| |
1.
Introduzione
Per
motivi che non vi sto a raccontare (ma che forse saranno chiari
con la lettura del pezzo), ambedue gli oggetti di questo articolo
hanno soggiornato a lungo nella mia casa, più a lungo
di quanto sia mio uso tenere gli oggetti in prova. Visto che
si tratta di due oggetti estremamente particolari, pur nella
loro diversità, e alquanto distanti da quanto sono
solito descrivere per questa rivista, ho deciso di parlarvene
insieme.
In
uno dei due casi, il report è concluso con questo pezzo.
Nell’altro caso, ci sarà bisogno di tornarci
per l’ascolto, cosa che spero di fare molto presto,
probabilmente come aggiornamento a questo stesso numero della
rivista, per cui tenete d’occhio questa pagina - è
possibile che si “allunghi” in corso d’opera.
2.
LCAudio ZAPpulse 2.2
Col
saldatore sono negato. Sono abbastanza negato per qualsiasi
lavoro manuale, peraltro: sono un vero figlio della società
dell’immateriale.
Parecchio
tempo fa (e Fabio Camorani di Audionautes, che è il
distributore italiano di LCAudio, ve lo può confermare)
, subito dopo la prova del PS Audio HCA2, chiesi informazioni
su questi moduli PWM dell’azienda danese, nota fino
ad allora, da noi, per i suoi componenti che permettono di
ottimizzare lettori CD e convertitori digitali/analogici (clock,
moduli per la sostituzione degli operazionali d’uscita
con altri di maggiore qualità, un intero stadio di
uscita a discreti molto versatile e adattabile a praticamente
tutti i lettori CD, posto che ci stia dentro…).
Dopo
qualche giorno, mentre io pensavo che mi arrivasse un amplificatore
completo con i moduli montati, mi arrivarono due moduli, un
grosso toroidale, un ponte a diodi, dei condensatori elettrolitici
e basta. Alle mie timide proteste fu risposto di provarci.Ci
provai, più volte, prima con i moduli originali, poi
con i moduli 2.2SE. Non sono ancora venuto a capo di nulla,
il groviglio di cavi e schedine, apparentemente montato, in
realtà non suona ancora. Il montaggio mi parrebbe essere
a prova di idiota; la conclusione che ne possiamo trarre è
che io mi piazzo, come autocostruttore, un po' sotto il livello
"idiota". Nei prossimi giorni, con l’aiuto
- finalmente - di qualcuno più esperto di me, spero
di essere in grado di raccontarvi qualcosa anche su come suonano
queste schede. Per ora, vi dovete accontentare della descrizione
tecnica.
I
moduli
I
modulini LCAudio, della dimensione di una carta di credito
ciascuno, implementano un amplificatore completo, esclusa
l’alimentazione. La cosa incredibile, resa possibile
dalla tecnologia digitale, è che la potenza massima
raggiungibile da un amplificatore completo costruito con questi
moduli è di 280W circa su 8 ohm. Ancora più
pazzesco è che, mettendo a ponte due moduli, si possono
raggiungere 1100W su 8 ohm. Ma procediamo con ordine.

Gli
ZAPPulse, dicevo, sono degli amplificatori digitali, giunti,
con la versione 2.2SE, alla loro quinta versione commerciale.
Interamente bilanciati, includono un ingresso differenziale
(possono essere pilotati anche in single-ended), un comparatore,
un driver e degli stadi di uscita a mosfet. Dopo gli stadi
di uscita è necessario che ci sia un filtro a induttanza
e condensatore (questo è un amplificatore digitale,
lo stadio finale è sempre o completamente in conduzione
o completamente spento e c’è bisogno di qualcosa
che faccia da “ammorbidente”, che ricolleghi i
punti, per usare un linguaggio poco tecnico); nel caso dello
ZAPPulse c’è una grossa induttanza cablata in
argento, isolata in teflon e con una bassissima resistenza.
