Pulci
Chi
è stato al Roma Hi-End o chi ha visto il nostro reportage
dalla mostra avrà notato questi microscopici, splendidamente
(divinamente?) rifiniti diffusori americani.
Si
tratta del prodotto entry (si fa per dire, se date un’occhiata
al prezzo vi renderete conto che tutto è relativo) di
questo piccolo costruttore dello Utah, distribuito per
la prima volta in Italia da Best Sound & Video, una
nuova azienda milanese che ha deciso - coraggiosamente
- di gettarsi nell’agone dell’audio/video
con altri due marchi, oltre a questo: i cavi di DH Labs
e gli stimati amplificatori valvolari di Canary Audio.
Le
prime notizie che ho reperito su Voce Divina risalgono
alla metà degli anni ’90, periodo nel quale questi
due laureati dell’università dello Utah si sono
presentati ad alcune mostre hi-fi e hi-end americane con
una produzione già molto simile a quella attuale, composta
essenzialmente da due modelli, uno da stand (Soprano)
e uno da pavimento (Tenore), oltre a un paio di subwoofer
più o meno dedicati alla loro linea.
La
produzione (che è mia ferma intenzione esplorare nei prossimi
mesi) è attualmente composta proprio dalle Tenore (un
due vie da pavimento con altoparlanti top customizzati
di produzione D-S-T, cioè Vifa, Peerless, Scan-Speak),
dalle Soprano (un due vie da stand con woofer che ricorda
da vicino il 18W8545 Scan Speak, almeno nell’aspetto,
e tweeter Focal a cupola rovesciata), queste Mezzosoprano,
un sub/stand dedicato alle Soprano con due altoparlanti
da 9” chiamato Baritone e un sub passivo, collegabile
in parallelo a Soprano e Tenore, in configurazione isobarica
chiamato Basso. Sembrerebbe esistere anche un ulteriore
sub denominato Contrabbasso, sul quale non ho informazioni.
La linea attuale è denominata q. millenio (sic); non so
se quella q. stia per “quinto” - mi viene
da chiedermi quinto millennio rispetto a cosa. Ma vabbè.
Veniamo
alle nostre Mezzosoprano. Sono più piccole delle Soprano
(e costano, circa, metà delle sorelle maggiori) e mi verrebbe
da dire che il nome interrompe un po’ la coerenza
nominalista della produzione, dato che la voce di soprano
è più alta di quella del mezzo, ma visto che sono venute
dopo e che “soprano leggero” forse non era
un nome altrettanto accattivante…

Alcuni
elementi che caratterizzano queste pulci sono comuni a
tutta la produzione Voce Divina; prima di tutto l’aspetto
estremamente curato - che pare tuttavia dividere coloro
che le ritengono davvero molto belle, quorum ego, e coloro
che le ritengono inguardabili , un effetto
laccatura a specchio
spettacolare dei lati, l’allineamento dei centri
di emissione degli altoparlanti e il carico in cassa chiusa.
Ora,
se avete dato un’occhiata alle foto e alla proporzione
fra il tweeter da un pollice e l’altoparlante destinato
a riprodurre il mediobasso, avete letto il paragrafo precedente
e avete una vaga idea del fatto che alla fisica non si
riesce a dire di no, penserete di avere già capito tutto.
E’, in effetti, quasi così. Quasi.
Gli
altoparlanti sono un tweeter che mi pare corrispondere
come aspetto a un modello della linea classica Vifa, un
25mm a cupola morbida, e un, uhm, diciamo midwoofer da
una decina di centimetri in polipropilene che mi pare
di provenienza D-S-T, ma di cui non trovo l’equivalente
a catalogo. Potrebbe essere un Vifa o un Peerless; non
che la cosa mi sembri particolarmente significativa. Il
tweeter è montato su un riporto a sbalzo sopra il mobile.
La vaschetta dei connettori non pare essere particolarmente
lussuosa e non è previsto il bi-wiring. Forse non ci stava…

Il
mobile appare decisamente rigido e pesa molto più di quanto
ci si potrebbe aspettare, viste le dimensioni. Vibra pure
poco durante la riproduzione. Nelle descrizioni dei diffusori
presentati sul suo sito web, Voce Divina pone molta enfasi
sulla costruzione dei mobili; in particolare, utilizza
cabinet i cui pannelli sono composti da più strati di
MDF/HDF separati e incollati con materiali smorzanti e
colle particolarmente adatte a scaricare le vibrazioni.
