e la lampada. La ruota, fatta girare produce pulsazioni nelle singole componenti RGB. Questi bagliori colpiscono la superficie del DMD nello stesso istante in cui il chip riceve l’informazione relativa al colore stesso.

09 - Ruota colore (da Texas Instruments)

La qualità di visualizzazione di un proiettore DLP, varia al variare del numero di spicchi colore presenti sulla ruota colore. Esistono proiettori la cui ruota contiene uno spicchio trasparente(generalmente di estensione inferiore agli spicchi colorati) al fine di aumentare la luminosità dell’immagine proiettata. La ruota colore, dispositivo indispensabile per la produzione di immagini a colore, é a ua volta causa di un difetto o limite caratteristico dei proiettori DLP a chip singolo: l’effetto Rainbow.

Effetto Raimbow


L’effetto Rainbow (effetto arcobaleno), si presenta sotto forma di rapidissimi lampi in alcune porzioni dell’immagine proiettata. La rapidità del fenomeno impedisce di distinguere chiaramente i colori che costituiscono il lampo, che per questo motivo, potrebbe assomigliare ad un piccolo arcobaleno. L’impressione suscitata è quella di scissione di un oggetto o area dello schermo nelle componenti RGB che lo costituiscono.
L’effetto arcobaleno sembra affliggere maggiormente oggetti adiacenti e fortemente contrastati. Può essere inoltre indotto da rapidi spostamenti degli occhi o movimenti repentini della testa dello spettatore. La percezione dell’effetto arcobaleno varia da persona a persona, dipendendo in parte dalle caratteristiche di percezione del sistema psico-visivo del singolo individuo, dalle dimensioni dello schermo, e dalle caratteristiche della ruota colore (velocità di rotazione; numero colori).
Tecnicamente parlando, vi é una correlazione tra la “probabilità” di notare un lampo arcobaleno e il numero dei colori presenti sulla ruota colore nonché la velocità di rotazione della ruota stessa. Alcuni produttori hanno tentato di ovviare al problema aumentando la velocità di rotazione della ruota colore, altri hanno incrementato il numero di colori realizzando ruote a 6/7 colori (RGBRGB), raddoppiando, di fatto, la sequenza RGB. Una strategia comunemente adottata sembra essere quella di combinare ruote a sei colori a velocità di rotazione superiori alla nominale.
Le ruote con 6/7 colori diminuiscono la probabilità di percezione dell’effetto Rainbow, ciononostante i proiettori a singolo chip non possono ancora dirsi immuni da quest’irritante inconveniente.

Il problema Rainbow trova definitiva risoluzione nei proiettori DLP a tre chip DMD, i quali inoltre assicurano un rapporto di contrasto superiore e migliore resa cromatica. Sfortunatamente i proiettori DLP a tre chip sono molto costosi e le loro dimensioni non sempre ne facilitano l’inserimento negli ambienti domestici.


Screendoor Effect

Anche i proiettori DLP sono soggetti alla screendoor effect o pixelation, sebbene in misura inferiore rispetto ai proiettori LCD .
La “screendoor effect” si presenta come una retinatura nera che separa i punti di visualizzazione (pixel) gli uni dagli altri, interrompendo la sensazione di continuità e uniformità dell’immagine proiettata, come se ogni piccolo pixel si trovasse collocato al centro di una minuscola casella nera. A dispetto di quanto spesso reclamizzato da alcuni produttori, la “screendoor effect” é ancora ben presente e in grado di inficiare la qualità d’immagine dei proiettori DLP, benché in misura inferiore rispetto a quella dei proiettori LCD .
La percezione della screendoor effect prodotta da un chip DMD diminuisce al crescere del rapporto tra area riflettente (attiva – dimensione del microspecchio) e area inattiva (distanza interstiziale tra i microspecchi), in altre parole diminuisce al crescere della percentuale d’area utile ai fini della riflessione del fascio luminoso.
Aumentare il numero di pixel visualizzabili a parità di grandezza d’immagine (aumentare la risoluzione massima del chip DMD) é uno degli stratagemmi adottati dai produttori per diminuire la percettibilità di pixelation dei proiettori DLP.


Per tutti coloro invece che già possiedono un proiettore digitale (con risoluzione SVGA o inferiore) e desiderino diminuire la percezione della screendoor, le soluzioni generalmente consigliate sono:

- Diminuire le dimensioni dello schermo.
- Aumentare la distanza tra schermo e posizione d’osservazione.
- Agire sulla messa a fuoco, sfuocando l’immagine quel tanto che basta per smussare la retinatura nera.

L’ultimo stratagemma sembra essere quello più praticato e suggerito dagli appassionati di videoproiezione, ciononostante occorre far notare che la visione di filmati defocalizzati può risultare più stancante rispetto al disturbo creato dalla pixelation stessa. Stanchezza visiva che deriva dall’ininterrotto e involontario lavoro svolto dagli occhi nel tentativo inutile di migliorare una messa a fuoco, ovviamente, volutamente invalidata.

