Numero 12
Editoriale
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Matteo Lupatelli
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Piano –1

Sala Corallo: AudioMani

Tre diffusori per due impianti, e il solito muro di elettroniche dai marchi venuti dal passato nella sala del cordialissimo Leonardo Mani.

I diffusori da stand di GAS erano nell’angolo della stanza, davanti alla porta:

I due modelli da pavimento erano nella parte larga della sala (qui i grossi, i piccoli erano quelli rossissimi visti al Top Audio e Video 2004):

Stavolta, nell’impianto grosso, suonava l’MSB Super DVD Audio Plyer, un’interessantissima macchina multiformato, equipaggiata praticamente di tutto (uscita FireWire e preamplificatore interno inclusi):

E AudioMani ora importa anche Loricraft, le basi per Garrard:

e la macchina lavadischi:

Suono? Beh, si poteva apprezzare il fatto che i tre modelli GAS sono tutti fatti della stessa stoffa, con le ovvie differenze in termini di estensione sulle basse frequenze e nel livello massimo oltre il quale cominciano a mostrare stress (le piccoline suonavano a volumi altissimi, ad un certo punto, nella mattinata di domenica). Ripeto, questi diffusori hanno qualcosa di diverso dalla media; da sentire.

Sala Silver: Audio Coils

Audio Coils aveva il proprio integrato che pilotava i diffusori Harp, di sua produzione:

L’integrato è un piccolo amplificatore single-ended, equipaggiato con le 6550, capace di una decina di watt per canale.

I diffusori sono basati su un caricamento a linea di trasmissione semicircolare, sono ad efficienza medioalta (93 dB) e costano poco più di 2.000 Euro la coppia.

C’era anche questo interessante stadio phono MM, con RIAA passiva, a valvole, con alimentatore separato, che costa meno di 1.000 Euro (credo sia uno degli MM a valvole con RIAA non in controreazione più economici sul mercato).

Suono interessante: la saletta non era il massimo, acusticamente, ma il “rumore” che usciva dai diffusori si ascoltava con piacere.

Sala Turchese: Kiom

Abbonato anche lui alle classifiche per il miglior suono della mostra, lo squisito Luca Chiomenti aveva portato un impianto composto da un lettore CD MBL1531, dal suo amplificatore integrato con la 300B (una novità, almeno come esposizione pubblica) e dai diffusori “baby” da pavimento R8; il cablaggio era Fadel Arts:

Un primo piano dell’integrato di Kiom, che utilizza delle 300B con placca mesh di Valve Art:

Notevole anche il tavolino, sempre di produzione Kiom, in linea con l’estetica generale e i materiali utilizzati nei prodotti (e con la loro eccellente, artigianale finitura).

Il suono? Beh, faceva quello che poteva, in una delle stanze più sfortunate della fiera, afflitta da code sul basso/mediobasso, da riflessioni ed eco fluttuante (e anche gli attaccapanni con telo appeso situati strategicamente sui punti di prima riflessione potevano poco). Però la raffinatezza e la sostanza della produzione di Chiomenti erano palesi e apprezzabili al primo impatto.

Sala Rubino: AEI - Ferretti/The Sound of the Valve

Una variante ridotta dei diffusori che suonavano nella grande sala dell’ospite della mostra al piano terra era utilizzata con l’amplificatore Colibrì di Ferretti (la sorgente era un Audio Analogue Paganini):

L’amplificatore, beh, devo fare pubblica ammenda (e sono due, in questo numero: chissà se il mio ipertrofico ego riuscirà a riprendersi…). Ne ho accennato nel reportage dall’edizione 2004 del Milano Hi-End e sembra che abbia sbagliato tutto. Per farmi perdonare – da voi e dal disponibilissimo costruttore – ve lo racconterò in dettaglio. Si tratta di un single-ended parallelo di 845, in cui viene utilizzato un particolare trasformatore d’uscita con avvolgimenti separati per le due finali (in modo da poter ottimizzare la taratura per ciascun tubo, senza doversi preoccupare dell’accoppiamento, sempre critico con questi “tuboni”). I driver, accoppiati a trasformatore, sono delle 211 (!). Le valvole in ingresso sono delle 6CM4; il primo stadio è praticamente un vero e proprio preamplificatore e l’amplificatore è pure dotato di un potenziometro (un commutatore a rete di resistenze) che permette di utilizzare il Colibrì come integrato a singolo ingresso. L’alimentazione è separata e i due telai, insieme, raggiungono il ragguardevole peso di 74 Kg. La potenza è di 45 watt per canale. Ovviamente, il tutto è in classe A (non potrebbe essere altrimenti). Davvero un monumento al triodo:

