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Cavi di Potenza
Bentrovati
sulle pagine di videohifi.com
In questa seconda puntata dedicata ai cavi ci occuperemo di
tre cavi differenti tra loro per tecniche costruttive e fascia
di costo.
Ultimamente di fa un gran parlare di cavi, c'è chi
dice che facciano miracoli, chi pensa che non cambino proprio
nulla, noi, come spesso ci accade, siamo nel mezzo e crediamo
che un buon cavo possa aiutare l'impianto ad esprimersi al
meglio. Mi spiego: personalmente ritengo inutile spendere
400 euro per un cavo di segnale che andrà ad interfacciarsi
con ampli e lettori cd del medesimo valore, ma diverrà
determinante per spremere fino all'ultima goccia le prestazioni
di componenti dal costo almeno triplo. La confusione in questo
settore, a mio avviso, nasce dal fatto che i cavi di potenza
devono sempre essere provati nell'impianto in cui dovranno
suonare e non valutati in virtù delle loro prerogative
tecniche. Come verificato nella prima puntata, allorquando
parlammo di cavi di segnale, cavi nient'affatto schermati
presentavano delle prestazioni superiori ad analoghi prodotti
con abbondante materiale schermante, quindi il mio consiglio
spassionato è di non considerare mai blasone , fama,
materiali, luogo di costruzione, ma solo ed esclusivamente
la prestazione reale all'interno della catena di riproduzione
nella quale andranno a lavorare.
Una precisazione metodologica, proprio in virtù della
ultime affermazioni, per evitare che la prova risultasse eccessivamente
tarata su un impianto e quindi non indicativa delle infinite
possibilità d'abbinamento offerte dal mercato, tutti
i cavi della batteria sono stati testati all'interno di una
catena del valore limitato, in una catena dal costo medio
(4000-5000 €) e in una catena dal costo elevato; con
sorgente analogica, digitale e digitale ad alta risoluzione;
con sezione di potenza a stato solido e, infine, valvolare.
In questo modo abbiamo potuto astrarre le doti che rimanevano
invariate al variare delle condizioni, chiarendo, in maniera
secondo noi sufficientemente prossima alla verità,
pregi e difetti dei tre cavi.
Infine, come nella prima puntata in questa batteria non troverete
vinti ma soltanto vincitori poiché tutti i cavi recensiti
hanno evidenziato doti che li fanno preferire ai loro diretti
concorrenti nella medesima fascia di mercato, potranno piacere
o non piacere (come il pesce-ratto di Fantozzi), risultare
costosi o troppo economici per le vostre tasche, ma sono cavi
che dicono la loro con serietà e prestazioni notevoli
in un settore dove, forse, sono più i produttori che
i consumatori.
HiDiamond
"Power +2"

Il
cavo HiDiamond si presenta con un diametro consistente anche
se lontano dagli eccessi di alcuni cavi ultra esoterici, il
colore un grigio piuttosto spento non incontra esattamente
i miei gusti, ma, quel che è peggio, non ha incontrato
affatto i gusti della mia signora che tiene a dire sempre
la sua su qualunque oggetto entri in casa nostra. Molto belle
invece sono le bananine che terminano il cavo, sono a espansione
e garantiscono un perfetto contatto tra connettori e lo stesso;
sono robuste ma non indistruttibili, io, ad esempio, ne ho
distrutta una durante il solito repentino cambio di diffusore
durante un ascolto.
Detto questo passiamo all'ascolto vero e proprio, il Power
+2 si inserisce nella fascia alta del catalogo HiDiamond,
azienda italiana che non fa certo dell'esoterismo la sua arma
vincente. Anche i cavi più costosi sono all'interno
dei limiti del buon senso e le prestazioni di questi modelli
di punta sono spesso dei riferimenti assoluti. E' il caso
di questo cavo di potenza che negli impianti in cui abbiamo
avuto modo di farlo esprimere ha offerto sempre prestazioni
notevoli con una riproduzione neutra e indolore per tutti
i partner.
