Numero 13
Editoriale
Sistema Klimo
MF X150 & X-Ray V3
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HD- RGB Component+
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Matteo Lupatelli
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Dati

Costruttore: Musical Fidelity

www.musicalfidelity.com

Distributore: NU.ARC

www.nuarc.it

Prezzo listino12/2004:

X-150: € 1320

X-Ray: 1440

Descrizione:

Lettore CD e Amplificatore

 

 

 

Musical Fidelity X150 e X-rayV3
Di Giovanni Aste e Bebo Moroni
 

 

 

 

 
 
 
 

Tecnica e ascolto

Di Giovanni Aste

 

Introduzione
Belli son belli, c’è poco da dire.
Sobri, eleganti, essenziali, un po’ hi-tech con quel case che sembra essere realizzato in un unico blocco di estruso di alluminio, insomma veramente piacevoli.

Sono i due nuovi “pezzi” di Musical Fidelity, presentati a Marzo 2004, l’integrato X150 e il cd player XrayV3 e fanno parte della “Xseries” che comprende anche un altro integrato da 80W, l’X80 per l’appunto, e una coppia pre-finale costituita dall’ XpreV3 e dal finale Xp200.

L’Xseries si denota un po’ come “Lifestyle style series” nella produzione MF, un qualcosa cioè che pur mantenendo la qualità costruttiva e sonica delle serie superiori presta attenzione a quella che è la convivenza dell’oggetto con la nostra vita quotidiana, il nostro modo di vita, le nostre case e quindi i nostri arredi. L’oggetto non deve solo suonar bene ma deve anche esser bello, poco intrusivo, facile da gestire e da utilizzare, deve essere lui ad adattarsi a noi e non richiedere il contrario. Una sorta di stile di vita appunto; d’altronde chi l’ha detto che un oggetto per suonar bene deve essere orrendamente brutto o tremendamente pesante?
Assolutamente nulla da eccepire, anzi.
Per chi volesse maggiori informazioni ricordo che il sito della MF è www.musicalfidelity.com

Costruzione
Cominciamo dal cd player.

 

 


L’oggetto è ben compatto, racchiuso in un contenitore stretto e profondo con le pareti lievemente alettate. Il frontale, in alluminio spazzolato, riporta i comandi tipici di un lettore CD (on/off, play/pause, stop, rew, ff, open/close) che “incorniciano” il bel display azzurro e il cassettino.

Sul pannello posteriore troviamo le uscite analogiche, le due uscite digitali (elettrica e ottica) e la vaschetta IEC per il cavo d’alimentazione. Guardando all’interno troviamo tutta l’elettronica su una basetta posta inferiormente alla meccanica Philips che occupa gran parte dello spazio. Il sistema di conversione è un delta/sigma a 24bit con un oversampling 8x. Il lettore inoltre realizza un upsampling a 96KHz-24bit. I componenti utilizzati sono tutti di buona fattura.

L’amplificatore utilizza, come del resto tutti i componenti della serie, lo stesso contenitore leggermente alettato. Il frontale in questo caso è fortemente caratterizzato dalla manopolona del volume, sostanzialmente unico controllo dell’ampli oltre il selettore degli ingressi, parimenti indispensabile.

 

 


Udite udite c’e’, a differenza di tanti altri concorrenti, l’ingresso phono. Vero però! Non il solito ingresso linea a cui attaccare un pre phono (così son buoni tutti) ma un vero e proprio phono MM, tra l’altro silenziosissimo.

FINALMENTE (ma in realtà è una caratteristica che comincia a diffondersi) un ampli senza l’inutile quanto dannoso controllo di bilanciamento. Secondo me (ma è una mia opinione, tiratemi pure le pietre se la pensate diversamente) il famigerato “balance” è veramente quanto di più inutile ci sia nel mondo dell’hifi.
Non ho mai, DICO MAI, visto un impianto in cui fosse utilizzato.
Mai, sempre al centro; e allora perché ce lo mettono?
Inoltre, mentre per il potenziometro del volume, si utilizzano quasi sempre componenti di buon livello, spesso (molto spesso) per il balance si impiegano “aggeggi” di infima qualità. E perche’? il segnale non passa anche da lì?

