Numero 12
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Matteo Lupatelli
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Piano terra


Sala 118: Omicron Group

Mauro Mauri non sta mai fermo e riesce, nonostante una sala fra le più infelici, a tirare fuori un suono di altissimo livello – uno dei migliori – sistemando i diffusori top di M Acoustics in una cubatura in cui una persona meno temeraria avrebbe messo una coppia di minimonitor:

Da notare la nuova linea di accessori antirisonanza di Omicron, disposti strategicamente sugli angoli delle Coherence Stage:

Il giorno dopo (la foto è di sabato) il numero di “gizmos” (il cui prezzo è, peraltro, ragionevolissimo) è addirittura aumentato, andando a popolare i coperchi di crossover ed elettroniche, oltre al “tetto” del tweeter di Heil. Secondo Mauri, proprio questi “gizmos” erano responsabili di buona parte del buon suono della sala.

Infatti, benché la parete frontale fosse un vetro, sia pur coperto da una tenda, i grossi diffusori riuscivano a produrre una scena acustica convincente, limitata solo dalle dimensioni laterali della stanza, e un basso controllato e veloce. L’eco fluttuante era, comunque, in agguato, a sporcare alcuni transienti e a disunire un filo la continuità fra le gamme che, in altre occasioni, abbiamo sentito produrre a questa eccellente catena.

I gizmos ci sono stati promessi in prova, vedremo cosa sanno fare…

Sala 115: Imago Electroacoustics

Diego Taté e Ciro Cuciniello ci hanno deliziato, stavolta, con ambedue i piatti forti della produzione Imago, le Rosa e le Cor. Era possibile, domenica, sentire le Rosa con il loro subwoofer/stand:

Sabato, invece, suonavano le grosse Cor:

Il tutto con delle elettroniche da pochi watt (e pochi euro!) di Antique Sound Labs, uno dei cinesi di più antica presenza sul nostro mercato, su cui la premiata ditta Imago ha imposto le mani, con tweak e interventi di ottimizazzione (reversibili!):

Ho apprezzato, in particolare, le piccole Rosa con il loro sub, che mi sembravano più adatte alle dimensioni della stanza (il grosso 30 cm delle Cor sovraccaricava un pochino, purtroppo), eleganti e raffinate, con una grande voglia di fare musica.


Sala 112: TTT

Novità assoluta, un costruttore della zona laziale che si presenta con una gamma completa, dal convertitore digitale/analogico ai diffusori, e che gamma!

Cominciamo dai diffusori, delle elettrostatiche a gamma intera (yeah! Premio al coraggio!) vendute a 5.000 Euro la coppia:

Le elettroniche? Vogliamo parlare di un convertitore che usa tre Burr Brown/Texas PCM1704 (sì, quelli R-2R, multibit) per canale con uno stadio di conversione corrente/tensione a trasformatore, stadio di guadagno a valvole e uscita, di nuovo, a trasformatore, alimentazione con condensatori in polipropilene, venduto a 4.000 Euro? E di un pre con uscita a trasformatori, alimentazione – di nuovo – con condensatori in polipropilene, una bella e curata estetica, a 4.000 Euro? E un finale completamente valvolare, in push-pull fin dall’ingresso a trasformatore-sfasatore, capace di una sessantina di watt in ultralineare, nel quale – di nuovo – non si vede un elettrolitico, per 5.000 Euro?

Mi sa tanto che ne sentiremo parlare… mi pare proprio che facciano le cose sul serio! Il suono si permetteva pure di essere estremamente interessante in una sala di dimensioni e proporzioni (e acustica!) non certo ottimali per un sistema di questo tipo…

Sala Onice: Max Research/Tektron Italia

Che ci fa il multicanale in una mostra “two channels only”? Ma l’avranno detto all’organizzatore? Ah, incidente diplomatico… ma no, questa era la dimostrazione che il multicanale, fatto con giudizio, è tutt’altro che antimusicale.

L’impianto era composto da una vera e propria pila di interessanti elettroniche Tektron Italia, che montano valvole rare e raffinatissime:

Varie altre elettroniche erano sparse per la stanza, in particolare questo apparecchio con delle valvole dome… blu!

I diffusori frontali erano dei piccoli modelli da stand della produzione Max Research, con dei Fostex modificati fin quasi a renderli irriconoscibili e un mobile col frontale in sughero:

I posteriori… dei diffusori ancora più piccoli, con lo stesso tipo di costruzione:

In generale, il suono della saletta era accattivante e coerentissimo, con una sorprendente estensione verso le basse frequenze. La parte interessante della demo erano i nuovi CD codificati in DTS 4.0 (quattro canali, niente sub) di Max Research, registrazioni molto naturali, a cui i canali posteriori (un integratino da un watt e mezzo e due diffusori microscopici… chi l’ha detto che il multicanale musicale deve essere mastodontico? Ah, sì, io…) aggiungono giusto ambienza e dimensionalità. Interessante, davvero interessante (anche se mi risulta che CD codificati in DTS non siano una novità assoluta, mi pare ce ne siano di Telarc, per esempio).