Molti si pongono questa domanda: mi conviene spendere molto
per un cavo? Non sarebbe meglio trasferire parte della cifra
nelle elettroniche? La risposta derivata dall'esperienza della
nostra batteria è sì, conviene spendere!! Il
miglioramento in tutti i registri apportato da questo HiDiamond
nei confronti del valido, ma più economico, Van Den
Hul sono paragonabili alla sostituzione di un apparecchio
della catena, a patto però di avere un impianto almeno
di fascia media che possa evidenziare le differenze, intendiamoci,
le differenze si avvertono anche con apparecchi "entry
level" ma non sono tali da giustificarne l'acquisto.
Cosa cambia inserendo questo cavo: l'estensione della risposta
in frequenza tanto nel registro alto che nel basso è
notevole, la gamma bassa in particolare guadagna in carattere
oltre che in quantità, la gamma alta è piuttosto
trasparente e quindi con ampli freddi può generare
fatica di ascolto, che scompare immediatamente in presenza
di elettroniche più equilibrate o valvolari. Questo
è un cavo che non aiuta a compensare, semmai ad estrarre
al meglio pregi e difetti delle elettroniche.

La gamma media è molto equilibrata, le voci sia maschili
che femminili non soffrono di nasalità o sibilanti,
anzi la pulizia intorno alla voce dona precisione e coinvolgimento.
La dinamica è il parametro in cui più notevoli
sono le differenze in relazione ai cavi più economici
o, per usare un eufemismo, ai cavi "sbagliati",
la velocità dei transienti è notevole e anche
diffusori difficili o ampli assonnati, possono tornare a dire
la loro con il trattamento HiDiamond. La scena sonora non
eccelle in larghezza né in altezza, ma raggiunge comunque
il punteggio migliore tra i cavi in prova, la profondità
e la precisione, invece, sono molto buone. La capacità
di scandire i piani con scioltezza e velocità non manca,
il silenzio tra gli strumenti consente di non impastare ad
alti volumi e aiuta in qualche modo a tenere lontana la fatica
d'ascolto. Per parlare di dettaglio porterò il solito
esempio del velo davanti ai diffusori che cade quando si collega
questo cavo, perché è esattamente la cosa che
mi è venuta in mente durante l'ascolto. La quantità
di dettaglio unita alla velocità e alla naturalezza
della riproduzione offrono proprio l'idea che qualcosa, che
fino a poco prima si frapponeva tra i diffusori e l'ascoltatore,
sia sparito, è un insieme di fattori non uno soltanto,
ma il risultato rende omaggio al reale valore delle elettroniche,
che nel mio caso era indubbio e che però veniva in
parte celato da un cablaggio non all'altezza.
Ripropongo l'idea, avanzata nella batteria precedente, di
abbinarlo al cavo di segnale "Signal + Esoteric MkII",
sempre di produzione HiDiamond, poiché in abbinamento
con cavi di segnale non proprio neutri subisce uno snaturamento
della prestazione.
In conclusione un cavo consigliatissimo in ambito analogico
e valvolare, perfetto in abbinamento con diffusori dalla gamma
bassa precisa e articolata, meno azzeccato l'abbinamento con
diffusori grossi e dal basso lento e con finali a stato solido
freddi e caratterizzati sul medio alto. Adatto anche a elettroniche
a stato solido, purchè equilibrate e trasparenti. Notevole
la prestazione con i SACD grazie alla raffinata grana della
gamma media, e medio alta, che questo supporto consente.
Van Den Hul "The Skyline Hybrid"

Il
sottile cavo di potenza prodotto dalla Van Den Hul fa sicuramente
la parte di Davide contro Golia se avvicinato ai concorrenti
di questa batteria, ma a differenza del mito le prestazioni
questa volta sono del tutto in linea con la solidità
e la profusione di materiali utilizzati dai vari produttori
e non vanno ad invertire la prestazione, come il fato volle
fare con il Davide storico.