Le Tenore hanno anche un baffle in alluminio, ma di quelle
parleremo, forse, un’altra volta. In ogni caso,
la struttura del mobile, il suo peso e l’altoparlante
scelto fanno temere di trovarsi davanti a un mini strillante
e isterico, dato che sembrerebbe trattarsi di un midrange
con la sua camera di caricamento e di un tweeter.

D’altra
parte, di pulci leggendarie ce n’è stata più di
una nella storia dell’alta fedeltà, dalle LS3/5A
ai loro opposti Linn Kan, alle LS5/12 più recenti e forse
un po’ meno leggendarie. Vediamo quale dei “trucchi”
per non strillare ha scelto il nostro costruttore dello
Utah (non per antonomasia, certo: quello è Wilson).
Pulci
sonanti
Ho
attaccato le piccole al mio impianto familiare (Scheu/VPI/VdH/DACT
per la parte phono, Pioneer/DVDUpgrades/dCS per la parte
digitale, pre Audio Synthesis ProPassion quando in uso,
finale BAT VK75SE, cavi White Gold, Monster, VdH, Boomerang,
Shunyata, Agile, Cablerie d’Eupen…) ponendole
su dei robusti Target R1.
Le
ho letteralmente cacciate lì dove c’era posto e
sono scomparse. No, non nel senso che non riuscissi più
a trovarle in mezzo a tutti quegli apparecchi e a tutti
quei cavi, nel senso che hanno prodotto la scena acustica
più sensazionale che mi sia capitato di sentire nella
mia carriera di audiofilo. Qui siamo ad un livello superiore
anche a quello delle LS3/5A e a quello delle B&W Silver
Signature. Ho persino l’impressione che questi diffusori
riuscirebbero a riprodurre una scena acustica credibile
anche girati verso il muro di fronte, anche uno rivolto
verso l’ascoltatore e l’altro ruotato di 90°.
Incredibile: profonda, larga, certo non altissima (ma
quella si può sicuramente curare con degli stand più alti
dei miei), variabilissima a seconda delle registrazioni
e dei componenti a monte come tipo di impostazione e di
dimensioni. Ma questo, probabilmente, ce lo si poteva
aspettare.
Così
come ci si poteva aspettare che questi diffusori non fossero
in grado di scendere particolarmente verso il basso. Nel
mio ambiente, in campo libero, i 69 Hz dichiarati a -3dB
mi sono parsi, a orecchio, un po’ ottimistici; personalmente
credo che la risposta cominci a scendere dagli 80 Hz e
sicuramente a 55 Hz non c’è più nulla. Però non
mi è parso (anche se non ho tentato di torturarle con
volumi d’ascolto improbabili) che ci fossero particolari
fenomeni di “doubling”, di distorsione a simulare,
sporcando, la presenza di un basso che non può esserci.
Non mi è neanche parso (anzi, tenderei ad escluderlo completamente)
che i nostri progettisti dello Utah siano ricorsi al trucchetto
LS3/5A per simulare un po’ di “pienezza”
nella gamma bassa in absentia, cioè l’esaltazione
del mediobasso.
Lean’n’mean,
quindi, come direbbero gli americani? Magroline e scattosamente
cattive? Neanche un po’. Uhm, sì, forse un pochino
sì, ma non nel senso canonico. Poi vi spiego. Intanto
torniamo al trucchetto. Una cosa che si legge spesso,
sulla scorta di un “principio” presentato,
mi pare, da Jean Hiraga, è che è meglio non tirare troppo
l’estensione verso l’acuto di un diffusore
se questo non ha basso e viceversa. Un diffusore suonerebbe,
cioè, più equilibrato se ad una limitazione verso il
basso
corrispondesse una limitazione verso l’acuto e viceversa.
Se non si osservasse questo principio, il diffusore con
poco basso e molto acuto suonerebbe strillante, quello
con molto basso e poco acuto scuro e opaco, rispetto ad
uno con ambedue le limitazioni.
