Numero 12
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Matteo Lupatelli
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Piano –2

Sala Sirio: Sonus faber

Scelta celebrativa (meritata) per Sonus faber quest’anno, una sorta di festa d’addio per Franco Serblin, che passa la mano nella società vicentina a Cesare Bevilacqua (e, suppongo, a un nuovo team di designer), con il suo capolavoro definitivo, le Stradivari Homage:

Ammiratissimi, i diffusori di riferimento di Serblin erano, purtroppo, in esposizione statica, anche in nero nella sala Andromeda:

Faceva da “accompagnamento” e provvedeva la musica di sottofondo una coppia di Guarneri Homage pilotate dall’integrato Musica (il lettore CD era un Marantz):

La cosa incredibile è che, anche così, Sonus faber ha ottenuto il secondo posto come miglior sala audio della fiera!

Sala OR 1: Nu.Arc

Un po’ di splendidi apparecchi, per cominciare.

Il giradischi Musical Fidelity M1, molto bello e – si dice – molto ben suonante:

L’integrato Musical Fidelity KW500, versione “umana” delle elettroniche top della serie Tri-Vista:

…e un po’ di Electrocompaniet:

Nel lato “sonante” della sala, una coppia di diffusori AR da pavimento era pilotata dal lettore CD X-Ray V3 e dall’amplificatore integrato X-150 di Musical Fidelity:

Ovviamente un impianto che, visto il posizionamento, non aspirava a concorrere al premio per il miglior suono della mostra, ma che mi è sembrato decisamente interessante.

Il Direttore condivide, e ha chiesto in prova la coppia X-150/X-Ray v3, per cui… prossimamente sui vostri schermi!

Sala OR 2: Audio Natali

Lo dico subito, così mi tolgo il dente: per me, numero uno. Miglior suono della mostra, stavolta senza limitazioni e circonlocuzioni, per l’impianto di Natali, composto da elettroniche ARC e diffusori Wilson. Dinamica, scena, equilibrio, coinvolgimento, controllo: c’era tutto e tutto era la suo posto. Se suona così al Quark, immagino come suonerà nella casa dei fortunati che si possono permettere le MAXX2:

I diffusori di David Wilson erano in anteprima nella loro versione 2 qui al Top Audio. Il loro prezzo dovrebbe aggirarsi intorno ai 56mila Euro.

Più accessibili i nuovi finali VM220 di Audio Research, monofonici derivati dal VS110, disponibili per una cifra intorno ai 13mila Euro la coppia:

Il lettore CD era l’ARC CD3, era presente anche il nuovo ARC PH5, che va a sostituire il PH3 e il PH3SE insieme, costa meno del secondo e ha l’interessante caratteristica di essere telecomandabile, in modo da poter variare il carico della vostra MC comodamente seduti in poltrona.

Ma la cosa più bella era il suono, come dicevo sopra, che questa catena riusciva ad esprimere:

In giro, negli altri spazi di Audio Natali, ho visto queste interessantissime Leema Xen, minimonitor di scuola britannica, che vogliono candidarsi all’eredità delle LS3/5a:

..e il lettore universale Theta Compli, che credo avrà il suo spazio nel reportage audio/video e nel cuore degli appassionati che propendono per i formati digitali ad alta risoluzione:

Sala OR 4: GTO

Vi parlo del piccolo sistema (piccolo nelle dimensioni, grande nel suono e ahime', non particolarmente abbordabile nel prezzo) composto dalle elettroniche della linea compatta Chord e dalle Dynaudio Confidence C1:

Le elettroniche Chord, bellissime, fanno venire voglia di toccarle. Certo, quella serie di bottoni tutti uguali sulla meccanica CD (che prevede upsampling a 176.4 kHz e connessione in SDIF/2, quindi a due cavi, verso il convertitore) può provocare qualche grattacapo…

Qui il finale della serie compatta, sostituito da uno dei finali della serie top nella configurazione in ascolto:

Ascolto che era molto accattivante, anche se ho sentito il sistema appena acceso mi è parso di cogliere caratteristiche tutt’altro che fredde nel suo suono; devo parlare, anzi, di una certa umanità, cosa che non mi sarei aspettato dall’abbinamento di apparecchi di due aziende che fanno dell’approccio tecnologico la loro bandiera.

Sala OR 5: Audio Graffiti

Il buon Pozzi ha portato la sua ultima “scoperta” eclatante: Boulder.

Da anni assenti dall’Italia, le elettroniche del Colorado si sono, nel frattempo, conquistate la fama di oggetti inaccessibili, ma costruiti secondo una filosofia che va ad avanzare lo stato dell’arte. Qui il finale che pilotava le Avalon Opus Ceramique che davano voce al sistema:

Le sorgenti erano più d’una, quelle digitali erano il quasi top delle linee importate da Audio Graffiti: dCS. Quasi, perché il convertitore non era l’Elgar Plus, ma il Delius, accompagnato da Verdi La Scala e Purcell:


I giradischi erano più d’uno, tutti Basis, tutti equipaggiato con testine Lyra, tutti con bracci Graham. Uno, in particolare, aveva il Phantom, il nuovo braccio di Bob Graham, di cui vi ho parlato nel reportage on-line, e di cui ecco alcuni dettagli

 

 

Come detto, a “chiudere” il sistema erano le Avalon Opus Ceramique, per uno dei miigliori suoni della mostra. Meno dinamico di quello della sala di Audio Natali, con meno forza, forse riusciva a superarlo come raffinatezza complessiva. Mi è parso, tuttavia, di percepire qualche ispessimento sul mediobasso, qualche risonanza della stanza:

Qui la linea dei diffusori Amphion, altra nuova distribuzione di Audio Graffiti. Presto in prova le Xenon!


 

 

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