Numero 12
Editoriale
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Roma Hi-End 2004
Videohifi al Roma Hi-End
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Matteo Lupatelli
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Editoriale
Di Bebo Moroni
 

 

 

 

     
 

Cocktail bar


Eccoci, dunque, di ritorno dal nostro autunnale giro per le fiere e le mostre hi-fi d’Italia e dintorni, ed eccoci – dopo averlo fatto “in diretta” per quanto riguarda il Top Audio, a riferirvene, con parole e immagini. Non sempre perfette, le une e le altre, ma almeno sincere. Di questi tempi, vi assicuro, non è poco.
Iniziamo da quella che ormai da un decennio è la più importante mostra italiana, nonché una delle più significative in Europa, quella che segna l’inizio della stagione e annuncia le novità che saranno oggetto dei nostri desideri o dei nostri incubi nei mesi a venire: il Top Audio & Video Show di Milano.
Vorrei fare una piccola premessa in questa premessa: il Top Audio è quella cosa di cui tutti parlano male ma di cui nessuno può fare a meno. Ne parlano male gli operatori ( “ costa troppo, non si vende”), ne parla male la stampa, quella che non fa gli interessi dei propri lettori ma tenta di arruffianarseli, ne parlano male, e questa è la cosa più divertente, quelli che non ci vanno, che non hanno nemmeno idea di cosa sia. Così, tanto per parlare, visto che c’è internet. Le lamentele sono più o meno sempre le stesse, “le salette che suonano male”, “ quello che mancava, perché mancava?”, “ quello che c’era, perché c’era?”, “troppo audio”, “troppo video”, “troppe sale”, “poche sale”, “io due foglie di basilico ce le avrei messe” e così via. Insomma secondo italica abitudine, lì si staziona e si bighellona o di quel che succede lì si corre a leggere e a richieder commenti, ma guai se non ti scappa una bella critica di quelle che piacciono tanto agli audiofili: stronca e vai col mambo. Io, invece, che sono un notorio “giornalista di regime” non solo apprezzo il Top Audio e lo sforzo di chi lo promuove, ma penso anche che guai se non ci fosse il Top Audio. Il giorno in cui anche questa mostra sparisse dai calendari significherebbe che per questo mercato non c’è davvero più nulla da fare.
Ma io invece vedo un Top Audio in costante crescita, grazie, non mi stancherò mai di dirlo, ad una Segreteria Generale, nella personcina (cribbio una giovane donna di bell’aspetto e pronta intelligenza in questo settore da acne e alitosi) di Raffaella Oldani e a un’ ottima Presidenza Apaf. Le critiche che avevo da fare le ho fatte negli anni scorsi e riguardano più il “sistema” generale, il compartimento elettronica di consumo, (oltrechè quello turistico-alberghiero, ancor più ampio e imperscrutabile). Continuano a farmi girare le scatole a mille i prezzi del bar e quelli della censurabile tavola calda (sorvoliamo su quelli del ristorante, che perlomeno offre una certa qualità), ma quest’anno s’è pensato bene di mettere una para-trattoria cinese al piano -1, e, a patto di trovare ancora qualcosa una volta smaltita la fila, si poteva mangiare, maluccio, ma con poca spesa.