Insomma non posso che ringraziare Musical Fidelity per averci liberato dell’inutile fardello.

Tornando al frontale troviamo anche l’indicazione del “Muting”, solo l’indicazione però perche’ il comando è possibile solo dal comodo e completissimo telecomando, dal quale peraltro comandate totalmente anche il CD.

Sul pannello posteriore troviamo i connettori d’ingresso, una coppia per il tape e una per l’uscita pre, unico (e ben più utile di tanti altri) “gadget” concesso.

Anche qui abbiamo una comoda vaschetta IEC per utilizzare il cavo d’alimentazione che più ci piace.


 

All’interno tutta la componentistica è alloggiata praticamente su un’unica scheda quasi divisa in due dal trafo d’alimentazione. E’ strano questo layout, buona parte della circuiteria è sistemata a ridosso degli ingressi, il trafo e l’alimentazione a metà mentre subito dietro al frontale troviamo i comandi di volume e selezione d’ingressi, mai visto, normalmente si tende a separare maggiormente i percorsi di segnale da quelli di alimentazione, ma con questo tipo di contenitore forse una soluzione di questo tipo è risultata quantomeno consigliabile. In ogni caso l’ampli è silenziosissimo, sia dagli ingressi linea che da quello phono.
L’alimentazione non è particolarmente surdimensionata, il trafo ha dimensioni tutto sommato contenute e i condensatori di filtro sono di “soli” 10000 uF l’uno. C’è però da dire che l’ampli non è certo in classe A (rimane praticamente freddo anche dopo ore di funzionamento) e quindi probabilmente il surdimensionamento non serve.
Come abbiamo detto quasi tutta la componentistica, di buona qualità, trova alloggio sulla parte “posteriore” della scheda, comprese le quattro coppie di finali (SAP15 della Sanken) e la schedina del pre phono utilizzante un operazionale doppio JRC 5532 e alloggiata all’interno del “bussolotto” metallico che vedete a destra nella foto. L’ampli è dato per 105W su 8 ohm e 141 su 4. Da notare il dato di corrente massima di ben 50A.


Suono
Innanzitutto cominciamo col dire che vista la tipologia dell’ampli in prova, bello muscoloso, e dei miei diffusori, che di muscoli non ne vogliono sentir parlare, ho preteso e ottenuto, per avere un minimo di riscontro e credibilità nei confronti dell’apparecchio, di fare un “doppio ascolto” con il ben più bravo, preparato e saggio Bebo, nostro indiscusso capo. Invito quindi, nel remoto caso in cui non l’abbiate già fatto ad andare a leggere la sua prova.
Se invece siete ancora qui andiamo avanti, cominciando, anche in questo caso, dal lettore CD.

All’inizio colpisce il dettaglio. Ce ne e’ molto, ogni piccola nuance viene estratta dal dischetto e portata alla vostra attenzione. Mi piace questa impostazione ma a volte, se non ben implementata, porta a un suono estremamente analitico ma poco godibile, rivelatore ma un po’ stancante. In questo caso no, il mix tra trasparenza e godibilità dell’insieme è sicuramente ben riuscito, fornendo un risultato insieme corretto ma coinvolgente.

Poi ci si accorge del “piglio”, sicuro, sempre ben fermo. Ma gentile, mai esagerato. Anzi inizialmente è questa la caratteristica che sembra prevalere, ma poi ci si accorge che e’ il classico “pugno di ferro in guanto di velluto”; il messaggio musicale viene proposto in modo molto sciolto ma con, “sotto sotto”, una buona sostanza.

