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Tecnica
e ascolto
Di
Giovanni Aste
Introduzione
Belli son belli, c’è poco da dire.
Sobri, eleganti, essenziali, un po’ hi-tech con quel
case che sembra essere realizzato in un unico blocco di estruso
di alluminio, insomma veramente piacevoli.
Sono
i due nuovi “pezzi” di Musical Fidelity, presentati
a Marzo 2004, l’integrato X150 e il cd player XrayV3
e fanno parte della “Xseries” che comprende anche
un altro integrato da 80W, l’X80 per l’appunto,
e una coppia pre-finale costituita dall’ XpreV3 e dal
finale Xp200.
L’Xseries
si denota un po’ come “Lifestyle style series”
nella produzione MF, un qualcosa cioè che pur mantenendo
la qualità costruttiva e sonica delle serie superiori
presta attenzione a quella che è la convivenza dell’oggetto
con la nostra vita quotidiana, il nostro modo di vita, le
nostre case e quindi i nostri arredi. L’oggetto non
deve solo suonar bene ma deve anche esser bello, poco intrusivo,
facile da gestire e da utilizzare, deve essere lui ad adattarsi
a noi e non richiedere il contrario. Una sorta di stile di
vita appunto; d’altronde chi l’ha detto che un
oggetto per suonar bene deve essere orrendamente brutto o
tremendamente pesante?
Assolutamente nulla da eccepire, anzi.
Per chi volesse maggiori informazioni ricordo che il sito
della MF è www.musicalfidelity.com
Costruzione
Cominciamo dal cd player.
L’oggetto è ben compatto, racchiuso in un contenitore
stretto e profondo con le pareti lievemente alettate. Il frontale,
in alluminio spazzolato, riporta i comandi tipici di un lettore
CD (on/off, play/pause, stop, rew, ff, open/close) che “incorniciano”
il bel display azzurro e il cassettino.

Sul
pannello posteriore troviamo le uscite analogiche, le due
uscite digitali (elettrica e ottica) e la vaschetta IEC per
il cavo d’alimentazione. Guardando all’interno
troviamo tutta l’elettronica su una basetta posta inferiormente
alla meccanica Philips che occupa gran parte dello spazio.
Il sistema di conversione è un delta/sigma a 24bit
con un oversampling 8x. Il lettore inoltre realizza un upsampling
a 96KHz-24bit. I componenti utilizzati sono tutti di buona
fattura.
L’amplificatore
utilizza, come del resto tutti i componenti della serie, lo
stesso contenitore leggermente alettato. Il frontale in questo
caso è fortemente caratterizzato dalla manopolona del
volume, sostanzialmente unico controllo dell’ampli oltre
il selettore degli ingressi, parimenti indispensabile.
Udite udite c’e’, a differenza di tanti altri
concorrenti, l’ingresso phono. Vero però! Non
il solito ingresso linea a cui attaccare un pre phono (così
son buoni tutti) ma un vero e proprio phono MM, tra l’altro
silenziosissimo.
FINALMENTE
(ma in realtà è una caratteristica che comincia
a diffondersi) un ampli senza l’inutile quanto dannoso
controllo di bilanciamento. Secondo me (ma è una mia
opinione, tiratemi pure le pietre se la pensate diversamente)
il famigerato “balance” è veramente quanto
di più inutile ci sia nel mondo dell’hifi.
Non ho mai, DICO MAI, visto un impianto in cui fosse utilizzato.
Mai, sempre al centro; e allora perché ce lo mettono?
Inoltre, mentre per il potenziometro del volume, si utilizzano
quasi sempre componenti di buon livello, spesso (molto spesso)
per il balance si impiegano “aggeggi” di infima
qualità. E perche’? il segnale non passa anche
da lì?
Insomma
non posso che ringraziare Musical Fidelity per averci liberato
dell’inutile fardello.