Non starò qui a parlarvi di sale e salette ( la menzione speciale quest’anno va alla sala “grande” di Audio Natali, bellissima ed eccellentemente suonante), c’è un reportage amplissimo su ciò, mentre preferisco dire due parole sulle possibili prospettive di questo settore che, mi sembra, stia subendo una sindrome di auto-sfiducia, un po’ come la mia povera Roma, che schiera in campo una sequenza impressionante di campioni, fa incassi, ha un pubblico enorme, ma quando entra in campo lo fa come se già sapesse in partenza che ha perso, e regolarmente perde ( spero che quando questo editoriale sarà online tale pessima attitudine si sia persa). Il potenziale di questo mercato è enorme, e enorme è, a tutt’oggi, il suo giro d’affari. Attenzione: intendo il mercato dell’home entertainment nel suo complesso. Ma nessuno dei segmenti che lo compongono, nemmeno quello pomposamente definito hi-end, se la passa troppo male, in relazione alla situazione economica mondiale e a quella italiana in particolare. E’ persino imbarazzante parlarne a fronte di tante famiglie che dalla “mid class” sono passate d’un fiato alla soglia della povertà. La realtà è che il fatturato totale cresce, diminuiscono ( vedi invasione di apparecchiature dall’estremo oriente, vedi concorrenza a colpi di “sottocosto”, vedi rivoluzione dei sistemi di vendita, legata al commercio elettronico) gli utili. Bisogna sapersi riorganizzare, o, per molti, finita la sbornia dei ricarichi e dei megasconti ai rivenditori, sapersi accontentare di minori introiti (magari rivedendo operazioni promozionali dubbie, stipendi d’oro a manager di piombo, che in genere di questo mercato non capiscono un’acca, investimenti pubblicitari sparsi a pioggia per amor di tranquillità).


Noi, che nutriamo forti dubbi sull’economia globalizzata secondo direttive FMI, apprezziamo invece la “globalizzazione dell’home entertainment”, perché siamo convinti che aggiunga e non tolga, perché siamo convinti che a nessuno, nemmeno agli appassionati di “nicchia” faccia bene un mercato diviso in, appunto, nicchiette non comunicanti, dove il piacere dell’esclusività si paga con una politica dei prezzi giunta ormai troppo spesso a livelli esasperati e poco credibili. Va bene che esistano la Rolls, la Ferrari, la Maserati, ma non è possibile che qualsiasi cosa con quattro ruote ( nel nostro caso con quattro valvole o due altoparlanti) costi quanto una Ferrari o una Rolls o una Maserati e pretenda persino di esserlo.
Che questo settore si trovi in una fase problematica ma evolutiva, lo dimostra anche la nostra fiera più importante, appunto il Top Audio & Video - quanti hanno storto la bocca a questa aggiunta “& Video”, per inutile snobismo, non comprendendo che il video sta avendo esattamente la medesima funzione rivitalizzatrice proprio sul mercato “specialistico” che ebbe all’inizio degli anni ’80 il CD, che anziché rappresentare la morte dell’alta fedeltà “pura e dura” la riportò a fasti nemmeno ipotizzabili altrimenti. Meccanismo semplice: la gente compra l’HT “all in a box”, su dieci acquirenti che quello hanno comprato e stop, ce n’è uno che scopre una nuova passione, e d’ora in poi punterà sempre più in alto. E’ una bellissima percentuale- Top Audio & Video, dicevo, che sempre più approssima, nella complessità e talvolta maestosità dei suoi stand, nelle tante note di colore presenti nei nuovi saloni del piano terra, un aspetto più compiutamente fieristico che non da piccola mostra specializzata. Un esempio di tale concetto ce l’avevamo proprio accanto, anzi incombeva su di noi ( premetto che quanto segue non è una critica ma una divertita e forse invidiosamente bonaria, presa in giro, ma anche una presa d’atto) che esponevamo accanto ad una sorta di “cattedrale-Coyote Ugly Bar” dove alcune ragazzotte nella media dell’attuale mediamente, con una periodicità che non sono riuscito a calcolare, si esibivano in un balletto un po’ sgangherato, para-Coyote Ugly Bar appunto, con tanto di un po’ incerto piroettare di bottiglie rigorosamente finte. Noi con il nostro piccolo e faticosamente allestito stand stavamo lì accanto e continuavamo a fare, me lo si consenta, la nostra “porca figura” con i nostri modesti mezzi, ma evidentemente con una certa autorità, vista la folla a getto continuo.


