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Preamplificatore FM 155 e finale FM F10B
Questa volta dobbiamo parlare di uno dei marchi più esclusivi sul mercato mondiale: F.M. ACOUSTICS, fabbricante di elettroniche in Svizzera. Abbiamo in prova il preamplificatore FM 155 ed il finale FM F10B. Il pre appartiene alla linea denominata "Resolution Series", mentre il finale alla "Classic Series". In ogni caso si tratta degli apparecchi "base" nella loro rispettiva categoria, almeno tra quelli regolarmente disponibili in Italia. Certo che come base si parte da cifre non indifferenti: parliamo di circa 21.000 euro per i due apparecchi. Il passo successivo comporta un raddoppio delle cifre da spendere ... non male, eh? Tra i vantaggi di lavorare per Bebo Moroni c'è proprio quello di poter provare simili mirabilie a casa propria e con tutta calma, relativamente al numero di apparecchi da testare, che in questo momento non sono pochi, nel mio caso.
Cominciamo a parlare del pre, un piccolo apparecchio dall' estetica raffinatissima come quella di un orologio Patek Philippe, tanto per non cambiare nazionalità. Pesa pochissimo, 1,910 Kg alla bilancia della mia cucina, anche perchè il trasformatore è esterno. Anche l' alimentatore è piccolo, ma in questo caso si tratta di un apparentemente normale scatolotto nero, che comunque di solito resta nascosto alla vista. La parte anteriore del pre, in alluminio anodizzato, vede da sinistra una piccola manopola per la selezione degli ingressi, seguita da tre piccoli tasti dorati, rispettivamente adibiti al tape monitor, la messa in monofonia (grazie Herr Manuel) ed il mute a -20 dB. Seguono infine la manopola del volume, un po' più grande della precedente, ed il tasto dorato per l' accensione, sormontato dal bel logo luminoso della Casa, in colore verde. Nelle foto vedrete una cornice in plastica attorno ai frontali degli apparecchi, che ovviamente non ho voluto rimuovere, dovendoli restituire intatti (ci mancherebbe altro!).
Il retro del 155 vede l' ingresso per il cavo di alimentazione, non IEC, le uscite per il finale, l' ingresso/uscita del loop del registratore ed altri quattro ingressi di alto livello. Basta. Tutto qui. Per il resto ci dobbiamo basare sulle scarne indicazioni del fabbricante, che nel suo sito parla di componentistica a norme DIN e militari e di funzionamento in Classe A, ma non dice molto di più. Vi prometto che, appena Herr Manuel Huber metterà piede sul nostro patrio suolo, lo placcherò e lo tempesterò di domande e pubblicheremo l' intervista.
La parola "telecomando" è sconosciuta, ovviamente. La foto dell' interno evidenzia ... il nulla. Qualche elettrolitico per il filtraggio dell' alimentazione e due moduli sigillati, che rappresentano il "cervello" dell' apparecchio. Qualche resistenza e quattro transistor a vista. Non sono in grado di dirvi molto di più, salvo che il manuale di istruzioni ha un allegato che si sofferma lungamente sul discorso alimentazione elettrica e messa a terra degli apparecchi hi-fi. E' molto interessante e contiene pure una "perla" di questo genere: "Chiedete alla vostra compagnia elettrica di pulire i cavi ed i contatti del vostro contatore una volta all' anno". Se avete finito di ridere vi rispiego che questi sono svizzeri, nostri vicini di casa. Ci forniscono pure un sacco di energia elettrica, salvo improvvisi black-out notturni, ma non hanno la più pallida idea di chi sia l' ENEL, o chi ne fa le veci nelle varie città. Immagino che se chiamassi il loro numero verde per fare tale richiesta dopo pochi minuti arriverebbero i soccorritori del 118, con tanto di camicia di forza ed apparecchio per l' elettroshock. Passo seguente: lobotomia. Comunque molti suggerimenti sono utili e spesso praticabili, anche se vi renderete conto che sono scritti principalmente per un uso professionale degli apparecchi. Infatti F.M. Acoustics è spesso presente coi suoi apparecchi in studi di registrazione o altre applicazioni professionali. La dimostrazione di questo ci introduce alla presentazione del finale, che appunto è dotato solo di ingressi bilanciati. Essendo invece il pre tutto sbilanciato, sarà necessario dotarsi di un cavo con le due diverse terminazioni. Io ho ricevuto quello prodotto dalla stessa F.M., quindi non ho avuto difficoltà. Non ho idea del suo costo.
