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Sala
Sirio: Sonus faber
Scelta
celebrativa (meritata) per Sonus faber quest’anno, una
sorta di festa d’addio per Franco Serblin, che passa
la mano nella società vicentina a Cesare Bevilacqua
(e, suppongo, a un nuovo team di designer), con il suo capolavoro
definitivo, le Stradivari Homage:

Ammiratissimi,
i diffusori di riferimento di Serblin erano, purtroppo, in
esposizione statica, anche in nero nella sala Andromeda:

Faceva
da “accompagnamento” e provvedeva la musica di
sottofondo una coppia di Guarneri Homage pilotate dall’integrato
Musica (il lettore CD era un Marantz):

La
cosa incredibile è che, anche così, Sonus faber
ha ottenuto il secondo posto come miglior sala audio della
fiera!
Sala
OR 1: Nu.Arc
Un
po’ di splendidi apparecchi, per cominciare.
Il
giradischi Musical Fidelity M1, molto bello e – si dice
– molto ben suonante:

L’integrato
Musical Fidelity KW500, versione “umana” delle
elettroniche top della serie Tri-Vista:

…e
un po’ di Electrocompaniet:

Nel
lato “sonante” della sala, una coppia di diffusori
AR da pavimento era pilotata dal lettore CD X-Ray V3 e dall’amplificatore
integrato X-150 di Musical Fidelity:

Ovviamente
un impianto che, visto il posizionamento, non aspirava a concorrere
al premio per il miglior suono della mostra, ma che mi è
sembrato decisamente interessante.
Il
Direttore condivide, e ha chiesto in prova la coppia X-150/X-Ray
v3, per cui… prossimamente sui vostri schermi!

Sala
OR 2: Audio Natali
Lo
dico subito, così mi tolgo il dente: per me, numero
uno. Miglior suono della mostra, stavolta senza limitazioni
e circonlocuzioni, per l’impianto di Natali, composto
da elettroniche ARC e diffusori Wilson. Dinamica, scena, equilibrio,
coinvolgimento, controllo: c’era tutto e tutto era la
suo posto. Se suona così al Quark, immagino come suonerà
nella casa dei fortunati che si possono permettere le MAXX2:

I
diffusori di David Wilson erano in anteprima nella loro versione
2 qui al Top Audio. Il loro prezzo dovrebbe aggirarsi intorno
ai 56mila Euro.
Più
accessibili i nuovi finali VM220 di Audio Research, monofonici
derivati dal VS110, disponibili per una cifra intorno ai 13mila
Euro la coppia:

Il
lettore CD era l’ARC CD3, era presente anche il nuovo
ARC PH5, che va a sostituire il PH3 e il PH3SE insieme, costa
meno del secondo e ha l’interessante caratteristica
di essere telecomandabile, in modo da poter variare il carico
della vostra MC comodamente seduti in poltrona.
Ma
la cosa più bella era il suono, come dicevo sopra,
che questa catena riusciva ad esprimere:

In
giro, negli altri spazi di Audio Natali, ho visto queste interessantissime
Leema Xen, minimonitor di scuola britannica, che vogliono
candidarsi all’eredità delle LS3/5a:

..e
il lettore universale Theta Compli, che credo avrà
il suo spazio nel reportage audio/video e nel cuore degli
appassionati che propendono per i formati digitali ad alta
risoluzione:

Sala
OR 4: GTO
Vi
parlo del piccolo sistema (piccolo nelle dimensioni, grande
nel suono e ahime', non particolarmente abbordabile nel prezzo)
composto dalle elettroniche della linea compatta Chord e dalle
Dynaudio Confidence C1:

Le
elettroniche Chord, bellissime, fanno venire voglia di toccarle.
Certo, quella serie di bottoni tutti uguali sulla meccanica
CD (che prevede upsampling a 176.4 kHz e connessione in SDIF/2,
quindi a due cavi, verso il convertitore) può provocare
qualche grattacapo…

Qui
il finale della serie compatta, sostituito da uno dei finali
della serie top nella configurazione in ascolto:

Ascolto
che era molto accattivante, anche se ho sentito il sistema
appena acceso mi è parso di cogliere caratteristiche
tutt’altro che fredde nel suo suono; devo parlare, anzi,
di una certa umanità, cosa che non mi sarei aspettato
dall’abbinamento di apparecchi di due aziende che fanno
dell’approccio tecnologico la loro bandiera.
Sala
OR 5: Audio Graffiti
Il
buon Pozzi ha portato la sua ultima “scoperta”
eclatante: Boulder.
Da
anni assenti dall’Italia, le elettroniche del Colorado
si sono, nel frattempo, conquistate la fama di oggetti inaccessibili,
ma costruiti secondo una filosofia che va ad avanzare lo stato
dell’arte. Qui il finale che pilotava le Avalon Opus
Ceramique che davano voce al sistema:

Le
sorgenti erano più d’una, quelle digitali erano
il quasi top delle linee importate da Audio Graffiti: dCS.
Quasi, perché il convertitore non era l’Elgar
Plus, ma il Delius, accompagnato da Verdi La Scala e Purcell:

I giradischi erano più d’uno, tutti Basis, tutti
equipaggiato con testine Lyra, tutti con bracci Graham. Uno,
in particolare, aveva il Phantom, il nuovo braccio di Bob
Graham, di cui vi ho parlato nel reportage on-line, e di cui
ecco alcuni dettagli
Come
detto, a “chiudere” il sistema erano le Avalon
Opus Ceramique, per uno dei miigliori suoni della mostra.
Meno dinamico di quello della sala di Audio Natali, con meno
forza, forse riusciva a superarlo come raffinatezza complessiva.
Mi è parso, tuttavia, di percepire qualche ispessimento
sul mediobasso, qualche risonanza della stanza:

Qui
la linea dei diffusori Amphion, altra nuova distribuzione
di Audio Graffiti. Presto in prova le Xenon!

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