Affidabilità:

I dispositivi DMD garantiscono affidabilità molto elevata e costanza delle prestazioni. Una sessione di test condotta da Texas Instruments su un campione misto di proiettori DLP/LCD ha evidenziato la tendenza del cristallo liquido a subire alterazioni della qualità di visualizzazione dopo alcune migliaia d’ore di funzionamento. In particolare, dopo 4.500 ore tutti gli LCD utilizzati per la prova riportavano alterazioni importanti di alcuni parametri qualitativi (contrasto, colorimetria) al contrario le unità DLP mantenevano prestazioni inalterate.

Vantaggi della tecnologia DLP


Ottimo rapporto di contrasto

Lo sviluppo dalla tecnologia DMD ha permesso di raggiungere un ottimo livello di contrasto anche con macchine a chip singolo. I migliori proiettori a chip singolo sono ora in grado di produrre un rapporto di contrasto di circa 3000:1. Questo dato, particolarmente indicativo quando si sceglie un proiettore per uso video, conferisce alla tecnologia DLP un importante vantaggio sul concorrente LCD .

Buona profondità del nero

I nuovi chip prodotti da Texas Instruments, grazie all’accresciuto angolo di rotazione di 12° e il nuovo substrato nero dei microspecchi, oltre ad aumentare il rapporto di contrasto hanno permesso di ottenere neri decisamente più profondi.

Riproduzione dei colori attendibile

I proiettori DLP a chip singolo assicurano una buona resa dei colori, anche se inferiore a quanto offerto dai migliori LCD a tre pannelli. Questa convinzione nasce in parte dall’uso del filtro chiaro su molte ruote colore di prima generazione, filtro che se da un lato aumenta la luminosità dall’altro sembra ridurre proprio la saturazione del colore. Le nuove ruote colore a 6 segmenti hanno visto l’eliminazione proprio del filtro chiaro al fine di aumentare la saturazione. Anche le ruote a 7 colori, nonostante montino un filtro chiaro di piccole dimensioni sono comunque in grado di offrire colori più saturi rispetto alle passate implementazioni DLP.
Va comunque rimarcata la capacità del DLP di mantenere la qualità dei colori pressoché inalterata nel tempo, cosa attualmente non garantita dai pannelli TFT.

Peso ridotto e dimensioni contenute

I proiettori DLP sono meno complicati dei loro concorrenti LCD , consentendo di realizzare macchine più piccole e leggere. Aspetto che, assieme alla diminuzione media dei prezzi, rende la tecnologia DLP sempre più vicina alle applicazioni multimediali aziendali, storicamente roccaforte della tecnologia LCD .

Svantaggi della Tecnologia DLP

Effetto Rainbow

Evidentissimo nei primi proiettori a singolo chip DMD. Dall’introduzione di ruote con velocità doppia (7200 RPM) la percettibilità del fenomeno è stata ridotta notevolmente. I migliori proiettori attuali incorporano ruote colori a 6 segmenti, ciò significa beneficiare di due sequenze “rosso, verde, blu” (RGBRGB). Quest’accorgimento accoppiato ad un regime di rotazione pari al doppio di quello nominale equivale all’utilizzo di una ruota colore con velocità di 4x. In questa maniera si è ottenuta un’ulteriore riduzione dell’effetto rainbow, anche se, alcune persone sono ancora in grado di vedere lampi arcobaleno.

Pixelation

La pixelation o screendoor effect é un problema meno evidente con i proiettori DLP di quanto non sia con gli LCD , anche se la struttura a matrice dei pixel può essere talvolta ben riconoscibile, soprattutto nelle macchine con minore risoluzione nativa, quali le macchine SVGA. La pixelation diventa praticamente inavvertibile con proiettori capaci di risoluzione XGA e superiori a patto che l’utilizzatore rispetti la distanza di seduta ideale.

Pulizia Periodica

Tutti i proiettori digitali richiedono operazioni di pulizia periodica al fine di eliminare tracce di polvere dal percorso del fascio luminoso, quest’operazione, condotta da tecnici autorizzati costituisce un costo aggiuntivo. Per ovviare a quest’inconveniente i produttori hanno sviluppato proiettori DLP che si fregiano dell’uso di ottiche blindate, le quali dovrebbero in teoria richiedere interventi meno frequenti.