Timbricamente l’oggetto è molto neutro, e in questo si sposa bene con l’ampli che è fatto un po’ della stessa pasta. Nessun colore prevale sull’altro, tutto è sempre estremamente corretto.

Ma in cosa, in quale parametro si beneficia dell’adozione della tecnica dell’upsampling a 96KHz?

Non so, se dovessi fornirvi una mia impressione (che per onestà intellettuale devo dire assolutamente non suffragata da quale che sia conoscenza tecnica in proposito) direi forse nei parametri “spaziali” (passatemi il termine) focalizzazione, immagine, sicuramente di ottimo livello in questa macchina, nel senso di “aria” che c’e’ e, probabilmente, nel carattere “gentile” di questo lettore.

In generale comunque un’ottima macchina, senza dubbio.

E veniamo all’ampli.
Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un oggetto estremamente equilibrato, che non cerca di impressionare al primo ascolto ma si limita a restituire, fedelmente, ciò che gli viene passato.
Non ho potuto, per colpa dei miei diffusori (96dB, 15 ohm), saggiarne i limiti assoluti in dinamica e, in generale, in capacità di pilotaggio (ma vi ricordo ancora che c’è la ben più attendibile prova di Bebo) ma sicuramente ho potuto saggiarne la grana e la precisione. Spesso gli ampli “muscolosi”, complici le difficoltà di realizzazione e i costi spropositati che avrebbero, peccano un po’ sotto questi aspetti preferendo impressionare con la potenza e tralasciando un po’ di precisione, ma non è questo il caso; la musica è sempre estremamente fluida, continua, liquida, mai un accenno di granulosità, neanche a livelli di ascolto abbastanza sostenuti.
La scena è ben spaziata pur rimanendo all’interno dei diffusori, la profondità e’ buona e tutto il palcoscenico viene riproposto con dimensioni proporzionate, non stupefacenti, ma corrette.
Il colore del timbro e’, ripeto, molto neutro, talvolta sembra quasi che il nostro sia troppo distaccato dall’evento musicale ma così non è, è un oggetto serio, di sostanza e si limita a riprodurre piuttosto che a interpretare.
Ovviamente si sposa ottimamente con il suo compagno naturale, l’Xray, del quale riprende e completa il carattere sonoro improntato a una riproduzione corretta, ariosa, potente quando serve e non inutilmente, anche “stand alone” però potrebbe dare ottimi risultati.

Conclusioni
L’XrayV3 e l’X150 sono una bella accoppiata. Due oggetti solidi e ben costruiti che forniscono un ottimo risultato sonoro. Non hanno gadget inutili ma al contrario forniscono particolari, vedi l’ingresso phono e l’uscita pre, utilissimi, che li rendono particolarmente versatili.

Eccellenti per il cultore della buona musica che presta però attenzione anche alla comodità e alla facilità di inserimento nell’ambiente domestico.

Un ringraziamento particolare al gentilissimo sig. Mauro Avanzi che ci ha fornito gli esemplari in prova.


