Numero 13
Editoriale
Sistema Klimo
MF X150 & X-Ray V3
Appleby DAC104
Sony XA900 ES
Avalon Ascendant
Voce Divina Mezzosop.
La Pulce nell'orecchio
Tweaking alimentazioni
Three Blind Mice
Digitalia Special 2
Nec PlasmaSync 42
HD- RGB Component+
Guida Videoproiezione
Matteo Lupatelli
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Dati ZAPPulse

Costruttore: LC Audio, Danimarca

www..lcaudio.dk

Distributore: AudioNautes

www.audionautes.com

Prezzo 04/2004: :€ 179 per canale nella versione SE

 

Descrizione:

Moduli PWM

 

Dati Radii MPP-M8

Costruttore: Radii Audio, Hong Kong

www.radaudio.com


Distributore: Mad For Music

www.madformusic.it

Prezzo 04/2004: :€ 550 per canale nella versione SE

 

Descrizione:

Amplificatore di potenza valvolare stereofonico, potenza massima 8W per
canale, distorsione 1% a 1W, sensibilità 1.5V per 8W, dimensioni 190 x 260 x 140mm, peso Kg 5.

 

A Tale Of Two Amps
Di Igor Zamberlan
 

 

 

 

 
 
 

 

1. Introduzione

Per motivi che non vi sto a raccontare (ma che forse saranno chiari con la lettura del pezzo), ambedue gli oggetti di questo articolo hanno soggiornato a lungo nella mia casa, più a lungo di quanto sia mio uso tenere gli oggetti in prova. Visto che si tratta di due oggetti estremamente particolari, pur nella loro diversità, e alquanto distanti da quanto sono solito descrivere per questa rivista, ho deciso di parlarvene insieme.

In uno dei due casi, il report è concluso con questo pezzo. Nell’altro caso, ci sarà bisogno di tornarci per l’ascolto, cosa che spero di fare molto presto, probabilmente come aggiornamento a questo stesso numero della rivista, per cui tenete d’occhio questa pagina - è possibile che si “allunghi” in corso d’opera.

2. LCAudio ZAPpulse 2.2

Col saldatore sono negato. Sono abbastanza negato per qualsiasi lavoro manuale, peraltro: sono un vero figlio della società dell’immateriale.

Parecchio tempo fa (e Fabio Camorani di Audionautes, che è il
distributore italiano di LCAudio, ve lo può confermare) , subito dopo la prova del PS Audio HCA2, chiesi informazioni su questi moduli PWM dell’azienda danese, nota fino ad allora, da noi, per i suoi componenti che permettono di ottimizzare lettori CD e convertitori digitali/analogici (clock, moduli per la sostituzione degli operazionali d’uscita con altri di maggiore qualità, un intero stadio di uscita a discreti molto versatile e adattabile a praticamente tutti i lettori CD, posto che ci stia dentro…).

Dopo qualche giorno, mentre io pensavo che mi arrivasse un amplificatore completo con i moduli montati, mi arrivarono due moduli, un grosso toroidale, un ponte a diodi, dei condensatori elettrolitici e basta. Alle mie timide proteste fu risposto di provarci.Ci provai, più volte, prima con i moduli originali, poi con i moduli 2.2SE. Non sono ancora venuto a capo di nulla, il groviglio di cavi e schedine, apparentemente montato, in realtà non suona ancora. Il montaggio mi parrebbe essere a prova di idiota; la conclusione che ne possiamo trarre è che io mi piazzo, come autocostruttore, un po' sotto il livello "idiota". Nei prossimi giorni, con l’aiuto - finalmente - di qualcuno più esperto di me, spero di essere in grado di raccontarvi qualcosa anche su come suonano queste schede. Per ora, vi dovete accontentare della descrizione tecnica.

I moduli

I modulini LCAudio, della dimensione di una carta di credito ciascuno, implementano un amplificatore completo, esclusa l’alimentazione. La cosa incredibile, resa possibile dalla tecnologia digitale, è che la potenza massima raggiungibile da un amplificatore completo costruito con questi moduli è di 280W circa su 8 ohm. Ancora più pazzesco è che, mettendo a ponte due moduli, si possono raggiungere 1100W su 8 ohm. Ma procediamo con ordine.

