Numero 11
Editoriale
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Pro-Ject RPM6
Monrio MC 207
Artis Sonus Giorgia
Audio Vision B30/3
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Dati

Costruttore: Artis Sonus, Genova, Italia

www.artissonus.it

Distributore:

Reperibili presso alcuni negozi della catena Hi-Fi United


Prezzo: € 1.200,00

 

 

 

Artis Sonus Giorgia
Di Igor Zamberlan
 

 

 

 

 
 
 

Artis Sonus Giorgia

Claudio Popovitch è un mio conterraneo d'adozione (la mia, di adozione); abita e costruisce i suoi diffusori nella collina a fianco a quella sulle cui pendici abito io. La cosa strana è che, fino al momento in cui mi è stata proposta la prova di questo suo primo progetto che esce dalla confidenzialità, non sapevo nemmeno che esistesse un costruttore di diffusori in terra genovese. Ma Popovitch non è l'ennesimo autocostruttore diventato adulto, per parlare un po' della sua storia dobbiamo tornare ai primi anni '90.

Dal concorso ad oggi

Popovitch è, infatti, il vincitore del concorso, di cui io ho barlumi di ricordo, indetto da Acoustic Research nei primissimi anni '90 e denominato “Un suono per l'Europa”. Dopo quella vittoria, al nostro fu assegnata dalla storica azienda americana (una delle poche che possono vantarsi a buon diritto di aver fatto la storia del nostro settore) l'incombenza (e il privilegio) di progettare un'intera serie di diffusori, denominata Contest, che rimase in catalogo per qualche annetto, prima di sparire nell'oblio, non per demerito di quei progetti, ma per una serie di vicissitudini e cambi di proprietà dai quali l'immagine della Casa di Villchur non si è ancora del tutto ripresa – credo che, se trent'anni fa, si fosse chiesto ad un appassionato di audio di fare il nome di tre o quattro costruttori di diffusori, AR sarebbe stato il primo o il secondo; oggi, se qualcuno vi risponde “Acoustic Research” alla richiesta di fare dieci di quei nomi, probabilmente è un amante del vintage. Popovitch reagì a quelle vicissitudini continuando a fare ciò che aveva sempre fatto: un mestiere serio, che nulla aveva a che fare col mondo dell'hi-fi. Però il tarlo della progettazione e della costruzione di diffusori hi-fi non l'ha mai lasciato; ha continuato a tenersi aggiornato, a sperimentare, a costruire prototipi o piccole serie, finché, raggiunta l'età della meritata pensione per quel mestiere serio, ha deciso di fare il grande salto: si è messo in proprio e ha creato Artis Sonus. Ma l'ha fatto con la stessa discrezione con cui si era ritirato dal mondo della grande industria hi-fi, una piccola serie, proposta sul mercato confidenzialmente, così, quasi fra amici, poi un'altra e infine un accordo (discreto, tranquillo) per la distribuzione dell'oggetto della nostra prova. E questa prima recensione.

Le Giorgia

Le Giorgia sono, appunto, il primo diffusore Made in Artis Sonus a ricevere l'attenzione della “stampa” e a diventare un vero oggetto di mercato, e direi che, per molti versi, somigliano al loro progettista, nel gusto per la discrezione, nell'understatement, nell'eleganza delle cose fatte bene senza volere ad ogni costo urlare la loro qualità. Se fossi genovese, potrei permettermi una battutina su questo stile collegandolo alla proverbiale musoneria dei liguri, ma dato che sono adottivo, non lo farò, voglio poter continuare a vivere qui…

I nostri diffusori, dicevo. Sono una variazione sul tema del due vie da stand, appena troppo grosso per essere un mini, troppo compatto per essere definito un midi ( 20 cm per 30 per 33) con midwoofer da 17 cm . Un diffusore fra tanti, così, sulla carta. Però c'è una serie di tocchi originali, dalla frequenza di crossover non canonica per diffusori composti da altoparlanti di questa misura – il tweeter è una classica unità da un pollice con cupola in seta – a 1400 Hz, con pendenza del crossover a 12 dB/ottava, al doppio condotto reflex anteriore (con accordo reflex massimamente piatto) alla membrana del woofer, di provenienza tedesca, che è in alluminio.