Tornando
al frontale troviamo anche l’indicazione del “Muting”,
solo l’indicazione però perche’ il comando
è possibile solo dal comodo e completissimo telecomando,
dal quale peraltro comandate totalmente anche il CD.
Sul
pannello posteriore troviamo i connettori d’ingresso,
una coppia per il tape e una per l’uscita pre, unico
(e ben più utile di tanti altri) “gadget”
concesso.
Anche
qui abbiamo una comoda vaschetta IEC per utilizzare il cavo
d’alimentazione che più ci piace.
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All’interno
tutta la componentistica è alloggiata praticamente
su un’unica scheda quasi divisa in due dal trafo d’alimentazione.
E’ strano questo layout, buona parte della circuiteria
è sistemata a ridosso degli ingressi, il trafo e l’alimentazione
a metà mentre subito dietro al frontale troviamo i
comandi di volume e selezione d’ingressi, mai visto,
normalmente si tende a separare maggiormente i percorsi di
segnale da quelli di alimentazione, ma con questo tipo di
contenitore forse una soluzione di questo tipo è risultata
quantomeno consigliabile. In ogni caso l’ampli è
silenziosissimo, sia dagli ingressi linea che da quello phono.
L’alimentazione non è particolarmente surdimensionata,
il trafo ha dimensioni tutto sommato contenute e i condensatori
di filtro sono di “soli” 10000 uF l’uno.
C’è però da dire che l’ampli non
è certo in classe A (rimane praticamente freddo anche
dopo ore di funzionamento) e quindi probabilmente il surdimensionamento
non serve.
Come abbiamo detto quasi tutta la componentistica, di buona
qualità, trova alloggio sulla parte “posteriore”
della scheda, comprese le quattro coppie di finali (SAP15
della Sanken) e la schedina del pre phono utilizzante un operazionale
doppio JRC 5532 e alloggiata all’interno del “bussolotto”
metallico che vedete a destra nella foto. L’ampli è
dato per 105W su 8 ohm e 141 su 4. Da notare il dato di corrente
massima di ben 50A.
Suono
Innanzitutto cominciamo col dire che vista la tipologia dell’ampli
in prova, bello muscoloso, e dei miei diffusori, che di muscoli
non ne vogliono sentir parlare, ho preteso e ottenuto, per
avere un minimo di riscontro e credibilità nei confronti
dell’apparecchio, di fare un “doppio ascolto”
con il ben più bravo, preparato e saggio Bebo, nostro
indiscusso capo. Invito quindi, nel remoto caso in cui non
l’abbiate già fatto ad andare a leggere la sua
prova.
Se invece siete ancora qui andiamo avanti, cominciando, anche
in questo caso, dal lettore CD.
All’inizio
colpisce il dettaglio. Ce ne e’ molto, ogni piccola
nuance viene estratta dal dischetto e portata alla vostra
attenzione. Mi piace questa impostazione ma a volte, se non
ben implementata, porta a un suono estremamente analitico
ma poco godibile, rivelatore ma un po’ stancante. In
questo caso no, il mix tra trasparenza e godibilità
dell’insieme è sicuramente ben riuscito, fornendo
un risultato insieme corretto ma coinvolgente.
Poi
ci si accorge del “piglio”, sicuro, sempre ben
fermo. Ma gentile, mai esagerato. Anzi inizialmente è
questa la caratteristica che sembra prevalere, ma poi ci si
accorge che e’ il classico “pugno di ferro in
guanto di velluto”; il messaggio musicale viene proposto
in modo molto sciolto ma con, “sotto sotto”, una
buona sostanza.
Timbricamente
l’oggetto è molto neutro, e in questo si sposa
bene con l’ampli che è fatto un po’ della
stessa pasta. Nessun colore prevale sull’altro, tutto
è sempre estremamente corretto.
Ma
in cosa, in quale parametro si beneficia dell’adozione
della tecnica dell’upsampling a 96KHz?
