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Piano
terra
Sala 118: Omicron Group
Mauro
Mauri non sta mai fermo e riesce, nonostante una sala fra
le più infelici, a tirare fuori un suono di altissimo
livello – uno dei migliori – sistemando i diffusori
top di M Acoustics in una cubatura in cui una persona meno
temeraria avrebbe messo una coppia di minimonitor:

Da
notare la nuova linea di accessori antirisonanza di Omicron,
disposti strategicamente sugli angoli delle Coherence Stage:

Il
giorno dopo (la foto è di sabato) il numero di “gizmos”
(il cui prezzo è, peraltro, ragionevolissimo) è
addirittura aumentato, andando a popolare i coperchi di crossover
ed elettroniche, oltre al “tetto” del tweeter
di Heil. Secondo Mauri, proprio questi “gizmos”
erano responsabili di buona parte del buon suono della sala.

Infatti,
benché la parete frontale fosse un vetro, sia pur coperto
da una tenda, i grossi diffusori riuscivano a produrre una
scena acustica convincente, limitata solo dalle dimensioni
laterali della stanza, e un basso controllato e veloce. L’eco
fluttuante era, comunque, in agguato, a sporcare alcuni transienti
e a disunire un filo la continuità fra le gamme che,
in altre occasioni, abbiamo sentito produrre a questa eccellente
catena.
I
gizmos ci sono stati promessi in prova, vedremo cosa sanno
fare…
Sala
115: Imago Electroacoustics
Diego
Taté e Ciro Cuciniello ci hanno deliziato, stavolta,
con ambedue i piatti forti della produzione Imago, le Rosa
e le Cor. Era possibile, domenica, sentire le Rosa con il
loro subwoofer/stand:

Sabato,
invece, suonavano le grosse Cor:

Il
tutto con delle elettroniche da pochi watt (e pochi euro!)
di Antique Sound Labs, uno dei cinesi di più antica
presenza sul nostro mercato, su cui la premiata ditta Imago
ha imposto le mani, con tweak e interventi di ottimizazzione
(reversibili!):

Ho
apprezzato, in particolare, le piccole Rosa con il loro sub,
che mi sembravano più adatte alle dimensioni della
stanza (il grosso 30 cm delle Cor sovraccaricava un pochino,
purtroppo), eleganti e raffinate, con una grande voglia di
fare musica.
Sala 112: TTT
Novità
assoluta, un costruttore della zona laziale che si presenta
con una gamma completa, dal convertitore digitale/analogico
ai diffusori, e che gamma!
Cominciamo
dai diffusori, delle elettrostatiche a gamma intera (yeah!
Premio al coraggio!) vendute a 5.000 Euro la coppia:

Le
elettroniche? Vogliamo parlare di un convertitore che usa
tre Burr Brown/Texas PCM1704 (sì, quelli R-2R, multibit)
per canale con uno stadio di conversione corrente/tensione
a trasformatore, stadio di guadagno a valvole e uscita, di
nuovo, a trasformatore, alimentazione con condensatori in
polipropilene, venduto a 4.000 Euro? E di un pre con uscita
a trasformatori, alimentazione – di nuovo – con
condensatori in polipropilene, una bella e curata estetica,
a 4.000 Euro? E un finale completamente valvolare, in push-pull
fin dall’ingresso a trasformatore-sfasatore, capace
di una sessantina di watt in ultralineare, nel quale –
di nuovo – non si vede un elettrolitico, per 5.000 Euro?

Mi
sa tanto che ne sentiremo parlare… mi pare proprio che
facciano le cose sul serio! Il suono si permetteva pure di
essere estremamente interessante in una sala di dimensioni
e proporzioni (e acustica!) non certo ottimali per un sistema
di questo tipo…
Sala
Onice: Max Research/Tektron Italia
Che
ci fa il multicanale in una mostra “two channels only”?
Ma l’avranno detto all’organizzatore? Ah, incidente
diplomatico… ma no, questa era la dimostrazione che
il multicanale, fatto con giudizio, è tutt’altro
che antimusicale.
L’impianto
era composto da una vera e propria pila di interessanti elettroniche
Tektron Italia, che montano valvole rare e raffinatissime:

Varie
altre elettroniche erano sparse per la stanza, in particolare
questo apparecchio con delle valvole dome… blu!

I
diffusori frontali erano dei piccoli modelli da stand della
produzione Max Research, con dei Fostex modificati fin quasi
a renderli irriconoscibili e un mobile col frontale in sughero:

I
posteriori… dei diffusori ancora più piccoli,
con lo stesso tipo di costruzione:

In
generale, il suono della saletta era accattivante e coerentissimo,
con una sorprendente estensione verso le basse frequenze.
La parte interessante della demo erano i nuovi CD codificati
in DTS 4.0 (quattro canali, niente sub) di Max Research, registrazioni
molto naturali, a cui i canali posteriori (un integratino
da un watt e mezzo e due diffusori microscopici… chi
l’ha detto che il multicanale musicale deve essere mastodontico?
Ah, sì, io…) aggiungono giusto ambienza e dimensionalità.
Interessante, davvero interessante (anche se mi risulta che
CD codificati in DTS non siano una novità assoluta,
mi pare ce ne siano di Telarc, per esempio).
Sala Ambra: Relco Audio/Vincent
Tre
impianti si alternavano nella sala Relco, tutti composti da
diffusori ibridi nastro/dinamico Relco e elettroniche Vincent,
uno entry level:

uno
medio:

e
uno quasi top:

