Numero 13
Editoriale
Sistema Klimo
MF X150 & X-Ray V3
Appleby DAC104
Sony XA900 ES
Avalon Ascendant
Voce Divina Mezzosop.
La Pulce nell'orecchio
Tweaking alimentazioni
Three Blind Mice
Digitalia Special 2
Nec PlasmaSync 42
HD- RGB Component+
Guida Videoproiezione
Matteo Lupatelli
HOME

 

 

Dati

Costruttore: Voce Divina Specialties, Utah, U.S.A.

www.vocedivina.com

Distributore: Best Audio&Video, Milano, Milano, telefono 347 087 32 04

Prezzo 04/2004: :€ 4000 la coppia

 

Descrizione:

Diffusori a due vie
Risposta in frequenza 69-20000 Hz
Efficienza 86 dB/W/M

 

 

Voce Divina Mezzosoprano
Di Igor Zamberlan
 

 

 

 

 
 
 

 

Pulci

 

Chi è stato al Roma Hi-End o chi ha visto il nostro reportage dalla mostra avrà notato questi microscopici, splendidamente (divinamente?) rifiniti diffusori americani.

Si tratta del prodotto entry (si fa per dire, se date un’occhiata al prezzo vi renderete conto che tutto è relativo) di questo piccolo costruttore dello Utah, distribuito per la prima volta in Italia da Best Sound & Video, una nuova azienda milanese che ha deciso - coraggiosamente - di gettarsi nell’agone dell’audio/video con altri due marchi, oltre a questo: i cavi di DH Labs e gli stimati amplificatori valvolari di Canary Audio.

Le prime notizie che ho reperito su Voce Divina risalgono alla metà degli anni ’90, periodo nel quale questi due laureati dell’università dello Utah si sono presentati ad alcune mostre hi-fi e hi-end americane con una produzione già molto simile a quella attuale, composta essenzialmente da due modelli, uno da stand (Soprano) e uno da pavimento (Tenore), oltre a un paio di subwoofer più o meno dedicati alla loro linea.

La produzione (che è mia ferma intenzione esplorare nei prossimi mesi) è attualmente composta proprio dalle Tenore (un due vie da pavimento con altoparlanti top customizzati di produzione D-S-T, cioè Vifa, Peerless, Scan-Speak), dalle Soprano (un due vie da stand con woofer che ricorda da vicino il 18W8545 Scan Speak, almeno nell’aspetto, e tweeter Focal a cupola rovesciata), queste Mezzosoprano, un sub/stand dedicato alle Soprano con due altoparlanti da 9” chiamato Baritone e un sub passivo, collegabile in parallelo a Soprano e Tenore, in configurazione isobarica chiamato Basso. Sembrerebbe esistere anche un ulteriore sub denominato Contrabbasso, sul quale non ho informazioni. La linea attuale è denominata q. millenio (sic); non so se quella q. stia per “quinto” - mi viene da chiedermi quinto millennio rispetto a cosa. Ma vabbè.

Veniamo alle nostre Mezzosoprano. Sono più piccole delle Soprano (e costano, circa, metà delle sorelle maggiori) e mi verrebbe da dire che il nome interrompe un po’ la coerenza nominalista della produzione, dato che la voce di soprano è più alta di quella del mezzo, ma visto che sono venute dopo e che “soprano leggero” forse non era un nome altrettanto accattivante…

Alcuni elementi che caratterizzano queste pulci sono comuni a tutta la produzione Voce Divina; prima di tutto l’aspetto estremamente curato - che pare tuttavia dividere coloro che le ritengono davvero molto belle, quorum ego, e coloro che le ritengono inguardabili , un effetto laccatura a specchio spettacolare dei lati, l’allineamento dei centri di emissione degli altoparlanti e il carico in cassa chiusa.

Ora, se avete dato un’occhiata alle foto e alla proporzione fra il tweeter da un pollice e l’altoparlante destinato a riprodurre il mediobasso, avete letto il paragrafo precedente e avete una vaga idea del fatto che alla fisica non si riesce a dire di no, penserete di avere già capito tutto. E’, in effetti, quasi così. Quasi.