I componenti del crossover sono di provenienza Monacor (come, del resto,mi pare siano gli altoparlanti), presi dalla fascia alta dell'abbondante catalogo del fornitore tedesco, bobine avvolte in aria, condensatori MKT, resistenze robuste in ceramica.

 

Ma il principale punto di originalità tecnica delle Giorgia è quello che Popovitch definisce il metodo RAA, sul cui effettivo funzionamento il costruttore è piuttosto evasivo, ma che – leggendo fra le righe – dovrebbe essere una serie di interventi manuali di tuning dei midwoofer, sia dal punto di vista puramente elettrico che da quello meccanico, che permette di abbassare la frequenza di risonanza degli altoparlanti, ottenendo al contempo due altoparlanti perfettamente identici nei parametri per ciascuna coppia di diffusori.

Costruttivamente, le Giorgia hanno l'aspetto delle cose fatte a mano e fatte bene, fin dall'imballo, separato per ciascun diffusore, non inutilmente carrozzato, ma ispirante fiducia e sicurezza. Oltretutto, mi pare ci sia una certa attenzione alla minimizzazione dell'uso di materiali non riciclabili – ad esempio, la protezione dei diffusori è in stoffa, non in foam o in polistirolo flessibile. I mobili sono costruiti in MDF, impiallacciato in legno, lucidati a mano con cera d'api. La finitura mostra qualche piccola imperfezione negli angoli, nel mio esemplare, senza che questo vada a inficiare l'aspetto generale, aggiungendo quasi un tocco di artigianato e di umanità all'aspetto.

Ciascun diffusore viene consegnato con una curva di risposta in frequenza a terzi d'ottava e una curva di impedenza individuale, che rivela un accordo reflex attorno ai 50 Hz e non mostra traccia di compensazioni dell'impedenza. E' previsto il collegamento in bi-wiring e i ponticelli sono costituiti da spezzoni di cavo solid-core rigido in rame.

 

Facciamole suonare

Messe a caso, collegate con un cavo a caso, le Giorgia sono in grado, quasi subito, di mostrare ciò di cui sono capaci. Certo, come qualsiasi diffusore suonano meglio dopo qualche buona decina di ore di rodaggio, ma non mi è parso di cogliere cambiamenti sconvolgenti – anche perché sono fra coloro che non riescono a resistere alla tentazione di mettersi subito ad ascoltare, anziché far trascorrere la gioventù ai sistemi a emettere toni e rumori. E ciò di cui sono in grado è, in qualche misura, sorprendente. Ma non anticipiamo troppo.

Il sistema di prova, il mio impianto, ha visto impegnati i lettori CD/SACD Sony SCD-777ES e CD/SACD/DVD-Audio Pioneer 668/dvdupgrades più convertitori dCS Delius e North Star Design 192, preamplificatori Tom Evans The Vibe e Sonic Frontiers SFL2 quando in uso, finale BAT VK75SE, cavi Shunyata, Monster, Wire World, White Gold, Van den Hul e Boomerang. Gli stand utilizzati sono i Target R1, data la mia posizione di ascolto abbastanza bassa.