Gli ZAPPulse, dicevo, sono degli amplificatori digitali, giunti, con la versione 2.2SE, alla loro quinta versione commerciale. Interamente bilanciati, includono un ingresso differenziale (possono essere pilotati anche in single-ended), un comparatore, un driver e degli stadi di uscita a mosfet. Dopo gli stadi di uscita è necessario che ci sia un filtro a induttanza e condensatore (questo è un amplificatore digitale, lo stadio finale è sempre o completamente in conduzione o completamente spento e c’è bisogno di qualcosa che faccia da “ammorbidente”, che ricolleghi i punti, per usare un linguaggio poco tecnico); nel caso dello ZAPPulse c’è una grossa induttanza cablata in argento, isolata in teflon e con una bassissima resistenza.

I vantaggi, ormai noti, della tecnologia switching (cosiddetta digitale, non sempre gli amplificatori switching sono effettivamente “digitali”) sono la grande compattezza dimensionale raggiungibile in rapporto alle potenze di uscita e l’efficienza mostruosa di questi dispositivi. Nel caso dello ZAPPulse 2.2SE, la dissipazione in calore, alla massima potenza, è di una ventina di watt, il che significa che l’efficienza è intorno al 90%. Un tipico amplificatore in classe AB raggiunge a malapena il 50%. I vantaggi, evidenti, sono la compattezza anche dei contenitori che ospitano amplificazioni di questo tipo; una coppia di moduli ZAPPulse non ha bisogno che del fondo di un contenitore rack sottile da 42 per 30 cm per essere al sicuro da eventuali autospegnimenti per eccessivo calore, anche in caso di uso prolungato al massimo della potenza.

Queste caratteristiche fanno degli amplificatori PWM (e degli ZAPPulse in particolare) degli eccellenti moduli per pilotare i subwoofer, anche montandoli internamente ai sub stessi. So che Fabio Camorani ha presentato un sub più o meno esplicitamente concepito per essere pilotato da questi moduli. Appena riuscirò (presto, presto) a far suonare quelli che ho in consegna vi saprò dire delle loro prestazioni musicali e di quelle “atletiche”.

Intanto, ancora un paio di note tecniche: la frequenza di “switching” (i cicli acceso/spento) fissata internamente è di 500 kHz; è tuttavia possibile connettere i moduli a una sorgente di clock esterno, un modulatore che deve essere in grado di fornire, all’ingresso predisposto sulla scheda, un’onda quadra o una sinusoide. Credo sia possibile utilizzare come generatore di clock anche l’LClock XO3 della LC Audio stessa (con una serie di componenti per trasformare il segnale di clock in una sinusoide o in un’onda quadra di ampiezza sufficiente) e sincronizzare l’intera catena digitale. Non credo, tuttavia, ci siano particolari vantaggi sonori. Le istruzioni sostengono che una sincronizzazione esterna è utile solo quando si utilizzino parecchi moduli, ad esempio per un’amplificazione multicanale, dato che si otterrebbe una riduzione delle interferenze elettromagnetiche emesse.

A proposito di interferenze, annoso problema dell’amplificazione switching, uno dei miglioramenti introdotti da LC Audio nelle varie versioni dei moduli riguarda proprio le emissioni; la versione attuale, secondo la Casa, disturba tanto quanto un hard disk di un PC, per cui molto poco.