 

 

Gli altoparlanti sono un tweeter che mi pare corrispondere come aspetto a un modello della linea classica Vifa, un 25mm a cupola morbida, e un, uhm, diciamo midwoofer da una decina di centimetri in polipropilene che mi pare di provenienza D-S-T, ma di cui non trovo l’equivalente a catalogo. Potrebbe essere un Vifa o un Peerless; non che la cosa mi sembri particolarmente significativa. Il tweeter è montato su un riporto a sbalzo sopra il mobile. La vaschetta dei connettori non pare essere particolarmente lussuosa e non è previsto il bi-wiring. Forse non ci stava…

 

Il mobile appare decisamente rigido e pesa molto più di quanto ci si potrebbe aspettare, viste le dimensioni. Vibra pure poco durante la riproduzione. Nelle descrizioni dei diffusori presentati sul suo sito web, Voce Divina pone molta enfasi sulla costruzione dei mobili; in particolare, utilizza cabinet i cui pannelli sono composti da più strati di MDF/HDF separati e incollati con materiali smorzanti e colle particolarmente adatte a scaricare le vibrazioni. Le Tenore hanno anche un baffle in alluminio, ma di quelle parleremo, forse, un’altra volta. In ogni caso, la struttura del mobile, il suo peso e l’altoparlante scelto fanno temere di trovarsi davanti a un mini strillante e isterico, dato che sembrerebbe trattarsi di un midrange con la sua camera di caricamento e di un tweeter.

 

D’altra parte, di pulci leggendarie ce n’è stata più di una nella storia dell’alta fedeltà, dalle LS3/5A ai loro opposti Linn Kan, alle LS5/12 più recenti e forse un po’ meno leggendarie. Vediamo quale dei “trucchi” per non strillare ha scelto il nostro costruttore dello Utah (non per antonomasia, certo: quello è Wilson).

 

Pulci sonanti

 

Ho attaccato le piccole al mio impianto familiare (Scheu/VPI/VdH/DACT per la parte phono, Pioneer/DVDUpgrades/dCS per la parte digitale, pre Audio Synthesis ProPassion quando in uso, finale BAT VK75SE, cavi White Gold, Monster, VdH, Boomerang, Shunyata, Agile, Cablerie d’Eupen…) ponendole su dei robusti Target R1.

Le ho letteralmente cacciate lì dove c’era posto e sono scomparse. No, non nel senso che non riuscissi più a trovarle in mezzo a tutti quegli apparecchi e a tutti quei cavi, nel senso che hanno prodotto la scena acustica più sensazionale che mi sia capitato di sentire nella mia carriera di audiofilo. Qui siamo ad un livello superiore anche a quello delle LS3/5A e a quello delle B&W Silver Signature. Ho persino l’impressione che questi diffusori riuscirebbero a riprodurre una scena acustica credibile anche girati verso il muro di fronte, anche uno rivolto verso l’ascoltatore e l’altro ruotato di 90°. Incredibile: profonda, larga, certo non altissima (ma quella si può sicuramente curare con degli stand più alti dei miei), variabilissima a seconda delle registrazioni e dei componenti a monte come tipo di impostazione e di dimensioni. Ma questo, probabilmente, ce lo si poteva aspettare.

Così come ci si poteva aspettare che questi diffusori non fossero in grado di scendere particolarmente verso il basso. Nel mio ambiente, in campo libero, i 69 Hz dichiarati a -3dB mi sono parsi, a orecchio, un po’ ottimistici; personalmente credo che la risposta cominci a scendere dagli 80 Hz e sicuramente a 55 Hz non c’è più nulla. Però non mi è parso (anche se non ho tentato di torturarle con volumi d’ascolto improbabili) che ci fossero particolari fenomeni di “doubling”, di distorsione a simulare, sporcando, la presenza di un basso che non può esserci. Non mi è neanche parso (anzi, tenderei ad escluderlo completamente) che i nostri progettisti dello Utah siano ricorsi al trucchetto LS3/5A per simulare un po’ di “pienezza” nella gamma bassa in absentia, cioè l’esaltazione del mediobasso.

Lean’n’mean, quindi, come direbbero gli americani? Magroline e scattosamente cattive? Neanche un po’. Uhm, sì, forse un pochino sì, ma non nel senso canonico. Poi vi spiego. Intanto torniamo al trucchetto. Una cosa che si legge spesso, sulla scorta di un “principio” presentato, mi pare, da Jean Hiraga, è che è meglio non tirare troppo l’estensione verso l’acuto di un diffusore se questo non ha basso e viceversa. Un diffusore suonerebbe, cioè, più equilibrato se ad una limitazione verso il

basso corrispondesse una limitazione verso l’acuto e viceversa. Se non si osservasse questo principio, il diffusore con poco basso e molto acuto suonerebbe strillante, quello con molto basso e poco acuto scuro e opaco, rispetto ad uno con ambedue le limitazioni.

