
Cosa poteva
starci nello zainetto, di quel sistema, se non dei cavi?
Così
me ne sono tornato da Torino, quel giorno, con una coppia di Shunyata
Aries e una di Aries S XLR da un metro e mezzo, e con un Python Alpha
di alimentazione da 180 cm. Circa 4000 Euro di cavi, sufficienti per
farmi un'idea del suono Shunyata, dato che l'unica cosa che resta
fuori è il cavo di potenza.
Visto che
la configurazione attuale del mio sistema prevede il dCS Delius connesso
direttamente al BAT VK 75SE quando ascolto digitale, ho fatto questo
test confrontando (per quanto possibile, vedi sotto) l'Aries con l'Aries
S e con il mio buon, vecchio Monster Sigma 2000, sempre XLR, della
stessa lunghezza, e ho usato il Python sul BAT. Sul perché
l'abbia provato sul BAT, mi dilungherò sotto.
Aries
S

L'Aries S è la versione schermata del cavo da me già
provato sul nostro numero 10 in versione single ended. L'unica differenza,
a livello costruttivo e estetico, è la presenza di uno schermo
sotto la guaina trasparente. L'aspetto del cavo diventa, così,
un po' più normale rispetto a quello dell'Aries - solo un po'.
Il costruttore asserisce che l'Aries S è da utilizzare solo
nel caso in cui ci siano problemi di interferenze e che, in condizioni
normali, i due cavi dovrebbero essere identici. Vedremo, intanto vi
ricordo, richiamandomi a quanto scritto sul numero 10, che l'Aries
è un cavo in rame Litz costruito con i conduttori intrecciati
in modo da incrociarsi quanto più possibile a 90° uno rispetto
all'altro. I conduttori sono fabbricati in casa da Shunyata, le terminazioni
qui sono Neutrik della serie migliore, a naso.

Il suono, in assoluto, conserva caratteri simili a quelli descritti
per l'Aries non schermato in versione single ended. La versione non
schermata mi ha dato piccoli problemi di compatibilità con
il Delius: quando il convertitore entra o esce dal muting, quando
cambia la frequenza di campionamento, quando, insomma, scatta uno
dei relè interni, si verifica un piccolo disturbo di tipo impulsivo
ad alta frequenza, è per questo che il confronto è stato
effettuato per quanto possibile, come dicevo sopra. Non mi è
sembrato un disturbo di tipo pericoloso, ma, insomma, preferisco evitare.

Differenze limitate, dicevo. Il senso di silenzio intertransiente
è dello stesso tipo di quello che ho sentito con l'Aries, così
come rimangono le caratterizzazioni timbriche e di ricostruzione scenica.
Mi pare di avere percepito un vantaggio dell'S nella raffinatezza
e nell'integrazione del dettaglio; tuttavia, il cavo non schermato
mi è sembrato più immediato, più diretto e un
pelino più aperto. Non stiamo parlando, ripeto, di differenze
abissali, ma di quelle sfumature che, anche in assenza di interferenze
che spingano a prendere in considerazione la sola versione schermata,
potrebbero, nel contesto di un impianto in cui gli Aries suonino bene,
far propendere per un cavo o per l'altro, a seconda del risultato
desiderato e degli interfacciamenti.
Slippery path: Python
Alpha