I
vantaggi, ormai noti, della tecnologia switching (cosiddetta
digitale, non sempre gli amplificatori switching sono effettivamente
“digitali”) sono la grande compattezza dimensionale
raggiungibile in rapporto alle potenze di uscita e l’efficienza
mostruosa di questi dispositivi. Nel caso dello ZAPPulse 2.2SE,
la dissipazione in calore, alla massima potenza, è
di una ventina di watt, il che significa che l’efficienza
è intorno al 90%. Un tipico amplificatore in classe
AB raggiunge a malapena il 50%. I vantaggi, evidenti, sono
la compattezza anche dei contenitori che ospitano amplificazioni
di questo tipo; una coppia di moduli ZAPPulse non ha bisogno
che del fondo di un contenitore rack sottile da 42 per 30
cm per essere al sicuro da eventuali autospegnimenti per eccessivo
calore, anche in caso di uso prolungato al massimo della potenza.
Queste
caratteristiche fanno degli amplificatori PWM (e degli ZAPPulse
in particolare) degli eccellenti moduli per pilotare i subwoofer,
anche montandoli internamente ai sub stessi. So che Fabio
Camorani ha presentato un sub più o meno esplicitamente
concepito per essere pilotato da questi moduli. Appena riuscirò
(presto, presto) a far suonare quelli che ho in consegna vi
saprò dire delle loro prestazioni musicali e di quelle
“atletiche”.
Intanto,
ancora un paio di note tecniche: la frequenza di “switching”
(i cicli acceso/spento) fissata internamente è di 500
kHz; è tuttavia possibile connettere i moduli a una
sorgente di clock esterno, un modulatore che deve essere in
grado di fornire, all’ingresso predisposto sulla scheda,
un’onda quadra o una sinusoide. Credo sia possibile
utilizzare come generatore di clock anche l’LClock XO3
della LC Audio stessa (con una serie di componenti per trasformare
il segnale di clock in una sinusoide o in un’onda quadra
di ampiezza sufficiente) e sincronizzare l’intera catena
digitale. Non credo, tuttavia, ci siano particolari vantaggi
sonori. Le istruzioni sostengono che una sincronizzazione
esterna è utile solo quando si utilizzino parecchi
moduli, ad esempio per un’amplificazione multicanale,
dato che si otterrebbe una riduzione delle interferenze elettromagnetiche
emesse.
A
proposito di interferenze, annoso problema dell’amplificazione
switching, uno dei miglioramenti introdotti da LC Audio nelle
varie versioni dei moduli riguarda proprio le emissioni; la
versione attuale, secondo la Casa, disturba tanto quanto un
hard disk di un PC, per cui molto poco.
Ultima
nota (pseudo?)tecnica, con la quale vi lascio alla parte successiva
della storia di due amplificatori, in attesa del completamento
di questa, la potenza di uscita dell’amplificatore dipende
direttamente dalla tensione di alimentazione. Con la tensione
minima di +/-32V (è richiesta un’alimentazione
duale) otterrete un amplificatore da 60W, con quella massima
di +/-69Volt un amplificatore da oltre 280 watt. Pazzesco…
3. Radii Audio MPP-M8
Un
amplificatore di questa azienda di Hong Kong vi è già
stato esaurientemente descritto sulle nostre pagine (Mini
2A3))dall’ottimo
Aste.
A me è toccato in sorte questo entry-level fra gli
amplificatori importati da Mad For Music, un piccolo finale
di potenza equipaggiato con quattro triodi-pentodi della famiglia
delle ECL82/86, con uno schema abbastanza classico (mi pare
ispirato ad uno dei classici Mullard), con i triodi a fare
da ingresso e driver/sfasatore “a valvola” e i
pentodi configurati in push-pull singolo, ad ottenere otto
watt dichiarati per canale. C’è un anello di
controreazione ingresso/uscita (come del resto c’è
sul 2A3 di cui vi ha parlato Giovanni).

