Numero 12
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Matteo Lupatelli
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Piano -1

Scendiamo ora al primo dei piani “tradizionali” della mostra, il –1 (ricordo che all’inizio non c’erano che il –1 e il –2 per le sale audio, all’inizio della vita della mostra, intendo).

Nel primo corridoio, quello delle sale comprese fra la A le a H, non c’è che Audiogamma, a tenere alta la bandiera dell’audio a due canali, se si esclude questo residuale LP12 nella saletta Linn, tristemente (per un audiofilo vieux-jeux, certo) scollegato:


Sala D: Audiogamma

Audiogamma ha provato qualcosa di nuovo, quest’anno, cioè affidare una delle proprie sale a uno dei personaggi storici dell’alta fedeltà italiana, Lorenzo Zen, per fargli allestire un impianto come sa lui.

Prima di entrare nella sala audio, si veniva accolti da un’esposizione dei più significativo prodotti audio dell’importatore milanese.

Qui una fuga di elettroniche Jadis:

Qui un tostissimo finale Rowland:

Qui ancora Rowland, con un preamplificatore e i nuovi, compatti, blocchi monofonici in tecnologia switching, in due “taglie”:

Qui una coppia di VPI, famiglia Aries:

Dopo il “rito di passaggio”, si entrava nella sala audio. Il sistema era composto da una coppia di B&W Signature 805 Nautilus e una coppia di finali Rowland 201:

…da una sorgente digitale Jadis, una sorgente analogica VPI e da un pre Rowland:

Notevole era il trattamento acustico, composto da pannelli, anche molto elaborati, di diversi materiali:

Un dettaglio del materiale del pannello che stava dietro i diffusori:

Il suono? Estremamente affascinante, per nulla “duro”, nonostante i luoghi comuni su B&W e sui finali digitali (i Rowland implementano una variante di tecnologia switching). Certo, c’erano delle colorazioni, ma erano consonanti con la musica, ne lasciavano trasparire il fascino e la magia. D’altra parte, chiacchierando con Zen mi è stato confermato che era proprio quello l’effetto ricercato: ripristinare, ricercare la magia dell’ascolto, anche a scapito di una perfezione ideale e irraggiungibile, l’avvicinamento alla quale costa, troppo spesso, freddezza e incapacità di trasmettere emozioni.


Noi, nel frattempo, cambiamo corridoio e troviamo le sale a due canali.

Sala S: Marantz Italia

Novità, novità: un impianto tutto nuovo dalla Marantz Italia, con Ken Ishiwata a fare da illustrissimo dimostratore.

Intanto, il giradischi, di cui vi ho già detto nel reportage on-line e di cui ci racconterà di più Ken nell’intervista che pubblichiamo qui a lato:

Un dettaglio del giradischi Marantz, il braccio:

Poi il nuovo lettore SACD SA-11S1, nuovo top di gamma dei lettori a due canali in casa Marantz, 3300 Euro per una macchina il cui livello di costruzione promette tantissimo:

Infine, il nuovo integrato PM11; anche su questo ci racconta qualcosa Ken:

I diffusori sono un nuovo modello Mordaunt Short, che sarà disponibile fra qualche mese, e che ne rappresenta, da quando ha cambiato proprietà, il primo ritorno al di fuori della gamma entry level:

Il suono era ampiamente al di sopra delle aspettative e ampiamente al di sopra di quanto siamo abituati a sentire in questa sala. Certo, ingiudicabili i componenti uno per uno; per quelli dovremo aspettare di averli, speriamo presto, a disposizione.

Sala L: High Fidelity Italia

C’è del nuovo e dell’antico…
Un impressionante insieme di elettroniche McIntosh, a valvole e a stato solido, fra cui la nuova replica (la replica della replica? O la vera replica? Chissà…) del Mc 275 e l’accoppiata meccanica/convertitore da sogno recentemente presentata pilotava la versione Mk3 delle Acoustic Energy AE1, nuove e ormai storiche pure loro:

Qui un primo piano per le protagoniste, le AE1 Mk3, coi Mac sullo sfondo:

A fare da sorgente analogica (che, accidenti, non sono mai riuscito a sentire, dato che quando sono passato era spenta), il grande TMJ di Roksan, collegato a un trasformatore phono Audio Note e al pre phono della stessa Roksan, in posizione un po’ “scomoda” a fianco del tavolo del giradischi:

Suono decisamente interessante, con la rapidità delle AE1 stemperata dal calore tipico McIntosh. La posizione d’ascolto era, tuttavia, sacrificata ed era, quindi, impresa improbabile ricavare impressioni più affidabili.

In giro per la sala, Accuphase ovunque, dal SACD DP85 (il fratello maggiore del 77 recensito da Bebo sul nostro numero 11):

a questi finaloni monofonici:

 

 

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