Dicevamo quindi del finale, un apparecchio del peso di circa 12 Kg e di dimensioni standard, piuttosto ridotte in profondità. Il frontale, anch' esso satinato, è molto semplice e lineare. Riporta poche scritte ed un tasto, in rilievo, per l' accensione. Anche quest' ultimo si illumina di verde e contiene il logo dell' Azienda. Sul retro abbiamo appunto gli ingressi bilanciati, i morsetti per i diffusori che accettano anche le terminazioni a banana, e due potenziometri per la regolazione della sensibilità degli stadi di amplificazione, utili anche per bilanciare il suono tra i due canali, in caso di asimmetrie nella resa dell' ambiente. Tutto è duplicato e speculare, a dimostrazione della costruzione dual-mono, con il solo alimentatore in comune per i due canali. Il cavo di alimentazione è fisso, mi dispiace per gli smanettoni del tweak selvaggio che devono tenere giù le mani. All' interno un toroidale di alimentazione, in apparenza modestamente dimensionato. I dispositivi di amplificazione sono dei transistor, apparentemente Motorola. L' apparecchio è accreditato di una potenza di 85 W per canale su 8 Ohm, 125 su 4, che è poi il mio caso specifico. Incredibile l' assenza di dissipatori a vista e perfino di qualsiasi apertura nel telaio per favorire lo scambio termico della sezione finale. In effetti all' interno troviamo due spessi profilati in alluminio sui quali sono montati i transistor e che sono a contatto col telaio esterno, nulla più. Anche durante un uso piuttosto gravoso, la macchina si limita a scaldarsi un po', ma non troppo. Del resto le protezioni si attivano già ad 80°, quindi ad una temperatura di assoluta sicurezza per l' integrità dei dispositivi di potenza. Durante più di due mesi di ascolti anche a volume sostenuto il finale non è mai andato in protezione. Entrambi gli apparecchi poggiano su piedini in gomma semirigida; nulla di esoterico, apparentemente.
Tutto ciò è l' esempio lampante di una costruzione che nulla lascia ai fronzoli, alle dimostrazioni di forza o alle paranoie di chi compra l' hi-fi a peso. L' estetica, dal mio punto di vista, è molto curata nel preamplificatore, mentre il finale è talmente lineare da apparire un classico, niente di entusiasmante. Mia figlia quattordicenne invece l' ha apprezzato molto. "Indovinala grillo!", si diceva una volta. Comunque, chissenefrega. Ci sono le foto, per quanto non siano opere d' arte, quindi giudicate voi stessi. Fatto sta che qui c' è solo sostanza, e vedremo di capire quanta con le prove di ascolto, dedicate a chi non ha bisogno di far vedere agli ospiti apparecchi elefantiaci, ma si preoccupa di ascoltare la musica. Non vi siete rotti anche voi di parlare di hi-fi coi "profani" e sentirvi chiedere per prima cosa la potenza dell' amplificatore? Quando rispondo che il mio dispone di 40 W vedo facce schifate e deluse. Bisognerà che mi compri un qualche vecchio jap usato, tanto per dire che, volendo, posso avere 200 W, così vivo tranquillo mentre il jap prende polvere in cantina. Del resto mica si ha sempre voglia di spiegare la rava e la fava al primo che passa, porca miseria. Magari la prossima volta dirò che il mio hobby è la filatelia, così nessuno mi chiede la potenza del "Gronchi rosa" o del "Penny black". Pericolosi e rompiballe i tuttologi, brutta razza.
LI ACCENDIAMO?
per dirla col buon Jerry Scotti. Accendiamoli quindi e la prima cosa che salta all' occhio, anzi all' orecchio è che senza segnale, col volume dei due apparecchi al massimo le Martin Logan restano silenti come se fosse tutto spento. Buon segno, tanto per cominciare. Di solito questo si traduce in silenzio anche durante l' ascolto, in quel silenzio che si nota quando c' è e che si dovrebbe ascoltare almeno una volta nella vita, per rendersene conto. Putroppo spesso si ascolta con un tappeto di rumore di fondo, si è abituati ad averlo e non ci si fa caso. Quando però questo rumore manca, l' orecchio se ne accorge immediatamente ed il cervello ascolta più rilassato, cogliendo particolari spesso mai sentiti prima. Questi apparecchi tradiscono la loro provenienza nel suono: abbiamo il silenzio ed il buio di una notte senza luna in una vallata delle Alpi, e la luminosità di una tersa giornata di sole quando la musica suona.