Ultima nota (pseudo?)tecnica, con la quale vi lascio alla parte successiva della storia di due amplificatori, in attesa del completamento di questa, la potenza di uscita dell’amplificatore dipende direttamente dalla tensione di alimentazione. Con la tensione minima di +/-32V (è richiesta un’alimentazione duale) otterrete un amplificatore da 60W, con quella massima di +/-69Volt un amplificatore da oltre 280 watt. Pazzesco…


3. Radii Audio MPP-M8

Un amplificatore di questa azienda di Hong Kong vi è già stato esaurientemente descritto sulle nostre pagine (Mini 2A3))dall’ottimo Aste.
A me è toccato in sorte questo entry-level fra gli amplificatori importati da Mad For Music, un piccolo finale di potenza equipaggiato con quattro triodi-pentodi della famiglia delle ECL82/86, con uno schema abbastanza classico (mi pare ispirato ad uno dei classici Mullard), con i triodi a fare da ingresso e driver/sfasatore “a valvola” e i pentodi configurati in push-pull singolo, ad ottenere otto watt dichiarati per canale. C’è un anello di controreazione ingresso/uscita (come del resto c’è sul 2A3 di cui vi ha parlato Giovanni).

Si tratta di un finale di potenza, quindi c’è una sola coppia di ingressi RCA, una coppia di morsetti d’uscita (l’ingresso per i connettori a banana è un po’ lasco, ma c’è la possibilità di collegare anche cavo nudo di buona sezione e forcelle) e una vaschetta IEC. L’amplificatore ha un aspetto economico ma assolutamente non tirato via; il frontale è spesso, la costruzione robusta, le finiture non di altissimo livello, ma assolutamente non trascurate. L’aspetto è quello di un prodotto razionalmente economico.


Primo approccio

Ho preso il piccolo Radii un po’ di petto, andandolo ad inserire fra un pre Sonic Frontiers SFL2 e una coppia di Wilson WITT, collegato con cavi Wire World, White Gold e DNM (gli unici che avevo in casa in quel momento che mi sembrassero assicurare un buon contatto).

La prima sensazione è stata quella di qualcosa di strano. Il finalino mostrava una splendida trasparenza, una bella liquidità e pure un’ottima scena acustica. Ma… dov’era il basso? Dov’erano le alte frequenze? Dov’era la dinamica? Vi giuro che ho controllato più volte di non aver collegato i cavi di potenza in controfase… La netta sensazione è stata quella che il finalino non fosse assolutamente in grado non dico di pilotare, ma nemmeno di muovere i 30cm delle WITT. Peccato, peccato davvero, perché l’integrità del messaggio musicale sembrava, fin dove poteva arrivare, preservata in modo insospettabile per un amplificatore valvolare di quel prezzo.

Secondo tentativo

Viste le caratteristiche, una volta arrivate in casa le Voce Divina Mezzosoprano di cui vi parlo altrove in questo numero, d’accordo con l’importatore del Radii (che è anche concessionario delle Voce Divina) ho deciso di dare una seconda possibilità al piccolino. Diffusori piccoli, amplificatore piccolo; diffusori che sono - come vi narro nella relativa prova - dei midrange, amplificatore che esalta il medio.
Ma la fortuna del recensore ci si è messa anche lì. Assieme all’amplificatore, Mad For Music mi ha mandato anche un quartetto di 6BM8 Mullard, dicendomi che i risultati sarebbero stati senza dubbio migliori di quelli ottenibili dalle Sovtek di serie, per giunta nuove di pacca (e tutti sanno quanto le Sovtek impieghino prima di giungere al loro optimum).

Esito paradossale: suono nasale, compresso, “phasey”, come direbbero gli anglosassoni. Contattato al volo l’importatore, abbiamo concluso che, evidentemente, la lunga inattività non avesse giovato alle Mullard. Reinserite le sovietiche, l’esito era decisamente migliore.