Più umano questo finale stereo da 20 watt, quasi i primi due stadi del Colibrì. La particolarità di questo amplificatore sta nell’accoppiamento diretto fra le valvole driver e le finali. Quando si tratta di “triodoni”, l’accoppiamento diretto è assai poco utilizzato (non mi pare esistano altri prodotti in regolare vendita così configurati) e l’ottimizzazione deve essere certosina, anche per le tensioni in gioco:

Ferretti è anche sinonimo di trasformatori; qui l’Etruscan, un trasformatore MC avvolto con una tecnica proprietaria, disponibile sia con gli avvolgimenti in rame che in argento:

Il suono? Alcune caratteristiche interessanti emergevano, come una bella trasparenza e una notevole velocità; temo però che oggetti di questo tipo necessitino di una più lunga conoscenza per essere apprezzati a pieno.

Sala Ametista: New Audio Frontiers

Le nuove Reference 5.1 non erano, purtroppo, complete ed erano solo in esposizione statica, in attesa degli ultimi tocchi:

C’era anche questa versione con particolari satinati dell’amplificatore Reference 845, che differisce da quella già nota solo per l’estetica, rivolta in particolare al mercato tedesco:

Il sistema suonava nelle configurazioni ormai familiari e apprezzate, il sabato c’erano le Reference Four:

e la domenica le Reference Three. Qui lo splendido interno del pre Absolute:

Come sempre coinvolgente e rilassante, il sistema di Zanichelli era parzialmente frenato da una stanza quasi completamente vuota, che certamente non aiutava trasparenza e leggibilità. Ma, anche qui, emergevano le qualità note di questi apparecchi, progettati e prodotti da un’azienda che ha le idee molto chiare su come vuole il suo suono.


Sala Granato: Simetel

Fiera cui vai, Nightingale/Concentus che trovi. Sarà l’aria di casa, sarà una sala più adatta alle caratteristiche delle Concentus, ma anche quest’anno questo sistema era ad una delle sue massime espressioni:

Le belle elettroniche Nightingale pilotavano le Lyra di Concentus, dei dipoli che propongono un tipo di emissione sonora diverso da quello con cui siamo familiari, ma che dimostravano una grande dinamica e una più che buona leggibilità del basso in questo contesto.

Una parata di belle elettroniche Nightingale…

e i piccoli diffusori di Revolver, distribuiti – come vi ho raccontato nel reportage dal Top Audio & Video 2004, da Simetel.


Sala Acquamarina: Hi Fi Carucci

La sala era una ribalta per la produzione top di Accustic Arts:

Gli importanti diffusori dell’azienda tedesca erano pilotati da un mostruoso finale a stato solido (di queste proporzioni ricordo solo Boulder e Burmester…), da un pre e dal sistema di lettura CD della stessa Casa e da un giradischi Acoustic Solid:

Esposti nella stanza c’erano altri prodotti distribuiti da Carucci, per esempio gli Antique Sound Labs visti nella sala Imago; qui, tuttavia, un primo piano del mostruoso finale Accustic Arts:

Poi c’erano i Trigon (con un interessante pre linea bilanciato a un prezzo ragionevole, la cui esistenza mi era ignota):

e altri giradischi Acoustic Solid:

Il suono era molto, molto lontano dagli stereotipi tipici del “suono tedesco”: per nulla loudness, tendeva anzi a proiettare una gamma media molto accattivante, anche se, tedescamente, di grande precisione, senza però perdere l’umanità.


 

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