Il piccolo Skyline che non teme rivali nella propria fascia
di prezzo si è dovuto dolorosamente inchinare di fronte
ad oggetti dal costo certamente superiore ma dalle prestazioni
altrettanto inavvicinabili.
Non sono tra coloro i quali godono nell'inventare difetti
in oggetti costosi e a cancellarli in oggetti economici, per
dimostrare che qualcuno ruba e qualcuno regala: se posso dare
credito alla prima affermazione resto sicuramente scettico
nei confronti della seconda, chiariti i pregiudizi con cui
affronto questa prova passo a dare conto delle prestazioni
dello Skyline.
L'oggetto ha un aspetto molto simile alla comune piattina,
soltanto il colore e la consistenza della guaina permettono
di arguire le prime differenze qualitative, che risulteranno
palesi soltanto dopo l'ascolto. Sicuramente è il più
versatile della batteria poiché il diametro del conduttore
lo rende interfacciabile con tutti i connettori con foro per
serrare il cavo spellato e il fatto che può essere
acquistato su bobina permette di acquistarne esattamente la
lunghezza necessaria non un centimetro in più né
uno di meno. Potrete anche scegliere di terminarlo con forcelle
e bananine, io ho utilizzato delle comode (un po'ingombranti)
bananine del catalogo AZ Audiocomp, ma le possibilità
di scelta sono infinite. Da tenere presente, visto l'esiguo
diametro e l'ottima flessibilità, l'ipotesi del passaggio
di questi cavi dentro canaline a scomparsa per il cablaggio
di interi impianti MCL, la schermatura della guaina, infatti,
consente di limitare enormemente i disturbi captati dal cavo.

Le maggiori qualità del VDH sono una grana piuttosto
fine e una ricostruzione dello stage precisa e profonda, i
limiti maggiori li ho riscontrati negli estremi di gamma:
il registro più profondo è praticamente assente,
fatto che viene mascherato con un medio basso molto energico
cui occorre fare attenzione con diffusori di un certo litraggio,
per evitare eccessivi protagonismi di questa fetta di gamma.
Il registro alto invece è più frizzante di quello
offerto dai partner di questa batteria, meno arioso e con
un'impressione di leggera artificiosità, come quando
mi capita di ascoltare un cd dopo aver fatto un lungo ascolto
con il mio front end analogico (i digitalisti perdonino la
mia faziosità). La dinamica per la fascia di prezzo
è ottima, anche se cede diverse spanne nel solito duro
confronto con l'HiDiamond e con lo Shat.
Consigliatissimo per la connessione di piccoli diffusori da
stand ad amplificatori economici, ma di qualità, come
Nad e Rotel, non è da prendere in seria considerazione
in impianti valvolari e con elettroniche dalla alte pretese.
Ottimo per il cablaggio di impianti audio/video economici
e dove si deve per forza di cose passare attraverso canaline
o spazi angusti, senza dimenticare che questo dei tre cavi
in prova sarà certamente il più gradito dalle
signore presenti in casa.
Un cavo che per quel che costa va portato a casa con la massima
soddisfazione e con nessunissimo dubbio sulle sue doti, a
patto di non chiedergli stravolgere in meglio le prestazioni
dell'impianto perché un cavo questo non lo può
proprio fare e questo Van Den Hul non fa eccezione.
Shat "No Frost V"

Il
cavo che presentiamo qui è un'anteprima assoluta della
produzione Shat, brand creato del tecnico Roberto Borgonzoni
per dare forma alle proprie teorie e esperienze in fatto di
cavi Hi-Fi.
La produzione Shat è di livello artigianale, ancora
possibile in fatto di cavi, e per questo molto attenta ai
particolari e alle prestazioni, il fatto poi di poter comprare
questi oggetti direttamente dal produttore permette di abbattere
una fetta consistente del prezzo, a tutto vantaggio dell'acquirente,
che potrà tenere in tasca la differenza portando a
casa un cavo dal valore, e dalle prestazioni, non indifferente.