Ho
avuto modo di ascoltare con attenzione – e mi ha colpito
in particolare – quello “di mezzo”, con
dei diffusori che costano circa 2000 Euro e sono già
equipaggiati con il mid-tweeter a nastro “grosso”
che ha reso famosa Relco Audio, bella scena, ottimo equilibrio
e continuità fra le gamme, solo resa leggermente meno
leggibile dalla vicinanza dell’angolo della grossa stanza.
Oggetti estremamente interessanti.
Non
sapevo che Relco avesse anche cavi fra i suoi prodotti:

Sala
Giada: Audio Lyric
Alcune
importanti novità, rispetto a quanto visto al Milano
Hi-End a febbraio.
Ma prima di tutto, l’impianto: le Martin Logan ReQuest
erano pilotate da uno Spectral 250, a sua volta utilizzato
con un Audio Research Reference:

I
pre phono erano due, un Lehmann Silver Cube e questo Blue
Amp, un interessante apparecchio tedeso di nuova importazione,
architettura bilanciata, circuitazione a discreti, che mi
si assicura abbia un interno degno di uno strumento di misura:

I
giradischi (ce n’erano due!) erano due Kuzma Stabi Reference,
ciascuno con braccio Air Line:

Le
testine erano una Scheu (la versione migliore, quella derivata
dalla LP) e sua maestà la Allaerts MC1 Formula:

Il
lettore CD, che, sconsolatamente, di fronte a tali monumenti
all’analogico, mostra un “No disc” sul display,
era l’ottimo Hegel:

Il
suono? Ho avuto modo di sentire solo brevemente la fantastica
Allaerts, ma per quel poco tempo, anche a confronto con la
Scheu, mi è sembrata un’assoluta meraviglia per
dinamica, materia e assenza di distorsione. Rimandata alla
prossima occasione di approfondimnto, con immenso piacere!

NAT
e’ un nuovo marchio serbo che sta cominciando a far
parlare di sé. I finali sono equipaggiati con la 211/VT4,
vanno da 6800 a 17000 Euro e da 25 a 80 watt per canale. Il
pre phono (6000 Euro) utilizza un trasformatore per lo stadio
MC, valvole per lo stadio MM, alimentazione a valvole stabilizzata,
condensatori in polipropilene bypassati con polistirene. I
due pre linea, il Plasma (4900 Euro) e l’Utopia (7500
Euro) utilizzano soluzioni simili a quelle adottate nel pre
phono, con alimentazione stabilizzata a valvole, nessun condensatore
elettrolitico sul percorso del segnale e sull’alimentazione
ad alta tensione, telaio dissipante in trafilato e, nell’Utopia,
anche una separazione dei telai, con un telaio a contenere
la parte “sporca” (alimentazione e circuitazione
del telecomando) e uno a contenere la parte pulita (trattamento
del segnale). Probabilmente ne riparleremo presto.
Sala Quarzo: Ethos/Estroarmonico/B&B
Bellissimi,
davvero bellissimi gli apparecchi Hovland, in piena luce:

e
in penombra:

Il
preamplificatore HP200 è il modello top di Hovland;
include una serie di affinamenti rispetto all’HP100
(che comunque rimane in catalogo) ed è telecomandabile,
al contrario dell’HP100. Il finale Radia è il
primo apparecchio Hovland interamente a stato solido. Capace
di 125 watt per canale su 8 ohm, è disponibile anche
con ingressi XLR.
La
sorgente digitale era altrettanto pregiata: si trattava dell’accoppiata
lettore/convertitore Orpheus Labs. Orpheus è il marchio
che Anagram Technologies (quella i cui DSP vengono utilizzati
in Audio Aero, Lurné e molti altri lettori/convertitori
recenti) ha creato per proporre apparecchi finiti.

C’era
anche il Sapphire, l’altro amplificatore Hovland. Bellissimo
anche lui, purtroppo spento e solo in esposizione, ma se ne
dice un gran bene.

I
diffusori erano le Triangle Magellan Concerto, già
viste al Top Audio e Video 2004.
Suono
di splendide trasparenza e velocità; medioalto in evidenza,
in particolare a causa di una sala con due-pareti-di-vetro-due…
Sala
Topazio: The Sound of the Valve/Weiss
L’ospite
della fiera aveva la nuovissima versione dei suoi The Wall
(la III L), in questa foto nascosta da lui stesso mentre li
racconta ad uno dei partecipanti:

Ora
i The Wall hanno acquistato un larga banda Lowther PM7A!
Il resto dell’impianto era composto da un Empire Troubador
con elettroniche di The Sound of the Valve:

e
da un Weiss Medea pilotato da una meccanica Sony del periodo
d’oro del CD:

Non
c’era l’annunciato Weiss Jason, probabilmente
ancora in fase di ossessiva messa a punto in casa Weiss.
Suono,
come sempre per questo tipo di diffusori, che divide abbastanza
nettamente chi apprezza i Lowther per la loro rapidità
e la loro coerenza, che ha trovato qui anche un adeguato rinforzo
sul basso, e chi, invece, è molto meno convinto. Comunque
interessante.
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