Quale miglior CD dell' Officium di Garbareck con l' Hilliard Ensemble per apprezzare il silenzio intertransiente? Per chi non conoscesse quest' incisione preciso che si tratta di un quartetto vocale (controtenore, due tenori ed un baritono) che cantano musiche sacre dal XII al XV secolo, accompagnati dal sax soprano e tenore di Jan Garbarek, poliedrico musicista. La registrazione è della ECM ed è stata ripresa nel monastero di S. Gerold. Grande ambienza e chiarezza sono le caratteristiche principali di questo CD, con uno sfondo nero che dovrebbe riempire i frequenti silenzi, e non coprire col rumore delle elettroniche i lunghissimi riverberi naturali. Ebbene, ci siamo proprio. I riverberi delle voci e dello strumento sono reali fino all' ultimo fiato, e le pause ci proiettano nel monastero, trasmettendo la pace e la tranquillità del luogo, proprio quella che devono aver percepito gli ispirati musicisti e tecnici del suono di quest' opera imperdibile per chiunque ami la MUSICA. Se non l' avete vi conviene procurarvela, tanto è a catalogo, per cui non avrete difficoltà a trovarla. Fate girare il CD nel vostro lettore ed ascoltatelo ad occhi chiusi con le luci spente. O vi verrà la pelle d' oca dall' emozione, o vi addormenterete. In nessuno dei due casi dovete preoccuparvi, a me sono successe entrambe le cose, dipende dal momento. In ogni caso mai ascoltata così. I labiali sono davvero da alta risoluzione, il cantato è più chiaro del solito e perfino alcune errate pronuncie da latino inglesizzato sono più fastidiose per la loro maggior evidenza.
I microfoni sono evidentemente piazzati ad una certa distanza da voci e sax, eppure l' intelligibilità del tutto assume contorni da "real life". Anche a volume particolarmente sostenuto, il sax soprano perde ogni accenno di fastidiosità. Mai successo, roba da matti. Eppure non manca nulla nell' informazione, anzi, è la più completa che la mia mente possa concepire, pur a seguito di una certa, modesta, esperienza di ascolto. Qui siamo su un altro pianeta, gente!
Inoltre la mancanza del telecomando mi obbliga ogni tanto ad alzarmi per abbassare un po', prima che i vicini mi sparino. Meglio così, facendo un po' di movimento mi concedo un' intera tavoletta di cioccolato bianco Galak, se posso fare un po' di pubblicità. Prima di ungermi le mani con la tavoletta, faccio partire il SACD di Jordy Savall "Entremeses del siglo de oro" del quale ho già parlato in altra recensione.
Incredibile come vengono evidenziati i rumori meccanici del clavicembalo, pare di sentire le unghie su una chitarra, a dispetto della distanza di ripresa. Eppure mai, in nessun caso, voci o strumenti diventano fastidiosi. Al contrario, la gamma media ha una liquidità ed una setosità che viene voglia di cercare le valvole nascoste negli amplificatori. In compenso manca qualsiasi accenno di distorsione di qualsivoglia armonica, pari o dispari.
Un breve passaggio del SACD "Abballati, Abballati!" del Maestro Ricci mi proietta in un modo fatto di informazioni ambientali che mi fanno ridere pensando al multicanale. La voce iniziale sembra riverberare anche sulla parete alle mie spalle, sebbene fortemente smorzata con un grosso e spesso tappeto. Le Martin Logan ringraziano e danno il meglio di sè, dimostrando ancora una volta, se ce n' era bisogno, di valere enormemente di più del prezzo richiesto per il loro acquisto. La naturalezza della resa degli strumenti percussivi e dello schioccare di dita è disarmante, nessun velo a coprire alcunchè, nessun indurimento lungo tutta la fascia di frequenze udibili ed una dinamica da salto sulla poltrona. Mi dispiace non poter condividere con ciascuno di voi questa esperienza.
Per due mesi ho ascoltato di tutto, dal trio jazz alla grande orchestra, e con tutto ho ottenuto prestazioni allo stato dell' arte, con bassi granitici (per quanto possibile coi miei diffusori), medi dolcissimi e vellutati, acuti mai strillanti eppure pieni di armonici.
Il CD di Fossati "Lampo Viaggiatore" ci restituisce il "rim-shot" di Lele Melotti con la cattiveria che dovrebbe sempre avere, ma che raramente capita di sentire, se non dal vivo. Due parole di spiegazione per i non tecnici: il "rim-shot" è quel colpo dato al rullante della batteria, con la bacchetta tra il cerchio e la pelle del tamburo. Il risultato è un suono cattivo e secco come una fucilata. Se la risposta ai transienti dell' impianto è insufficiente, difficilmente lo si distingue da un normale colpo sulla sola pelle del rullante. Se è sufficiente si distingue e basta, se è eccezionale il suono diventa emozionante.
Dovrei parlarvi anche dell' immagine restituita da quest' amplificazione e lo farò dicendovi semplicemente che gli strumenti sono scolpiti nell' aria in tre dimensioni. Non il complesso degli strumenti, cosa relativamente facile da ottenere, ma ogni singolo strumento risulta perfettamente riprodotto nello spazio, pur mantenendo un invidiabile amalgama con gli altri. Questo è ciò che si può definire "aria tra gli strumenti" senza tema di smentite.