Ecco, mi sembra che, con molto giudizio, i nostri amici americani siano ricorsi ad un trucco di questo genere. Il diffusore non suona iper-definito, iper-trasparente, iper-radiografante, ma riesce anche a non suonare depresso sull’acuto o eccessivamente opaco. C’è, ogni tanto, una lieve traccia di mancanza di raffinatezza sull’estremo alto, come se mancasse un po’ di rifinitura. Mi sa che è il prezzo pagato per non cadere in eccessi di isteria.

Poi, certo, c’è l’altro trucco, quello di diminuire l’efficienza. Quella dichiarata è di 86 dB/W/m, già piuttosto bassa per le abitudini odierne, escludendo diffusori omnidirezionali tedeschi e pochi altri. A orecchio direi che siamo anche un paio di dB sotto. Ma anche qui ai nostri amici dello Utah è riuscito un altro colpo gobbo: i diffusori non muoiono ai bassi volumi, non hanno bisogno di essere spinti, maltrattati per suonare dinamici. Un altro diffusore di piccole dimensioni, ancora meno efficiente di questo, le LS5/12, mi è sempre sembrato assai esigente da questo punto di vista: comincia a suonare da par suo solo se spinto a volumi decisamente robusti, almeno con amplificatori normali…

Cosa esce da tutto questo? Esce una coppia di diffusori assolutamente piacevoli da ascoltare, estremamente espressivi nella loro capacità di riprodurre le nuance fini del fraseggio, le piccole inflessioni dinamiche che danno senso alla musica; una finestra trasparente su una porzione (la più significativa) del messaggio musicale. E’ solo uno splendido mid-range? Forse, ma meglio avere solo uno splendido mid-range piuttosto che solo uno splendido basso o solo uno splendido acuto, vero?

Nella porzione di frequenze che riproducono, e con la piccola eccezione di quel cenno di minore raffinatezza di cui dicevo sopra, le Mezzosoprano mi sono parse essenzialmente neutre, scevre da colorazioni nella risposta in frequenza, da “suono del mobile” o da “suono del materiale” (forse un accenno di questo c’è; forse). L’unico difetto che posso trovare loro, paragonandole direttamente alle mie Wilson WITT e cercando di non farmi distrarre dal fatto che le Wilson scendono fin quasi ai 20 Hz e salgono soggettivamente molto di più, è una certa semplificazione armonica, una certa omogeneizzazione, nel senso della secchezza, delle armoniche degli strumenti. E’ come se gli strumenti fossero un po’ meno “spessi”, un po’ meno complessi rispetto a come sono abituato a sentirli dalle WITT. Dal vivo… beh, non c’è paragone, da questo punto di vista.

Mi sono piaciute? Assolutamente sì, tanto che l’importatore è riuscito a portarmele via solo lasciandomi le sorelle maggiori Soprano, che stanno suonando mentre scrivo. Ma quella è un’altra storia, che vi racconterò un’altra volta.

 

Pulci costose

 

Questa recensione, che fin qui ha un aspetto entusiastico, non sarebbe completa senza parlare del prezzo di queste pulci. E’ altissimo, 4000 Euro per una coppia di diffusori di queste dimensioni, con questi altoparlanti e con questi morsetti d’uscita. E’ vero che il mobile è davvero rigido e ben finito, è vero che suonano davvero molto bene, ma 4000 Euro mi sembrano, francamente, eccessivi. Prima che certi personaggi comincino ad accusare il distributore italiano, comunque, tengo a notificare loro che il prezzo di questi diffusori, come quello di tutta la linea Voce Divina, è stabilito dal costruttore per tutta Europa. Mi viene il sospetto che sia stato stabilito quando il dollaro era forte rispetto all’Euro; ora che la moneta americana si è molto indebolita, spero si possa fare qualcosa. Oppure spero che il distributore sia disposto a fare qualcosa, venendo incontro ai possibili acquirenti. Sarebbe, peraltro, un peccato che questo costruttore appena affacciatosi sul nostro mercato venisse tacciato di essere esageratamente costoso. Da quanto sto sentendo in questo momento dalle Soprano sarebbe proprio un vero peccato.

 

 

 

 

 

 
 
 

 

Stampa la pagina Stampa la pagina 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
© Copyright 2004 VIDEOHIFI.com
 

 

Logo Logo