Ci tengo a precisarlo, io non ho assolutamente nulla né contro la cattedrale di plexiglas ( se serve ad attrarre pubblico, se fa, come si suol dire, spettacolo, se è una nota di colore e di clamore in più a ravvivare la mostra mi va benissimo e sopporto con la massima tranquillità gli strepiti e la musica stile “tim-vodafone”), né tanto meno contro la rivista che lo aveva messo su, diciamo che il paragone mi serve, anzi, strumentalmente a sostenere la mia tesi, quella appena esposta della convivenza, non costretta ma anzi mutuale tra realtà e segmenti di mercato tanto differenti.
Ho notato, invece, leggendo, osservando, ascoltando, quanto si sia incarognita la sfida editoriale tra le riviste del settore, con attacchi, attaccucci, dispetti allusioni, che non fanno propriamente onore ad una branca editoriale che di ben altro avrebbe bisogno. Non so se questo modo aggressivo e “moderno” di fare editoria paghi ( è da tempo che non m’annoio a guardare i risibili numeri in edicola delle riviste del settore, ogni tanto qualcuno dei miei vecchi amici distributori di giornali me li soffia all’orecchio, ma tendo a dimenticarli istantaneamente) so che non mi piace e non credo porti del buono a nessuno, non a lungo termine. Ai miei tempi ( si fa per dire, perché per fortuna sono vecchio solo come “anzianità di servizio”, e continuano ad essere, anzi, più che mai, i “miei tempi”) c’era un altro tipo d’ eleganza nella concorrenza. A me era stato insegnato che bisognava far bene il proprio lavoro anziché criticare quello degli altri. Ed è quello che mi sforzo d’inculcare nelle capocce dei miei collaboratori quando, spinti da umana tendenza alla competizione, mi fanno notare le cadute di stile o gli errori altrui, anziché i miei o i loro.


Detto questo, aggiungo anche che il “coktailloungehappyhoursbar” che mi sono divertito a prendere ad esempio, è un ulteriore passo verso la “simizzazione” del Top Audio ( da Sim, Salone Internazionale della Musica, grandissima manifestazione milanese, di livello europeo se non mondiale che tra gli anni ’70 e i primi ’90 portava decine di migliaia di persone a contatto, senza troppi snobismi, con la musica e gli strumenti atti a suonarla o riprodurla). Io sono sempre stato un pro-Sim ed il suggerimento che mi sento di dare a Raffaella e ai suoi collaboratori è proprio quello di continuare su questa strada, puntando, a questo punto, direttamente al bersaglio grosso, la Fiera, mantenendo naturalmente gli spazi atti ad un ascolto, per quel che è possibile durante una manifestazione, concentrato e critico. Ma ormai questa differenziazione manichea tra hi-end e consumer, lo ripeto, sarebbe ora di spezzarla. Magari sto straparlando, ma so che questa organizzazione, quella che abbiamo visto all’opera nelle ultime edizioni, potrebbe farcela.
Una mostra grande, enorme, e accanto, una non esagerata ma significativa serie di piccole mostre regionali, come quella di Roma di cui vi raccontiamo in queste pagine e che vediamo crescere costantemente ( nonostante come per il Top Audio i nostri baldi “pesci pilota” dell’audiofilia, con bussola interna un po’ malconcia, tendano a parlarne male a priori, senza nemmeno averla vista) o quella di Lubiana, poco oltre i nostri confini, che vi offriamo in anteprima assoluta.
Già perché lo scopo di tutta la baracca è avvicinare la gente all’alta fedeltà, non allontanarla con riti esoterici e riservati ai pochi, eletti, iniziati.

Bebo Moroni

P.S. Godetevi in fretta questo “speciale mo(n)stre” perché a breve verrà sostituito –ma naturalmente potrete trovarlo in archivio- da un numero natalizio che vi sorprenderà. O almeno contiamo che lo faccia.


 

 

 

 

 

 
 
 

 

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