Curiosità…

E’ comunque doveroso informare i lettori che su alcuni proiettori high-end tale soluzione sembra aver aggravato il problema. Alcune strutture realizzate a partire da materiali plastici, esposte alle alte temperature sviluppate dal fascio luminoso, tendono a rilasciare miscele gassose che imprigionate dalle ottiche sigillate finiscono col depositarsi sulle ruote colori alterando drasticamente le prestazioni dei proiettori (netta riduzione della luminosità, alterazione del bilanciamento colore, riduzione del rapporto di contrasto). Questo problema é sorto recententissimamente in alcuni proiettori high-end estremamente costosi e dotati d’ottiche blindate, il che fa presumere che possa verificarsi anche in macchine meno impegnative. L’inconveniente, certamente non previsto in fase di progetto può costringere l’ignaro acquirente a frequenti operazioni di pulizia. Alcune macchine sembrano necessitare d’operazioni di pulizia già dopo 500-800 ore di funzionamento, per fortuna l’operazione di pulizia può essere eseguita dall’utente stesso.
Il mio personale consiglio è quello di cercare di reperire il maggior numero d’informazioni possibile conversando con altri appassionati che possiedono o hanno posseduto il modello di nostro interesse, per scoprire tipo e frequenza delle operazioni di manutenzione.

LCD (Liquid Crystal Display)

I cristalli liquidi rappresentano la tecnologia di proiezione digitale più diffusa; anni di evoluzioni tecniche nonché l’alta ricettività del mercato “dati” (aziende) hanno permesso di ottenere macchine funzionali, stabili e performanti a fronte di un costo d’acquisto sempre più contenuto .
Oggi, il tipico proiettore a cristalli liquidi incorpora tre pannelli TFT (Thin Film Transistor), uno per ognuna delle tre componenti RGB. La luce bianca, prodotta da un’appropriata sorgente luminosa viene deflessa e scomposta nelle componenti rosso, verde e blu da appositi specchi dicroici. Gli specchi dicroici, comunemente chiamati “wavelenght selectors”, funzionano riflettendo solo una specifica lunghezza d’onda e lasciando transitare le rimanenti lunghezze d’onda dello spettro luminoso. I fasci luminosi suddivisi nelle componenti RGB, vengono indirizzati verso dedicati pannelli LCD in cui ogni singolo pixel può essere “apperto” o “chiuso” dall’elettronica di controllo al fine di lasciar transitare la componente luminosa oppure bloccarla.


“Aperture Ratio”

Un parametro da tenere in seria considerazione ogni qualvolta ci si debba confrontare con una qualsiasi tecnologia di proiezione digitale, e a maggior ragione nel caso di proiettori LCD , é l’aperture ratio o rapporto d’apertura.

Il rapporto d’apertura può essere spiegato come rapporto tra l’area utile ai fini della visualizzazione (dimensione del pixel) e l’area inattiva (elettronica di controllo della cella negli LCD , distanza interstiziale tra microspecchi nei DLP).

Nel caso specifico dei pannelli LCD il rapporto d’apertura é esprimibile come: rapporto tra la dimensioni di un pixel (cella) e le dimensioni dell’elettronica che ne comanda l’attivazione.
In un pannello a matrice attiva (TFT) ogni cella di visualizzazione ospita al suo interno un elemento attivo detto “Thin Film Transistor” il quale funziona da interruttore della cella, permettendo di attivare o disattivare la cella. Il limite caratteristico di questa soluzione risiede nel fatto che l’elettronica di controllo ontata all’interno della cella di visualizzazione rappresenta un ostacolo al flusso luminoso. Se ne desume che al crescere del rapporto d’apertura diminuisce la percezione di retinatura.
Vi sono però tre elementi che limitano l’incremento del rapporto d’apertura di un pannello TFT:

- I transitors d’attivazione dei singoli pixel (in genere due per ogni pixel).
- La cavetteria che collega ogni singolo transistor all’elettronica di controllo.
- I piccoli condensatori di cui ogni pixel é dotato.

Si può dunque ben comprendere come l’insieme d’elettronica di controllo, accoppiata a celle di visualizzazione operanti per filtraggio della luce, appresenti un ostacolo al flusso luminoso e svilisca la qualità finale di visualizzazione. Lcos e D-ila nascono con il preciso obiettivo di superare questo limite caratteristico utilizzando pannelli LCD riflettenti, in modo da rimuovere l’elettronica d’attivazione dal percorso luminoso e ottenere, finalmente, un rilevante incremento del rapporto d’apertura pur mantenendo definizione di pixel tipica dei pannelli TFT.


Vantaggi della Tecnologia LCD

Colori molto attendibili

Eccellente riproduzione dei colori, mediamente superiore alla concorrenza basata su chip a riflessione.

Efficienza

I proiettori LCD sono (generalmente) più efficienti dei concorrenti digitali a chip DMD. Questo significa che un VPR LCD produrrà, a parità di lampada, luminosità espressa in lumens superiore ad un DLP.