Non
so, se dovessi fornirvi una mia impressione (che per onestà
intellettuale devo dire assolutamente non suffragata da quale
che sia conoscenza tecnica in proposito) direi forse nei parametri
“spaziali” (passatemi il termine) focalizzazione,
immagine, sicuramente di ottimo livello in questa macchina,
nel senso di “aria” che c’e’ e, probabilmente,
nel carattere “gentile” di questo lettore.
In
generale comunque un’ottima macchina, senza dubbio.
E
veniamo all’ampli.
Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un oggetto estremamente
equilibrato, che non cerca di impressionare al primo ascolto
ma si limita a restituire, fedelmente, ciò
che gli viene passato.
Non ho potuto, per colpa dei miei diffusori (96dB, 15 ohm),
saggiarne i limiti assoluti in dinamica e, in generale, in
capacità di pilotaggio (ma vi ricordo ancora che c’è
la ben più attendibile prova di Bebo) ma sicuramente
ho potuto saggiarne la grana e la precisione. Spesso gli ampli
“muscolosi”, complici le difficoltà di
realizzazione e i costi spropositati che avrebbero, peccano
un po’ sotto questi aspetti preferendo impressionare
con la potenza e tralasciando un po’ di precisione,
ma non è questo il caso; la musica è sempre
estremamente fluida, continua, liquida, mai un accenno di
granulosità, neanche a livelli di ascolto abbastanza
sostenuti.
La scena è ben spaziata pur rimanendo all’interno
dei diffusori, la profondità e’ buona e tutto
il palcoscenico viene riproposto con dimensioni proporzionate,
non stupefacenti, ma corrette.
Il colore del timbro e’, ripeto, molto neutro, talvolta
sembra quasi che il nostro sia troppo distaccato dall’evento
musicale ma così non è, è un oggetto
serio, di sostanza e si limita a riprodurre piuttosto che
a interpretare.
Ovviamente si sposa ottimamente con il suo compagno naturale,
l’Xray, del quale riprende e completa il carattere sonoro
improntato a una riproduzione corretta, ariosa, potente quando
serve e non inutilmente, anche “stand alone” però
potrebbe dare ottimi risultati.
Conclusioni
L’XrayV3 e l’X150 sono una bella accoppiata. Due
oggetti solidi e ben costruiti che forniscono un ottimo risultato
sonoro. Non hanno gadget inutili ma al contrario forniscono
particolari, vedi l’ingresso phono e l’uscita
pre, utilissimi, che li rendono particolarmente versatili.
Eccellenti
per il cultore della buona musica che presta però attenzione
anche alla comodità e alla facilità di inserimento
nell’ambiente domestico.
Un
ringraziamento particolare al gentilissimo sig. Mauro Avanzi
che ci ha fornito gli esemplari in prova.
Doppio
ascolto
Di
Bebo Moroni
Sostanzialmente
concordo in toto con quanto già detto dall’ottimo
Giovanni, una cosa in particolare mi stupisce e cioè
che un marchio della notorietà di Musical Fidelity
all’atto di proporre la sua linea lifestyle non abbia
nemmeno per idea pensato di giacere sugli allori, cosa che
hanno ahinoi fatto altri blasonatissimi marchi. Se questo
concetto di lifestyle si ampliasse avremmo tutti a disposizione
apparecchi più belli e decisamente più vivibili
senza rinunciare alle prestazioni. Obiettivo mica da buttar
via! E poi mi piace assai questa interpretazione “tuttometallo”
un po’ “rough” e un po’ “tough”
del Lifestylestile, poco imbellettata e smorfiosa, seria e consistente
nella sua argentea eleganza con evidenti tracce di “machina”
nel design e nella scelta degli elementi che contraddistinguono
i pannelli frontali.
