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Piano
-1
Scendiamo
ora al primo dei piani “tradizionali” della mostra,
il –1 (ricordo che all’inizio non c’erano
che il –1 e il –2 per le sale audio, all’inizio
della vita della mostra, intendo).
Nel
primo corridoio, quello delle sale comprese fra la A le a
H, non c’è che Audiogamma, a tenere alta la bandiera
dell’audio a due canali, se si esclude questo residuale
LP12 nella saletta Linn, tristemente (per un audiofilo vieux-jeux,
certo) scollegato:

Sala D: Audiogamma
Audiogamma
ha provato qualcosa di nuovo, quest’anno, cioè
affidare una delle proprie sale a uno dei personaggi storici
dell’alta fedeltà italiana, Lorenzo Zen, per
fargli allestire un impianto come sa lui.
Prima
di entrare nella sala audio, si veniva accolti da un’esposizione
dei più significativo prodotti audio dell’importatore
milanese.
Qui
una fuga di elettroniche Jadis:

Qui
un tostissimo finale Rowland:

Qui
ancora Rowland, con un preamplificatore e i nuovi, compatti,
blocchi monofonici in tecnologia switching, in due “taglie”:

Qui
una coppia di VPI, famiglia Aries:

Dopo
il “rito di passaggio”, si entrava nella sala
audio. Il sistema era composto da una coppia di B&W Signature
805 Nautilus e una coppia di finali Rowland 201:

…da
una sorgente digitale Jadis, una sorgente analogica VPI e
da un pre Rowland:

Notevole
era il trattamento acustico, composto da pannelli, anche molto
elaborati, di diversi materiali:

Un
dettaglio del materiale del pannello che stava dietro i diffusori:

Il
suono? Estremamente affascinante, per nulla “duro”,
nonostante i luoghi comuni su B&W e sui finali digitali
(i Rowland implementano una variante di tecnologia switching).
Certo, c’erano delle colorazioni, ma erano consonanti
con la musica, ne lasciavano trasparire il fascino e la magia.
D’altra parte, chiacchierando con Zen mi è stato
confermato che era proprio quello l’effetto ricercato:
ripristinare, ricercare la magia dell’ascolto, anche
a scapito di una perfezione ideale e irraggiungibile, l’avvicinamento
alla quale costa, troppo spesso, freddezza e incapacità
di trasmettere emozioni.
Noi, nel frattempo, cambiamo corridoio e troviamo le sale
a due canali.
Sala
S: Marantz Italia
Novità,
novità: un impianto tutto nuovo dalla Marantz Italia,
con Ken Ishiwata a fare da illustrissimo dimostratore.
Intanto,
il giradischi, di cui vi ho già detto nel reportage
on-line e di cui ci racconterà di più Ken nell’intervista
che pubblichiamo qui a lato:

Un
dettaglio del giradischi Marantz, il braccio:

Poi
il nuovo lettore SACD SA-11S1, nuovo top di gamma dei lettori
a due canali in casa Marantz, 3300 Euro per una macchina il
cui livello di costruzione promette tantissimo:

Infine,
il nuovo integrato PM11; anche su questo ci racconta
qualcosa Ken:

I
diffusori sono un nuovo modello Mordaunt Short, che sarà
disponibile fra qualche mese, e che ne rappresenta, da quando
ha cambiato proprietà, il primo ritorno al di fuori
della gamma entry level:

Il
suono era ampiamente al di sopra delle aspettative e ampiamente
al di sopra di quanto siamo abituati a sentire in questa sala.
Certo, ingiudicabili i componenti uno per uno; per quelli
dovremo aspettare di averli, speriamo presto, a disposizione.
Sala
L: High Fidelity Italia
C’è
del nuovo e dell’antico…
Un impressionante insieme di elettroniche McIntosh, a valvole
e a stato solido, fra cui la nuova replica (la replica della
replica? O la vera replica? Chissà…) del Mc 275
e l’accoppiata meccanica/convertitore da sogno recentemente
presentata pilotava la versione Mk3 delle Acoustic Energy
AE1, nuove e ormai storiche pure loro:

Qui
un primo piano per le protagoniste, le AE1 Mk3, coi Mac sullo
sfondo:

A
fare da sorgente analogica (che, accidenti, non sono mai riuscito
a sentire, dato che quando sono passato era spenta), il grande
TMJ di Roksan, collegato a un trasformatore phono Audio Note
e al pre phono della stessa Roksan, in posizione un po’
“scomoda” a fianco del tavolo del giradischi:

Suono
decisamente interessante, con la rapidità delle AE1
stemperata dal calore tipico McIntosh. La posizione d’ascolto
era, tuttavia, sacrificata ed era, quindi, impresa improbabile
ricavare impressioni più affidabili.
In
giro per la sala, Accuphase ovunque, dal SACD DP85 (il fratello
maggiore del 77 recensito da Bebo sul nostro numero 11):

a
questi finaloni monofonici:

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