Doppio ascolto

Di Bebo Moroni

Sostanzialmente concordo in toto con quanto già detto dall’ottimo Giovanni, una cosa in particolare mi stupisce e cioè che un marchio della notorietà di Musical Fidelity all’atto di proporre la sua linea lifestyle non abbia nemmeno per idea pensato di giacere sugli allori, cosa che hanno ahinoi fatto altri blasonatissimi marchi. Se questo concetto di lifestyle si ampliasse avremmo tutti a disposizione apparecchi più belli e decisamente più vivibili senza rinunciare alle prestazioni. Obiettivo mica da buttar via! E poi mi piace assai questa interpretazione “tuttometallo” un po’ “rough” e un po’ “tough” del Lifestylestile, poco imbellettata e smorfiosa, seria e consistente nella sua argentea eleganza con evidenti tracce di “machina” nel design e nella scelta degli elementi che contraddistinguono i pannelli frontali.
Del CDP dirò poco, in primo luogo perché basta e avanza quel che ha già doviziosamente descritto Aste, e poi perché è ben nota la mia scarsa simpatia verso il vecchio dischetto metallizzato. Però devo ammettere che l’ XrayV3 anche in considerazione di un prezzo che possiamo tranquillamente definire favorevole ( nonostante, non mi stancherò mai di dirlo, la follia dell’attuale valutazione della sterlina) risulta essere un giradischi digitale assai piacevole e poco intrusivo. Non strilla, non pretende di riproporre inesistenti trasparenze, che in genere finiscono per somigliare solo a vetrosità e stridulezze, si limita ( si fa per dire) ad eseguire con grande diligenza il lavoro di leggere ciò che c’è impresso sul disco, si rende cioè “trasparente” ( in questo caso davvero) evitando di aggiungere del suo alle meraviglie o ai disastri dei fonici, cosa che lo rende vieppiù apprezzabile. Si fa riconoscere, mostra la sua impronta, com’ è anche giusto che sia, in termini spaziali e dinamici: l’immagine è davvero ampia e sorprendentemente tridimensionale per un lettore CD, specie in questa fascia di prezzo, la dinamica, senza mai essere strumentalmente esasperata, è veritiera e credibilissima, rendendo il lettore adatto sia agli ascolti dei più delicati e raffinati brani di musica da camera, che a quelli dedicati ai brani sinfonici più complessi e al rock più sostanzioso.
Per quel che concerne l’amplificatore, c’ è da dire che io e Giovanni, per via di differenti frequentazioni in tema di diffusori forse abbiamo un concetto leggermente differente della “muscolarità” in un’amplificazione, ma il mio amico e collega non sbaglia affatto nel definire “muscoloso” questo piccolo amplificatore, in grado di esprimere potenza e capacità di pilotaggio ben oltre quel che il suo aspetto e la potenza dichiarata potrebbero far supporre.
Pilota in un soffio le ProAc Hexa, che pur essendo aiutate dal subwoofer non sono proprio quel che si può definire un diffusore ad alta efficienza, ma nemmeno un diffusore facile, con la loro timbrica raffinata e le loro straordinarie capacità di ricostruzione della scena, ma, ovviamente, dove l’X150 davvero impressiona è nell’arduo compito di pilotare i massicci Professional Monitor della IMF. Devo dire che lo fa con notevole facilità, riempiendo il salone di un suono dinamico e assai dettagliato, forse leggermente asettico se confrontato con le amplificazioni valvolari che sono solito impiegare con questi diffusori, ma per nulla povero in termini di musicalità e spessore armonico. E’ un ampli molto neutro, incredibilmente purista, visto gli scopi per cui è nato. Il basso è molto veloce, ben esteso, non particolarmente ampio ma ciò si rivela un bene nella gran parte delle situazioni domestiche, dove un basso più corposo rischia di creare innaturali turgori in gamma medio-bassa e colorazioni spesso travalicanti in gamma bassa, finendo per rendere gonfia e innaturale la parte inferiore dello spettro.
Pulizia, analiticità, delicatezza e chiarezza in gamma medio alta, sembrano essere i migliori punti a favore di questo notevole integrato. L’immagine, poi, è veramente ampia e definita, la sensazione di tridimensionalità non è da strapparsi i capelli, ma è abbondantemente compensata da un’eccellente presenza e da un’ariosità degna di realizzazioni assai più costose, unita ad una notevole capacità di messa a fuoco, anche dei particolari più minuti e ad un ottimo contrasto.
Insomma, io metterei, a questo punto, in secondo piano la definizione “lifesyle” che rischia di mortificare un po’ la grande versatilità sonora di questi due apparecchi. Due eccellenti apparecchi hi-fi, che, in aggiunta, sono anche compatti, pratici, facili da ambientare e molto graziosi alla vista.


 

 

 

 

 
 
 

 

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