Sì, ho già sfruttato il titoletto nella prova di un
cavo digitale sul numero scorso. Qui, forse, siamo ancora più
sullo scivoloso (dovevo titolare "Even more slippery", forse):
ho per le mani un cavo di alimentazione che costa la bella cifra di
1295 Euro.
Quello
dei cavi di alimentazione è ancora un argomento estremamente
controverso. C'è chi dice che non c'è bisogno di cavi
di alimentazione costosi, che ogni cavo di sezione adeguata e adeguatamente
schermato va bene e che non ci possono essere differenze di suono
in un apparecchio correttamente progettato a causa di un cavo di alimentazione.
C'è chi dice che siamo all'ultima trovata del marketing dei
cavi (una frase dove, dietro marketing, si nascondono parole più
pesanti
), l'ultimo tentativo di spillare soldi all'audiofilo
credulone.
Personalmente,
ero alla mia prima esperienza di cavi di alimentazione particolarmente
costosi. Finora ho utilizzato cavi da un centinaio di Euro/metro terminati
come limite massimo, dagli Art economici ai Cablerie d'Eupen, agli
Audio Agile (ora solo Agile, non importati in Italia); unica eccezione,
un Transparent vecchia serie, quello con una sola scatola filtro.
Quest'ultimo è finito sul BAT, dato che, fra quelli che ho
in giro, è quello che mi ha dato il risultato marginalmente
migliore.
In
questo contesto, entra il mostruoso Shunyata. Bellissimo, per quanto
può essere bello un pezzo di cavo, spesso come un pitone e
flessibilissimo, nonostante l'aspetto spinga a temere il solito tubo
di piombo spaccaconnettori. No, in questo caso è semplicissimo
far passare il cavo persino in spazi ridotti, nonostante lo spessore
di 9 AWG (6.6 mmq) dei conduttori.
Dicevo
di averlo provato sul finale. Shunyata, infatti, prevede due modelli
di Python, venduti circa allo stesso prezzo, uno dedicato alle apparecchiature
digitali (Python VX, linea Noise Reduction) e uno alle apparecchiature
analogiche (questo Python Alpha, linea Pacesetter). Le differenze
costruttive riguardano trattamenti diversi per la riduzione delle
interferenze, che hanno, secondo Shunyata, effetti differenti sul
suono e sugli interfacciamenti ottimali del cavo. Come questo sia
possibile supera la mia capacità di dare spiegazioni.

Il Python fa parte del livello Gold della produzione Shunyata di cavi
di alimentazione, superato (in prezzo, per le prestazioni magari vedremo
in futuro) dalla serie Platinum, costituita dal cavo Anaconda, sempre
nelle versioni VX e Alpha) e preceduto dalle serie Silver (Taipan
Alpha e VX) e Bronze (Copperhead e Diamondback). I connettori sono
costruiti su specifiche Shunyata, né loro né altre parti
del cavo fanno uso di ferriti, di materiali a base di ferro o di carbonio,
né di condensatori o induttanze.
Agli anglofoni
tecnici consiglio un'occhiata al sito di Shunyata (http://www.shunyata.com)
per vedere se riescono a capire quel che io non so spiegare, anche
per dare un'occhiata all'intreccio dei conduttori dentro la sigillatissima
guaina.

VIl suono, ah, su quello, però, vi devo relazionare io.
Beh, mi ha lasciato secco. Un cavo di alimentazione non è una
di quelle cose, come una sorgente digitale, che si possano confrontare
in rapide commutazioni A/B, dato che cambiarlo implica uno spegnimento
e una riaccensione, ma qui credo di avere parametri, se non oggettivi,
perlomeno intersoggettivabili per dire che ha mutato, in positivo,
il suono di un'amplificazione di livello unanimemente riconosciuto
come molto alto. Nella prova dei cavi Boomerang vi avevo detto di
come mi sembrasse che il BAT non risentisse particolarmente del cavo
di alimentazione; ebbene, mi devo ricredere. Rispetto al mio Transparent,
lo Shunyata porta al BAT un grado ulteriore di velluto e di raffinatezza.
L'amplificatore sembra, a tutta prima, suonare più piano; poi
ci si rende conto che, in realtà, il cavo fa sì che
l'amplificatore prenda possesso delle basse frequenze, riduca il senso
di "sporco", aumenti il silenzio e incrementi la già
ragguardevole raffinatezza della riproposizione del messaggio del
sistema. Fluidità, gradazioni dinamiche, consistenza armonica
ne risultano esaltati; capacità di prendere possesso del sistema
anche.
Mi rendo
conto che l'effetto Shunyata, a qualcuno che cerchi un sistema di
tipo ipercinetico, possa sembrare negativo; per me, per le mie priorità,
è del tutto positivo.
Rimane
un costo che può causare l'ilarità dei nostri amici
"laici". Rimane il fatto che non credo di poter fornire
giustificazioni tecniche, motivazioni del perché quanto ho
sentito possa accadere - beats me, come direbbero gli Anglosassoni.
Rimane il fatto che spero di poter tenere il cavo Shunyata ancora
per qualche tempo, e di avviare un'esplorazione sui cavi di alimentazione,
in modo da poter capire se effettivamente possono fare, tutti, differenze
ragguardevoli quanto questo (e anche per vedere di trovarne qualcuno
che si avvicini a un prezzo più sensato in impianti più
economici) o se siamo di fronte a qualcosa di fuori dal comune.