Si
tratta di un finale di potenza, quindi c’è una
sola coppia di ingressi RCA, una coppia di morsetti d’uscita
(l’ingresso per i connettori a banana è un po’
lasco, ma c’è la possibilità di collegare
anche cavo nudo di buona sezione e forcelle) e una vaschetta
IEC. L’amplificatore ha un aspetto economico ma assolutamente
non tirato via; il frontale è spesso, la costruzione
robusta, le finiture non di altissimo livello, ma assolutamente
non trascurate. L’aspetto è quello di un prodotto
razionalmente economico.

Primo approccio
Ho
preso il piccolo Radii un po’ di petto, andandolo ad
inserire fra un pre Sonic Frontiers SFL2 e una coppia di Wilson
WITT, collegato con cavi Wire World, White Gold e DNM (gli
unici che avevo in casa in quel momento che mi sembrassero
assicurare un buon contatto).
La
prima sensazione è stata quella di qualcosa di strano.
Il finalino mostrava una splendida trasparenza, una bella
liquidità e pure un’ottima scena acustica. Ma…
dov’era il basso? Dov’erano le alte frequenze?
Dov’era la dinamica? Vi giuro che ho controllato più
volte di non aver collegato i cavi di potenza in controfase…
La netta sensazione è stata quella che il finalino
non fosse assolutamente in grado non dico di pilotare, ma
nemmeno di muovere i 30cm delle WITT. Peccato, peccato davvero,
perché l’integrità del messaggio musicale
sembrava, fin dove poteva arrivare, preservata in modo insospettabile
per un amplificatore valvolare di quel prezzo.

Secondo
tentativo
Viste
le caratteristiche, una volta arrivate in casa le Voce Divina
Mezzosoprano di cui vi parlo altrove in questo numero, d’accordo
con l’importatore del Radii (che è anche concessionario
delle Voce Divina) ho deciso di dare una seconda possibilità
al piccolino. Diffusori piccoli, amplificatore piccolo; diffusori
che sono - come vi narro nella relativa prova - dei midrange,
amplificatore che esalta il medio.
Ma la fortuna del recensore ci si è messa anche lì.
Assieme all’amplificatore, Mad For Music mi ha mandato
anche un quartetto di 6BM8 Mullard, dicendomi che i risultati
sarebbero stati senza dubbio migliori di quelli ottenibili
dalle Sovtek di serie, per giunta nuove di pacca (e tutti
sanno quanto le Sovtek impieghino prima di giungere al loro
optimum).
Esito
paradossale: suono nasale, compresso, “phasey”,
come direbbero gli anglosassoni. Contattato al volo l’importatore,
abbiamo concluso che, evidentemente, la lunga inattività
non avesse giovato alle Mullard. Reinserite le sovietiche,
l’esito era decisamente migliore.
Basse
e alte frequenze sempre attenuate (persino con le Mezzosoprano,
che non scendono sotto i 55 Hz, nemmeno attenuate, la porzione
bassa dello spettro riproducibile era palesemente attenuata
rispetto a quanto ottenibile con il mio BAT), dinamica che
non era in grado di raggiungere livelli realistici, ma una
bella “voce”, gradevole, con poche tracce di nasalità
e un’ottima capacità di comunicare il contenuto
emozionale della musica. Ecco, sono solito essere piuttosto
sospettoso, finanche ironico nei confronti di chi descrive
gli oggetti da riproduzione della musica come “musicali”;
penso, infatti, che la “musicalità” pertenga
all’evento (reale o riprodotto), non al mezzo tecnico
che la deve riprodurre, scansandosi e facendo in modo di lasciar
passare la musica che quello, non questo, esprime. Tuttavia,
in questo caso non mi sembra di fare un disservizio a chi
legge parlando di musicalità. Da un lato è ovvio
che, se dovessi mettermi a descrivere le colorazioni e le
limitazioni di questo amplificatore in senso assoluto o confrontandolo
coi miei riferimenti, lo farei metaforicamente a pezzetti;
dall’altro, credo che l’informazione interessante,
per un oggetto di questo tipo e per il suo prezzo (stiamo
parlando, salvo smentite, del più economico amplificatore
a valvole in regolare - legale e garantita - vendita sul nostro
mercato) sia il fatto che le sue colorazioni, palesemente
udibili e numerose, non sfigurano il messaggio musicale, lasciandolo
anzi passare e andando, forse, persino a renderne più
evidenti gli aspetti di delicatezza e fragilità. Non
sarà in grado di darvi scariche di adrenalina né
di sonorizzare il salone da sessanta metri quadri (neanche
quello da trenta, se è per quello…), ma potrà
farvi godere dei brani con pochi strumenti, di un trio jazz
o di un quartetto d’archi, in modo molto accattivante.