Per evidenti motivi di spazio non posso elencarvi tutto il materiale, analogico o digitale, che è passato attraverso i circuiti di queste macchine, ma posso dirvi che il desiderio di riascoltare buona parte dei miei dischi mi ha portato a trascurare molte cose importanti ... dovrò rimediare.
Definire la personalità di queste macchine, considerata la loro estrema neutralità e raffinatezza, è una cosa che non riesco a fare. Non credo di esagerare affermando pubblicamente che questi amplificatori riuniscono i pregi dei tubi a vuoto e dei transistor, senza evidenziare alcun difetto, nè dell' uno, nè dell' altro. Detto da me, valvolarista convinto, sembra quasi un' eresia. Eppure qui non sento il classico suono dei transistor, la musica fluisce senza inasprimenti anche ad alti volumi. La parola "grana" in questo caso ricorda solo il famoso formaggio della Bassa Padana, mentre il suono pare quasi "liquido", con una dinamica ed una velocità impressionanti, forse limitate solo dalle possibilità dei pannelli elettrostatici proprio sul fronte della dinamica.
Non è mai un suono freddo, anzi. Comunica emozioni in modo finanche inaspettato, senza colorare mai il segnale. Ho come l' impressione che, durante la lettura della TOC del CD/SACD, il pre succhi l'anima del supporto e la mandi al finale tale e quale, mentre quest' ultimo non fa che aumentarne l' energia, senza apportare nessuna modifica al segnale originale. La versatilità è quindi ai massimi livelli, ci fate suonare di tutto e non troverete probabilmente nulla di cui lagnarvi. Personalmente non sono stato in grado di scoprire nessuna pecca.
CARATTERISTICHE TECNICHE
PREAMPLIFICATORE:
Classe: A Ingressi: 4 + tape monitor
Risposta in frequenza: 20 - 20000 Hz +/- 0,3 dB THD: 0,03 % Guadagno: 20 dB
Rapporto S/R: > 93 dB
Dimensioni: 24 x 6,2 x 20 cm Peso (alimentatore escluso): 1,910 Kg .
FINALE:
Classe: A+AB
Potenza: 2 x 80 W su 8 Ohm, 2 x 128 su 4 Ohm Risposta in frequenza: 1 - 60000 Hz THD: 0,0012
Dimensioni: 44,6 x 10 x 30 cm Peso: 12 Kg
CONCLUSIONI
Cosa volete che aggiunga, dopo quanto già scritto nella prova d' ascolto?
Qui abbiamo varcato la soglia dell' Olimpo, cari amici, e si ascolta musica insieme agli Dei. Loro probabilmente usano i modelli superiori della gamma FM Acoustics, ma io che sono un comune mortale sono già strafelice così. O meglio, lo sarei se potessi permettermeli.
Ora capisco, dopo averci riso sopra, perchè ai manuali di istruzioni di queste macchine è allegato un adesivo argenteo col marchio FM e la scritta: "Owner of an FM Acoustic", praticamente si entra a far parte di un club esclusivo. Mi ci vorrà del tempo per "ritarare" le orecchie su un suono che pure si colloca a livelli già molto buoni, dopo aver ascoltato questi amplificatori, che mi hanno portato via un pezzo di cuore audiofilo. Intanto cerco di approfittare della cortesia dell' Importatore e me li tengo in casa il più possibile. Peccato, davvero un peccato che una simile opera d' arte abbia un tale prezzo, con 21.000 euro ci si compra una media cilindrata. Eppure, considerata la loro prestazione e confrontati con "pesi massimi" dell' Hi-End mondiale anche ben più costosi, i prezzi non appaiono neanche esagerati, tutto sommato. So perfettamente che con questa cifra ci può campare una famiglia per un anno, eppure il desiderio di possederli è molto forte.
Dovrebbero fare come per i quadri: un museo dell' hi-fi in cui tutti possano recarsi e godere di un simile spettacolo per il modesto prezzo di un biglietto di ingresso. Per quanto mi riguarda, ho una meta in più alla quale tendere. Probabilmente non la raggiungerò mai, ma i sogni fanno parte della vita. A tal proposito, chissà come suona il loro stracelebrato pre-phono ... forse con un po' di pazienza lo scopriremo insieme. Sto esagerando? Forse, ma se la pensate così vi invito ad andare ad ascoltarli o meglio, se avete un impianto all' altezza di cogliere certe sfumature, di ascoltarli a casa vostra. Siete avvisati: prima di restituirli penserete a qualche insano gesto pur di impossessarvene, quindi prima valutate bene la vostra forza di volontà. Intanto provate coi famosi sei numeri, non si sa mai ...
Se sono riuscito a smuovervi dalle vostre comode poltrone, fatemi sapere le vostre impressioni, sono curioso.
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