Ecco,
mi sembra che, con molto giudizio, i nostri amici americani
siano ricorsi ad un trucco di questo genere. Il diffusore
non suona iper-definito, iper-trasparente, iper-radiografante,
ma riesce anche a non suonare depresso sull’acuto
o eccessivamente opaco. C’è, ogni tanto, una lieve
traccia di mancanza di raffinatezza sull’estremo
alto, come se mancasse un po’ di rifinitura. Mi
sa che è il prezzo pagato per non cadere in eccessi di
isteria.
Poi,
certo, c’è l’altro trucco, quello di diminuire
l’efficienza. Quella dichiarata è di 86 dB/W/m,
già piuttosto bassa per le abitudini odierne, escludendo
diffusori omnidirezionali tedeschi e pochi altri. A orecchio
direi che siamo anche un paio di dB sotto. Ma anche qui
ai nostri amici dello Utah è riuscito un altro colpo gobbo:
i diffusori non muoiono ai bassi volumi, non hanno bisogno
di essere spinti, maltrattati per suonare dinamici. Un
altro diffusore di piccole dimensioni, ancora meno efficiente
di questo, le LS5/12, mi è sempre sembrato assai esigente
da questo punto di vista: comincia a suonare da par suo
solo se spinto a volumi decisamente robusti, almeno con
amplificatori normali…
Cosa
esce da tutto questo? Esce una coppia di diffusori assolutamente
piacevoli da ascoltare, estremamente espressivi nella
loro capacità di riprodurre le nuance fini del
fraseggio, le piccole inflessioni dinamiche che danno
senso alla musica; una finestra trasparente su una porzione
(la più significativa) del messaggio musicale. E’
solo uno splendido mid-range? Forse, ma meglio avere solo
uno splendido mid-range piuttosto che solo uno splendido
basso o solo uno splendido acuto, vero?
Nella
porzione di frequenze che riproducono, e con la piccola
eccezione di quel cenno di minore raffinatezza di cui
dicevo sopra, le Mezzosoprano mi sono parse essenzialmente
neutre, scevre da colorazioni nella risposta in frequenza,
da “suono del mobile” o da “suono del
materiale” (forse un accenno di questo c’è;
forse). L’unico difetto che posso trovare loro,
paragonandole direttamente alle mie Wilson WITT e cercando
di non farmi distrarre dal fatto che le Wilson scendono
fin quasi ai 20 Hz e salgono soggettivamente molto di
più, è una certa semplificazione armonica, una certa omogeneizzazione,
nel senso della secchezza, delle armoniche degli strumenti.
E’ come se gli strumenti fossero un po’ meno
“spessi”, un po’ meno complessi rispetto
a come sono abituato a sentirli dalle WITT. Dal vivo…
beh, non c’è paragone, da questo punto di vista.
Mi
sono piaciute? Assolutamente sì, tanto che l’importatore
è riuscito a portarmele via solo lasciandomi le sorelle
maggiori Soprano, che stanno suonando mentre scrivo. Ma
quella è un’altra storia, che vi racconterò un’altra
volta.
Pulci
costose
Questa
recensione, che fin qui ha un aspetto entusiastico, non
sarebbe completa senza parlare del prezzo di queste pulci.
E’ altissimo, 4000 Euro per una coppia di diffusori
di queste dimensioni, con questi altoparlanti e con questi
morsetti d’uscita. E’ vero che il mobile è
davvero rigido e ben finito, è vero che suonano davvero
molto bene, ma 4000 Euro mi sembrano, francamente, eccessivi.
Prima che certi personaggi comincino ad accusare il distributore
italiano, comunque, tengo a notificare loro che il prezzo
di questi diffusori, come quello di tutta la linea Voce
Divina, è stabilito dal costruttore per tutta Europa.
Mi viene il sospetto che sia stato stabilito quando il
dollaro era forte rispetto all’Euro; ora che la
moneta americana si è molto indebolita, spero si possa
fare qualcosa. Oppure spero che il distributore sia disposto
a fare qualcosa, venendo incontro ai possibili acquirenti.
Sarebbe, peraltro, un peccato che questo costruttore appena
affacciatosi sul nostro mercato venisse tacciato di essere
esageratamente costoso. Da quanto sto sentendo in questo
momento dalle Soprano sarebbe proprio un vero peccato.