Basse e alte frequenze sempre attenuate (persino con le Mezzosoprano, che non scendono sotto i 55 Hz, nemmeno attenuate, la porzione bassa dello spettro riproducibile era palesemente attenuata rispetto a quanto ottenibile con il mio BAT), dinamica che non era in grado di raggiungere livelli realistici, ma una bella “voce”, gradevole, con poche tracce di nasalità e un’ottima capacità di comunicare il contenuto emozionale della musica. Ecco, sono solito essere piuttosto sospettoso, finanche ironico nei confronti di chi descrive gli oggetti da riproduzione della musica come “musicali”; penso, infatti, che la “musicalità” pertenga all’evento (reale o riprodotto), non al mezzo tecnico che la deve riprodurre, scansandosi e facendo in modo di lasciar passare la musica che quello, non questo, esprime. Tuttavia, in questo caso non mi sembra di fare un disservizio a chi legge parlando di musicalità. Da un lato è ovvio che, se dovessi mettermi a descrivere le colorazioni e le limitazioni di questo amplificatore in senso assoluto o confrontandolo coi miei riferimenti, lo farei metaforicamente a pezzetti; dall’altro, credo che l’informazione interessante, per un oggetto di questo tipo e per il suo prezzo (stiamo parlando, salvo smentite, del più economico amplificatore a valvole in regolare - legale e garantita - vendita sul nostro mercato) sia il fatto che le sue colorazioni, palesemente udibili e numerose, non sfigurano il messaggio musicale, lasciandolo anzi passare e andando, forse, persino a renderne più evidenti gli aspetti di delicatezza e fragilità. Non sarà in grado di darvi scariche di adrenalina né di sonorizzare il salone da sessanta metri quadri (neanche quello da trenta, se è per quello…), ma potrà farvi godere dei brani con pochi strumenti, di un trio jazz o di un quartetto d’archi, in modo molto accattivante. Non credo che lo stesso tipo di fluidità, di senso di scorrimento della musica, di connessione con l’evento riprodotto come entità organica e fatta da altri esseri umani sia raggiungibile con amplificatori a stato solido della stessa classe. Essi saranno, sicuramente, più estesi e corretti dal punto di vista freddamente tecnico - questo è certo -, ma saranno sicuramente gravati da colorazioni meno consonanti col messaggio musicale.

Palesemente, questo Radii non è un riferimento, certo non è il nuovo Conrad Johnson PV5 o il nuovo monoblocco Quicksilver, ma un amplificatore che consente di muovere i primi passi nel “suono valvolare” a un prezzo eccezionalmente basso, assistito da un importatore serio e coraggioso. L’unica critica sostanziale che mi sento di muovere, a questo prezzo, è relativa al fatto che si tratta di un finale, non di un integrato. La cosa costringe a dotarsi di un qualche dispositivo esterno per il controllo del volume e per la selezione delle sorgenti. La buona notizia è che, grazie a dei parametri di interfacciamento di tutto riposo (una resistenza da 220kOhm sull’ingresso) e nonostante una sensibilità dichiarata piuttosto bassa, il finalino mi è sembrato del tutto a suo agio pilotato direttamente dal dCS Delius con l’uscita impostata a 2 volt (cioè lo standard CD).

 

Slight return

Il giorno in cui il distributore è venuto a riprendersi il piccoletto, si è fatto latore anche di un po’ di altri oggetti che appariranno presto sulle nostre pagine, fra cui le Voce Divina Soprano, 90 dB e una curva di impedenza di tutto riposo. Per curiosità abbiamo connesso il nanetto a questi diffusori. Pur restando compresso dinamicamente, lievemente nasale e non apertissimo, è parso in grado, in quei pochi minuti, di ottenere anche una rispettabile - per la sua potenza - articolazione ed estensione sulle basse frequenze.

Alla fine, ne ho ricavato l’impressione di un oggetto che potrebbe rappresentare il primo credibile passo nell’amplificazione valvolare; o, magari, la via di salvezza per qualcuno che, acquistato un sistema di altoparlanti costoso, ma facile ed efficiente (anche se, forse a causa di un dimensionamento un po’ tirato via dei condensatori di filtro, l’amplificatore presenta un po’ più di ronzio di quanto mi piacerebbe - non… - sentire), si trovasse ad avere esaurito il budget per l’amplificazione: costui potrebbe acquistare questo Radii per ascoltare musica in attesa di riprendere economicamente fiato.Potrebbe anche accorgersi che non è proprio facile superare questo piccolo amplificatore in ciò che fa bene e potrebbe non avere i piccoli problemi di rumore che ho avuto io, dato che questi, spesso, dipendono dagli interfacciamenti


 

 

 

 

 
 
 

 

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