L'aspetto di questo cavo di potenza, come potete vedere dalle
foto, è piacevole a differenza di molti cavi industriali
in questo caso si è voluto offrire un oggetto dall'aspetto
gradevole, attraverso la copertura del cavo con una guaina
nera parzialmente trasparente che lascia intravedere quella
sottostante bianca che fa da schermo, generando un effetto
che al sottoscritto è proprio piaciuto. I connettori
sono delle "banane" a espansione prodotte dalla
G&BL e qui utilizzate perché tra le migliori in
commercio (le medesime utilizzate anche per il cavo HIDiamond
in prova) e anch'esse dall'aspetto rassicurante e piacevole.
Nonostante un diametro non proprio ridotto il cavo presenta
una buona flessibilità e le guaina esterna non presenta
segni di cedimenti o perdite di elasticità anche dopo
alcuni mesi d'uso. Il No Frost V è un cavo che richiede
molte ore di rodaggio quindi nel caso ci si trovi ad ascoltarlo
si deve assolutamente sapere se è nuovo o meno, sottovalutare
questo aspetto, critico per ogni componente, pregiudicherebbe
inevitabilmente ogni possibilità di apprezzare le doti
che sono a lui congeniali.

Venendo alla prestazione devo dire che inserendolo nell'impianto
ho notato immediatamente di non avere a che fare con il solito
cavo artigianale, prodotto da qualche appassionato per sé
e per i propri amici audiofili, ma al contrario, sia la componentistica
a vista, sia le tecnica di assemblaggio, mi sono parse di
assoluto pregio, anche la documentazione tecnica fornitaci
dal progettista è parsa voler spiegare per filo e per
segno come il cavo funziona non celando niente con la scusa
del segreto aziendale, difesa che spesso tende a nascondere
"il nulla rivestito di bella guaina termorestringente".
Le doti musicali del No Frost V sono la dinamica, la velocità
e il dettaglio. Caratteristiche che esaltano tutte le registrazioni,
mettendo però in luce anche gli evidenti difetti di
qualche disco dove si è più lavorato a fornire
l'idea della musica che non la sostanza della stessa. In tutte
le configurazioni adottate ho sempre avuto la sensazione di
ascoltare il carattere proprio dello Shat, aria fra gli strumenti,
solarità nella riproduzione dello spettro e una discreta
preferenza per le tinte chiare; gli amanti della trasparenza
assoluta potrebbero pensare questo come un difetto, invece
nella maggior parte dei casi la scelta di un cavo piuttosto
di un altro la si fa anche perché questo "accessorio"
dona delle sfumature nel piglio e nello stile della riproduzione
più gradite all'utente. In presenza di impianti scuri
o un po' spenti nella dinamica questo No Frost V si presenta
come la manna dal cielo, la gamma alta è molto estesa
e ciò dona una genuina ariosità alla scena riprodotta
e gli strumenti prendono vita riproducendo un feeling, potremmo
dire, "live". Venendo ai difetti direi che l'estensione
in gamma bassa non è male, forse avrei preferito un
po' di "punch" in più, per assecondare ancora
meglio le doti offerte nel parametro della dinamica, ma non
si può avere tutto anche se il prezzo, obiettivamente,
non è bassissimo. La scena non ha dimensioni da primato
ma sembra rispettare senza aggiungere nulla quanto presente
nei dischi, l'estensione in profondità è molto
buona, l'altezza invece non raggiunge il livelli del cavo
HiDiamond concorrente e ciò accade anche per il dettaglio
buono, ma non con una focalizzazione leggermente meno precisa.
In definitiva, astraendo quindi dalle mille configurazioni
in cui abbiamo voluto inserirlo, direi che siamo al cospetto
di un cavo originale per tecnica costruttiva e componenti
utilizzati (non tanto i materiali grezzi quanto l'uso che
ne viene fatto), consigliato a chi vuole donare nuova verve
a un impianto raffinato ma poco grintoso, a chi gode del suono
brillante delle sorgenti digitali, a chi vuole schiarire la
gola alla propria elettronica, magari valvolare, che con gli
anni comincia a mostrare il segno di una filosofia progettuale
non più in voga.
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