Sala Ambra: Relco Audio/Vincent

Tre impianti si alternavano nella sala Relco, tutti composti da diffusori ibridi nastro/dinamico Relco e elettroniche Vincent, uno entry level:

uno medio:

e uno quasi top:

Ho avuto modo di ascoltare con attenzione – e mi ha colpito in particolare – quello “di mezzo”, con dei diffusori che costano circa 2000 Euro e sono già equipaggiati con il mid-tweeter a nastro “grosso” che ha reso famosa Relco Audio, bella scena, ottimo equilibrio e continuità fra le gamme, solo resa leggermente meno leggibile dalla vicinanza dell’angolo della grossa stanza. Oggetti estremamente interessanti.

Non sapevo che Relco avesse anche cavi fra i suoi prodotti:

Sala Giada: Audio Lyric

Alcune importanti novità, rispetto a quanto visto al Milano Hi-End a febbraio.
Ma prima di tutto, l’impianto: le Martin Logan ReQuest erano pilotate da uno Spectral 250, a sua volta utilizzato con un Audio Research Reference:

I pre phono erano due, un Lehmann Silver Cube e questo Blue Amp, un interessante apparecchio tedeso di nuova importazione, architettura bilanciata, circuitazione a discreti, che mi si assicura abbia un interno degno di uno strumento di misura:

I giradischi (ce n’erano due!) erano due Kuzma Stabi Reference, ciascuno con braccio Air Line:

Le testine erano una Scheu (la versione migliore, quella derivata dalla LP) e sua maestà la Allaerts MC1 Formula:

Il lettore CD, che, sconsolatamente, di fronte a tali monumenti all’analogico, mostra un “No disc” sul display, era l’ottimo Hegel:

Il suono? Ho avuto modo di sentire solo brevemente la fantastica Allaerts, ma per quel poco tempo, anche a confronto con la Scheu, mi è sembrata un’assoluta meraviglia per dinamica, materia e assenza di distorsione. Rimandata alla prossima occasione di approfondimnto, con immenso piacere!

NAT e’ un nuovo marchio serbo che sta cominciando a far parlare di sé. I finali sono equipaggiati con la 211/VT4, vanno da 6800 a 17000 Euro e da 25 a 80 watt per canale. Il pre phono (6000 Euro) utilizza un trasformatore per lo stadio MC, valvole per lo stadio MM, alimentazione a valvole stabilizzata, condensatori in polipropilene bypassati con polistirene. I due pre linea, il Plasma (4900 Euro) e l’Utopia (7500 Euro) utilizzano soluzioni simili a quelle adottate nel pre phono, con alimentazione stabilizzata a valvole, nessun condensatore elettrolitico sul percorso del segnale e sull’alimentazione ad alta tensione, telaio dissipante in trafilato e, nell’Utopia, anche una separazione dei telai, con un telaio a contenere la parte “sporca” (alimentazione e circuitazione del telecomando) e uno a contenere la parte pulita (trattamento del segnale). Probabilmente ne riparleremo presto.


Sala Quarzo: Ethos/Estroarmonico/B&B

Bellissimi, davvero bellissimi gli apparecchi Hovland, in piena luce:

e in penombra:

Il preamplificatore HP200 è il modello top di Hovland; include una serie di affinamenti rispetto all’HP100 (che comunque rimane in catalogo) ed è telecomandabile, al contrario dell’HP100. Il finale Radia è il primo apparecchio Hovland interamente a stato solido. Capace di 125 watt per canale su 8 ohm, è disponibile anche con ingressi XLR.

La sorgente digitale era altrettanto pregiata: si trattava dell’accoppiata lettore/convertitore Orpheus Labs. Orpheus è il marchio che Anagram Technologies (quella i cui DSP vengono utilizzati in Audio Aero, Lurné e molti altri lettori/convertitori recenti) ha creato per proporre apparecchi finiti.

C’era anche il Sapphire, l’altro amplificatore Hovland. Bellissimo anche lui, purtroppo spento e solo in esposizione, ma se ne dice un gran bene.

I diffusori erano le Triangle Magellan Concerto, già viste al Top Audio e Video 2004.

Suono di splendide trasparenza e velocità; medioalto in evidenza, in particolare a causa di una sala con due-pareti-di-vetro-due…

Sala Topazio: The Sound of the Valve/Weiss

L’ospite della fiera aveva la nuovissima versione dei suoi The Wall (la III L), in questa foto nascosta da lui stesso mentre li racconta ad uno dei partecipanti:

Ora i The Wall hanno acquistato un larga banda Lowther PM7A!
Il resto dell’impianto era composto da un Empire Troubador con elettroniche di The Sound of the Valve:

e da un Weiss Medea pilotato da una meccanica Sony del periodo d’oro del CD:

Non c’era l’annunciato Weiss Jason, probabilmente ancora in fase di ossessiva messa a punto in casa Weiss.

Suono, come sempre per questo tipo di diffusori, che divide abbastanza nettamente chi apprezza i Lowther per la loro rapidità e la loro coerenza, che ha trovato qui anche un adeguato rinforzo sul basso, e chi, invece, è molto meno convinto. Comunque interessante.

 

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