Sorprendente, dicevo. Intanto, l'estensione in basso è ragionevolissima per un diffusore di queste dimensioni; direi che, nella mia stanza, gli 80 Hz sono in flat, ma la discesa verso le ottave inferiori è dolce e graduale, come anticipato sulla carta, coi 40 Hz ancora udibili, senza sbruffonerie, senza rumoracci, senza soffi, senza distorsioni, anche a livelli di tutto rispetto. Verso l'acuto, i diffusori mi sembrano mancare un poco di quell'estensione “potrei riprodurre la luce” cui mi sono abituato in anni di uso di sistemi iperaperti, ma credo che sia finemente bilanciata con l'estensione in bassa frequenza (mai notato come un sistema che abbia poco basso e un acuto molto esteso, anche se corretto in assoluto, tenda ad essere percepito come più magro, finanche fastidiosamente insistente, rispetto ad uno più contenuto sull'estremo acuto?). Gamma media – quella dove la musica “succede” – articolata, ricca di armoniche, senza caratteristiche che spicchino, senza furbesche esaltazioni o colorazioni a fingere iperdettaglio o ipercinesi, rilassata e rilassante, pulita. Se, a volte, mi pare di percepire una vaga colorazione (una recondita traccia di nasalità) nelle frequenze a cavallo del kiloHertz o poco più, devo ricordarmi che, magari, nel disco precedente questo non succedeva, o che sto proprio cercando di essere ipercritico nei confronti di un oggetto dal prezzo estremamente realistico. Un'apparente traccia di durezza sulle altissime frequenze – una tendenza alla semplificazione delle armoniche dei violini, per esempio – sembra essere funzione del rodaggio e del riscaldamento del diffusore.

Ma la cosa più stupefacente (e non sto buttando là l'aggettivo) di questi diffusori è la loro capacità di riprodurre una scena da campioni della categoria e anche oltre, larga, profonda, alta quanto lo consente la stanza, la dispersione, la posizione relativa dell'ascoltatore rispetto ai diffusori, completamente svincolata da essa. Non sentivo una simile capacità di sparizione da quando le Totem Model One Signature hanno lasciato la mia casa per andare a fare la felicità di un altro audiofilo, e stiamo parlando di un diffusore che costa più del doppio e che è famoso per la sua capacità di sparizione. E tutto questo, con una facilità di posizionamento e di interfacciamento quasi paurosa; ci vuole impegno e dedizione – e una certa dose di masochismo – per far riprodurre a queste Giorgia un palcoscenico che non sia almeno buono. L'estrema omogeneità di dispersione in ambiente permette di decidere il livello di focalizzazione desiderato: essendo i diffusori estremamente tolleranti quanto a orientamento verso il punto di ascolto – la larghezza della scena oltre i cabinet sembra risentirne solo in minima parte – si può scegliere se si desidera una messa a fuoco certosina (che però non diventa mai inutilmente spietata) o una più diffusa, semplicemente inclinando più o meno i diffusori verso l'interno. Con piccoli aggiustamenti si arriva, alla fine, ad ottenere qualcosa di livello veramente sorprendente per la categoria.

Dinamicamente le Giorgia non possono competere certo con dei diffusori da pavimento equipaggiati con un dieci o un dodici pollici in basso; dove si riprendono è nella microdinamica e nella capacità di riprodurre il dettaglio, davvero soddisfacente. Il “rumore”, la colorazione da materiali, la capacità, cioè, di “fermarsi” dopo un transiente mi sembra buona; a volte mi pare di percepire una vaghissima tendenza a “cantare” del midwoofer, ma solo se mi dimentico che stiamo parlando di un diffusore dal prezzo ragionevole e dall'impatto ambientale estremamente contenuto.

E poi, basta risentire quella scena splendida e quel medio così – come dire – umano per smettere di farsi domande e godersi la propria musica preferita.

 

Quindi

Quindi complimenti ad Artis Sonus, complimenti a Claudio Popovitch per un progetto azzeccatissimo, per un ottimo diffusore che mi sembra decisamente concorrenziale al prezzo a cui viene proposto, facile da far suonare bene e non difficile da far suonare ancora meglio, che potrà rappresentare, per i suoi acquirenti, un'isola di soddisfazione e tranquillità nella loro storia audiofila. Un diffusore umano, fatto da qualcuno che sembra avere il gusto per le cose fatte bene, senza urlare, senza voler per forza stupire il mondo con oggetti di riferimento . Un diffusore che somiglia al suo progettista…

 

 

 

 

 
 
 

 

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