Ottima messa a fuoco

La forma del pixel proiettato è più netta rispetto a quella dei pixel DLP, i quali tendono ad avere perimetro leggermente smussato e arrotondato. L’ottima definizione delle singole unità di visualizzazione conferisce una sensazione di messa a fuoco più accurata.
L’ottima messa a fuoco assieme all’efficienza elevata ha decretato il successo delle matrici TFT quale tecnologia di visualizzazione per presentazioni aziendali, sale conferenze, meetings.


Svantaggi della tecnologia LCD


Pixelation

Pixelation più marcata rispetto ai chip DMD, dovuta in parte al rapporto d’apertura percentualmente inferiore, ed in parte alla miglior definizione delle strutture minime di visualizzazione, i pixel.

Rapporto di contrasto e livello del nero

I proiettori LCD producono, mediamente, il peggior rapporto di contrasto tra tutte le tecnologie oggi disponibili. Il rapporto di contrasto è un parametro di primaria importanza quando si considera l’acquisto di un proiettore destinato alla proiezione di film, lo stesso dicasi per il livello del nero.

Affidabilità:

L’affidabilità dei proiettori LCD , sebbene migliorata negli ultimi anni, resta sempre inferiore rispetto alle altre tecnologie di visualizzazione. I pannelli TFT sono maggiormente soggetti a guasti (in paragone alle altre tecnologie disponibili) e la sostituzione di un pannello TFT può rappresentare un’importante voce di costo, inoltre, la qualità di visualizzazione tende a peggiorare al crescere delle ore d’utilizzo. Particolarmente sconfortante, infine, la tendenza a sviluppare guasti nei transistors d’attivazione delle celle; pixel morti non sempre coperti dalla garanzia proprio perché limite intrinseco della tecnologia LCD a matrice TFT.

pixel difettosi

La matrice TFT è soggetta a guasti, i pixel possono bloccarsi diventando pixel morti. Un pixel morto cessa la sua attività e, non essendo più in grado di mutare condizione resta stabilmente immobile nello stato di “acceso” o “spento”.
Non potendo più svolgere azione di filtraggio dinamico, ne consegue che in corrispondenza del pixel morto il proiettore produrrà un punto colorato, fisso, immutabile.
Il fenomeno può diventare particolarmente irritante quando il numero di pixel morti si fa elevato, anche se, come per tutti i difetti ed artefatti digitali, molto dipende dal grado di sensibilità (alle imperfezioni) del possessore. Molti usuari non notano per niente l’effetto arcobaleno (mi riferisco ai DLP, ovviamente), altri non lo sopportano, altri ancora non digeriscono i pixel morti (io sono uno di questi…), molti infine si lasciano semplicemente trasportare da un buon film, ne seguono attentamente la trama e se ne infischiano di punti morti, arcobaleni, screendoor effect, rumore video, halo effect…


Conclusione

Quanto visto sinora è semplicemente un assaggio, peraltro approssimativo, di tutte le possibilità e problematiche che la scelta di un proiettore per uso video comporta. Giacché la tecnologia ideale e perfetta non esiste (almeno per ora), e dal momento che tutte hanno aspetti positivi e negativi, la ricerca dovrebbe concentrarsi sulle tecnologie in grado di soddisfare le nostre personali esigenze. Non é detto, infatti, che un Crt rappresenti sempre la soluzione qualitativamente ideale: un videofilo alla ricerca della massima dimensione d’immagine potrebbe rimanere insoddisfatto dalla luminosità e contrasto prodotti in questa situazione. Quindi, la soluzione qualitativa per antonomasia (CRT) potrebbe rivelarsi del tutto inadeguata allo svolgimento di taluni compiti, lasciando giustamente frustrato il suo disinformato acquirente. Dico disinformato perché, un informato acquirente sa bene che non è consigliabile spingere un proiettore Crt oltre i 119” di larghezza, e che i puristi si fermano ben prima… ritenento gli 86” il compromesso ideale. Ecco! è saltata fuori la parolina magica: compromesso!
Scegliere un proiettore per uso video comporta innanzi tutto un’analisi delle nostre aspettative oltre che lo studio di molti parametri tecnici quali:

- Dimensione dell’immagine che vogliamo proiettare.
- Luminosità dell’ambiente in cui il proiettore opererà.
- Tonalità del pavimento, soffitto, pareti nel luogo di proiezione (sono importanti anche questi…)
- Tipo di schermo: piatto, curvo, con guadagno, senza guadagno, retrattile, fisso…
- Rapporto di contrasto, livello del nero, resa dei colori, scala di grigi, pixelation, rumore video…

…e tanti, tanti altri, che analizzeremo nelle prossime puntate, ricordando sempre il nostro obiettivo principale:
- ottenere un buon equilibrio tra esigenze da soddisfare, caratteristiche tecniche atte a soddisfarle e costo.

Un compromesso appunto!

 

 

 

 

 

 

 
 
 

 

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