Non credo che lo stesso tipo di fluidità, di senso
di scorrimento della musica, di connessione con l’evento
riprodotto come entità organica e fatta da altri esseri
umani sia raggiungibile con amplificatori a stato solido della
stessa classe. Essi saranno, sicuramente, più estesi
e corretti dal punto di vista freddamente tecnico - questo
è certo -, ma saranno sicuramente gravati da colorazioni
meno consonanti col messaggio musicale.
Palesemente,
questo Radii non è un riferimento, certo non è
il nuovo Conrad Johnson PV5 o il nuovo monoblocco Quicksilver,
ma un amplificatore che consente di muovere i primi passi
nel “suono valvolare” a un prezzo eccezionalmente
basso, assistito da un importatore serio e coraggioso. L’unica
critica sostanziale che mi sento di muovere, a questo prezzo,
è relativa al fatto che si tratta di un finale, non
di un integrato. La cosa costringe a dotarsi di un qualche
dispositivo esterno per il controllo del volume e per la selezione
delle sorgenti. La buona notizia è che, grazie a dei
parametri di interfacciamento di tutto riposo (una resistenza
da 220kOhm sull’ingresso) e nonostante una sensibilità
dichiarata piuttosto bassa, il finalino mi è sembrato
del tutto a suo agio pilotato direttamente dal dCS Delius
con l’uscita impostata a 2 volt (cioè lo standard
CD).
Slight
return
Il
giorno in cui il distributore è venuto a riprendersi
il piccoletto, si è fatto latore anche di un po’
di altri oggetti che appariranno presto sulle nostre pagine,
fra cui le Voce Divina Soprano, 90 dB e una curva di impedenza
di tutto riposo. Per curiosità abbiamo connesso il
nanetto a questi diffusori. Pur restando compresso dinamicamente,
lievemente nasale e non apertissimo, è parso in grado,
in quei pochi minuti, di ottenere anche una rispettabile -
per la sua potenza - articolazione ed estensione sulle basse
frequenze.
Alla
fine, ne ho ricavato l’impressione di un oggetto che
potrebbe rappresentare il primo credibile passo nell’amplificazione
valvolare; o, magari, la via di salvezza per qualcuno che,
acquistato un sistema di altoparlanti costoso, ma facile ed
efficiente (anche se, forse a causa di un dimensionamento
un po’ tirato via dei condensatori di filtro, l’amplificatore
presenta un po’ più di ronzio di quanto mi piacerebbe
- non… - sentire), si trovasse ad avere esaurito il
budget per l’amplificazione: costui potrebbe acquistare
questo Radii per ascoltare musica in attesa di riprendere
economicamente fiato.Potrebbe anche accorgersi che non è
proprio facile superare questo piccolo amplificatore in ciò
che fa bene e potrebbe non avere i piccoli problemi di rumore
che ho avuto io, dato che questi, spesso, dipendono dagli
interfacciamenti
|
|