Del CDP dirò poco, in primo luogo perché basta
e avanza quel che ha già doviziosamente descritto Aste,
e poi perché è ben nota la mia scarsa simpatia
verso il vecchio dischetto metallizzato. Però devo
ammettere che l’ XrayV3 anche in considerazione di un
prezzo che possiamo tranquillamente definire favorevole (
nonostante, non mi stancherò mai di dirlo, la follia
dell’attuale valutazione della sterlina) risulta essere
un giradischi digitale assai piacevole e poco intrusivo. Non
strilla, non pretende di riproporre inesistenti trasparenze,
che in genere finiscono per somigliare solo a vetrosità
e stridulezze, si limita ( si fa per dire) ad eseguire con
grande diligenza il lavoro di leggere ciò che c’è
impresso sul disco, si rende cioè “trasparente”
( in questo caso davvero) evitando di aggiungere del suo alle
meraviglie o ai disastri dei fonici, cosa che lo rende vieppiù
apprezzabile. Si fa riconoscere, mostra la sua impronta, com’
è anche giusto che sia, in termini spaziali e dinamici:
l’immagine è davvero ampia e sorprendentemente
tridimensionale per un lettore CD, specie in questa fascia
di prezzo, la dinamica, senza mai essere strumentalmente esasperata,
è veritiera e credibilissima, rendendo il lettore adatto
sia agli ascolti dei più delicati e raffinati brani
di musica da camera, che a quelli dedicati ai brani sinfonici
più complessi e al rock più sostanzioso.
Per quel che concerne l’amplificatore, c’ è
da dire che io e Giovanni, per via di differenti frequentazioni
in tema di diffusori forse abbiamo un concetto leggermente
differente della “muscolarità” in un’amplificazione,
ma il mio amico e collega non sbaglia affatto nel definire
“muscoloso” questo piccolo amplificatore, in grado
di esprimere potenza e capacità di pilotaggio ben oltre
quel che il suo aspetto e la potenza dichiarata potrebbero
far supporre.
Pilota in un soffio le ProAc Hexa, che pur essendo aiutate
dal subwoofer non sono proprio quel che si può definire
un diffusore ad alta efficienza, ma nemmeno un diffusore facile,
con la loro timbrica raffinata e le loro straordinarie capacità
di ricostruzione della scena, ma, ovviamente, dove l’X150
davvero impressiona è nell’arduo compito di pilotare
i massicci Professional Monitor della IMF. Devo dire che lo
fa con notevole facilità, riempiendo il salone di un
suono dinamico e assai dettagliato, forse leggermente asettico
se confrontato con le amplificazioni valvolari che sono solito
impiegare con questi diffusori, ma per nulla povero in termini
di musicalità e spessore armonico. E’ un ampli
molto neutro, incredibilmente purista, visto gli scopi per
cui è nato. Il basso è molto veloce, ben esteso,
non particolarmente ampio ma ciò si rivela un bene
nella gran parte delle situazioni domestiche, dove un basso
più corposo rischia di creare innaturali turgori in
gamma medio-bassa e colorazioni spesso travalicanti in gamma
bassa, finendo per rendere gonfia e innaturale la parte inferiore
dello spettro.
Pulizia, analiticità, delicatezza e chiarezza in gamma
medio alta, sembrano essere i migliori punti a favore di questo
notevole integrato. L’immagine, poi, è veramente
ampia e definita, la sensazione di tridimensionalità
non è da strapparsi i capelli, ma è abbondantemente
compensata da un’eccellente presenza e da un’ariosità
degna di realizzazioni assai più costose, unita ad
una notevole capacità di messa a fuoco, anche dei particolari
più minuti e ad un ottimo contrasto.
Insomma, io metterei, a questo punto, in secondo piano la
definizione “lifesyle” che rischia di mortificare
un po’ la grande versatilità sonora di questi
due apparecchi. Due eccellenti apparecchi hi-fi, che, in aggiunta,
sono anche compatti, pratici, facili da ambientare e molto
graziosi alla vista.
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